Parte di Campo Vaccino verso l'Arco di Tito
(Libro II) (Pianta B3) (I giorno)


In questa pagina:
Tavola di Giuseppe Vasi
Com'è oggi
Tempio di Castore e Polluce
S. Lorenzo in Miranda (Tempio di Annia Faustina)
SS. Cosmo e Damiano (Tempio di Romolo)
S. Francesca Romana
Arco di Tito

La Tavola (No. 32)


Questa seconda vista di Campo Vaccino guarda verso est. Il passato di Roma è completamente integrato col tranquillo mercato del bestiame del secolo XVIII. Le rovine non eccitano Vasi. Le mostra come sono.
La vista è presa dal punto segnato in verde nella piantina del 1748, sotto. Nella descrizione relativa alla tavola Vasi faceva riferimento a: 1) Colonne antiche (Tempio di Castor e Polluce); 2) S. Lorenzo in Miranda; 3) SS. Cosmo e Damiano; 4) S. Maria Nuova; 5) Tempio della Pace (Basilica di Massenzio); 6) Arco di Tito.


Oggi


Oggi gli scavi cominciati agli inizi del XIX secolo e tuttora in corso hanno portato alla luce i basamenti dei templi e la Via Sacra. Con un po' d'immaginazione possiamo ricreare la vita dell'Antica Roma; i capisaldi della tavola di Vasi sono gli stessi. La foto è scattata dal Campidoglio.

Il Tempio di Castore e Polluce

I tre stilobati di marmo Pariano sono tra i più belli del genere esistenti oggi. I capitelli corinzi denotano una suprema maestria. Il tempio antichissimo in onore degli dei gemelli che aiutarono i Romani a vincere una delle loro prime guerre... fu ricostruito da Tiberio nel 6 d.C.
Vasi pensava che le colonne appartenessero al Tempio di Giove (Jupiter) Statore. Le colonne sono mostrate anche nella tavola dedicata a S. Maria Liberatrice: la tavola offre un'altra vista del Foro.

La Chiesa di S. Lorenzo in Miranda


Il Tempio fu costruito dall'Imperatore Antonino Pio in onore della moglie Annia Faustina (senior). Dopo la sua morte il tempio fu dedicato anche a lui e i due nomi appaiono insieme nell'iscrizione. In seguito il Tempio divenne una chiesa con una facciata costruita nel 1602 da Orazio Torriani. La chiesa appartiene alla Gilda dei Farmacisti (clicca QUI per una lista di chiese appartenenti ad una confraternita). La reputazione di Antonino Pio era così buona che l'iscrizione fu conservata. La Chiesa e il Tempio sono oggi due anime in un corpo solo.

La Chiesa dei SS. Cosmo e Damiano


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Ciò che oggi è una cappella della chiesa dei SS. Cosmo e Damiano, era un Tempio eretto da Massenzio e dedicato al figlio Romolo (al quale dedicò anche un circo).
Le porte bronzee sono un notevole vestigio di quei tempi andati.

La Chiesa di S. Francesca Romana

La chiesa è in parte costruita sul Tempio di Venere e Roma. La sua bellezza e l'area circostante ne fanno una delle più ricercate per i matrimoni.
Il bel campanile fu eretto nel XII secolo, la facciata fu ricostruita agli inizi del XVII secolo da Carlo Lambardi.

L'Arco di Tito


Come mostra la tavola, l'Arco era stato incorporato in altri edifici ed era usato come porta. Pio VII nel 1822 rimosse queste costruzioni e dovette ricostruire alcune parti dell'Arco, come afferma l'iscrizione. L'arco riporta il famoso rilievo del Trionfo di Tito dopo il sacco di Gerusalemme. Vedi la pagina dedicata a questo trionfo.

Il "Tempio della Pace", menzionato nella tavola, è oggi noto come Basilica di Massenzio.

Brano dall'Itinerario di Giuseppe Vasi del 1761 relativo a questa pagina:


Chiesa di S. Lorenzo in Miranda
Dalle maravigliose colonne del tempio di Antonino e di Faustina sua moglie fu detta in Miranda questa chiesa la quale dopo di essere stata collegiata, nell'anno 1430. fu da Martino V. conceduta al collegio delli Speziali, i quali vi aggiunsero poi lo spedale per i loro giovani, e si ammira fra gli altri quadri, che sono in chiesa, il s. Levita dipinto da Pietro da Cortona. Dinanzi a questa chiesa era l’arco di Fabiano Censore, da cui principiava la celebre Via sagra, e seguitava per dritta linea fino al Colosseo. Ella ebbe un tal nome, perchè in essa Romolo e Tazio Re de' Sabini si dettero reciprocamente la fede di amistà. Appresso evvi la
Chiesa de' SS. Cosimo e Damiano
Similmente celebre e antica è questa chiesa, poichè si crede edificata sopra il tempio di Romolo, e Remo, circa l’anno 528. e poi da Sergio I. fu ricoperta di lamine di bronzo; ed essendo da Adriano I. riedificata nell'an. 780. vi aggiunse la porta di metallo. Il Card. Odoardo Farnese, mentre era Diacono di questa chiesa, osservando, che ne' marmi del pavimento era delineata la pianta di Roma antica, rifece tutto il pavimento, e trasportò quei frammenti nel regio palazzo Farnese, ove fino a' nostri tempi si sono conservati, ma poi dalla somma generosità del Re delle due Sicilie oggi invittissimo Monarca delle Spagne ne fu fatto dono al Pontefice Benedetto XIV. il quale li fece collocare, come dicemmo, nelle scale del Museo Capitolino.
Le due colonne antiche, che si vedono accanto a detta chiesa, e appoggiate al nuovo oratorio de' fratelli della Via Crucis, una col capitello ed altra senza, ambedue sepolte più della metà, c'insegnano quanto bassa era prima la strada e la chiesa ancora, nella quale l’anno 1582. furono ritrovati i corpi de' ss. martiri Marco, Marcellino, e Felice II. Pontefici, i quali insieme con i corpi de' fanti Titolari, e quei de' loro consobrini Antimio, Leonzio, ed Eutrepio si conservano in essa, e nell'altare maggiore si custodisce l'immagine della ss. Vergine, che stava nella chiesa sotrerranea. Li mosaici intorno alla tribuna sono antichi, e le pitture intorno alla chiesa sono di Marco Tullio.
Chiesa di S. Maria la Nuova
Siegue appresso la celebre ed antica chiesa, eretta nel sito presso il vestibolo della Casa aura di Nerone, in memoria de' ss. Apostoli Pietro e Paolo, che quivi genuflessi facendo orazione a Dio, mentre Simon Mago per arte infame facevasi vedere a volo andare al cielo in presenza del popolo, e di Nerone ancora, ottennero, che vergognosamente precipitasse e cadesse morto. Perciò da prima fu dedicata ai medesimi santi Apostoli; ma poi essendo da s. Leone IV. riedificata, fu dedicata alla ss. Vergine, e prese il nome di nuova. Sono in essa i corpi de' ss. Nemesio, Lucilla, Sinfronio, Olimpio, Essuperia, e Teodolo suo figliuolo, e davanti all'altare maggiore evvi quello di s. Francesca Romana entro un nobilissimo sepolcro ornato di marmi, e metalli dorati, col disegno del Cav. Bernini. A lato dell'altare maggiore evvi il deposito di Gregorio XI. che l’anno 1377. restituì in Roma la Sede Apostolica stata 70. anni in Avignone. Fra le pitture vi è la ss. Pietà dipinta da Giacinto Brandi, la s. Francesca Romana è copia del Guercino, ed il s. Bernardo del Canuti Bolognese. Il prospetto fu fatto nel Pontificato di Paolo V. da' Monaci Olivetani che l'ufiziano. Il nicchione doppio, che si vede nell'orto di quel monastero, da alcuni si crede del tempio del Sole e della Luna, da altri di Venere e Roma, ed ancora d'Iside, e Serapide, ma senza alcun documento. Si vede d'appresso l’
Arco di Tito
Molto sguarnito si ritrova questo celebre arco il quale però dall'iscrizione, che ancor esiste nella parte verso il Colosseo, e per li bassirilievi con il candelabro del tempio di Gerusalemme portato in trionfo da Tito, e Vespasiano, ci viene assicurato esser dello. Altra iscrizione era da questa parte, ma è stata tolta insieme con gli altri ornamenti da' nemici della verità, e delle belle memorie.
Le tre gran colonne
, che si vedono dinanzi a questa chiesa (S. Maria Liberatrice), furono vanamente credute del tempio di Giove Statore, ma piuttosto sono di quelle, che cuoprirono il Conmizio. Presso a questo si crede essere state le colonne, che ora si conservano nella chiesa della Traspontina, alle quali furono flagellati i ss. Apostoli Pietro, e Paolo. Le grosse muraglie appoggiate alla detta chiesa ridotte ad uso di granaj, sono credute essere della Curia Ostilia, dove il Senato trattava le cose del pubblico, che fu distrutta dal fuoco, quando vi si abbruciò il cadavere di Publio Clodio Tribuno del popolo, nella quale poi vi fu fatta la Curia Giulia. Quivi furono i Rostri vecchi, e tra questi ed il Comizio, il Lupercale, ed il fico ruminale, sotto cui furono trovati Romolo, e Remo allattati dalla lupa; e però vi fu eretto un tempio, che ora è dedicato a s. Teodoro martire, come a suo luogo diremo. Da questa chiesa fino a quella di san Lorenzo in Miranda, e poi dall'Arco di Settimio fino alla chiesa della Consolazione, fu il celebre Foro Romano, e appresso le tre gran colonne il lago Curzio, in cui per amor della patria Curzio cavaliere Romano si buttò, secondo che si legge, entro una voragine, ivi improvvisamente aperta.

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