Itinerario istruttivo per ritrovare
con facilità tutte le Magnificenze
di Roma e di alcune città, e castelli
suburbani.
Ottava Giornata
Avendo
visitato, ed osservato per quanto si è potuto, le cose più
riguardevoli di Roma, con tutti i contorni di essa, ci resta ora,
per dare fine al nostro cammino, di vedere le magnificenze della
città Leonina, e della basilica Vaticana tanto rinomate, e da tutte
le nazioni fuor di modo desiderate. Perciò prima osserveremo, e poi
passeremo il
Ponte s.
AngeloDall'Imperatore Elio Adriano fu edificato questo
ponte in faccia al suo Mausoleo, o vogliamo dire sepolcro, affinchè
fossero comodamente goduti, ed osservati da vicino tutti i magnifici
e nobili annessi, che lo adornavano; e però dal suo fondatore fu
chiamato ponte Emilio. Ma perite poi le vane superstizioni de'
Gentili servì, come anche oggidì per andare alla basilica Vaticana,
e pero vi fu eretto fin colà un magnifico portico, affinchè servisse
di riparo tanto ne' tempi piovosi, quanto ne' giorni assolati, e per
rendere maestoso il suo ingresso gl'Imperatori Gallieno,
Valentiniano, e Teodosio vi aggiunsero un grande arco a guisa de'
trionfali: ma poi furono a poco a poco atterrati nelle guerre
civili. Niccolò V. fu il primo che risarcisse questo ponte dopo la
funesta disgrazia succeduta l'anno del Giubbileo 1450. allorchè
ritornando molto popolo dalla basilica Vaticana, talmente si affollò
sul ponte, che rotti i ripari perirono 170. persone, parte affogate
sul ponte medesimo, e parte cadute nel fiume, ed in tale riattamento
fecevi nell'ingresso due cappellette una coll'immagine di san
Pietro, e l'altra con quella di san Paolo. Quindi Clem. VII.
invece delle cappelle, vi pose statue di marmo, il s. Pietro
scolpito da Lorenzo Fiorentino, ed il s. Paolo, da Paolo Romano, e
poi quando venne in Roma Carlo V. furono poste sopra i ripari 14.
statue di creta cotta riputate bellissime; ma Clemente IX. fu
quegli, che ornollo, come ora si vede col disegno del Bernini,
collocandovi sopra gran piedistalli dieci statue di marmo,
rappresentanti altrettanti Angioli, che tengono varj strumenti della
passione del nostro Redentore: quella, che sostiene la colonna è
scultura di Antonio Raggi, quella col Volto santo, di Cosimo
Fancelli, l'altra con i chiodi di Girolamo Lucenti, quella colla
Croce, di Ercole Ferrata, l'altra colla lancia, di Domenico Guidi,
quella con i flagelli, di Lazzaro Morelli, quella colla veste
inconsutile, e l'altra colla corona di spine sono di Paolo Naldini,
quella però col titolo della Croce è del Bernini, e l'ultima, che
tiene la spugna è di Antonio Giorgetti: onde con doppia ragione si
chiama ora Ponte s. Angelo, ed il Mausoleo si dica
Castel s.
AngeloQuesto rotondo e maraviglioso masso, che ora
vediamo spogliato di ogni ornamento, fu edificato, come dicemmo, dal
suddetto Elio Adriano Imperatore ad imitazione del Mausoleo di
Augusto, per collocarvi le sue ceneri, e seppellirvi i Cesari suoi
successori, giacché quello era già pieno, ne' più vi si sotterrava
alcuno. Era questo tutto ricoperto di marmo pario, e circondato di
maravigliose colonne, colle quali Costantino Magno ornò poi la
basilica di s. Pietro, e quella di s. Paolo, nella quale ancor si
vedono con ammirazione. Eranvi ancora delle statue di marmo e di
metallo, con carri, cavalli, e quadrighe, e furono in tanta copia,
che di sepolcro ridotta poi in fortezza in tempo di Belisario, e di
Narsete, le gettavano per difendersi da' nemici. Le ceneri di
Adriano furono le prime, che si ponessero nel più alto, ed eminente
luogo di questo Mausoleo, entro una gran pina di metallo corintio;
dipoi vi furono riposte le ceneri di tutti gli Antonini, che
seguirono dopo di lui. Ma dopo, come dicemmo, essendo mutato in
fortezza, o castello mutò anche nome nel Pontificato di s. Gregorio
Magno: poiché nell'anno 593. essendo Roma afflitta colla peste, e
rivoltato il santo Pontefice a placare l'ira di Dio colla penitenza,
mentre processionalmente portava l'immagine della ss. Vergine nel
giorno di Pasqua di Resurrezione, all' avvicinarsi a questa mole,
sentissi una voce invisibile, che disse Regina Cali latare,
alleluja, a cui il santo Pontefice attonito rispondendo con viva
fede, Ora pro nobis Deum, alleluja, il Signore si compiacque, che da
quel punto principiasse a cessare la mortalità, e però in memoria,
ed allusione di ciò fu posta sulla cima di quella mole; un Angelo in
atto di riporre la spada nel fodero; e dal medesimo Pontefice fu
eretta una chiesa in onore del celeste Principe s. Michele
Arcangelo, non già quella, che sta su questa mole, ma quella, che
fra poco vedremo presso la medesima mole; imperciocchè si crede
universalmente, che poi da Bonifazio III. o IV. sia stata eretta
questa, che per la sua alta situazione fu detta inter nubes; ed il
castello si dice s. Angelo. Si disse similmente rocca o torre di
Crescenzio, perchè da un tale Nomentano fu occupata l'anno 985. ma
essendo poi scacciato da Ottone III . fu ridotta da' Pontefici in
forma di cittadella, ed ornata di varie particolarità. Urbano VIII.
la guarnì di cannoni, e mortari fatti col metallo del Panteon. Fra
le rarità, che vi sono, si annovera una loggia con stucchi di
Raffaello da Montelupo, e con pitture del Sermoneta, una sala
dipinta da Pierin del Vaga, con pavimento di pietre vaghissime,
altre stanze dipinte dal medesimo Pierino, da Giulio Romano, e da
altri, con alcuni busti antichi. Evvi ancora una copiosa armeria, un
archivio segreto, in cui si custodiscono gli originali di alcune
bolle Pontificie, e gli atti de' Concilj, con altri manoscritti di
grande stima. Benedetto XIV. vi fece l'orologio sul prospetto, e la
statua di metallo sulla cima, cavata dal modello di un Francese.
Corridori
del palazzo VaticanoDopo il divisato castel s. Angelo,
segue una piccola piazza con 4. strade, quella a destra porta alla
chiesa di s. Michele Arcangelo già eretta,come dicemmo, da s.
Gregorio Magno in memoria della suddetta apparizione del santo
Principe, e appresso di questa si vede il gran corridore fatto da
Alessandro VI. Spagnolo, affinchè dal palazzo Vaticano si potesse
passare segretamente al castel s. Angelo, che poi da Urbano VIII. fu
ristaurato e coperto di tetto. Quindi ritornando nella piazza, ed
entrando nella strada a sinistra si vede il gran
Spedale di
s. Spirito in SassiaConserva questo Archiospedale
l'antichissimo nome di quello, che quivi insieme con una chiesa
dedicata alla ss. Vergine edificò Ina Re de' Sassoni occidentali
l'anno 717. per comodo de' pellegrini di sua nazione, e che
chiamossi scuola de' Sassoni. Ma poi per un formidabile incendio
accaduto l'anno 817. ed altro nell'847. restando tutta questa
contrada desolata, s. Leone IV. la riparò colli soccorsi de' Re di
quelle nazioni. Dipoi questa contrada essendo stata devastata da
Arrigo IV. e da Federigo Barbarossa, il Pontefice Innocenzo III. nel
1198. ispirato da Dio ordinò quivi la fabbrica di uno spedale per li
poveri infermi, e per li projetti; e perchè si riconoscesse, che ciò
fu per speciale ispirazione divina, volle, che portasse il titolo di
s. Spirito. Ne concedè la cura ad alcuni Preti regolari in quel
medesimo tempo radunati in Francia per servire gl'infermi, il
fondatore de' quali chiamato Giulio Monpelieri fu da lui creato
Commendatore di questo nuovo ordine di s. Spirito, che dipoi si
dilatò in benefizio de' poveri infermi, e projetti per tutta
l'Italia, ed Europa. Perciò il medesimo Pontefice eresse appresso
allo spedale una chiesa dedicata
allo Spirito santo, che poi nell'anno 1538 fu edificata di nuovo, ed
ornata da vari Pontefici, e Cardinali, con pitture, marmi, e stucchi
dorati. Il disegno della chiesa è di Antonio da Sangallo, e quello
del prospetto di Ottavio Mascherino; il ciborio però è architettura
di Andrea Palladio. Greg. XIII. vi fece col disegno del detto
Mascherino il magnifico palazzo per il
Commendatore, che di ordinario è un Prelato, nel quale è una
scelta libreria, aumentata da Monsig. Lancisi, e da molti Principi,
fra' quali Lodovico XIV. Re di Francia. Il Cav. Bernini rinnovò
il braccio dello spedale con il portone, sotto Alessandro VII. ed il
Cav. Fuga seguitò l'altro braccio col medesimo disegno del Bernino,
sotto il Pontificato di Benedetto XIV. L'altare isolato nello
spedale vecchio è disegno del suddetto Andrea Palladio, ed il quadro
è di Carlo Maratti, il quale dipinse ancora la ss. Nunziata, che ora
sta nel nuovo oratorio de'
fratelli fatto col disegno del Cav. Passalacqua. Le pitture a fresco
nello spedale nuovo sono di Gregor. Giorgini, ed il quadro
sull'altare è del Lanfranco. Sonovi appresso le abitazioni
distinte per i fanciulli, e per le fanciulle; queste apprendono i
buoni costumi da alcune monache Agostiniane, che ivi hanno il lor
monastero, ed imparano i lavori proprj dalla loro età fino a tanto
che si maritino, o si facciano religiose, e però vi è unita una
chiesa dedicata a s. Tecla. Li fanciulli sono istruiti nel leggere,
e scrivere, e vengono trattenuti fino a tanto, che siano abili a
procacciarsi il vivere. Quindi facendo ritorno alla piazza, si
vede il fonte fatto da Paolo V. presso al quale fu il sepolcro
creduto di Scipione Affricano, fatto in forma di piramide, più
grande però è più magnifico di quello di Cestio a porta san Paolo.
