S. Pietro in Carcere (Libro III) (I giorno) (Pianta B3)

In questa pagina:
Tavola di Giuseppe Vasi
Com'è oggi
SS. Luca e Martina
Curia Julia
Foro di Cesare

La Tavola (No. 42)


S. Pietro in Carcere è il nome dato sin dal XV secolo al Carcere Mamertinus a dungeon dove morirno Giugurta, Vercingetorige e altri nemici  vinti dai Romani. Secondo la leggenda S. Pietro fu imprigionato (vedi lo sfondo) qui sotto Nerone. Ma l'incisione di Vasi non riporta l'eco del passato. Possiamo invece osservare come gli edifici antichi siano stati incorporati nella vita ordinaria del XVIII secolo con tre chiese in poco spazio  (S. Giuseppe dei Falegnami costruito sopra la prigione, SS. Luca e Martina e a destra S. Adriano o Curia Julia). La vista è presa dal pallino segnato in verde nella piantina del 1748, sotto. Nella descrizione relativa alla tavola Vasi faceva riferimento a: 1) strada che porta al Campidoglio; 2) Carcere di S. Pietro (Mamertino); 3) Chiesa di S. Giuseppe; 4) Vico Mamertino (un vicolo); 5) SS. Luca e Martina; 6) S. Adriano. La piantina riporta anche: 7) Foro di Cesare.


Oggi


Con i grandi scavi nel Foro, la costruzione del monumento a Vittorio Emanuele e più tardi di Via dei Fori Imperiali, le chiese si ritrovano oggi isolate dal loro contesto originale. S. Giuseppe ai Falegnami fu costruita alla fine del XVI secolo e la facciata è di Giovan Battista Montani (clicca QUI per altre chiese appartenenti ad una gilda).

SS. Luca e Martina

La chiesa fu eretta sull'antico Secretarium Senatus collegato alla Curia da un portico. Sulla chiesa di S. Martina, Pietro da Cortona costruì nel 1640 per l'Accademia degli Artisti una chiesa in onore di  S. Luca. Pietro da Cortona e moltri altri artisti sono seppelliti nella chiesa. Le api di Urbano VIII sono scomparse dallo stemma, ma sono rimaste in molti altri posti; questo stemma fu incluso da Filippo Juvarra nella sua raccolta di stemmi. L'architettura, anche se influenzata da Bernini e Borromini, ha tratti caratteristici.

Curia Julia

L'edificio, comprato dal Governo Italiano negli anni Venti, è stato riportato a com'eraquando Diocleziano lo riparò dopo un incendio.  La Curia era stata in origine costruita come luogo d'incontro dal re Tullio Ostilio e quindi ricostruita da Silla e Caesar (da cui Curia Julia). Qui si riunivano i senatori Romani e fu uno degli ultimi edifici pagani di Roma (la statua della Vittoria era lì) ad essere trasformato in chiesa (nel 625).

Foro di Cesare

Negli anni Trenta gli scavi nell'area dietro la chiesa dei SS. Luca e Martina portarono alla scoperta del Foro di Cesare dove Giulio Cesare aveva eretto un tempio a Venere e del quale tre colonne sono state rimesse in piedi. Tra gli altri edifici tornati alla luce cinque negozi e le colonne di un portico.

Brano dall'Itinerario di Giuseppe Vasi del 1761 relativo a questa pagina:


Chiesa di S. Pietro in Carcere
E' sentimento de' più accreditati Antiquarj, che sotto di questa chiesa sia il carcere Mamertino fatto da Anco Marzio IV. Re de' Romani, non essendovi stato per l'addietro altre carceri; e questo fu poi accresciuto da Servio Tullio Re VI onde fu ancora detto Tulliano. Or qui si venera il luogo in cui per nove mesi stettero prigioni i ss. Apostoli Pietro e Paolo, e si conserva ancora il miracoloso fonte, con cui il Principe degli Apostoli battezzò Processo e Martiniano custodi dello stesso carcere, con altri 47. gentili convertiti alla Fede, i quali furono poi tutti martirizzati; onde si tiene questo luogo con somma venerazione, essendovi il comodo di potervi scendere in qualsivoglia tempo.
Chiesa di S. Giuseppe dei Falegnami
Era custodito il detto santuario dalla vicina chiesa di s. Martina già parrocchiale: ma poi ottenuto da una compagnia di Falegnami, questi nel 1596. vi edificarono sopra la chiesa, col disegno di Giacomo della Porta, e la dedicarono al loro protettore s. Giuseppe. Vi sono de' buoni quadri, ma merita particolare osservazione quello del Presepio, per essere la prima opera, che desse al pubblico Carlo Maratti. Incontro evvi la
Chiesa di S. Martina
Negli antichi tempi dicevasi questa chiesa in tribus Foris: cioè per il Foro Romano, che le stava incontro, per il Foro di Cesare, e per quello di Augusto, che le stavano dietro. Fu quivi un tempio eretto da Augusto a Marte, in cui volle che si congregasse il Senato quando dovesse trattar di guerra, e perciò fu detto secretario del Senato. Ma poi cessata l'Idolatria fu consagrato al sommo Iddio in onore di s. Martina. Alessandro IV. avendolo rinnovato, consagrollo l'anno 1256. assegnandoli due Cardinali, il Tusculano, e il Prenestino: ma poi nell'anno 1588. essendo conceduta da Sisto V. ad una confraternita di Pittori, e ritrovatosi nel Pontificato di Urbano VIII., il corpo della suddetta Santa martire, fu riedificata la chiesa col disegno di Pietro da Cortona, il quale fece a sue spese il nobilissimo sotterraneo, ove si custodisce il sagro corpo. Si vede nell'altare maggiore della chiesa il s. Luca Evangelista opera di Raffaello da Urbino, e la statua di s. Martina a giacere scolpita da Niccolò Menghini; il quadro di s. Lazzaro monaco nella cappella laterale fu dipinto da Lazzaro Baldi, e l'Assunzione della ss. Vergine con s. Sebastiano nell' altro è del Cav. Conca. Nelle stanze superiori, ove i Pittori, e Architetti tengono i loro congressi, si vedono de' quadri, modelli, e disegni molti, ed ancora i ritratti di moltissimi pittori. A destra di questa chiesa stava ne' tempi passati la statua di Marforio, di cui la strada ancora ne porta il nome. A sinistra vi è
Chiesa di S. Adriano
Ove vediamo questa chiesa fu secondo alcuni, prima che nascesse Romolo, un altare dedicato a Saturno, che poi dal Re Tullio Ostilio fu cinto di colonne formandovi un tempio, in cui i Romani conservavano i loro tesori, credendoli sicuri, ed ancora vi tenevano l'archivio per registrarvi i nomi di tutti gli Ambasciatori, che venivano a Roma. Incontro a questo tempio fu posta da Augusto la colonna Migliaria, dalla quale si contavano le miglia, che vi correvano a tutte le città del dominio Romano, e perciò aveva in cima una palla quasi dimostrante il Mondo, di cui Roma era capo, e per essere indorata, la dissero il miglio d'oro. Di questa colonna è parte quel pezzo, che vedemmo sulla salita del Campidoglio. Fu dipoi il tempio cangiato in chiesa in onore di s. Adriano, e fin dall'anno 600 di nostra salute era diaconia. Sisto V avendola conceduta ai Frati della Mercede, fu rinnovata col disegno di Martin Lunghi il giovane. Nel secolo passato furono quivi trovati i corpi de' ss. Papia, Mauro, Domitilla, Nereo, ed Achilleo martiri, i quali furono trasportati in altre chiese: vi rimasero però fra l'altre reliquie, quelle de' tre fanciulli di Babilonia. Era quivi la gran porta di metallo, che ora sta nella basilica Lateranense. E fra i quadri ve ne sono di Carlo Veneziano ed uno si crede del Guercino.

Prossima tavola nel Libro III: S. Paolo alle Tre Fontane
Prosiima tappa nell'itinerario del I giorno: Parte di Campo Vaccino verso l'Arco di Tito