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Ripa Grande (vista da Sud) (Libro V) (Map C3) (V e VI giorno)
In questa pagina: ![]() Giuseppe Vasi si guarda indietro per rappresentare di nuovo Ripa Grande, ma il suo obiettivo principale è la residenza dei Grandi Maestri dei Cavalieri di Gerusalemme (che dopo la caduta di Gerusalemme furono chiamati Cavalieri di Rodi e dopo la caduta di Rodi Cavalieri di Malta) sulla sommità sud dell'Aventino. Ancora sulla destra mostra ciò che rimane degli "Antichi Navali", ossia il vecchio porto sul Tevere. A sinistra, fuori delle Mura, Vasi rappresenta l'Arsenale costruito da Clemente XI. La vista è presa dal punto segnato in verde nella piantina del 1748, sotto. Nella descrizione relativa alla tavola Vasi faceva riferimento a: 1) Priorato dei Cavalieri Gerosolimitani; 2) Rovine del porto Romano; 3) Cupola di S. Luca; 4) Ospizio di S. Michele; 5) Carcere femminile; 6) Arsenale; 7) Dogana. ![]() ![]()
![]() Allargando quanto si vuole verso sud lungo il fiume non si riesce ad ottenere la stessa vista della tavola: Vasi si prese infatti alcune libertà nell'avvicinare gli elementi della tavola (in partiolare la cupola di S. Luca, che in realtà è assai lontana da Ripa Grande). Ma la vista sugli edifici dell'Ordine Maltese è pressoché la stessa. Santa Maria del Priorato
![]() ![]() La chiesa che si vede nella tavola fu rimodellata alcuni anni dopo l'incisione di Vasi
da Piranesi nel 1765, per il Grande Priore Cardinal Giovanni
Battista Rezzonico al tempo di Papa Clemente XIII (Carlo Rezzonico). E'
l'unica chiesa di Piranesi ed è una chiesa per conto suo, differente da tutte le altre
chiese di Roma. Piranesi ricoprì l'intera facciata della chiesa con una bizzarra decorazione.
Mentre anticipa alcune rigidità dell'architettura neoclassica, la ricchezza della decorazione
mostra tracce della tradizione Barocca Romana.
![]() Lo strano arco gotico oggi si ammira a fatica dato che l'edificio è proprietà
privata in uso a una ditta. All'entrata uno stemma di Pio IX
![]() ricorda i restauri del XIX secolo, ma ciò che è sorprendentemente ben conservato è un raro stemma di Clemente XI che ricorda l'uso dell'edificio. ![]() Arco di S. Lazzaro
![]() Ai piedi dell'Aventino un arco dell'horrea (i magazzini al
Testaccio dov'erano stoccate le merci) è detto
Arco di S. Lazzaro da una chiesetta dedicata a quel santo che fino al XIX secolo
si trovava lì vicino.
Altri resti dell'horrea si possono ritrovare nei cortili di alcuni palazzoni al moderno
Testaccio.
![]() Nel XVIII secolo le rovine dei bacini Romani lungo il Tevere erano ancora visibili.
Pio IX promosse la loro escavazione (una fontana sul Lungotevere Testaccio celebra
questa iniziativa) ma la tracimazione del fiume presso il Testaccio fermò gli scavi,
che furono ripresi solo di recente.
Essi hanno permesso di comprendere meglio come i Romani maneggiassero l'enorme quantità
di merci che arrivavano dalle province.
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