Domno Pontefice lo spogliò de' marmi per lastricare il pavimento di
s. Pietro, e Alessandro VI. lo demolì per raddrizzare la strada, che
ora dicesi Alessandrina, nella quale si vede a destra la
Chiesa di
s. Maria della TraspontinaConserva questa chiesa il
nome dell'antica, la quale per la sua picciolezza, e per essere poco
dopo il passaggio del suddetto ponte, si disse Traspontina, e fu
demolita per dare luogo alle fortificazioni e fossi intorno al
divisato castello. Perciò Pio IV. nell'an. 1566. ordinò, che si
facesse una nuova chiesa, ma con magnificenza; e però essendo
coll'ajuto di molte persone pie, specialmente del Card.
Alessandrino, terminata l'anno 1587. con disegno del Paparelli, e di
Ottaviano Mascherini, Sisto V. le conferì il titolo Cardinalizio.
Quei Religiosi con solenne processione dalla chiesa vecchia andarono
alla nuova portando il santissimo Sagramento, una immagine della ss.
Vergine, che avevano portata da Terrasanta, quando vennero in Roma,
le colonne alle quali furono legati, e flagellati i ss. Apostoli
Pietro e Paolo, ed un Crocifisso, con alcuni corpi santi, e
reliquie. Fu dipoi la chiesa ornata con cappelle incrostate di
marmi, e pitture non poche; la s. Barbera nella prima a destra è del
Cav. d'Arpino, il s. Canuto nell'altra è di Monsù Daniele, la ss.
Concezione nella terza è del Muziani, e le pitture nella quarta sono
di Bernardino Gagliardi; il s. Alberto nella quinta è di Antonio
Pomaranci, ed il quadro con s. Maria Maddalena de' Pazzi nella
crociata è di Domenico Perugino, il quale dipinse a fresco gli
angoli nella cupola. L'altare maggiore ove si custodisce l'immagine
della ss. Vergine, è ornato di marmi, sculture, e metalli dorati
secondo il disegno del Cav. Carlo Fontana, e li due quadri grandi
nel coro sono stati fatti ultimamente da Angelo Papi. Il s.
Andrea Corsini nell'altra cappella della crociata è di Gio: Paolo
Melchiorri, e le pitture nella volta sono di Biagio Pucci. Il s.
Ang. Carmelitano nell'altra, ed il resto delle pittture sono di Gio:
Batista Ricci, e la s. Teresa nella cappella, che segue è di
Giacinto Calandrucci Palermitano. Il quadro nella cappella, ove sono
le colonne, a cui furono legati e flagellati i ss. Apostoli Pietro e
Paolo, è del suddetto Ricci da Novara, il s. Elia nella penultima,
di Antonio Gheraldi, e nell'ultima vi sono i corpi de ss. Basilide,
Tripodio, e Magdalo martiri, e nella sagrestia fra l'altre reliquie
si annovera il capo di s. Basilio Magno. Nell'oratorio contiguo evvi
il quadro dell'altare dipinto da Luigi Garzi.
Palazzo
GiraudPoco dopo siegue quest'antico e magnifico palazzo
edificato da Bramante Lazzari, e posseduto per lungo tempo da' Re
d'Inghilterra, ma poi da Errico VIII. essendo stato donato al Card
Campegi, passò dipoi ai Colonnesi, e comprato poi da Innocenzo XII.
vi collocò il collegio Ecclesiastico; ma essendo questo trasferito
come dicemmo, presso ponte Sisto, questo palazzo passò nel March.
Giraud, il quale vi fece di nuovo il portone. Si apre quivi una
sa piazza con un delizioso fonte fattovi da Paolo V. con disegno di
Carlo Maderno. Da una parte evvi il palazzo Madruzzi, poi del Card.
Pallotta, e finalmente da s. Pio V. ridotto in collegio per i padri
Gesuiti penitenzieri di s. Pietro in Vaticano, e da un altra parte
evvi la
Chiesa di
s. Giacomo ScossacavalliPrese un tal nome questa
piccola chiesa, secondo che si legge, fin dal tempo di s. Elena
madre del Gran Costantino, poichè la santa Imperatrice avendo fatto
portare in Roma due pietre segnalate, una su cui Abramo aveva posato
il suo figliuolo Isacco per sagrificarlo a Dio, e l'altra, sopra la
quale fu posato Gesù Cristo quando la santissima Vergine lo presentò
al tempio, le quali essa pensava di collocare nella basilica
Vaticana; giunti quivi i cavalli, che le portavano, non vollero
proseguire più oltre il cammino, ancorchè fossero dà condottieri
sforzati ed aspramente battuti: onde fabbricata quivi una chiesa, in
essa furono riposte. E' notabile, che in questa chiesa parrocchiale
nel 1514. fu eretta la seconda Confraternita per associare il ss.
Viatico agl'infermi, che poi da Innocenzo XII. fu ordinato nell'an.
1694. che simile si facesse in tutte le altre parrochie di Roma,
concedendovi molte indulgenze. Incontro a questa chiesa evvi il
Palazzo
già Spinola, e Ospizio per gli Eretici convertiti alla fede
CattolicaMolto grande, e magnifico è questo palazzo,
già eretto con architettura di Bramante Lazzeri, vedendosi nella
strada l'ammirabile portone, e balcone ornato di colonne doriche. E'
notabile, che in esso poi morì in tempo d'Innocenzo VIII. Carlotta
Regina di Cipro, e poi Raffaelle da Urbino in tempo di Leone X.
Dipoi comprato dal Card. Girolamo Gastalli, assegnò quella parte di
esso verso la piazza per ospizio degli Eretici dell'uno, e
dell'altro sesso, che sono risoluti di professare la religione
Cattolica. Quindi camminando per l'una o per l'altra strada, si
giunge alla gran basilica Vaticana; prima però si vede a sinistra, e
accanto al quartiere de' soldati la
Chiesa di
s. Lorenzo in BorgoSi disse anticamente questa chiesa
in piscibus, ed ora in borgo vecchio, perchè questa contrada è la
più antica di tutte le altre, che sono nella città Leonina.
Nell'anno 1200. era questa chiesa unita alla basilica Vaticana,
dipoi vi stettero alcune religiose di s. Chiara, le quali essendo da
Leone X. trasferite altrove, restò sotto la cura della Confraternita
di s. Spirito. Quindi nel 1650. fu riedificata dalla nobilissima
famiglia Cesi, che quì accanto ha un magnifico palazzo ornato di
statue, e marmi antichi; e fu conceduta la chiesa ai Chierici
regolari delle scuole pie, i quali ci hanno stabilito il loro
noviziato. Conserva quella chie(sa) l'antica forma a tre navi,
ornata con belle colonne, marmi, e pitture, fra le quali evvi il s.
Lorenzo dipinto da Giacinto Brandi, e lo sposalizio della santissima
Vergine di Niccolò Berettori, le pitture però, che sono intorno alla
chiesa, e ne' laterali dell'altare maggiore sono di Michelangelo
Ricciolini. Uscendo poi dalla porticella, ci viene quasi incontro la
Chiesa di
s. Michele Arcangelo, e di s. MagnoSi disse questa
chiesa in Sassia, per la medesima ragione, che dicemmo dello Spedale
di s. Spirito, mentre le sta non molto lungi. Fu eretta in onore del
s. Principe circa l'anno 813. da Carlo Magno sulla punta di quel
colle; perciò vi si sale per alcuni gradini, e conservandosi in essa
il corpo di s. Magno vescovo e martire, porta il nome ancora di
questo Santo. Paolo III. eresse in questa chiesa una Confraternita
per associare il ss. Viatico della Basilica Vaticana; e nell'anno
1631. vi fu costituito un collegio di cento Preti, e venti chierici
sotto il titolo della ss. Concezione, che poi fu trasportato, come
dicemmo, nel collegio Ecclesiastico presso ponte Sisto. Fu
ultimamente rinnovata questa chiesa da Benedetto XIV. ed ornata di
varie pitture moderne.
Piazza di s.
