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ONORIO I

di Capua (Na)
Papa dal 27 ottobre 625
al 12 ottobre 638

Unico papa romano che sia stato accusato pubblicamente di eresia e colpito da anatema da parte di un concilio ecumenico

Nativo della Campania, Onorio, figlio del console Petronio, fu consacrato papa tre giorni dopo la morte di Bonifacio V, il 27 ottobre del 625, essendo stata approvata immediatamente la sua elezione dall' esarca Isacco che si trovava a Roma.
Questo non deve far pensare che l'imperatore avesse abdicato ad un suo diritto, quanto piuttosto che ne avesse dato delega all'esarca.
Onorio I, colto e pio, secondo quanto attesta il Liber pontificalis, si ispirò a Gregorio Magno nel carattere missionario che contraddistinse il suo pontificato; nel tentativo di arrivare ad una completa conversione dei Longobardi, puntava molto sul cattolico Adaloaldo, ma questi fu detronizzato dal cognato ariano Ariovaldo e tutto dovette essere rinviato.
Fece progressi invece l'attività missionaria della Chiesa anglosassone; il monaco S. Birino fu inviato da Roma nel Wessex come predicatore e la sua attività fu proficua.

Sul fronte della dottrina teologica si riscontrarono invece nuovi contrasti con Costantinopoli, il cui patriarca Sergio divenne fautore di una dottrina monotelita che conciliasse i contrasti, latenti ma sempre esistenti in Oriente, tra ortodossi e monofisiti sulla natura del Cristo. Il monotelismo sosteneva che nel Verbo, una volta incarnato, si registra una sola "operazione", ovvero opera una sola "volontà" detta "ipostatica": essa è divina in rapporto alla natura e volontà divina del Cristo, ma nello stesso tempo umana in rapporto alla natura e volontà umana di Gesù. In pratica volontà ed azione erano considerati come attributi della sola natura divina, con un evidente contrasto con il dogma della duplice natura di Cristo, entrambe dotate di volontà.
Il monaco palestinese Sofronio si oppose alla teoria monotelita, precisando che si dovevano ammettere "due operazioni" nella volontà di Cristo. Sergio cercò l'appoggio del papa, sostenendo che, "secondo la dottrina dei Padri, nella stessa persona non possono ritrovarsi due volontà in rapporto al medesimo oggetto" e che l'espressione "due operazioni" era scandalosa.
Onorio non si rese conto dell'importanza del contrasto teologico e, rimproverando Sofronio, rassicurò Sergio in una lettera-documento: "Noi confessiamo una volontà unica del Nostro Signore Gesù Cristo, perché in lui non era volontà alcuna della carne, né ripugnante al volere divino. Inoltre, se si debba difendere un'unica o doppia operazione, è cosa da lasciar decidere ai grammatici; piuttosto bisogna abbandonare le innovazioni nelle parole che possono dare scandalo, e specialmente non parlare di "una o due operazioni". Mostrava un comportamento alla Pilato, e inoltre sembrava che si rivolgesse a dei bambini che giocavano con le parole.
Il partito monotelita di Sergio comunque si sentì soddisfatto; da parte sua, Sofronio, quando fu eletto patriarca di Gerusalemme, si dichiarò apertamente per una doppia volontà del Cristo e denunciò l'ingerenza dell'imperatore Eraclio dietro il comportamento di Sergio.
Onorio allora inviò una seconda lettera chiarificatrice a Sergio che non si sa bene quanto poi risultasse effettivamente chiarificatrice; è andata perduta. Comunque Sofronio morì poco dopo; Sergio invece riuscì a far pubblicare da Eraclio, sotto forma di editto imperiale, una "professione di fede" sulla volontà unica del Cristo, detta Ectesi. Onorio insomma non si era reso conto del disastro che aveva combinato con i suoi interventi "chiarificatori"; il Saba ne azzarda una difesa precisando che "Onorio, confessando una sola volontà in Cristo, non lo fa in senso eretico monofisita, ma vuole escludere da Cristo la dualità del buono e cattivo volere, come trovasi nell'uomo caduto".
Di certo Onorio I si mostrò un ignorante su tutta la questione e comunque privo di opportuna fermezza. Ed è ovvio che, proprio per questo comportamento ambiguo, finì per essere giudicato eretico. Nel VI concilio ecumenico di Costantinopoli del 680, che precisò con chiarezza come alle due nature di Cristo corrispondano due volontà o "operazioni", la dottrina monotelita fu condannata come eretica, i suoi seguaci scomunicati e si scagliò l'anatema contro Onorio I, colpevole con la lettera a Sergio di averne in sostanza avallate le idee, anche se probabilmente per non aver approfondito il problema. Il che, in ogni caso, non tornava in onore di un papa; la famosa lettera fu inoltre bruciata come pericolosa e scandalosa.

