Itinerario istruttivo per ritrovare
con facilità tutte le Magnificenze
di Roma e di alcune città, e castelli
suburbani.
Sesta Giornata
Il Trastevere
sarà il trattenimento di questa giornata, e sebbene sembra, che sia
egli la parte di meno erudizione, e magnificenza di Roma, con tutto
ciò spero, che ci troveremo suffcientemente, e dell'una, e
dell'altra. Ebbe un tal nome, perchè resta dall'altra parte del
Tevere, e fu aggiunto a Roma da Anco Marzio, non inopia loci, dice
Livio, ma per fortificarlo di mura, e di presidio, affinchè i nemici
non insidiassero la Città per fiume, essendo stati soliti gli
Etruschi, che possedevano tutto il paese di la dal Tevere, di venire
a predare i legni de' mercanti, e molestare i mulini. Da principio
fu dato ad abitare ad alcuni popoli vicini a Roma conquistati da
Anco. Indi vi furono confinati i Campani per gastigo della loro
ribellione in tempo di Annibale. Dipoi essendovi posti i Soldati
dell'armata, che Augusto teneva a Ravenna, cambiò nome, e fu detto
Città de' Ravenniti, e perciò vi stette della gente povera, e vile,
ed ancora vi abitarono gli Ebrei; ma dipoi vi ebbero casa anco i
nobili, e varie famiglie riguardevoli. Entrando dunque nel
Trastevere per il riferito ponte Cestio, ci viene incontro una
piazzetta, e poco più oltre la
Chiesa di
s. Benedetto in PiscinulaQuanto antica e divota,
altrettanto sguarnita, e mal ridotta è questa chiesa, sebbene sia
parrocchiale. Fu eretta nell'estremità del palazzo della
antichissima famiglia Anicia, in cui dimorò s. Benedetto mentre era
giovinetto, e vi è tradizione, che l'immagine della ss. Vergine, che
si conserva in una cappelletta posta nel piccolo portico di questa
chiesa, sia quell'istessa, avanti alla quale il santo Giovinetto
spesso orava; perciò fu dipoi al medesimo s. Benedetto dedicata, la
quale dall' antico nome della vicina piazzetta, si dice in
Piscivola. Quindi ritornando sulla piazzetta, e prendendo il cammino
per la strada a sinistra, si trova la
Chiesa di
s. Salvatore della CorteDa s. Bonosa fu eretta questa
chiesa, secondo alcuni, presso la corte, o tribunale di Aurelio, e
dal Pontefice Giulio I. vi fu fatta la tribuna ornata di mosaici ed
il ciborio isolato; e vi stettero i corpi di s. Pigmenio maestro di
Giuliano Apostata, e di s. Pollione, e di s. Felice martire. Essendo
poi conceduta ai frati di s. Francesco di Paola, l'hanno tutta
rinnovata, ma non già terminata. Alcuni devoti hanno fatto l'altare
maggiore, in cui si venera una immagine della ss. Vergine, che era
nella chiesa vecchia, la quale si dice della luce; il Cav. Conca per
sua devozione vi fece a fresco il Dio Padre con Angioli, ed il
santissimo Salvatore nella porticella del tabernacolo. Quindi
ritornando indietro per la medesima strada, si giunge alla
Chiesa di
s. Salvatore a Ponte RottoA fianco del ponte Senatorio,
oggi rotto, si vede questa chiesa, la quale molto dovette essere
cospicua ne' secoli passati, poichè conservandosi in essa i corpi
de' ss. Proto, e Giacinto, s. Simmaco Papa vi fece la confessione di
argento; ma nell'ultima ristaurazione fatta l'anno 1471. da Sisto
IV. le colonne della nave di mezzo furono incluse entro i pilastri,
e li sagri Corpi furono trasportati alla chiesa di s. Giovanni de'
Fiorentini. Camminando poi per la strada laterale, e voltando nel
vicolo a sinistra, si vede sulla spiaggia del Tevere la
Chiesa di s.
Maria in CappellaIn sito molto basso sta questa piccola
chiesa, la quale da principio era dedicata al ss. Salvatore; ma poi
essendovi da s. Francesca Romana aggiunto un piccolo spedale, prese
l'uno e l'altra il titolo di s. Maria in Cappella. Quindi nel 1540.
avendola ottenuta la confraternita de' Barilari, si disse ancora in
cupella. Accanto di questa evvi l'amenissimo giardino del Principe
Panfili con un casino sulle sponde del Tevere. Dipoi seguitando il
cammino per il vicolo, si giunge alla
Chiesa e
Monastero di s. CeciliaQuivi nella propria casa
sofferse per tre giorni il martirio la s. Verginella, la quale prima
di morire, venendo visitata da s. Urbano Papa, lo pregò, che dopo la
di lei morte convertisse quel luogo in chiesa, o per dir meglio in
oratorio, come costumavasi in que' tempi. Ma poi essendosi nel
Pontificato di s. Pasquale I. ritrovato nel cimiterio di s. Calisto
il corpo della santa Titolare con quello di s. Valeriano suo sposo,
e di s. Tiburzio suo cognato, nell'anno 821. vi fu fatta una
magnifica chiesa nella forma, che ancor si vede, ed in essa con
solenne festa furono trasportati quei santi Corpi. Per lungo tempo
stettero nel monastero i monaci Umiliati; ma essendo questi
soppressi, da Clemente VIII. fu conceduto il monastero, e la chiesa
alle monache di s. Benedetto. Il Card. Paolo Emilio Sfondrati,
essendone titolare, ornò la confessione, o vogliamo dire altare
maggiore, con quattro preziose colonne di marmo bianco e nero
antico, e varj ornamenti di pietre orientali, di metallo e
d'argento. Sotto l'altare si vede la statua della Santa a giacere
scolpita in candido marmo da Stefano Maderno nell'atto, come fu
trovato il suo corpo; l'immagine però della ss. Vergine in un
tondino fu dipinta da Annibale Caracci. Accanto alla sagrestia, si
conserva ancora la stanza, ove la santa Vergine nel bagno fu ferita
a morte, e vi sono delle pitture a fresco credute di Guido Reni, e
de' paesi del Brilli. Dopo il deposito del Cardinal Sfondrati colle
statue fatte da Carlo Maderno, segue la cappella delle reliquie, la
quale per essere molto ricca e nobile, resta nella clausura, e però
dalle monache si scopre per favore. Il quadro di s. Andrea, e la
Maddalena, sono del Baglioni, il quale dipinse il s. Pietro, e il s.
Paolo, ed ancora il martirio di s. Agata; ma la flagellazione alla
colonna, e la santa Titolare nel sotterraneo, ove si custodiscono i
sagri corpi, con molte altre reliquie, sono del Cav. Vanni, e le
pitture a fresco nella gran volta sono del Cav. Conca, dipinte nell'
ultima ristaurazione fatta dal Card. Francesco Acquaviva. Il
gran vaso di marmo, che si vede vicino al portico, era dell'anticha
chiesa, postovi per ornamento, come in oggi vi sono state poste le
lapidi con iscrizioni antiche nel portico. Uscendo poi dalla
porticella laterale, evvi la
Chiesa di
s. Giovanni e Spedale de' GenovesiDa Mario Duce Cigala,
nobile Genovese, fu eretta questa chiesa l'anno 1481. insieme collo
spedale per li suoi nazionali; finalmente poi è stata accresciuta la
chiesa, e adornata di stucchi, e di pitture a spese del March.
Piccaluga. A sinistra evvi il Conservatorio e cappella di s.