Pietro in VaticanoNell'antico campo Trionfale, ove i
Gentili apparecchiavano i vani e superstiziosi trionfi, si vede la
sorprendente piazza della Basilica Vaticana, la quale tanto per la
vastità e magnificenza, quanto per la distribuzione e decoro de'
portici, delle colonne, delle statue, delle fontane, e
dell'ammirabile obelisco egizio, che in mezzo alla gran piazza tiene
inalberato il segno della ss. Croce, fa restare sorpesa
l'immaginazione, sembrando opera non umana: perciò volendo io dar
conto di ogni sua parte, principieremo dall'
Obelisco
EgizioNocereo Re di Egitto fece erigere questo obelisco
in Eliopoli, e conforme scrive Plinio, di là lo fece condurre in
Roma Cajo Caligola l'anno III. del suo Impero, ponendolo nel Circo
Vaticano, che poi fu detto di Nerone per i suoi orti, che quivi
erano. Stette in piedi presso la sagrestia di s. Pietro fino al
Pontificato di Sisto V. il quale quì dirimpetto alla Basilica lo
trasportò per opera di Dom. Fontana, ed invece della gran palla di
metallo, che aveva nella sua cima, ci pose tre monti, ed una stella,
che sono le sue armi, e sopra collocò il segno della ss. Croce,
tutte formate di metallo, la quale avendo per il corso degli anni in
qualche parte patito, nel 1740. fu scesa e ristaurata, ed in tale
occasione ci fu posta una particella del legno della ss. Croce;
perciò furono concedute varie indulgenze ai fedeli, che passando la
salutassero con un Pater, ed Ave. Questo maraviglioso sasso è di
granito rosso senza cifre, ed è l'unico, che sia rimasto intero dopo
le rovine de' barbari, e l'ingiurie de' tempi; è alto palmi 113. e
mezzo, e col piedistallo, e croce di metallo palmi 152. Paolo V. per
accrescere ornamento fecevi il fonte a destra, e Clemente X. quello
a sinistra, i quali sono ammirabili non solamente per la copia e
deliziosa comparsa delle acque perenni: ma ancora per le tazze
superiori di granito egizio fatte tutte d'un sol masso. Alessandro
VII. finalmente col disegno del Cav. Bernini fecevi i maravigliosi
portici in forma di Anfiteatro di ordine dorico, ornato di 320.
grosse colonne di travertino con cornici, balaustri, e 136. statue
rappresentanti vari Santi e Sante, di cui la Basilica tiene
reliquie, e varj Fondatori di ordini religiosi.
Basilica
VaticanaSi dice Vaticana quella Basilica, per il colle
Vaticano, che dette il nome similmente alla valle, proveniente,
secondo alcuni, da vaticini, che vi si facevano, o dal vagito
puerile, secondo altri. Fu da principio tenuta come infame; ma poi
prese tanto credito, che si fecero ivi de' tempj, de' Circi, Orti, e
de' sepolcri di uomini illustri. Ove è la basilica esservi stato il
Circo di Cajo, e poi di Nerone, lo prova il divisato obelisco, che
con altri ornamenti era in mezzo al Circo, in cui si faceva spietata
carnificina de' Cristiani, come si riferisce anco da Svetonio
scrittore gentile. Onde per onorare il sangue ivi sparso da tanti
martiri, e per la sepoltura de' ss. Apostoli Pietro, e Paolo, il
gran Costantino Imperatore, rovinando il detto Circo, vi eresse la
Basilica, principiando egli stesso a cavare e portare via la terra,
per fare i fondamenti di essa. Terminata poi con magnificenza la
Basilica ai 18. di novembre, fu dal Pontefice s. Silvestro
consagrata, e dal Pio Imperatore arricchita di molti tesori, e
provveduta di grosse entrate. Quindi Onorio I. fecevi la porta di
argento, e coprilla con tegole di metallo dorato tolte dal tempio di
Giove Capitolino, ma spogliata poi da' Saraceni, Leone IV. rifece la
porta con alcuni bassirilievi di argento, e Niccolò III. ornolla poi
di mosaici, e molte pitture fecevi Giotto Fiorentino: ufiziando nel
tempio quattro monasteri di Monaci a vicenda tanto di notte, che di
giorno. Nel corso de' tempi patì varj disastri e spogliamenti: e
dopo 1200. anni cominciò a minacciare rovina: onde nel 1506. fu
principiato il nuovo tempio da Giulio II. includendovi tutto il
vecchio. Il primo architetto fu Bramante Lazzari, il quale morto
l'an. 1514. succedè Raffaelle da Urbino con altri, e morto anche
questo fu proseguita la fabbrica da Baldassare Peruzzi. Quindi sotto
Paolo III. fu seguitata da Antonio da Sangallo; ma poi l'anno 1546.
datane la direzione a Michelangelo Buonarroti, questi la ridusse in
forma di croce greca, e vi fece il disegno della cupola; indi fu
seguitata la fabbrica da Giacomo Barozio, e poi sotto Sisto V. vi fu
alzata la maravigliosa cupola da Giacomo della Porta insieme con
Domenico Fontana, secondo il modello del mentovato Buonarroti,
grande poco più del Panteon d'Agrippa, che noi ora diciamo la
Rotonda, aggiungendovi per finimento il cupolino, e poi una palla di
metallo, che regge la Croce, capace di 32. persone comodamente a
sedere, e vi si sale giornalmente da forestieri e cittadini per
varie scale comodissime. Paolo V. l'an. 1606. di croce greca
ridusse la Basilica in croce latina, e fecevi il portico col gran
prospetto secondo il disegno di Carlo Maderno, la quale è lunga
palmi 840. larga nella crociata palmi 641. ed alta fino alla volta
palmi 225. e fino alla croce della cupola palmi 620. onde questa
supera tutte le più insigni fabbriche moderne, ed antiche ancora,
noti solamente per la vastità della mole: ma ancora per l'eccellente
costruzione di essa, tanto nell'esterno quanto nell'interno, ed
altresì per l'ammirabili opere di marmo, di mosaici, di metallo, e
di stucchi dorati. Troppo malagevole ci riuscirebbe, se
volessimo in questa breve descrizione registrare tutte le parti, e
opere cospicue di pittura e di mosaici, di scultura, e di
architettura, che sono entro questo vasto Tempio; ma non volendo
lasciare nel meglio il mio Lettore, ho risoluto di farli compagnia
almeno nelle cose principali, potendo poi a suo talento osservare il
resto. Le due statue di s Pietro, e di s. Paolo, che si vedono sul
principio della scalinata sono di Minio da Fiesole Fiorentino, ed il
bassorilievo con Gesù Cristo, che dà le chiavi a s. Pietro, posto
sotto la loggia della benedizione, è opera di Ambrogio Malvicino.
Entrando poi nel portico ornato di marmi, e stucchi dorati con varie
colonne del tempio vecchio, nell'ultimo fondo a destra evvi la
statua equestre rappresentante Costantino Magno fondatore di questa
Basilica, in atto di vedere la Croce col motto in hoc signo vinces:
opera insigne del Bernino, e in fondo a sinistra Carlo Magno a
cavallo, come difensore della Chiesa, opera di Agostino Cornacchini
Pistojese. Sopra la porta di mezzo evvi un gran bassorilievo
rappresentante il Salvatore, che commette il suo ovile a s. Pietro,
scolpito in marmo dal Cav. Bernini, ed incontro il mosaico della
celebre Navicella dipinta dal Giotto circa l'anno 1300. e che stava
prima nell'atrio quadriportico Per cinque porte si entra nella
Basilica: quella di mezzo è di metallo fatta in Costantinopoli di
Antonio Filareto per ordine di Eugenio IV. nella quale effigiò il
martirio di s Pietro, e quello di s. Paolo, con alcuni fatti del
medesimo Pontefice. La quinta porta a destra si apre solamente
l'anno del Giubbileo, e si chiama Porta Santa, perchè con sagri Riti
si apre, e poi si chiude dà sommi Pontefici. Al primo ingresso,
che si fa in quel vasto tempio, stando sull'espettativa di vedere
una bellezza immaginaria, e sorprendente, niuna ammirazione ci reca
la sua vasta mole; ma però nell'osservare di mano in mano le sue
parti , non solo resta ognuno sorpreso della magnificenza e decoro
di esso, ma confusa di tal modo la mente, che conviene più, e più
volte tornarci, trovandosi sempre cose nuove da osservare, e da
ammirare. Nell'avvicinarsi intanto ad uno de' fonti dell'acqua
benedetta, che stanno al primo pilastro, si osserva, che i putti di
marmo, che li reggono, di proporzionati, ed al naturale, che da
prima sembravano, si vedono poi di figura gigantesca, e fuor di
misura; e le colombe di marmo col ramo di ulivo, che pajono volersi
toccare con mani, avvicinandosi si trovano tanto alte, che pare
essere volate in alto: l'istesso succederà poi in tutte le altre
cose: donde si va facendo maggior concetto dell'esorbitante maestà,
e della corretta proporzione di questo sagro Tempio, la quale dà
tutta la quiete, e pausa all'occhio, acciò possa agevolmente, e
senza confusione godere tutte le parti più riguardevoli, che lo
adornano. Perciò se seguitando il cammino per la nave maggiore, si
vedono nelle nicchie le statue colossali di alcuni santi Fondatori
degli Ordini religiosi, come diremo fra poco, e due pietre
memorabili poste fra pilastro, e pilastro; in quella a sinistra, vi
furono divisi i corpi di s. Pietro, e di s. Paolo, e su quella a
destra, ci furono tormentati, e fatti morire varj Martiri; e le due
pietre nere e rotonde, i Gentili le legavano ai piedi de' Martiri
quando stavano sull'eculeo; si vede poi la statua di s. Pietro
Apostolo a sedere ed in atto di dare la benedizione, la quale fu
fatta da s. Leone I. col metallo della statua di Giove Capitolino,
per aver liberata Roma dalla persecuzione di Attila Re degli Unni, e
perciò i fedeli sono soliti di baciargli i piedi. In mezzo alla
crociata, evvi sotto la gran cupola l'altare Papale de' ss. Apostoli
Pietro e Paolo, e nel sotterraneo l'antico altare, in cui sono i
loro sagri corpi con quei de' santi Pontefici de' primi secoli, che
con voce latina si dice la Confessione de' ss. Apostoli, in vece di
dire martirio, come chiamavano i Greci le sepolture de' ss. Martiri,
ovecchè i Latini le dissero Confessioni. S. Girolamo, contro
Vigilanzio testifica, che il Pontefice Romano offerisce il
sagrifizio al Signore sopra le venerande ossa di s. Pietro, e di s.
