Chiesa e Monastero di S. Cecilia
(Libro VIII) (Pianta C3) (VI giorno)

In questa pagina:
Tavola di Giuseppe Vasi
Com'è oggi
Cardinal Acquaviva
S. Cecilia
La statua di S. Cecilia
Casa di Ettore Fieramosca

La Tavola (No. 145)


La vecchia chiesa del IX secolo fu quasi interamente ricostruita dal Cardinal Acquaviva nel 1725. Vasi mostra delle gente molto elegante nel cortile: l'interno della chiesa sembra un salone da ballo per minuetti.
La vista è presa dal punto segnato in verde nella piantina del 1748, sotto.
Nella descrizione relativa alla tavola Vasi faceva riferimento a: 1) Parte del Monastero; 2) Vase che un tempo stava al centro del cortile.
La piantina riporta anche 3) Chiesa di S. Cecilia; 4) Entrata al cotile; 5) Casa di Ettore Fieramosca.

Oggi


L'unico cambiamento che si nota è l'antico vaso per le abluzioni cerimoniali, oggi di nuovo al centro del cortile.

Cardinal Acquaviva

Il Cardinal Acquaviva non badò a spese per celebrare se stesso. La corte è chiusa da questa costruzione (disegnata da Ferdinando Fuga) coronata da un grande stemma del cardinale (gli stemmi dei papi sono dentro la chiesa: si può vedere quello di Clemente XI nello sfondo della pagina).

S. Cecilia

La leggera inclinazione del campanile risale al XII secolo. Il portico ha un bel fregio medievale e quattro colonne antiche.

Statua di S. Cecilia

Sotto l'altare maggiore giace la statua della martire, di Stefano Maderno (1600). Il collo nudo mostra i vani tentativi degli esecutori di staccarle la testa dal corpo. La scultura mostra il corpo come fu (ri)scoperto nel 1599. Il corpo fu trovato intatto nelle catacombe di San Callisto e ci sono parecchie descrizioni dell'evento, che furono seguite dal Maderno.
La scultura fu assai lodata dal Marquis de Sade, che descrisse a lungo nel suo
Voyage en Italie il segno sul collo della santa e la postura delle sue mani.

Casa di Ettore Fieramosca

Questa parte di Trastevere era assai popolata nel Medioevo quando il porto fluviale di Roma fu spostato qui dal Testaccio. Durante il Rinascimento e nei secoli successivi l'area perse la sua importanza e questo spiega perché essa conservi molte case medievali. Un bell'esempio di casa medievale fortificata è proprio di fronte a S. Cecilia. Prende il nome da Ettore Fieramosca, il cavaliere che nel 1503 guidò una squadra di 13 cavalieri italiani contro un'analoga Francese nella famosa "disfida di Barletta" (vicino a Bari). L'edificio risale al XIII secolo e conserva un piccolo portico sostenuto da colonne antiche.

Brano dall'Itinerario di Giuseppe Vasi del 1761 relativo a questa pagina:


Chiesa e Monastero di s. Cecilia
Quivi nella propria casa sofferse per tre giorni il martirio la s. Verginella, la quale prima di morire, venendo visitata da s. Urbano Papa, lo pregò, che dopo la di lei morte convertisse quel luogo in chiesa, o per dir meglio in oratorio, come costumavasi in que' tempi. Ma poi essendosi nel Pontificato di s. Pasquale I. ritrovato nel cimiterio di s. Calisto il corpo della santa Titolare con quello di s. Valeriano suo sposo, e di s. Tiburzio suo cognato, nell'anno 821. vi fu fatta una magnifica chiesa nella forma, che ancor si vede, ed in essa con solenne festa furono trasportati quei santi Corpi. Per lungo tempo stettero nel monastero i monaci Umiliati; ma essendo questi soppressi, da Clemente VIII. fu conceduto il monastero, e la chiesa alle monache di s. Benedetto. Il Card. Paolo Emilio Sfondrati, essendone titolare, ornò la confessione, o vogliamo dire altare maggiore, con quattro preziose colonne di marmo bianco e nero antico, e varj ornamenti di pietre orientali, di metallo e d'argento. Sotto l'altare si vede la statua della Santa a giacere scolpita in candido marmo da Stefano Maderno nell'atto, come fu trovato il suo corpo; l'immagine però della ss. Vergine in un tondino fu dipinta da Annibale Caracci. Accanto alla sagrestia, si conserva ancora la stanza, ove la santa Vergine nel bagno fu ferita a morte, e vi sono delle pitture a fresco credute di Guido Reni, e de' paesi del Brilli. Dopo il deposito del Cardinal Sfondrati colle statue fatte da Carlo Maderno, segue la cappella delle reliquie, la quale per essere molto ricca e nobile, resta nella clausura, e però dalle monache si scopre per favore. Il quadro di s. Andrea, e la Maddalena, sono del Baglioni, il quale dipinse il s. Pietro, e il s. Paolo, ed ancora il martirio di s. Agata; ma la flagellazione alla colonna, e la santa Titolare nel sotterraneo, ove si custodiscono i sagri corpi, con molte altre reliquie, sono del Cav. Vanni, e le pitture a fresco nella gran volta sono del Cav. Conca, dipinte nell' ultima ristaurazione fatta dal Card. Francesco Acquaviva.
Il gran vaso di marmo, che si vede vicino al portico, era dell'anticha chiesa, postovi per ornamento, come in oggi vi sono state poste le lapidi con iscrizioni antiche nel portico.

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