Pasquale, eretta l'anno 1747. per le povere fanciulle sperse, e a
destra si vede la
Chiesa ed
Ospedale di s. Maria dell'OrtoIn occasione che quivi in
un orto era un' immagine della ss. Vergine, la quale dispensava
continuamente grazie e miracoli, prese tale devozione il popolo
verso la medesima, che nell'an. 1489. vi fu eretta una chiesa con
disegno di Giulio Romano; il prospetto però è di Martin Lunghi. E
perchè fosse custodita e provveduta di tutto il bisognevole, si
unirono alcune università, cioè di Pizzicaroli, Ortolani ed altri
simili, i quali oltre aver eretto un comodissimo spedale per i loro
giovani e confrati, ancora hanno ornata la chiesa di marmi, stucchi
dorati, e pitture diverse. La ss. Nunziata nella prima cappella a
destra è opera di Taddeo Zuccheri, ed il quadro nella seconda è di
Filippo Zuccheri; quello nella terza è del Baglioni, e alcune figure
nella cappella del ss. Crocifisso sono di Niccolò da Pesaro.
L'altare maggiore è architettura di Giacomo della Porta, e le
pitture, sono di Federigo, e Taddeo Zuccheri; alcune però sono del
Baglioni: quelle nella cappella di s. Francesco di Assisi sono di
Niccolò suddetto, e le altre nella contigua, del mentovato Baglioni,
il quale dipinse le altre pitture, ed il s. Sebastiano nell'ultima
cappella. Le pitture a fresco nelle lunette della volta sono di
Federigo Zuccheri allora giovinetto, e quelle nella volta maggiore
rappresentanti l'Assunzione della ss. Vergine, di Giacinto
Calandrucci; la Concezione però è di Andrea Orazj, e il s.
Francesco, di Mario Garzi; la volta minore a destra dell'altare
maggiore è di Gio: Batista Parodi, e quella a sinistra, del suddetto
Garzi; gli ovati sulle porte dello stesso altare, cioè lo Spirito
santo, e la s. Anna e s. Gioacchino, sono di Andrea Procaccino; il
presepio però, ed il s. Giuseppe sono del sopraddetto Orazj. Sopra
la porta dello spedale vi è una pittura a fresco fatta dal Cav.
Serenarj; ma è andata male. Quindi pigliando il cammino per la
strada, che viene incontro la chiesa, ci porta all'
Ospizio di
s. MicheleSotto Innocenzo XI. ebbe principio questo
grande ospizio l'anno 1686. affine di dare ricovero ai poveri
fanciulli mendicanti per la Città, e di levarli dall'ozio. Perciò vi
sono delle botteghe, e maestri per tutte le arti specialmente de'
lavori di lana, e di arazzi; evvi ancora lo studio delle lettere,
della musica, e del disegno colla stamperia di caratteri, e di rami;
e per quelli, che non hanno volontà di far bene, vi è la casa di
correzione, con tutte le sorte di gastighi. Clemente XI. accrebbe
molto la fabbrica col disegno di Mattia de' Rossi, e di Francesco
Fontana, aggiungendovi l'ospizio de' vecchi, ed invalidi dell'uno, e
dell'altro sesso, eretto, come diremo, nella giornata seguente, da
Sisto V. presso ponte Sisto. E finalmente Clemente XII. vi fece le
carceri per le donne insolenti, che meritano la galera, o altra pena
per i loro misfatti. Presedono a questo grande ospizio due Cardinali
con alcuni nobili Deputati, e una famiglia di religiosi delle scuole
Pie vi abita per insegnare a quei fanciulli, non solo le lettere, ma
ancora i buoni costumi, ed il santo timor di Dio. Porta un tal
nome quest'ospizio, da una cappella, che quivi era dedicata a s.
Michele Arcangelo. Altra cappella fuvvi ancora dedicata alla ss.
Vergine, che da' marinari dicevasi del buon Viaggio; prima però
dicevasi della Torre, per quella, che quì fatta aveva s. Leone IV.
circa l'anno 848. per impedire le scorrerie de' saracini, che spesse
volte venivano per fiume a danneggiare la Città. In memoria di ciò,
e per comodo de' marinari fu fatta nel medesimo ospizio una cappella
con tre altari, che corrisponde nel gran
Porto di
Ripa GrandeIncontro agli antichi navali fu fatto il
moderno sbarco delle navi, che vengono dal mare, per maggiore comodo
dell'abitato di Roma, oggi disceso buona parte nel basso. Il
Pontefice Innocenzo XII. dopo aver fatto ridurre la spiaggia comoda
allo sbarco col disegno di Mattia de' Rossi, e di Carlo Fontana,
fecevi ancora la Dogana da riporvi le merci che sogliono pagare il
dazio, ed il comodo per i ministri. A sinistra di questa evvi la
Porta
PortesePortuense dicevasi questa porta, per la strada,
che al famoso porto Romano conduceva. Stava prima più avanti alla
strada alberata, ma Urbano VIII. l'an. 1643; nel rifare le mura di
questa parte della Città, la ritirò indietro, e poi Innocenzo X. la
ornò come si vede. Camminandosi intanto verso il delizioso
stradone, evvi a sinistra l'
Arsenale e
Granaj dell'AnnonaDa Clemente XI. fu eretto l'Arsenale
doppio per la fabbrica de' legni da navigare per fiume, e da molti
altri Pontefici più antichi li granai per riporvi i grani, che
vengono dal mare per servigio dell'Annona di questa Città. In
questi contorni si crede, che siano stati i prati Muzj, donati dal
Senato Romano a Muzio Scevola, in premio dell'impresa da lui fatta
contro Porsenna Re degli Etruschi. Più oltre sulla medesima via
furono scoperti alcuni cimiteri di ss. Martiri, e sulla spiaggia del
fiume evvi una piccola chiesa della ss. Vergine, che da' marinari
viene detta del Buonviaggio, e più avanti altra, ma molto antica,
dedicata a s. Prassede, che dal volgo è detta s.
Papera. Fu questa edificata l'anno 400. da Teodora matrona
Romana, e vi si vedono le immagini de' ss. Ciro e Giovanni martiri
Alessandrini, i quali furono ivi sepolti da s. Innocenzo I. Quindi
facendo ritorno in Città, e prendendo la strada a sinistra presso le
mura, si giunge alla
Chiesa di
s. Francesco a RipaFu quivi una chiesa dedicata a s.
Biagio con un monastero di Benedettini, i quali avendo nell'anno
1212. dato alloggio a s. Francesco di Assisi quando venne a Roma,
furono dipoi la chiesa, ed il monastero insieme conceduti da
Gregorio IX. al medesimo Santo l'anno 1229. e però nel 1232. fu
rinnovata la chiesa, ed il convento dal Conte Ridolfo d'Anguillara
succedendovi i frati Minori Riformati. Quindi il Card. Lazzaro
Pallavicini, avendo ristaurato il convento, fece di nuovo la chiesa
col disegno di Mattia de' Rossi, la quale è ora ornata di
nobilissime cappelle con marmi, sculture, e pitture diverse. Le
sculture nella prima cappella a destra sono di N. N. il s. Giovanni
Capistrano nella seconda è di Domenico Muratori; il quadro nella
terza è di Stefano Legnami, e i laterali di Giuseppe Passeri. Il s.
Pietro di Alcantara nella cappella della crociata è di Giuseppe
Chiari, e li depositi con marmi e metalli sono opere di Giuseppe
Mazzoli. Nel coro evvi s. Francesco dipinto dal Cav. d'Arpino, e
nella cappella dopo la sagrestia, la s. Anna è del Baciccio, e
l'altre pitture sono del Cav. Celio; la statua però a giacere sopra
l'altare è bella scultura del Cav. Bernini. Il Cristo morto
nell'altra cappella è di Annibal Caracci, e il deposito col
bassorilievo antico, è di Niccolò Menghini; la ss. Nunziata nella
penultima è del Salviati, e i laterali di Gio. Batista Novara; la
ss. Concezione nell'ultima è di Martin de Vos, l'Assunta è di
Antonio della Cornia, e la Natività è di Simon Vovet, il quale
disegnò le pitture nella volta. Sonovi ancora altri depositi con
sculture e metalli dorati, e varie pitture nella stanza entro il
convento, ove abitò il santo Titolare, ornata di marmi e reliquiarj
di argento. Camminando poi per il nuovo stradone, evvi a destra la
Chiesa
de' XL. ss. Martiri, e di s. PasqualeEra quivi una
piccola chiesa eretta l'anno 1122. da Calisto II. in onore de' ss.