Paolo, e la loro sepoltura giudica essere altare di Cristo. S.
Agostino nell'Epistola 42. ai Madaurensi, dice, che l'altissima
sommità dell'Imperio Romano, deposta la corona, prega umilmente al
sepolcro del pescator s. Pietro. E s. Teodoreto vescovo di Ciro in
una epistola a Papa Leone, dice, che i sepolcri de' ss. Apostoli
illuminano tutto il Mondo: perciò questo luogo è stato ornato con
preziosi marmi, e metalli dorati, ardendovi continuamente cento
ventidue lampade di argento con cornocopj di metallo in parte
dorato, e vi si scende per una nobilissima scala a due branche.
Sopra il sotterraneo evvi l'altare grande, in cui non celebra altro,
che il Papa, o qualche Cardinale per breve del medesimo Papa. Urbano
VIII. con disegno del Cav. Bernini vi fece il maraviglioso
baldacchino di metallo posato sopra 4. colonne storcellate ornate di
bellissimi putti modellati da Francesco Fiammingo, similmente di
metallo in parte dorato, ed ornato di varj lavori insigni. E' alta
questa macchina palmi 124. fino alla Croce, e vi fu impiegato cento
ottanta sei mila, e trecento novantadue libbre di metallo levato dal
Panteon, e per l'indoratura vi fu consumato quarantasei mila scudi
di oro. La gran cupola è tutta ornata di mosaici cavati dà cartoni
di Giovanni de Vecchis, di Cesare Nebbia, e del Cav. d'Arpino; ne'
gran piloni il Cav. Bernini aprì le quattro ringhiere per mostrare
le sagre reliquie, che vi si conservano, cioè da quella sopra la
Veronica il Volto Santo, la Lancia, e la Croce di Gesù Cristo, e
sopra quella di s. Elena altre reliquie. Sono notabili in queste
ringhiere, o balconi, le otto colonne storcigliate, perchè furono,
come si crede, del tempio di Salomone. Nelle nicchie de' medesimi
piloni sonovi quattro statue di marmo alte palmi 22. una rappresenta
la Veronica scolpita da Francesco Moci, l'altra s. Elena, da Andr.
Bolgi, la terza s. Andrea Apostolo di Franc. du Quesnoy Fiammingo;
ed il s. Longino nella quarta, del medesimo Bernini. Sotto il
piedistallo di ciascuna statua vi è un' altare con quadri di mosaico
cavati dalle pitture di Andrea Sacchi, e di lì si scende alle grotte
Vaticane, cioè nella chiesa vecchia, di cui ancora si conservano le
memorie più insigni, e vi si venera più da vicino il sepolcro de'
ss. Apostoli eretto da s. Anacleto Papa, chiamato dalli Scrittori
ecclesiastici, insieme con quello di s. Paolo Sacra limina: perciò è
proibito alle donne di entrarvi, fuor che il lunedì della
Pentecoste, ed allora è proibito alli uomini: e però il mio Lettore
facendosi accompagnare da un chierico della sagrestia, egli con una
torcia accesa gli farà osservare gran parte del tempio vecchio, con
moltissime memorie antiche degne di essere vedute. Proseguendo
poi il cammino nella nave grande, si giunge alla gran tribuna, ove
si osserva il maestoso altare, in cui si custodisce la Cattedra di
s. Pietro, la quale è fatta di legno intarsiata di avorio, con
colonnette e figurine similmente di avorio. Questa sta chiusa in
un'altra di metallo dorato ornata mirabilmente di angioli, e
sostenuta da 4. statue rappresentanti due dottori della Chiesa
Greca, e due della Latina, gettate in metallo secondo il disegno del
Cav. Bernino per ordine di Alessandro VII. e pesano 116. mila
libbre, colla spesa di 172.mila scudi. Il deposito di Urbano VIII.
che sta a sinistra con statua di metallo, ed altre di marmo è opera
insigne delle mani del mentovato Cav. Bernino, e l'altro a destra di
Paolo III. colla celebre statua di metallo, e le due di marmo a
giacere fu fatto da Guglielmo della Porta colla direzione del
Buonarroti; la statua di san Domenico nella prima nicchia fu
scolpita da Monsù le Gros, quella di s. Francesco nell'altra è di
Carlo Monaldi, quella di s Benedetto, di Antonio Montauti, ed il s.
Elia nella 4. nicchia è di Agostino Cornacchini. La statua di san
Brunone nella crociata è di Monsù Slos Francese; quella del B.
Giuseppe Calasanzio, d'Innocenzo Spinaci; quella del B. Girolamo
Emiliani, di Pietro Bracci; ed il s. Gaetano, di Carlo Monaldi. Il
san Filippo Neri nella nave grande è di Gio. Batista Maini; il s.
Vincenzo de Paulis, del suddetto Pietro Bracci, e la s. Teresa, di
Filippo Valle. Il s. Pietro d'Alcantara, che sta incontro è di
Francesco Vergara Spagnolo; il s. Camillo de Lellis, di Pietro
Pacilli; il s. Ignazio, di Giuseppe Rusconi, e il s. Francesco di
Paola, del suddetto Maini. Il s. Gio. di Dio nella crociata è del
suddetto Valle; il s. Pietro Nolasco, di Paolo Campi, e la s.
Giuliana Falconieri, del medesimo Campi; quali statue sono tutte di
marmo, alte alcune più di palmi 18. Volendo poi fare un giro
intorno alle navi laterali, per osservare tutto, e con metodo,
conviene ritornare a piè della basilica, e principiare dalla Porta
Santa, che è chiusa, sopra cui si vede s. Pietro fatto in mosaico
dal cartone di Ciro Ferri. La prima cappella era dedicata al ss.
Crocifisso; ma anni sono vi fu trasportata dal coro de' Canonici la
celebre statua della ss. Vergine con Gesù Cristo morto in seno,
scolpita in marmo da Michelangelo Buonarroti nel quinto lustro di
sua età; ma in questo sito è quasi invisibile; le pitture nella
volta sono del Lanfranco, il s. Niccolò in mosaico nella cappelletta
laterale è del Cristofari, e la colonna, che si vede incontro
custodita con ferrate, è tradizione antica essere stata del tempio
di Salomone, alla quale il nostro Divino Redentore soleva
appoggiarsi quando predicava nel tempio. I mosaici che sono nella
cupola innanzi, a questa cappella sono del Cristofari fatti da'
cartoni di Pietro da Cortona, e per la di lui morte terminati da
Ciro Ferri suo allievo. Indi entrando nella nave piccola si vede
sotto l'arco il deposito di Cristina Alessandrina Regina di Svezia
fatto con disegno del Cav. Carlo Fontana; il medaglione, e ornamenti
di metallo sono di Gio: Giardini, i bassirilievi di Gio. Taudon, e
li putti di Lorenzo Ottone. Nella seconda cappella si vede il
gran quadro col martirio di s. Sebastiano dipinto dal Domenichino, e
fatto in mosaico dal Cristofari, e i mosaici nella cupola dinanzi
furono fatti da' cartoni del sudd. Pietro da Cortona. Sotto l'arco
della nave laterale si vede a sinistra il deposito della Contessa
Matilde fatto da Urbano VIII. con disegno del Cav. Bernini, il quale
scolpì la testa della statua, terminata nel resto da Luigi suo
fratello, il quale insieme con Andrea Bolgi fece li due putti sopra
l'urna: li bassirilievi però sono di Stefano Speranza, e le armi di
Matteo Bonarelli. Incontro evvi il deposito d'Innocenzo XII. con tre
statue di marmo scolpite da Filippo Valle Fiorentino. Nella
terza cappella, in cui si custodisce il Divino Sagramento
dell'Eucaristia, evvi il quadro della ss. Trinità dipinto da Pietro
da Cortona, ed il ciborio fatto di metalli dorati e lapislazzoli con
due Angioli di metallo, similmente dorati, è opera insigne del Cav.
Bernino; il deposito di Sisto IV. però, che sta sul pavimento con
bassorilievo di metallo è di Antonio Pallajolo; il quadro nella
cappelletta è del Cav. Bernini, e le due colonne furono del tempio
di Salomone. Li mosaici nella cupola dinanzi a questa furono fatti
da' cartoni del mentovato Pietro da Cortona, ed il deposito di Greg.