Onorio I va comunque ancora ricordato per la sua attività nel campo delle opere pubbliche che riescono a riscattarlo, al limite agli occhi degli amanti delle belle arti, valorizzando in lui una personalità "urbanistica". Basterebbe ricordare la ricostruzione dell'acquedotto di Traiano proveniente dal lago di Bracciano, distrutto da Vitige, collegata all'edificazione di alcuni mulini sul Gianicolo: ma notevole fu la sua attività di fondatore e restauratore di chiese, per la quale spese somme rilevanti tratte dalle rendite patrimoniali, rinnovando così l'opera di predecessori come Damaso e Simmaco.
I rinnovamenti più dispendiosi si ebbero in S. Pietro. La Confessione ebbe un rivestimento d'argento del peso di 187 libbre; la porta mediana fu ricoperta di lamine d'argento del peso di 975 libbre; sulla tomba dell'apostolo furono posti due candelabri di 272 libbre; il tetto della basilica infine s'impreziosì con l'installazione delle tegole in bronzo dorato prelevate dal tempio di Venere, dono personale, questo, dell'imperatore Eraclio. Sfruttando un'altra donazione imperiale, Onorio adattò la Curia, ormai abbandonata e deserta, non essendo più operante in Roma un Senato, a chiesa e la dedicò a S. Adriano; da allora molti monumenti pagani radicalmente trasformati divennero chiese e, appunto sulla scia di S. Adriano, secondo quanto annota il Gregorovius, "altre chiese sorsero a poco a poco in tutta la zona che si estendeva dal Campidoglio al Foro e poi, lungo la via Sacra, fino al Palatino".
Nel campo delle riedificazioni delle chiese attribuite ad Onorio I, vanno ricordate quella di Ss. Quattro Coronati, già chiesa titolare sotto Gregorio Magno, e della basilica di S. Agnese sulla via Nomentana, che aveva un grande tabernacolo di bronzo dorato scomparso, mentre è ancora visibile il mosaico "commemorativo" absidale che rappresenta su un fondo oro la casta figura della santa tra i papi Simmaco e Onorio, il quale regge il modello della chiesa.

Nonostante tutte queste spese, che evidentemente lo fecero benemerito della città, tanto da esser ricordato nell'iscrizione sulla porta a lamine d'argento di S. Pietro come dux plebis ovvero "dirigente del popolo", Onorio I mantenne integro il tesoro pontificio. Come osserva il Seppelt, "questo papa possedette evidentemente un dono eccezionale per i compiti dell'amministrazione della cosa pubblica. L'amministrazione dei patrimoni deve essere stata, sotto di lui, in un ordine perfetto, poiché, grazie ad essa, fruttarono somme talmente ingenti da consentirgli di accumulare un tesoro molto cospicuo". Questo tesoro stava ben custodito nel vestiarium del Laterano.

Onorio I morì il 12 ottobre del 638 e fu sepolto in S. Pietro.