XL. Martiri, la quale fu poi data in cura alla compagnia del
Confalone; ma essendo nell'anno 1732. conceduta ai frati Spagnoli di
san Pietro di Alcantara, questi ora con i soccorsi venuti dalla
Spagna e colle limosine del Card. Trajano Acquaviva hanno fatta di
nuovo la chiesa, ed il convento col disegno di Giuseppe Sardi, e
l'hanno ornata di varie pitture moderne. Quindi entrando nella
strada incontro, e poi piegando a sinistra, si vede la
Chiesa e
Monastero de' ss. Cosimo e DamianoI monaci Benedettini
possedettero questa chiesa, e fu una delle 20. Badie privilegiate.
Nell'anno 1243. fu conceduta alle religiose di s. Chiara, e poi dal
Pontefice Sisto IV. fu riedificata insieme con il convento.
L'immagine della ss. Vergine, che sta sull'altare maggiore era
nell'antica basilica di s. Pietro. Sotto l'altare sono i corpi di s.
Fortunata, e di s. Severa, e li bassirilievi, che vi si vedono,
stavano prima nella chiesa di s. Maria del Popolo, ove ora è la
cappella Cibo. In questi contorni, sì crede essere stati gli
orti di Giulio Cesare, lasciati per testamento al popolo Romano, ed
ancora la Naumachia fatta da Ottaviano Augusto. Quindi tornando
indietro, si giunge in una piazzetta, e a destra si vede un palazzo,
che serve di Conservatorio per le donne mal maritate sotto la
protezione della ss. Vergine Assunta, ed incontro evvi la
Chiesa di s.
Calisto PapaEra quivi la casa di Ponziano nobile
Romano, in cui il santo Pontefice, in tempo delle persecuzioni della
Chiesa; ritiravasi spesso con altri fedeli per fare orazione, e per
battezzare quei, che si convertivano alla Fede. Il Santo essendo poi
fatto prigione, ed aspramente battuto, con un sasso legato al collo
fu buttato nel pozzo, che era nella medesima casa, e che ora si
conserva in questa piccola chiesa, la quale essendo da Gregorio III.
rinnovata nell'anno 741. ancora si mantiene piuttosto in forma di
oratorio, che di chiesa. Da Paolo V. fu conceduta ai monaci
Benedettini insieme col palazzo eretto già del Card. Morone sul
disegno di Orazio Torrigiani, in cui hanno formato un bel monastero,
per abitarvi quando non possono stare in quello di san Paolo fuori
delle mura, e ciò in ricompensa del monastero, che avevano sul
Quirinale, ove ora è il palazzo Pontificio. Segue dopo la piazza e
la
Basilica di
s. Maria in TrastevereDalla contrada, o vogliamo dire
Rione, in cui sta, prende il moderno nome questa antichissima e
celebre chiesa: da principio però fu detta Fons olei, e poi ad
Presepe, e vanta di essere stata la prima, che fosse eretta in onore
della ss. Vergine. Era quivi la taberna meritoria, cioè una
grande osteria, che si dava in affitto, a cui concorrendo i soldati
Ravenniti, spesso prorompevano al solito di quella gente in
imprecazioni. Presso la nascita del nostro Salvatore sorse in essa
prodigiosamente un fonte di olio, che scorse, come si legge, fino al
Tevere, onde fu poi da' Cristiani guardato quel luogo, come distinto
da Dio con quel miracoloso olio,che è simbolo della grazia. Dipoi
col progresso del tempo mancata quell'osteria, i Cristiani la
presero in affitto per formarci un oratorio, dove potessero
congregarsi insieme, e liberamente lodare Iddio: ma oppostisi i
tavernari, i quali pretendevano di rimettervi l’offerta, fu fatto
ricorso all'Imperat. Aless. Severo, e questo favorì i Cristiani
pronunziando la sentenza come si legge: ‘ Cum Cristiani quemdam
locum, qui publicus fuerat; contra Propinarii dicerent sibi cum
deberi, rescripsit, melius esse, ut quomodocumque ibi Deus colatur,
quam Propinariis debeatur ’. Onde nell'anno 224. s. Calisto, che in
quel tempo era Sommo Pontefice, vi eresse una piccola chiesa
dedicandola al Figliuolo di Dio, e alla ss. Vergine sua madre. Ma
dipoi nell'an. 340. fu con magnificenza edificata la chiesa da
Giulio I. e Giovanni VII. avendola ristaurata, vi aggiunse la sua
abitazione. Gregorio III. la fece dipingere l’anno 740. e 30. anni
dopo fu riedificata da Adriano I. in forma di basilica a tre navi
con grosse colonne di granito egizio, le quali per essere di varie
proporzioni, mostrano d'essere state di tempj diversi. Gregorio IV.
vi fabbricò un monastero, del quale fu poi Abate Anastasio
Bibliotecario, ed Innoc. II. comecchè era nato in questo Rione,
rinnovò tutta la chiesa l'an. 1139. vi aggiunse la tribuna con
mosaici, ed ornò la confessione con quattro colonne di porfido, e
poi consagrolla coll'intervento di tutti i Padri del Concilio III.
Lateranense, e Urbano V. abitando quivi creò 2.9. Cardinali. Sopra
la confessione sono molte reliquie insgni, e sotto l'altare i corpi
di cinque ss. Pontefici, ed un Prete martire. Il Card. Giulio
Santorio fece il soffitto dorato nella crociata, ed il Card. Pietro
Aldobrandini quello della nave di mezzo colla preziosa pittura del
Domenichino dipinta in rame; e finalmente Clemente XI. vi rifece il
portico, e rinnovò il fonte sulla piazza. Fra le molte cappelle, che
sono in essa, evvi quella a sinistra dell'altare maggiore con
architettura del detto Domenichino, il quale vi dipinse fra li
scompartimenti un putto, che sparge fiori; le pitture sotto i
mosaici della tribuna sono di Agostino Ciambelli, e quelle
nell'altra cappella a destra, sono di Pasquale Cati da Jesi; i
depositi sono antichi, e però di autori incerti. La cappella dopo la
sagrestia è disegno di Antonio Gherardi, e del medesimo è il quadro
di s. Girolamo; il s. Gio. Batista nella cappella contigua è di
Antonio Caracci, e le istorie, di Niccolò da Pesaro; il s. Francesco
nell'altra è del Cav. Guidotti, e i ss. Mario e Calisto nell'ultima,
del Procaccino. Un tempo ufiziarono questa chiesa i Canonici
regolari di s. Agostino; ma s. Pio V. vi eresse il Capitolo di
Canonici, e Benefiziati. Più volte è stata sostituita in vece della
Basilica di s. Paolo fuori delle mura per una delle sette, e qualche
volta per una delle quattro Patriarcali in tempo di Giubbileo. Fra i
personaggi sepolti in questa basilica, si possono annoverare i
chiarissimi pittori Gio. Lanfranchi, e Ciro Ferri. Prendendo poi il
cammino per la strada quasi d'incontro, si vede la
Chiesa e
Monastero di s. MargheritaDa D. Giulia Colonna fu
edificata questa chiesa, ed il monastero l'anno 1564. per le
religiose del terzo Ordine di s. Francesco, e poi dal Card. Gastaldi
fu rinnovata la chiesa con disegno di Carlo Fontana. Nell'altare
maggiore vi è la s. Titolare dipinta da Giacinto Brandi, e la volta
fu fatta da un frate Francescano; i laterali però sono del Cav.