XIII. sotto l'arco, con tre figure è opera insigne di Cammillo
Rusconi. Nell'altare incontro all'arco si vede il s. Girolarno
fatto in mosaico dal celebre quadro dipinto dal Domenichino, quale
vedemmo nella chiesa di s. Girolamo della Carità, presso piazza
Farnese. A destra si vede la cappella della ss. Vergine fatta da
Gregorio XIII. col disegno del Buonarroti eseguito però da Giacomo
della Porta, e perchè sotto l'altare si custodisce il corpo di s.
Gregorio Nazianzeno, si dice la cappella Gregoriana. I mosaici nella
cupola sono cavati da' cartoni del Muziani, ed il quadro sotto
l'arco rappresentante s. Basilio Magno, che celebra la Messa greca,
fu fatto in mosaico dalla pittura di Monsù Subleras Francese; il san
Pietro però, che riceve le chiavi da Gesù Cristo dipinto a fresco
nell'arco incontro, è del Cav. Baglioni. Entrando poi nella
crociata ornata similmente di statue colossali di marmo, sonovi tre
altari tutti ornati di mosaico; nel primo si vede s. Vinceslao Duca
di Boemia ritratto dalla pittura di Angiolo Caroselli; appresso evvi
il martirio de' ss. Processo, e Martiniano, cavato da quella di
Valentino Francese, e sotto l'altare sono i corpi di detti ss.
Martiri; il s. Erasmo nel terzo fu preso dalla pittura di Niccolò
Pussino, cognominato il Raffaello di Francia, e le quattro colonne
rosse, che quivi si vedono furono del celebre foro di Traiano.
Seguitando poi il giro, si vede sotto l'arco a sinistra la
navicella di s. Pietro fatta in mosaico dal quadro del Cav.
Lanfranco; il s. Pietro però, che sta incontro, fu dipinto a fresco
da Andrea Camassei: ed ora vi si farà il deposito di Benedetto XIV.
Siegue appresso la cappella di s. Michele Arcangelo, ultimamente
fatto in mosaico dal celebre quadro di Guido Reni, che sta nella
chiesa de' frati Cappuccini, e poi la cappella di s. Petronilla; che
si vede fatta in mosaico dal famoso quadro del Guercino, quale sta
nella sala regia della cappella del palazzo Quirinale. Sotto
quest'altare si custodisce il corpo di detta santa fìgliuola di s.
Pietro. Li mosaici nella cupola, furono cavati da cartoni di Niccolò
Ricciolini, ma il s. Bernardo nell'angolo è di Carlo Pellegrini, il
s. Gregorio, del Romanelli, quello accanto è di Andrea Sacchi, e
l'altro di Guidobaldo Abbatini; quelli però ne' sordini sono parte
di Ventura Lamberti, e parte del Cav. Benesiani. Il quadro
nell'altare sotto l'arco rappresentante s. Pietro, che resuscita
Tabita, che si sta facendo in mosaico, è di Placido Costanzi, ed il
deposito incontro di Clemente X. è disegno di Mattia Rossi; la
statua però del Pontefice è di Ercole Ferrata, li due laterali di
Giuseppe Mazzoli, e di Lazzaro Morelli, il bassorilievo nell'urna,
di Leonardo Retense, ed il resto è di Filippo Carcani. Passando
poi dall'altra parte opposta, evvi a destra il deposito di
Alessandro VIII. disegno del Conte Sammartino in cui si vede la
statua del Pontefice gettata in metallo da Giuseppe Bertosi, e le
due statue laterali furono fatte in marmo da Angelo de' Rossi, il
quale si portò egregiamente bene nel lavoro del bassorilievo, che
sta da piede. Il s. Pietro nella cappella incontro fu fatto in
mosaico dalla pittura di Lodovico Cigoli, ed il gran bassorilievo
nella cappella accanto, rappresentante s. Leone I. che va incontro
ad Attila Re degli Unni, è celebre scultura dell'Algardi. Sotto di
questo altare sta il corpo del s. Pontefice, e sotto l'altare, che
siegue dedicato alla ss. Vergine vi sono i corpi de' ss. Pontefici
Leone II., Leone III., e Leone IV. Li ss. Dottori fatti a mosaico
negli angoli della cupola, due sono di Andrea Sacchi, e due del
Lanfranchi, il quale fece anche i sordini. Sopra la porticella
laterale si vede bizzarramente accomodato il deposito di Alessandro
VII. invenzione, e opera dello scarpello del Bernini, ed il quadro
incontro colla caduta di Simone Mago è pittura sopra lavagna fatta
dal Cav. Francesco Vanni. Quindi passando nell'altra parte della
crociata si vedono altri tre altari, con quadri fatti similmente in
mosaico; il s. Tommaso Apostolo nel primo fu dipinto da Domenico
Passignani, e sotto l'altare si conserva il corpo di s. Bonifacio
IV. Li ss. Simone e Giuda nel secondo sono di Antonio Ciampelli, e
sotto l'altare sono i loro corpi; nel terzo poi sonovi i ss.
Marziale e Valeria, dipinti da Antonio Spadarino, e sotto l'altare
vi è il corpo di s. Leone IX. Dipoi voltando a sinistra, siegue
la porta della sagrestia, di cui parleremo dopo, mentre ora
proseguiremo il nostro giro della nave laterale. La pittura dunque a
fresco sulla detta porta è del Romanelli, ed il quadro nell'altare
incontro è copia già ita del Cav. Passignani; il s. Gregorio Magno,
che mostra il corporale insanguinato fatto in mosaico nell'altare a
destra, fu cavato dalla pittura di Andrea Sacchi, e sotto l'altare è
il corpo del medesimo santo Pontefice. Si chiama questa cappella
Clementina, perchè da Clemente VIII. fu eretta con disegno del
Buonarroti, sebbene eseguito poi da Giacomo della Porta. Le pitture
nella cupola sono di Cristofano e di Antonio Roncalli delle
Pomarancie fratelli, ed il san Pietro e Anania nell'altare sotto
l'arco, fu fatto in mosaico dalla pittura del sudd. Cristofano
Roncalli. Entrando poi nella piccola nave sacrale, evvi a destra il
deposito di Leone XI. opera insigne dell'Algardi, eccettuatene le
statue laterali, che furono scolpite, una da Ercole Ferrata, e
l'altra da Giuseppe Peroni suoi allievi; ed incontro evvi quello
d'Innocenzo XI. fatto da Stefano Monot Borgognone, con disegno di
Carlo Maratta. Nella cappella, che siegue destinata per coro de'
Canonici di questa Basilica, evvi il quadro dell'altare colla ss.
Concezione, san Francesco di Assisi, e s. Antonio di Padova fatto in
mosaico dalla pittura di Giuseppe Chiari, e nel pavimento si legge
una iscrizione sepolcrale fatta ù da Clemente XI. per il suo
deposito, che sta sotto di questa cappella. Li mosaici nella cupola
dinanzi a quella furono cavati dalle pitture di Filippo Cocchi, e
quelli negli angoli di Ciro Ferri, e di Carlo Maratta; i sordini
però sono del Ricciolini, e del Franceschini. Sotto l'arco di
appresso si vede in alto il deposito d'Innocenzo VIII. colla statua
di metallo a giacere fatta da Antonio Pollajolo Fiorentino. La
Presentazione della ss. Vergine al tempio, che si vede fatta in
mosaico nella cappella,che siegue, fu cavata dalla pittura del
Romanelli, e i mosaici nella cupola, sono de' cartoni di Carlo
Maratta. Dopo siegue la porta, che conduce alla parte superiore del
Tempio, e alla cupola, alla quale per necessità bisognerà andare, se
si vorrà conoscere la esorbitante magnificenza di questa mole, e poi
salire alla palla, se si vorrà osservare quanta sia stata
l'arditezza d'un uomo, nel portare su quella altezza una tale
macchina. Si vede sulla detta porta il deposito di Maria
Clementina Regina d'Inghilterra fatto con disegno di Filippo
Barigioni, e colle sculture di Pietro Bracci; il ritratto però fu
messo in mosaico dal Cristofani; incontro si farà quello del Re
Giacomo di lei sposo. Sieguo per ultimo la cappella del battesimo
ornata con tre quadri di mosaico: quello di mezzo con s. Gio:
Batista fu cavato dalla pittura di Carlo Maratta, quello a destra,
dalla pittura di Giuseppe Passeri, e l'altro a sinistra, da quelli
di Andrea Procaccini. Benedetto XIII. vi fece il nobilissimo fonte
battesimale, con la maravigliosa conca di porfido ben lavorata, che
servì di coperchio al deposito dell'Imperatore Onorio II. I mosaici
nella cupola, che le sta dinanzi furono fatti da' cartoni di
Francesco Trevisani, e finalmente tutte le volte e sottarchi con i
gran voltoni della nave di mezzo, e della crociata e tribuna sono
tutte lavorate a grottesche con frutti, e bassirilievi messi a oro,
e tutti i pilastri e pareti sono ornati di marmi mischi con putti, e
medaglioni similmente di marmo rappresentanti i Pontefici de' primi
secoli, fatti col disegno del Cav. Bernini, per ordine d' Innocenzo
X. e le colonne, che adornano le cappelle furono tutte della chiesa
vecchia fatta da Costantino Magno, fuorchè quelle degli archi
laterali.
