S. Adriano al Foro
Rione Campitelli, Foro Romano

S. Adriano (detta nel Medioevo in tribus foris - probabilmente perché posta sul confine tra i Fori - ovvero in tribus fatis, forse per una statua delle Parche che si suppone fosse qui collocata) è l'adattamento in chiesa (avvenuto nel 630 sotto Onorio I) della Curia Julia (qui l'incisione che ne fece Giuseppe Vasi nel '700). Il suo aspetto attuale è dovuto in gran parte al rifacimento a opera di Diocleziano e ai restauri moderni degli anni '30 del XX secolo.
Si tratta di un grande ambiente rettangolare (m. 27x18, h. m. 21), preceduto da una facciata a timpano con tre finestre. I buchi quadrati posti ad intervalli regolari, sopra il livello della porta, sembrano testimoniare l'esistenza di un portico d'ingresso.
Seppure trasformato in chiesa, l'edificio non cessò di essere utilizzato come aula per le assemblee senatoriali neppure nel corso dell'Alto Medioevo: si conservarono infatti i gradoni su cui poggiavano i seggi dei patres conscripti, fatto non giustificato dalle esigenze del normale svolgimento liturgico. E il Senato continuò a riunirvisi fino al 1143, quando passò sul Campidoglio.
Una delle porte in fondo all'aula immetteva in una cappella adorna di pitture del sec. VIII con le Storie di S Adriano (ora nell'Antiquarium del Foro). Le pitture che decoravano le nicchie nell'interno dell'aula sono in parte da assegnare al tempo di Adriano I (772-795); altre pitture sulla facciata interna sono un po' più tarde e risalgono al IX secolo; i dedicanti sono personaggi di alto rango, come risulta dalle iscrizioni votive.
Durante tutto il Medioevo la chiesa ebbe una certa importanza; nel 1213 vi furono deposte le reliquie dei martiri Nereo e Achilleo e vi rimasero fino a quando il cardinale Cesare Baronio non ottenne che fossero ricondotte nella chiesa alle Terme di Caracalla.
Nel 1228 la chiesa fu restaurata da papa Gregorio IX: il piano dell'aula antica fu rialzato di tre metri e vi fu ricavata una chiesa a tre navate con colonne antiche di spoglio; in fondo era l'abside; sotto il presbiterio, rialzato, era una cripta a pianta semianulare. In un'epigrafe del tempo si dice che durante quei restauri si rinvennero i corpi dei ss. Mario e Marta, le reliquie di s. Adriano e quelle di tre fanciulli ebrei. Una colonna terminale (al tempo dell'Armellini conservata nel Museo del Laterano) stava presso la chiesa e vi si leggeva un'epigrafe che minacciava di anatema chiunque avesse attentato danni alla chiesa.
Nel 1654-56 la chiesa fu completamente ricostruita da Martino Longhi il Giovane; altri restauri subì al principio del '700 e nell'800.
Da notare le cavità di forma rettangolare oblunga, che si vedono sulla facciata accanto alla porta, ancora in un caso chiuse da tegole: sono le tracce lasciate dalle sepolture medievali praticate nella parete.