Ghezzi; il s. Francesco è del Baciccio, e la s. Orsola, di Gio.
Paolo Serveri. Si vede quì incontro la
Chiesa e
Monastero di s. AppolloniaPrima dell'anno 1300. Paluzza
Pierleoni gentil donna Romana aveva quivi una casa, in cui viveva
sotto la regola del terz'Ordine di s. Francesco, insieme con altre
pie donne, e vi seguitarono poi altre donne col medesimo tenor di
vita fino al Pontificato di s. Pio V. il quale però le ridusse a
clausura, e a professione solenne; dipoi nel 1669. essendovi unite
le suore, che erano presso s. Giovanni delle Muratte, edificarono la
loro chiesa in onore di s. Appollonia, e l'ornarono di alcune
pitture. Quindi prendendo la strada a sinistra della suddetta chiesa
di s Margherita, evvi il
Monastero e
Chiesa delle ss. Ruffina e SecondaPer quello, che si
legge di questa piccola chiesa, fu quì la casa di queste due sante
Vergini e Martiri, e che alle medesime furono quivi nell'anno 1153.
consagrati due altari da Anastasio IV., e poi da Clemente VIII.
Furono rinnovati insieme colla chiesa. Nell'anno 1600. fu conceduta
dal Capitolo di s. Maria in Trastevere ad alcune donne forestiere,
le quali ristaurarono la chiesa, e vi fecero una comoda abitazione,
in cui vivono religiosamente senza voti, e senza clausura, dicendosi
oblate Orsoline. Poco più oltre si vede lo
Spedale di
s. GallicanoDal Pontefice Benedetto XIII. nell'an.
1726. fu eretto questo Spedale per un legato lasciato da Monsig.
Lancisi medico segreto di Clemente XI. Si curano in questo tutti i
morbi attaccaticci, toltone il gallico, ed è diviso metà per gli
uomini, e metà per le donne, standovi in mezzo la chiesa, che è
dedicata alla ss. Vergine, e a s. Gallicano martire. Appresso evvi
la
Chiesa di
s. Agata in TrastevereDa Gregorio II. fu eretta quella
chiesa l'anno 731. nella casa di sua madre, ed appresso fecevi un
monastero di monache, che vi stettero per alcuni secoli; ma passate
queste altrove, vi succederono alcuni Preti secolari; indi eretta la
Congregazione de' Preti della dottrina Cristiana, da Gregorio XIII.
fu ad essi conceduta questa chiesa col monastero annesso. Quasi
incontro evvi la
Chiesa e
Convento di s. GrisogonoPerchè non si sa di qual tempo
sia la fondazione di questa magnifica chiesa, si crede esser una di
quelle edificate da' Fedeli in tempo di Costantino Magno, tantopiù,
che le colonne della nave di mezzo mostrano essere state di vari
tempj de' Gentili, perchè di granito egizio, e ineguali di
proporzione; e fu dedicata in onore di s. Stefano, di s. Lorenzo, e
di s. Grisogono. Da Gregorio III. fu notabilmente ristaurata:
aggiungendovi un monastero per li monaci venuti dall'Oriente in
tempo della persecuzione delle sagre Immagini; ed è notabile, che
fra questi visse Stefano IV. mentre era giovine. Dopo i monaci vi
succederono i canonici di s. Salvatore, e nell' anno 1480. i frati
Carmelitani della congregazione di Mantova. Il Card. Gio. de Crema,
essendone titolare, rinnovò la chiesa, e poi il Card. Scipione
Borghese la ornò con un prezioso ciborio, e col superbo soffitto
dorato, in cui si vede il santo Titolare dipinto dal Guercino da
Cento. Incontro alla porta maggiore evvi l'oratorio della
confraternita del Carmine eretto nell'an. 1543. sotto Paolo III. per
associare il ss. Sacramento agl'Infermi. Indi camminando a destra,
si trova nel vicolo la
Chiesa di
s. BonosaPiccola ma antica è questa chiesa eretta, come
si crede, nella casa della santa Titolare. Nell'anno 1480. volendosi
rifare l'altare maggiore, fu trovato il corpo della Santa insieme
con altre reliquie; ottenuta poi dall'università de' Calzolari, vi
aggiunse il titolo de santi Crispino, e Crispiniano
martiri. Sulla spiaggia ivi presso si vedono alcune muraglie di
materia laterizia, e di forma assai antica e insieme un arco
semplice e puro, il quale ha fatto sospettare, che sia uno de'
dodici, che furono presso la porta Settimiana eretti eretti a Giano
significatore dell'anno, per dimostrare la divisione de' dodici mesi
dell'anno ed ha fatto ciò credere l'essere stata quì l'antica porta
Settimiana, e le terme di Severo. Camminando poi per il vicolo
presso il Tevere, e passando dall'orticello degli Ebrei, si giunge
al
Ponte
SistoJaniculense fu l'antico nome di questo ponte per
il monte Gianicolo, che li sta appresso; e se fu questo il
rifabbricato dall'Imperatore Antonino, si può dire, che da questo
furono fra gli altri buttati nel fiume i corpi de' ss. Calepodio,
Ippolito, ed Adria, fermati poi intorno all'isola Tiberina. Indi
restando per lungo tempo rotto, nell'anno 1473. fu rinnovato da
Sisto IV. perciò da questo ha preso il nome moderno. Quindi
lasciando a destra il ponte, e camminando per la strada a sinistra,
si trova a destra la piccola
Chiesa e
Convento di s. Gio. della MalvaDal volgo fu corrotto il
nome di questa antica e piccola chiesa, che dicevasi prima in Mica
aurea, così detta forse da' panetti segnati con croce di oro, che in
essa si dispensavano per qualche devozione. Da Sisto IV. fu
rinnovata l'anno 14*5. e poi da D. Urbano Damiano Generale de'
Gesuati, a cui fu data per sua residenza da Clemente IX. in
occasione di essere stato soppresso quell'Ordine religioso.
Finalmente Clemente XI. la concedè ai Ministri degl'Infermi, i quali
vi hanno fatto un altare col quadro di s. Cammillo fondatore del
loro Ordine, dipinto da Gaetano Lapis; quello però sull'altare
maggiore, ed il Dio Padre nella volta sono di Aless. Vaselli col
disegno di Giacinto Brandi suo maestro. Poco dopo evvi la
Chiesa di
s. DoroteaPorta questa chiesa anco il titolo di s.
Silvestro, o perchè da lui fosse eretta, o consagrata; non si sa di
certo, nemmeno come abbia preso il titolo di s. Dorotea, e se ciò è
stato dopo che vi fu posto il di lei corpo, come si leggeva nella
confessione, che due secoli fa vi era, simile a quelle, ove stanno
riposti i corpi de' santi Martiri . Vi stette per molto tempo una
piertra, sulla quale si dice per antica tradizione, che nel tempo
della crocifissione di s. Pietro vi stettero due Angioli,
lasciandovi miracolosamente i segni, come di pedate umane; la quale
pietra fu poi trasportata nella divisata chiesa di s. Maria in
Trastevere. Ebbero principio appresso questa chiesa due Ordini
Religiosi, uno fu quello de' Chierici Teatini fondato da s. Gaetano,
che quivi abitava; l'altro delli Scolopj, fondato dal B. Giuseppe
Calasanzio, che similmente quivi principiò ad insegnare ai
fanciulli. Fu antica parrocchia governata da Preti secolari: ma
nell'an. 1728. fu conceduta ai frati Conventuali di s. Francesco, i
quali hanno fatto di nuovo la chiesa, ed il convento coll'elemosina
di varj benefattori. Il s. Gaetano nel primo altare è di Gioacchino
Martorani, il s. Antonio nel secondo di Lorenzo Gramiccia, i santi
Titolari nell'altare maggiore sono di Michele Bacci; il ss.