Sagrestia
di s. Pietro in VaticanoPer non ingombrare la
bellissima architettura, che sì vede nell'esterno della divisata
Basilica, hanno avuto riguardo non meno i Sommi Pontefìci, che gli
stessi Architetti di fare una confacente Sagrestia, e però si
servono dell'antichissima cappella rotonda già dedicata alla ss.
Vergine detta della Febbre, nella quale sono 4. altari con quadri,
fra' quali è considerabile quello de' ss. Pietro e Paolo, e s.
Veronica dipinti da Ugo da Carpi senza avervi adoprato pennello. Vi
si conservano moltissime reliquie, fra le quali una coltre, in cui i
Cristiani di nascosto involgevano i corpi de' ss. Martiri uccisi nel
Circo di Nerone, quando li portavano a seppellire. Evvi un archivio
con antichi codici manoscritti, fra' quali uno di s. Ilario. A
sinistra di questo piccolo tempio verso il colonnato stette in piedi
il maraviglioso obelisco, che vedemmo in mezzo alla piazza Vaticana;
ed incontro evvi la
Chiesa di
s. Maria di Campo SantoEra così grande la venerazione,
che i primi Cristiani portavano al sepolcro de' ss. Apostoli, che
facevano a gara le nazioni più lontane di avere allogio presso
quest'augustissimo tempio, nel quale oravano continuamente di
giorno, e di notte, succedendo a vicenda gli uni agli altri: perciò
quivi furono fatte diverse scuole, o per dir meglio ospizj, e
spedali. Quindi essendo da s. Elena portata in Roma molta terra de'
luoghi santi di Gerusalemme, e collocatane parte presso questa
Basilica, crebbe tanto la devozione de' pellegrini, che quei, che
morivano in Roma, volevano ivi essere sepolti; onde questo luogo
prese il nome di Campo Santo, e venendo poi in Roma Carlo Magno,
edificovvi una chiesa dedicata al santissimo Salvatore; che per li
scheltri, ed ossi del cimiterio fu detta in ossibus. Da principio vi
fu una scuola di Longobardi, ora però vi è una confraternita di
Alemanni Fiamminghi e Svizzeri, la quale ne ha cura, e però vi sono
varie pitture, e depositi in marmo di quelle nazioni. Il quadro
nell'altare maggiore è di Polidoro da Caravaggio, e i laterali sono
di Giacomo d'Haffel, ed il suo deposito a destra è opera di
Francesco Fiammingo. Il quadro di s. Erasmo, è di Giacinto
Geminiani, e quello de' tre Magi dello Scarsellino. Il s. Carlo
Borromeo, e la Fuga in Egitto, sono di Arrigo Fiammingo, e la ss.
Concezione nell'oratorio è di Luigi Garzi; ed il s. Gio. Nepomiceno,
di Ignazio Sterna. Ora intorno l'antico cimiterio vi sono state
formate le cappelle per le stazioni della Via Crucis. Uscendo poi
dalla porta laterale, evvi incontro il
Palazzo
della Sagra InquisizioneEssendo da Paolo III. istituito
il Tribunale della sagra Inquisizione, dopo varie mutazioni, alla
fine s. Pio V. quivi lo stabilì, costruendovi tutti li comodi
convenienti per li ministri, e per li rei. Nel vicolo a destra di
questo si vede la
Porta
Cavalleggieri, e Chiesa di s. Maria
delle FornaciDicevasi anticamente questa porta del
Torrione, dipoi in Posterula; ma essendovi fatto appresso il
quartiere della guardia Pontificia, chiamata de' Cavalleggieri, di
questi ora porta il nome. Fuori di questa porta evvi la chiesa
di s. Maria delle fornaci col convento de' frati Trinitarj scalzi,
ed ancora la chiesa parrocchiale di s. Angelo cognominata, come
l'altra, per le molte fornaci, che sono quivi da cuocere i mattoni,
e altri lavori di creta; e la via si crede da alcuni che sia
l'Aurelia vecchia. Evvi appresso e non molto lontano la
Porta
FabbricaPerchè in questa valle hanno trasportato i
moderni Fornaciari la fabbrica de' mattoni, tegole, ed altre opere
di creta, quivi fu aperta questa porta per comodo della fabbrica
della città Leonina, e della Basilica Vaticana, donde ne prese il
nome; perchè alle dette fornaci corrisponde, ed è più vicino alla
Basilica, perciò entrando per essa, e camminando per il vicolo
incontro, si giunge sulla piazza del
Seminario
di s. Pietro in VaticanoPresso la chiesa di s. Magno fu
da prima istituito da Urbano VIII. l'anno 1637. lo studio delle
lettere per li chierici di questa Basilica sotto la cura del
Capitolo Vaticano; ma poi riconosciutasi la troppa distanza, per
maggior comodo della Basilica fu nell'anno 1729. quivi eretto dal
medesimo Capitolo, tenendovi ottimi maestri. Terminati poi li studj
ritornano alla Basilica per chierici maggiori destinati alla
custodia delle cose sagre,fino a tanto che siano provveduti di
benefizio. Incontro evvi il
Palazzino
del Cardinal ArcipreteAppresso la Basilica Vaticana era
anticamente il palazzo e residenza dell' Card. Arciprete della
medesima, come lo avevano tutti i Cardinali presso la loro chiesa
titolare: ma venendo ciò in disuso, principalmente per causa della
fabbrica del nuovo tempio, sua Altezza Ema il Sig. Card. de Yorch ha
fatto per suo comodo il palazzino presso la Basilica, affinchè sia
pronto alle sagre funzioni della medesima. Accanto al mentovato
casino evvi lo studio, in cui si lavorano le pitture in mosaico per
servigio della basilica Vaticana, perciò se non farà discaro al
Lettore di entrare, vedrà quel laborioso artifizio. Dall'altra parte
si vede l'antica, ma piccola
Chiesa di
s. Stefano degli UnniSi crede essere stata eretta
questa con uno spedale da s. Stefano Re di Ungheria circa l'anno
987. allor quando venne a Roma, dopo esser battezzato, per visitare
il sepolcro de' ss. Apostoli, facendovi un ospizio per i pellegrini
di sua nazione, come aveva fatto in Gerusalemme, ed in
Costantinopoli. Da Gregorio XIII. fu poi conceduta con le sue
entrate al collegio Germanico Ungarico in s. Apollinare per sostegno
di quegli alunni. A sinistra del divisato Seminario, e appunto
dietro alla tribuna della gran basilica Vaticana, evvi la
Chiesa di
s. MartaNel Pontificato di Paolo III. fu eretta questa
chiesa l'an. 1537. con lo spedale per la famiglia Pontificia, e però
da varj Pontefici fu arricchita delle indulgenze, che si acquistano
visitando s. Gio: in Laterano, la Scala Santa, e s. Giacomo di
Galizia; sonovi delle pitture del Lanfranchi, del Muziani, e
d'altri, ed il ss. Crocifisso è scultura dell'Algardi. Ma perchè ora
la corte Pontificia risiede sul Quirinale, ultimamente fu conceduta
ai frati Mercenari Riformati. Per non lasciare le notizie, che
intorno a questo luogo si leggono, erano quivi, come accennammo,
quattro celebri monasterj di Monaci, cioè uno di s. Martino, altro
di s. Stefano Minore, di s. Stefano Maggiore, e de' ss. Gio. e Paolo
fondati più di mille anni addietro, affinchè si cantassero dì e
notte, vicendevolmente gli ufizj divini nella Basilica di s. Pietro.
Inoltre vi era nell'istesso luogo il battisterio dedicato a s.
Giovanni, ed insieme un cimiterio, appresso al quale erano 13.
cappelle, ed in particolare una eretta da Probo prefetto del
Pretorio, dove fu la sua sepoltura, famosa per il pilo marmoreo, che
poi servì per il fonte battesimale della medesima Basilica Vaticana:
ora altro non rimane di queste pie memorie, che solamente la
picciola
Chiesa di
s. Stefano de'MoriDa s. Leone I. fu eretta questa
chiesa, e da Alessandro III. nel 1159. vi fu aggiunto un ospizio per
i pellegrini Abissini, Egizi, Etiopi, ed Indiani, e Gregorio XIII.
ordinò, che venghino alimentati dal palazzo Apostolico. Prima di
partire da questo luogo, mi sembra far cosa grata al Lettore di
accennare, che nell'anno 1544. in occasione, che si cavava nella
chiesa di s. Petronilla, che era contigua all'antico tempio
Vaticano, fu trovata una grande arca di marmo,che fu creduta essere
il sepolcro di quella Santa. Eravi dentro un cadavere di una donna,
coperto di preziosi vestimenti di oro, i quali bruciati, dettero
quaranta libbre di oro purissimo. Vi erano inoltre una lucerna
marina fatta di cristallo di monte, ed ornata di oro, una quantità
di vasi di oro, di cristallo, e di agata con ingegnosi lavori; altra
quantità di gioje diverse legate in varj modi, e fra queste uno
smeraldo coll' effigie di Onorio Imperatore, molte verghe, collane,
e figure di oro: due cassettine di argento ridotte in pezzi, ed
alcune medaglie, e lamine di oro, nelle quali si leggeva: Maria
Domina nostra Florentissima. Stilico vivat. Domino nostro Honorio.