Crocifisso, ed il s Francesco nelli due altri sono di Liborio
Mormorelli. Segue a destra la
Porta
SettimianaEbbe quì presso l’Imperatore Settimio il
settizonio, le terme, e la porta con una piazza; ben è vero però,
che la porta Settimiana fu nelle mura antiche, che furono presso
l'Isola Tiberina, appunto, ove osservammo l'arco di Giano. Ma poi
fatte le nuove mura più avanti, la porta restituita all'antica prese
il medesimo nome, la quale poi fu rifatta da Alessandro VI. benchè
in oggi non vale più per porta. Or prima di trapassare questa
porta, affinchè non lasciamo cosa alcuna inosservata; conviene fare
altro cammino per la via opposta, in cui troveremo la
Chiesa e
Convento di s. Maria della ScalaCirca l'anno 1592. fu
eretta quella chiesa dal Card. Como, per collocarvi un' immagine
miracolosa della ss. Vergine, che stava quivi sotto una scala, dal
che la chiesa prese il nome. Dipoi l'anno 1596. venendo dalla Spagna
il Procuratore Generale de' Carmelitani riformati da s. Teresa, e
portando seco un religioso, che aveva molto talento e grazia nel
predicare, Clemente VIII. conoscendo, che il Trastevere aveva
bisogno di ajuto spirituale, li concedè questa chiesa, la quale poi
fu ornata di nobili cappelle con marmi, stucchi dorati, e pitture
diverse. Il s. Gio. Batista nella prima cappella a destra è di
Gherardo Fiammingo; il s. Giacinto nella seconda, dell'Antivedoto
Grammatica, ed il s. Giuseppe nella terza, di Giuseppe Ghezzi. La s.
Teresa nell'altare della crociata ornato di preziosi marmi, e
metalli dorati è del Mancini. Il tabernacolo nell'altare maggiore è
disegno del Cav. Rainaldi, ed il quadro nel coro col fanciullo Gesù
è di Giuseppe d'Arpino. Il deposito nella cappella che segue, in cui
sta la sagra immagine della ss. Vergine, è disegno dell'Algardi, e
la statua di s. Gio. della Croce con altre sculture nella cappella
appresso sono sono di Pietro Papaleo Siciliano; le pitture però sono
di Filippo Zucchi. Il Transito nella contigua è di Carlo Veneziano,
ed il s. Simone Stok nell'ultima è del Roncalli; li quadri però, che
sono intorno alla chiesa, furono dipinti dal P. Luca Fiammingo
religioso di quest'Ordine, e la statua della ss. Vergine a sedere
sopra la porta è di Silvio Valloni. Poco più avanti evvi la
Chiesa e
Monastero di s. EgidioQuivi era prima una chiesa
dedicata a s. Lorenzo martire, spettante al Capitolo di s Maria in
Trastevere, il quale avendola conceduta ad Agostino Lancellotti
nell'anno 1610. questi la dedicò a s. Egidio abate; ed invogliatisi
alcuni pii Cristiani di unirvi un monastero di religiose
Carmelitane, il Lancellotti fecelo erede di una buona parte de' suoi
beni; dipoi facendovi donazione Francesca Mazziotti di tutto quello,
che possedeva, allor che fu rimasta vedova, vi pigliò l'abito
religioso anche essa. Dipoi nell'anno 1630. fu rinnovata la chiesa
da D. Filippo Colonna, e fu ornata di quadri del Camassei, del
Roncalli, e del suddetto P. Luca Fiammingo. Quindi piegando il
cammino pel vicolo laterale, si giunge a piè del Gianicolo e poi
salita la cordonata, si vede in un bel sito la
Chiesa e
Conv. di s. Pietro in MontorioAnche questa sarà forse
una di quelle erette da' Cristiani in tempo di Costantino Magno, per
conservare la memoria del martirio, che quivi sofferse il Principe
degli Apostoli. Ebbe da principio il titolo di s. Maria in castro
Aureo; dipoi la dissero in monte Aureo per l'arene di tal colore,
che erano su questo monte; ora però per l'eminente sito, in cui
siede la diciamo in Montorio. Fu questa una delle 20. Abazie di
Roma; dopo vi stettero li monaci Celestini; ma nell'anno 1472. fu
conceduta ai frati riformati di s. Francesco. Il Re Cattolico
Ferdinando IV. ed Elisabetta sua moglie rifecero la chiesa; dipoi
Filippo III. similmente Re di Spagna nel 1605. fecevi la piazza
colla fontana, e cinse di grossi muri una parte del monte, acciocchè
non slamasse, ed apportasse nocumento alla chiesa e al convento; e
poi da varj benefattori sono state fatte delle cappelle ornate di
marmi e di pitture superbe. La flagellazione alla colonna nella
prima cappella a destra è fatta da fra Sebastiano del Piombo, col
disegno però del Buonarroti, e li due laterali nella cappella della
Madonna sono del Morandi; i tre quadri nella terza cappella sono di
Michelangelo Cerruti, ed il s. Paolo con Ananìa nella quarta è di
Giorgio Vasari, il quale in una figura dipinse se stesso; le statue
nelle nicchie, ed il resto delle sculture sono di Bartolommeo
Ammannato, i putti però si credono del Buonarroti. Nell'altare
maggiore si vede il celebre, ed ultimo quadro, che dipinse Raffaelle
da Urbino, dono prezioso del Card. de' Medici, e nel coro sono due
quadri di Paolo Guidotti. Il s. Gio. Batista con altre pitture,
nella cappella, che segue, sono di Francesco Salviati, e le statue
sono sculture di Daniele da Volterra. Il Cristo morto con altri
fatti della passione nell'altra cappella si credono di Francesco
Stellaert Fiammingo, e sono molto stimati; le pitture nella contigua
sono della scuola del Baglioni, ed il s. Francesco di Assisi con
altre figure in quella, che segue, riattata dal Bernini, sono di
Francesco Baratta, il quale fece le sculture ne' due depositi. Le
Stimate di s. Francesco nell'ultima furono dipinte da Gio. de'
Vecchi, col disegno però del Buonarroti, e le sculture presso la
porta sono di Gio. Ant. Dosio. In mezzo al primo chiostro del
convento si vede la celebre cappella rotonda fatta da Bramante con
cupola, e 16. colonne d'intorno, ed alcune nicchie con statue
nell'interno, la quale è dedicata a s. Pietro Apost. perché ivi si
crede essere stato crocifisso. Indi ripigliando la via accanto alla
chiesa, si giunge al maraviglioso
Fonte
dell'acqua PaolaCoi marmi tratti del magnifico foro di
Nerva fu costruito questo sorprendente fonte da Domenico Fontana e
Carlo Maderno per ordine di Paolo V. il quale con animo grande fece
condurre da Bracciano l'antica acqua Trajana per 35. miglia di
forme, parte sotto terra, e parte sopra; perciò si dice ora acqua
Paola, la quale dopo aver fatto quivi nella gran tazza il suo
strepitoso, e maraviglioso scarico per cinque bocche, passa a
voltare le mole da macinare il grano, e a far lavorare le ferriere,
e cartiere, e poi abbondare fonti e peschiere ne' palazzi, e
giardini della Città. Dietro a questo fonte evvi il giardino de'
Semplici eretto da Alessandro VII. per lo studio della bottanica, ed
appresso il casino aggiuntovi da Clemente XI. per farvi la
dimostrazione.
Porta s.
PancrazioProseguendo il cammino verso l'erto del monte
si trova a sinistra il giardino Spada, e a destra sopra le vecchie
mura di Roma il casino Farnese
ornato di pitture di Filippo Lauti, e del Cignani, e accanto evvi la
porta della Città. Questa da principio fu detta Janiculense dal
monte, in cui sta, e fu aperta, secondo alcuni, da Anco Marzio,
secondo altri da Cajo Aurelio Cotta, o pure da M. Aurelio suo
germano, che furono entrambi Consoli; perciò dal nome di questi fu
pure chiamata porta Aurelia; ed Aurelia fu similmente detta la via,
che ne usciva. Indi per la chiesa di s. Pancrazio, che le sta poco
lungi, prese il nome moderno, e fu ristaurata da Arcadio e Onorio
Imperatori; finalmente da Urb. VIII. fu ornata, come si vede.
Uscendo per questa porta, evvi a sinistra la famosa osteria, celebre
per il pesce e vino fresco, e camminando per la stessa via, si vede
a destra il
Casino del
VascelloDa Elpidio Benedetti Agente di Lodovico XIV. Re
di Francia fu eretto questo casino in forma di Vascello, con disegno
di Plautilla Bricci Romana; e vi è unito un amenissimo giardino, che
ora sono del Conte Stefano Giraud. In mezzo alle due strade fa
nobilissima prospettiva il
Casino e
Villa CorsiniDal Pontefice Clemente XII. mentre era
Cardinale, fu edificato questo casino, che col delizioso viale fa
vaghissimo prospetto nel primo uscire della Città, perchè essendo
formato a guisa di giano quadrifronte, da tutte le quattro parti
resta aperto; sono in esso de' busti di marmo, e delle pitture a
fresco di Giuseppe Passeri. E' notabile, che mesi sono cavandosi
accidentalmente nella villa, fu scoperto un cimiterio, e furono
trovati due corpi di s. Martiri. Quindi camminando per la via di
sotto, che è la Trajana, si vede a destra il casino colla villa
Feroni, e poco dopo, l'altro casino Corsini fabbricato sopra
l'antico acquedotto fatto da Traiano Imperatore, e dopo il nuovo
castello dell'Acqua Paola, si vede a sinistra la
Villa
Panfili del bel respiroE' questa una delle più
pregevoli, e magnifiche ville di Roma, non solamente per la sua
grande estensione di sei miglia di circuito con lunghissimi viali
coperti e scoperti, giardini segreti ornati di statue e bassirilievi
antichi, boschetti e parchi per le caccie, peschiere e fontane
deliziose; con il gran teatro ornato di marmi e sculture antiche
molto considerabili, e giuochi di acqua tanto diversi; e per la
stanza pastorale colla statua di Fauno, che colla zampogna in bocca
mostra di suonare; ed affinchè la favola venisse avvivata dal vero,
evvi dietro la medesima statua un organo, che col moto dell'acqua fa
diverse suonate, replicate poi dall'eco, pure fatto
artificiosamente: onde estatici corrono gli spettatori alla melodia
del suono: ma se non saranno accorti nell'uscire verranno tutti
bagnati. Ma ancora e riguardevole questa villa per il nobile casino
ornato tanto di fuori, che di dentro di statue, busti, e
bassirilievi antichi, e di sommo pregio, distribuiti con
magnificenza, e decoro secondo il disegno dell'Algardi; oltre le
varie altre curiosità, che a tutti sono fedelmente mostrate dal
Custode. Quindi facendo ritorno all'altra strada di sopra, che
anticamente era detta Aurelia, si giunge alla chiesa di cui ora
prende il nome.
Chiesa e
Convento di s. PancrazioIl Pontefice san Felice I.
fabbricò quì una chiesa circa l'anno 272. sopra il cimiterio di s.
Calepodio già con quella parsimonia, e segretezza, che comportavano
que' tempi; ma poi avendo pace la Chiesa, fu da s. Felice II.
accresciuta nell'anno 485. e da s. Simmaco I., e poi da Onorio I.
ristaurata. Da s. Gregorio Magno fu conceduta ai monaci di s.
Benedetto, e dopo di questi ai religiosi di s. Ambrogio ad nemus, e
finalmente dal Card. Lodovico Torres nel 1609. fu rinnovata, e poi
da Alessandro VII. fu data ai frati Teresiani. Conserva questa la
venerabile antichità essendo a tre navi con grosse colonne striate,
e co' pulpiti di marmo, detti Ambones, in cui si leggevano
l'Evangelio, e l'Epistola nelle Messe solenni. Sotto la confessione
sta il corpo del santo Giovine martirizzato nel terzo lustro della
sua età, e li ss. Pancrazio vescovo, e Dionisio confessore. Sono ivi
due scale, una porta dove s. Pancrazio fu decollato, e l'altra al
detto cimiterio di s. Calepodio. È notabile, che in questa chiesa
Giovanni XXII. ricevette Lodovico Re di Napoli, ed Innocenzo III. vi
coronò Pietro Re di Aragona. Quindi facendo ritorno in Città, e
scendendo a drittura della porta, si vedono nel clivo le
Cartiere e
Mole da granoNel Pontificato di Benedetto XIV. fu
eretta la cartiera dal Conte Sanpieri col benefizio dell' acqua
paola; e sebbene le carte tanto da scrivere, che da stampare ancora
non riescano di buona qualità, può essere, che col tempo
riesciranno. Le mole, che le sono appresso, furono erette da
Innocenzo X. per maggior comodo del popolo, essendo state dismesse
sin dal tempo di Bellisario, il quale introdusse quelle sul Tevere.
Sopra di queste si vede il
Casino e
Giardino GiraudA sinistra della chiesa di s. Pietro in
Montorio e sopra una punta del Gianicolo sta questo casino con il
delizioso, ed ameno giardino; e a piè delle mole evvi il
Bosco degli
ArcadiLa celebre Accademia de' Pastori Arcadi, dopo
avere goduta per molto tempo la residenza negli orti Farnesiani,
finalmente in questa parte del Gianicolo ombrosa e comoda ai loro
virtuosi, e nobili congressi, col favore del fedelissimo Re di
Portogallo formarono un nobile teatro rurale con capricciose scale,
secondo il disegno del Cav. Antonio Canevari. Di sotto a questo vi è
la
Fabbrica
del tabaccoPer il comodo dell'acqua, che scende dal
celebrato fonte dell'acqua Paola sul Gianicolo fu quivi eretta
questa gran fabbrica con molti ordigni, che con celerità lavorano
tutte le sorte di tabacchi per il consumo dello Stato Ecclesiastico.
Quivi stette alcun tempo il conservatorio della divina
Provvidenza per le donne mal maritate; ma poi fu trasportato come
dicemmo presso la chiesa di s. Calisto. Evvi però incontro il
Monastero e
Chiesa di s. Maria de' Sette DoloriDa D. Cammilla
Farnese Duchessa di Latera fu fondato questo monastero l'an. 1652.
per alcune donzelle nobili, ed invalide, che volessero vivere sotto
la regola di s. Agostino, ma con voti semplici, e senza clausura.
Perciò tengono la loro chiesa entro il monastero, dedicata alla ss.