Domina nostra Maria . Indi camminando d'intorno alla Basilica, e
lasciando il palazzo, e giardino Pontificio, poi piegando a
sinistra, si trova sull'alto del colle la
Zecca
Pontificia e FornoSopra alle falde del colle Vaticano
fu trasferita la Zecca, che prima stava, come dicemmo, presso la
chiesa di s. Celso in Banchi, la quale è ammirabile, perchè col
beneficio dell'acqua, e per gli ordegni ben adattati in poco tempo
può coniare molta moneta. Ed accanto evvi il forno di palazzo,
il quale è molto particolare, perchè il pane, che si cuoce in esso
riesce migliore di qualsivoglia altro di Roma. Poco discosto si vede
la
Porta
PertusaNel più alto del colle Vaticano siede questa
porta, la quale serviva solamente per comodo della Corte Pontificia,
perchè nel giardino Pontificio corrisponde, e non nella Città. Prese
un tal nome per l'antica sua piccolezza, ma Leone X. la ornò con
buona architettura; resta però ancora chiusa e senza alcun uso.
Appresso a questa si vedono le torri con le
Mura della
città LeoninaDal Pontefice s. Leone IV. fu cinto il
Vaticano di mura e di torri, allora quando nell'an. 849. ebbe
notizia, che dall'Affrica venivano i Saracini con una poderosa
armata in danno di quest'Alma Città; onde sollecito ristaurò le
antiche mura, e rinforzò le porte con nuove torri, facendo venire da
tutto lo Stato Ecclesiastico operarj: e perchè la basilica Vaticana
e li molti ospizj , e spedali restavano esposti agli insulti delle
nazioni barbare, perchè fuori della Città, con animo grande cominciò
a cingere tutto quel vasto sito di forti mura, sopra le quali egli
molto vigilante e sollecito scorreva or per una parte, ed ora per
un'altra, acciò l'opera si finisse presto e bene, non distogliendolo
nè freddo, nè vento, nè pioggia, ne caldo. Dipoi impiegandovi i
Saracini fatti prigioni nella sconfitta data loro nella spiaggia di
Ostia, e col lavoro di 4. anni compì la grande opera formando una
nuova Città, che dal suo fondatore si disse Leonina. Il medesimo
Papa per lo stabilimento di essa ordinò, che tutti i Vescovi ,
Preti, Diaconi, e Chierici della Chiesa Romana, posciachè si fossero
cantate le Litanie, e il Salterio, girassero seco insieme con Inni,
e Cantici spi rituali intorno alle nuove mura, cori piedi scalzi, e
con cenere in capo. Oltre a ciò ordinò che i Cardinali, e Vescovi
facessero l'aqua benedetta, e nel passare aspergessero con essa le
dette muraglie. E dopo il medesimo s. Pontefice recitò con lacrime,
e sospiri sopra le istesse mura tre orazioni; una sopra la porta
verso s. Pellegrino, l'altra sopra la porta Castello, e la terza
sopra quella di san Spirito. Dopo di che il Papa con tutto il Clero,
e Baronìa di Roma, andò processionalmente alla basilica di s.
Pietro, recitando orazioni e laudi, e poi celebrò la Messa solenne
per la salute del popolo, e conservazione della Città; il che
successe il dì 27. Giugno dell' ottavo anno del suo Pontificato.
Delle dette mura non rimangono altro, che le torri con qualche
seguito rinnovate però da Niccolò V. come si vedono intorno al
Giardino
PontificioIl mentovato Niccolò V. formò in questa valle
un giardino per diporto e sollievo nelle gravi sue occupazioni, e
Pio IV. vi aggiunse un magnifico casino, e dipoi Paolo V. lo adornò
di deliziose fontane, e viali, facendovi il nobile ingresso a piè
della salita, ed accanto al portone esteriore del
Palazzo
Apostolico VaticanoSi crede da alcuni, che questo gran
palazzo fosse eretto su quello degli orti di Nerone, e poi da
Costantino Magno donato al Pontefice s. Silvestro. Fu poi da varj
Pontefici ristaurato, ed accresciuto: ma Eugenio III. circa l'an.
1145. lo rifece dà fondamenti, con tanta magnificenza, che Innocenzo
III. vi albergò Pietro II. Re di Aragona. Dipoi è stato talmente
accresciutocresciuto e adornato di marmi, di pitture, e statue, che
troppo difficile sarebbe alme no accennare le sue rarità in questo
breve trattato: m'ingegnerò bensì per quanto si potrà di
rintracciare le cose più insigni, potendosi ritrovare il resto nel
tomo impresso sotto nome dell'abate Taja ultimamente dato alla luce
con somma erudizione, ed accuratezza impareggiabile. Ha questo
il suo principale ingresso per la gran piazza a sinistra della
basilica Vaticana, facendoli nobile invito il loggiato e magnifici
portici colla guardia Svizzera. Il Cav. Bernini a piè della
maravigliosa statua di Costantino Magno fatta, come dicemmo, dal
medesimo, piantò la scala ornata con due ordini di colonne, e
grotteschi di stucco fatti mirabilmente dall'Algardi passare alla
sala regia ornata di marmi, statue, e pitture riguardevoli. La
pittura sulla porta, che si entra è di Giorgio Vasari; la battaglia
navale è di Taddeo e Federigo Zuccheri, coll'aiuto di Livio Agresti;
la Fede sul carro è di Donato da Formello, e l'istoria sopra la
porta, che segue è del detto Agresti. L'Imperatore Federigo I. che
bacia i piedi ad Alessandro III. è di Giuseppe Salavati; Gregorio
XI. che da Avignone riporta la Sede in Roma, la sconfitta degli
Ugonotti, e la lega contro i Turchi sono del suddetto Vasari; le
altre pitture ne' vani, e stucchi su i frontespizj sono di altri; li
stucchi però nella volta sono di Pierin del Vaga. Corrispondono
in questa gran sala due cappelle, che dovrebbero dirsi piuttosto
chiese magnifiche. Una dicesi Sistina, perchè eretta da Sisto IV. ed
è quella in cui si fanno le cappelle papali, e funzioni pubbliche
da' sommi Pontefici con il collegio de' Cardinali, ed ancora li
scrutinj per l'elezione del nuovo sommo Pontefice. Nel prospetto
principale o per dir meglio, sopra l'altare di questa gran cappella
evvi dipinto a fresco il Giudizio Universale di maniera terribile,
tanto per la vasta composizione, quanto ancora per i contorni del
disegno fatto dal Buonarroti, il quale dipinge similmente la gran
volta. Le pitture laterali sono però di Matteo de Leccio, e le altre
sono credute di Pietro Perugino, e di altri pittori di quei primi
tempi, in cui la pittura principiava a risorgere. L'altra
cappella dicesi la Paolina, perchè da Paolo III. fatta per uso delle
Esposizioni delle 40. Ore, e per le funzioni del Giovedì, e Venerdì
santo: perciò è disposta con una prospettiva ornata copiosamente di
lumi, la cui volta fu dipinta,da Federigo Zuccheri; ma la
crocifissione di s. Pietro, e la conversione di s. Paolo sulle
pareti laterali sono del Buonarroti, ed il resto è di Lorenzino da
Bologna. Indi passando dalla sala ducale, e poi seguitando per gli
appartamenti, loggie, e gallerie del primo, e secondo piano, si
vedono le ammirabili pitture fatte da Pietro Perugino, da Baldassar
da Siena, da Giulio Romano, da Pierin del Vaga, e dall'invitto
Raffaello da Urbino, con molte altre opere degne di particolare
osservazione, che dal custode sono tutte mostrate, come altresì la
grande armeria, e poi la celebre
Biblioteca
VaticanaDa Sisto V. fu principiata, e da altri
Pontefici accresciuta con uno stupendo numero di libri, e codici
manoscritti rarissimi, e antichi di tutte le lingue, e diverse
Bibbie Ebraiche, Siriache, Arabiche, e una Greca secondo li 70.