Vergine de' sette Dolori, in cui di particolare evvi il s. Agostino
dipinto da Carlo Maratti. Quindi camminando per lo stesso stradone,
si giunge altra volta alla
Porta
SettimianaAnticamente questa porta, come dicemmo, stava
più addietro, ed usciva verso il Vaticano; ma dopochè s. Leone IV.
cinse di mura la Basilica Vaticana, formando una nuova città, rimase
in mezzo a due porte tutto quel vasto sito, che è fra il Gianicolo,
ed il Tevere, che ora diciamo lungara. Essendo poi da Urbano VIII.
stato chiuso con baluardi dalla parte superiore del monte, restarono
la Settimiana, e l'altra della città Leonina, che ora diciamo di di
s. Spirito, ambedue inutili, ma tuttavia conservano il nome di
porte. A' fianchi di questa sonovi due famose osterie, specialmente
quella a sinistra, celebre perchè tiene il delizioso albero, sul
quale è posta una tavola con seditori circondata di verdeggianti
spalliere, e vi si gode il comodo di desinare per una comitiva di
dieci persone. Appresso segue il
Palazzo
CorsiniQuesto magnifico palazzo già de' Riarj nipoti di
Sisto IV. fu abitato alla Regina di Svezia, quando venne a Roma per
abjurare l'eresia, che aveva professata. Ma dipoi comprato dal Card.
Neri Corsini nipote di Papa Clemente XII. fu rinnovato, e cresciuto
molto più della metà dalla parte verso ponente con disegno del Cav.
Fuga. Fra gli altri ornamenti, che lo rendono cospicuo, uno è la
galleria ornata di quadri, quasi di tutti gli autori celebri;
l'altro è la Biblioteca ricca di libri e manoscritti rari, con una
prodigiosa raccolta delle più famose stampe di uomini eccellenti,
legate nobilmente in 400. volumi, e il terzo è la deliziosa
villa ornata di fontane, di lunghi viali, e boschi altissimi,
con un ameno teatro con portici costruiti tutti di verdure, in cui
si tengono le virtuose radunanze degli Accademici Quirini, e
sull'alto evvi un magnifico casino di ritiro, da dove talmente si
scopre l'abitato di Roma, con tutte le tue campagne, che di lì
appunto io presi il partito del gran prospetto di Roma, che ho dato
alla pubblica luce. Incontro evvi il
Palazzino e
giardino FarneseSulle sponde del Tevere, ove si crede
essere stati gli orti di Geta, si vede il delizioso giardino col
magnifico casino eretto dal famoso banchiere Agostino Ghigi per dare
un lauto pranzo a Leone X. con molti Cardinali. Contiene questo nel
pianterreno tre gallerie con alcune camere di riposo; nella prima
dipinse Raffaella da Urbino il convito degli Dei, con altre favole
ajutato da Giulio Romano, Gaudenzio Milanese, e Raffaellino del
Colla; i fiori però e frutta intorno alla volta con alcuni animali
sono opere di Gio. da Udine. Baldassare Peruzzi, che fu l'architetto
della fabbrica, dipinse nella volta della seconda galleria il carro
di Diana, e l'istoria di Medusa, con alcuni stucchi finti, ma tanto
simili al vero, che Tiziano a prima vista credette che fossero di
rilievo, come realmente sembrano a tutti. Si osserva in una lunetta
una gran testa fatta di chiaro e scuro, quale si dice essere stata
fatta dal Buonarroti per riprendere la maniera minuta di quelle
pitture. Sotto il cornicione poi si vede la celebre Galatea dipinta
di mano di Raffaelle da Urbino. In queste due gallerie sono in oggi
buona parte delle statue e busti che stavano nelle stanze del
palazzo Farnese; e ultimamente vi è stata ancora portata la celebre
statua di Agrippina, madre di Nerone, che stava negli orti
Farnesiani di campo vaccino, come già dicemmo. Nell'appartamento
superiore evvi una stanza dipinta da Giulio Romano, ripulita
ultimamente coll' assistenza di Carlo Maratta, ed altre pitture
sonovi di figure, e di architettura; ma perchè hanno patito, non
meritano considerazione: onde passeremo a vedere il vicino
Palazzo di
Agostino GhigiMedesimamente col disegno di Baldassare
Peruzzi fu eretto il palazzo, che siegue al piccolo Farnese: ma
perchè lasciato in abbandono, retta ora in stato quasi da rovinare,
e serve ad uso di fenile. Di fianco evvi il passo della
barchetta per comodo di quei, che vogliono tragittare il fiume; e
dall'altro fianco evvi la
Chiesa e
Conservatorio di s. GiacomoIn Septimiana fu detta
questa chiesa, dalla vicina porta, e vi stettero per qualche tempo i
monaci Silvestrini: ma nell'anno 1626. sotto Urbano VIII. vi fu
stabilito il Conservatorio per le povere donne levate dal peccato,
le quali vogliono dare ad una vita penitente sotto la regola di s.
Agostino. Il s. Giacomo sull' altare maggiore è del Romanelli, e gli
altri quadri sono di Francesco Toppa. Incontro evvi la
Chiesa e
Conservatorio della ss. CroceNell'anno 1615. fu eretta
la chiesa insieme col conservatorio da un religioso Teresiano
coll'elemosine del Duca di Baviera, e di Baldassare Paluzzi nobile
Romano, per collocarvi le povere donne, che renunziate le vanità del
mondo, vogliono dare ad una vita penitente sotto la regola di s.
Teresa, ma senza voti, e senza clausura. Segue dopo la
Chiesa e
Monastero di Regina CeliD. Anna Colonna moglie di D.
Taddeo Barberini rimasta vedova eresse sulla strada della lungara la
chiesa e Monastero l'anno 1654. e collocandovi una famiglia di
religiose Teresiane, ella si ritirò con esse, e poi piamente vi
morì, lasciando erede di molte entrate, e ricche suppellettili la
chiesa, in cui si vede il suo deposito ornato di marmi con busto di
metallo. Il piccolo tabernacolo sull'altare è ricoperto di
lapislazzoli, gioje, statuette, ed altro; il quadro della
Presentazione è del Romanelli; del quale è ancora quello di s.
Teresia; la s. Anna però è opera di Fabrizio Chiari. Queste
Religiose per ispeciale ossequio alla ss. Vergine recitano ogni 4.
ore l'antifona Regina Coeli ad un replicato ed artificioso sogno
della loro campana, dal che la chiesa ed il monastero ha preso il
nome. Segue poco dopo la
Chiesa e
Convento di s. GiuseppeI Chierici Pii operarj
edificarono questa chiesa, e la loro abitazione l’anno 1734. colle
limosine di Monsig. Carlo Majella Napoletano. Evvi nella chiesa la
deposizione dalla Croce opera di Niccolò Ricciolini, e la s. Anna
incontro di Girolamo Pesci. Perchè troppo lontano darebbe il
cammino per andare a passare i ponti, fu fatto quasi incontro a
questa chiesa il secondo passaggio della barchetta, e più oltre evvi
la
Chiesa ed
Ospiz. di s. Leonardo, e RomualdoMolto antica e ricca
bisogna dire, che sia stata questa piccola chiesa, mentre da
Innocenzo III. fu unita alla Basilica Vaticana. Gregorio XIII. la
concedè ai monaci Camaldolesi riformati di monte Corona, i quali
avendo rinnovata la chiesa, vi stabilirono il loro ospizio. Incontro
a questa si vede il magnifico
Palazzo
SalviatiDal Card. Bernardo Salviati fu eretto questo
palazzo con disegno di Nanni Baccio Bigio per darvi alloggio ad
Errico III. Re di Francia, e fu detto da Corgna per quello, che vi
aveva quella famiglia. Sono ne' suoi appartamenti de' quadri di
Leonardo da Vinci, di Andrea del Sarto, di Paolo Veronese, del
Caracci, del Domenichino, di Guido Reni, di Carlo Maratti, ed altri,
ed ancora delle statue antiche di sommo pregio; evvi ancora un
delizioso giardino, al pari dell'appartamento nobile. Quindi nel
vicolo a destra evvi il terzo passaggio della barchetta, e presso la
celebre e salubre acqua Lancisiana,
ed accanto lo
Spedale de'
PazziIn piazza Colonna, ove è la chiesa di san
Bartolommeo de' Bergamaschi, ebbe principio, come dicemmo, lo
spedale de' pazzi da alcuni pii Cristiani l’anno 1560. ma perchè ivi
era poco sito, nel Pontificato di Bened. XIII. fu quì trasportato
con tutte le sue entrate, e fu unito allo spedale di s. Spirito. A
destra di questo si vede la
Porta s.