Interpetri, e varj monumenti scritti in scorza di alberi chiamati
papiri. Gli antichi pugillarj espressi in alcune tavolette,
moltissimi manoscritti con miniature antiche, ed una infinità di
altre rarità si vedono in questa vasta biblioteca lunga 400. passi
ornata di pitture, ed arricchita collo spoglio di moltissime
librerie di Europa, e di altre ancora: tanto che in oggi non vi è
una simile. Si vede in essa una colonna di alabastro orientale
trasparente lavorata a spira, ed un sarcofago rosso, e poi una
cassetta, in cui si conserva un lenzuolo tessuto di una pietra
chiamata Amianto, nel quale i Gentili bruciavano i cadaveri. Ed
ancora un museo sagro fatto ultimamente da Benedetto XIV. Segue dopo
il
Casino di
BelvedereDa Niccolò V. era stato fatto sopra una punta
del colle Vaticano un casino col disegno di Antonio Pollajolo, lungi
dal divisato palazzo 500. passi, affinchè godesse l'amenità della
vasta campagna verso settentrione, onde fu detto fin d'allora di
Belvedere. Dipoi essendo cresciuto di comodi, e delizie da Innocenzo
VIII. e da Alessandro VI. il Pontefice Giulio II. perchè potesse
andarci comodamente senza uscire di palazzo, fecevi due lunghissimi
corridori con magnifico disegno di Bramante Lazzari, il quale nel
vacuo formovvi un cortile sì magnifico e grande, che non vi è il
pari, e ne' corridori vi furono poste L'armeria nel primo piano, la
suddetta Biblioteca nel secondo, e nel terzo una galleria dipinta
mirabilmente con paesi a fresco. Pio IV. avendovi fatto un nuovo
appartamento, vi dipinsero i Zuccheri, il Pomaranci, il Baroccio ed
altri. Si conservano in questo varj modelli della basilica Vaticana
e de' palazzi Apostolici, e nel gran nicchione del giardino evvi la
pina di metallo in mezzo a due pavoni similmente di metallo, che
come si dice, stette sulla mole Adriana, racchiudendo le ceneri di
quel Cesare. Tra le fontane, che adornano questa delizia, evvi
quella del vascello fattavi
da Clemente IX. lavorato tutto di rame con sommo artifizio, poichè
in un medesimo tempo spicca il giuoco di 500. zampilli, formando le
vele, e imitando i tiri del cannone, fa quasi spavento il mormorio
di tanta acqua, che si vede saltare e rimbombare in aria; altresì
fanno paura i bagnatori, e zampilli nascosti, che all'improvviso ci
assaltano furiosi per le scale, e porte. Sono per ultimo
ammirabili le statue, poste nel vicino cortile, che dicesi di
Belvedere, fra le quali, quella di Laocoonte riferita da Plinio,
l'Apollo, e l'Antinoo, ed il maraviglioso torso, sopra cui il
Buonarroti faceva li suoi studi, ed ancora la Venere, con altre
statue e maschere sceniche, avanzi della cieca gentilità, che
daranno più piacere con osservarle, che con descriverle in questo
breve trattato. Pertanto facendoci strada per il mentovato cortile
di Belvedere si ravvisa l'ammirabile fonte con tazza di porfido, ed
uscendo dal gran portone, si vede a destra il quartiere de' soldati
Svizzeri, colla loro cappella dedicata a s. Sebastiano, e a sinistra
la
Chiesa di s.
Anna de' PalafrenieriLa confraternita de' Palafrenieri,
perchè aveva anticamente una cappella dedicata a s. Anna nel tempio
vecchio di s. Pietro, e restandone privi per la nuova fabbrica
nell'an. 1575. edificarono questa chiesa col disegno di Giacomo
Barozzio, eseguito però da Giacinto suo figliuolo. Nella strada
a sinistra evvi la piccola chiesa di s. Egidio abate eretta fin
dall'anno 1300. la quale è ora unita alla basilica Vaticana, e la
strada a destra porta alla
Chiesa di
s. Maria delle GrazieQuesta chiesa fu eretta insieme
col romitorio l'anno 1588. da un eremita per nome Ulbenzio Rossi
della terra di Cedraro in Calabria, il quale essendo andato a
visitare i luoghi santi di Gerusalemme, portò seco una piccola
immagine della ss. Vergine, che in questa chiesa si venera sotto il
titolo delle Grazie. Dipoi fu rinnovata la chiesa l'anno 1618. dal
Card. Lanti, e vi seguitano ad abitare alcuni Eremiti mendicanti.
Porta
AngelicaFu questa una di quelle fatte da s. Leone IV. e
si chiamava Porta s. Petri, sebbene l'antica Porta s. Petri, prima
di s. Leone stesse presso la chiesa di s. Gio. de' Fiorentini: ma
dipoi essendo nell'anno 1563. rinnovata da Pio IV. si disse
Angelica, non per gli Angioli, che si vedono scolpiti in marmo nelli
stipiti laterali, ma perchè Angelo si chiamò quel Pontefice prima di
essere eletto Papa. Indi camminando sopra le moderne mura della
Città, si giunge alla
Porta
CastelloQuella sebbene venga stimata essere sostituita
all'antica porta s. Petri, prese però il moderno nome dal vicino
castello s. Angelo, perchè a comodo del medesimo fu qui aperta; ma
senza alcun ornato di architettura. Fuori di quella porta uscendo,
si vede un gran prato, nel quale cavandosi l'anno 1743. furono
scoperte delle muraglie, la maggior parte delle quali erano in forma
ovale; onde furono credute per sotterranei del Circo di Domizia, e
di Domiziano. I prati, che si vedono più oltre, ora lavorati a
vigne, furono i celebri prati Quinzj, ne' quali mentre coll'aratro
in mano solcava la terra L. Quinzio Cincinnato, fu salutato
Ditattore da' Legati Romani. Camminandosi poi per la prima strada a
sinistra, e trapassando il bello stradone alberato, che sta incontro
alla detta porta Angelica, si ritrova ivi presso la piccola
Chiesa di
s. Gio. Battista degli SpinelliDel nome e della
fondazione di questa nulla si sa di sicuro: resta però sotto la cura
del Capitolo di s. Pietro in Vaticano. Quindi prendendo il cammino
per la strada, che le sta a destra verso la valle infera,
corrottamente detta valle dell'Inferno, si giunge dopo lungo cammino
al
Casino
SacchettiÈ vero, che troppo lungo è il cammino per
trovare le rovine di questo magnifico casino eretto dal Card. Giulio
Sacchetti, ma essendo stato questo il primo disegno di architettura,
che abbia fatto Pietro da Cortona, merita l'incomodo d'andare a
vederlo, ancorchè sia quasi rovinato. Si ravvisa da quel poco, che
vi è rimasto del prospetto, quale sia stato, e sotto il riposo di
alcune scale si vede però ben conservato un fonte ornato di colonne
doriche, disposte a guisa di portico sferico, come ne riportai la
pianta. Indi facendo ritorno alla suddetta chiesa di s. Gio. Batista
de' Spinelli, e seguitando per la strada a destra, si vede verso
l'alto del monte la
Chiesa di
s. LazzaroCirca l'anno 1187. fu questa piccola chiesa
eretta da un povero di nazione Francese con uno spedale per i poveri
lebbrosi, e fu dedicata a s. Lazzaro mendico, e similmente al
fratello di s. Maria Maddalena penitente; ma essendo ora stato
eretto lo spedale di s. Gallicano in Trastevere per li rognosi, con
quelli furono uniti i lebbrosi, rimanendo quivi la cura delle anime,
dipendente dalla basilica Vaticana, proseguendo poi il cammino per
il clivo del monte, che anticamente dicevasi di Cinna, si trova
nell'alto la
Chiesa del
ss. Crocifisso a monte MarioFu questa piccola chiesa, o
cappella eretta circa l'anno 1470. in onore della ss. Croce da
Pietro Mellini, quivi presso una sua possessione, e vi si conserva
il corpo di s. Moderato martire. Si vede poi dall'altra parte della
strada, e sull'alto del monte la
Chiesa e
Conv. di s. Maria del RosarioDa Gio. Vittorio de Rossi
fu eretta questa chiesa, a cui è unito il convento de' frati
Domenicani, che fu rinnovato da Benedetto XIII. il quale vi andava
spesso a dimorarvi, trattenendosi religiosamente e senza Corte,
appunto come uno di quei frati. Nell'altra punta del monte evvi la
Villa e
casino MelliniNon già da Mario Console, ma da Mario
della famiglia Mellini Romana, prese il moderno nome questo monte,
mentre avendo nel Pontificato di Sisto IV eretta questa villa nel
più alto e delizioso luogo del monte, che malo dicevasi, egli
cambiolli il nome in monte Mario. Dalla parte di esso verso
ponente, e verso il fine delle vigne, evvi la chiesa di s Francesco
di Assisi edificata dall'abate Neri con il convento, ove oggi
abitano i frati Girolamini di s. Onofrio, i quali amministrano la
cura delle anime di quella contrada, e sul medesimo monte è la
Villa
MadamaIl Card. Giulio de' Medici eresse il nobilissimo
casino di questa gran villa col disegno di Raffaello da Urbino; ma
passato questo all'altra vita, e assunto quello al Pontificato,
rimase imperfetto dalla parte di levante, ove si vede il principio
di un magnifico cortile in forma di teatro ornato di colonne. Nelle
logge, che sono dall'altra parte vi sono delli stucchi lavorati
egregiamente da Gio. da Udine con bassirilievi e prospettive a
similitudine degli antichi, che sono stati veduti nelle rovine del
Colosseo, ed altrove; e nella sala sonovi delle pitture a fresco di
Giulio Romano. Questa delizia gode tutti li prati Quinzj, e il corso
del Tevere fin dal ponte molle, e da una loggia nell'alto della
macchia si scopre mirabilmente tutta Roma. Spetta ora al mio Sovrano
il Re delle due Sicilie. Quindi scendendo al basso, e
proseguendo il cammino per lo stradone alberato verso Ponte molle, si
vedono a sinistra delle vigne, e in una di esse l'antica
Chiesa
dirutaNell'an. 1500. fu scoperta a caso questa chiesa,
la quale è in forma di basilica a tre navi voltata verso Ponte
molle, e vi si conservano ancora le volte, ed alcune immagini sagre
di maniera antica. Fu creduta essere stata eretta almeno da'
Cristiani in tempo di Costantino, per conservare la memoria della
ss. Croce, che a quel Pio e Grande Imperatore apparve in aria,
promettendogli la vittoria, che su questa medesima spiaggia ottenne
contro il tiranno Massenzio, con che terminarono le barbarie e
persecuzioni de' Gentili contro i Cristiani, e principiò ad aver
pace la Chiesa di Gesù Cristo, fermando in questa Metropoli la sua
Sede, che gloriosamente fin oggi vi si conserva, contro ogni sforzo
di Satanasso in conformità della promessa del sommo Pastore, che ‘
Porta inferi non prevalebunt adversus eam ’.
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