SpiritoE' questa una delle porte della città Leonina,
la quale fu rinnovata da Giulio II. quando drizzò la bella strada
della Lungara, e prese il nome dal mentovato spedale, che le sta
accanto. Fu principiata con disegno del Sangallo, e poi proseguita
dal Bonarroti; ma nata fra essi competenza, rimase imperfetta, come
si ravvisa. Sopra i baluardi, che quì si vedono fatti da Urbano
VIII. per difesa della porta, e città Leonina, evvi il
Casino e
Giardino BarberiniMolto delizioso è questo casino per
le rarità, che lo adornano, ed ancora per l’altezza del colle, su
cui risiede insieme con un amenissimo giardino. Perchè questo
piccolo colle dagli antichi si disse Palatiolum; ciò ha fatto
credere, che quì sia stato il palazzo di Nerone, da cui godeva le
uccisioni, che si facevano nel Circo di Cajo, detto ancora di
Nerone, il quale era, come diremo, dove è la basilica
Vaticana. Proseguendo poi il cammino per la salita appresso i
suddetti baluardi, si trova il
Cimiterio di
s. SpiritoDal Pontefice Benedetto XIV. fu su quest'
altura eretto il cimiterio per li poveri, che muojono nello spedale
di s. Spirito, e vi furono fatte cento sepolture, affinchè ogni tre
giorni se ne mutasse una, senza rendere gran fetore. Vi sono de'
portici intorno, ed una cappella con disegno del Cav. Fuga.
Camminando poi per l'altra salita incontro alla porta di s.
Spirito, evvi in primo luogo il
Conservatorio del P.
BussiDal P. Alessandro Bussi prete della Congregazione
dell'oratorio con altri preti ebbe principio questo conservatorio
l'anno 1703. in una casa presso il consolato de' Fiorentini, ad
effetto di collocarvi alcune povere donne, che vogliono lasciare il
peccato. Dipoi concorrendovi alcune persone pie con grosse limosine
nel 1740. quì furono trasportate nel palazzo del Card. Giori, ed
appresso la
Chiesa e
Convento di s. OnofrioSull'ultima punta del monte
Gianicolo verso ponente, e sovrastante alla valle Vaticana, si vede
quella chiesa eretta con il convento da Eugenio IV. e poi terminata
dalla famiglia Romana de' Cupis. Sebbene essa sia piccola, e di
forma gotica, pure è ornata di belle pitture, e memorie
riguardevoli. Sulla porta, della chiesa, evvi un immagine della ss.
Vergine dipinta dal Domenichino, e altre pitture nel portico
laterale. Le pitture nella prima cappella a destra sono antiche; la
ss. Vergine di Loreto nella seconda è opera di Annibale Caracci il
resto però è di Gio. Batista Ricci; Le pitture nell'altare maggiore,
dalla cornice in su, sono di Bernardino Pintorecchio, e quelle dalla
cornice in giù, di Baldassare Peruzzi. Il B. Pietro da Pisa nella
cappella, che segue è del Calandrucci Palermitano, ed il s. Girolamo
nell'ultima è di Michelangelo Ricciolini Romano; e le altre pitture
sono di Pietro Nelli. Inoltre vi sono de' sepolcri di marmo, fra'
quali evvi quello di Guglielmo Barclai letterato Inglese, di
Tarquinio Tasso, e di Alessandro Guidi celebri poeti Italiani. I
Religiosi, che ufiziano quella chiesa, ebbero principio l'anno 1388.
dal B. Niccolò da Pozzolo, il quale quì con alcuni compagni si pose
a vivere sotto la protezione di s. Girolamo, e vi stettero da Romiti
fino all'anno 1568. allorchè s. Pio V. obbligolli alla professione
de' tre voti sotto la regola di s. Agostino; e però Sisto V. pose la
chiesa nel numero de' Titoli Cardinalizi, e vi aperse incontro la
strada. Nel chiostro del convento vi dipinse Vespasiano Strada
alcuni fatti di s. Onofrio, e Leonardo da Vinci un' immagine della
ss. Vergine; ma la Natività del Signore nella cappelletta ornata di
marmi è del Ballano.
Teatro di
pii trattenimentiSan Filippo Neri per allettare la
gioventù alla parola di Dio, e altresi per allontanarla dalle
lusinghe del secolo, soleva nell'alto del giardino di quello
convento andare a spasso con li suoi penitenti, e con bella grazia
vi introdusse alcune conferenze spirituali, con altri devoti
trattenimenti. Perciò i Preti dell' Oratorio ad imitazione del loro
santo Fondatore seguitano in ogni festa di precetto dopo il vespro,
principiando dal secondo giorno di Pasqua di Resurrezione fino alla
festa di s. Pietro Apostolo, a venirvi con gran concorso di uomini
devoti, e vi fanno de' sermoni accompagnati con pii trattenimenti. A
tal fine hanno eretto nel medesimo luogo, che frequentava s. Filippo
tutto il comodo con sedili in forma di teatro, inalberando però
sulla cima il segno della s. Croce. Appunto sotto di questo devoto
teatro si vede la
Chiesa di
s. Francesco di SalesNel vicolo accanto alla chiesa di
Regina Celi corrisponde questa piccola, ma devota chiesa, e
monastero, il quale fu fabbricato sotto Clemente IX. per le
religiose istituite dal detto s. Vescovo, e per tale effetto fece
venire da Turino le maestre per istabilirvi una comunità di
quell'istituto. Ma essendo poco dopo morto il Pontefice, proseguì
l'impreca il Brincipe Borghese colla Principessa sua consorte, e fu
dedicata la chiesa alla Visitazione di s. Elisabetta, e però
sull'altare maggiore si vede dipinta da Carlo Cesi; il s. Giuseppe
però è di Guido Reni, e la statua di s. Francesco di Sales è di
Francesco Moratti. Dipoi scendendo giù al basso, evvi il
Palazzo
LanziA piè del Gianicolo resta questo palazzo, ed altri
casini di varie persone con deliziosi giardini, e nell'alto del
monte evvi della medesima famiglia Lanti un giardino, e casino
eretto con disegno di Giulio Romano, il quale vi fece alcune
pitture, ajutato però da' suoi allievi; e vi sono de' bassirilievi
antichi, fra' quali un vaso molto bello. Benchè il proprio nome
di questo colle fosse quello di Vaticano, secondo alcuni glie lo
cambiò poi Giano, il quale quivi ebbe la sua Città a fronte del
Campidoglio abitato nel tempo stesso da Saturno, perciò, come
dicemmo, quello fu detto Saturnia, e questo Gianicolo. Altri però
dicono esser così detto, ‘ quod ineum tamquam per Janum populus
Romanus primitus transivit in agrum Hetruscum ’, poichè i Romani da
questa parte passarono a vedere le ricche, e popolate terre Toscane,
dando vera interpetrazione al nome, il quale non vuol dire altro,
che passare innanzi. È da notarsi, che nel basso di questo monte,
secondochè scrivono Livio, Solino, ed altri fu da un contadino, o
coltivator di terra ritrovato a sorte il sepolcro di Numa Pompilio,
535. anni dopo la di lui morte, ed insieme 14. libri cedrati, sette
in lingua Latina, e sette in lingua Greca, i quali perchè furono
riconosciuti di pregiudizio alla Repubblica Romana, nel comizio
vennero dati alle fiamme in presenza del Popolo.
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