LA DINASTIA DEI FLAVI
In questa pagina:
L'anno dei 4 imperatori (Tempio della Pace e Portico degli Dei Consenti)
Vespasiano
Tito (Terme di Tito)
Domiziano e il rafforzamento dell'Impero (Stadio e Odeon di Domiziano)
La fine di Domiziano
Iconografia
L'Anno dei 4
Imperatori
L'anno 69 è noto come "l'anno dei 4 Imperatori": in gennaio Galba, che aveva appena sostituito
Nerone, per ottenere l'appoggio del Senato decise di nominare suo successore
Caius Piso Licinianus, un rappresentatnte delle famiglie più aristocratiche. Conosceva poco l'ambiente politico romano
perché non si rendeva conto che così facendo avrebbe scontentato i Pretoriani; nel giro di poche ore questi si ribellarono
ed elessero imperatore Marco Salvio Otone, un senatore che aveva promesso loro una ricca ricompensa.
Galba e il suo successore designato furono entrambi uccisi.
Il nuovo imperatore non fu accettato da Aulo Vitellio, proconsole della Germania inferior: per un po' sia Otone che Vitellio
cercarono di raggiungere un accordo, ma alla fine le legioni che sostenevano Vitellio attraversarono le Alpi; dopo varie
scaramucce, le truppe di Otone furono sconfitte nei pressi di Cremona, nell'Italia settentrionale; di per sé
non fu una battaglia decisiva ma Otone perse la fiducia e si uccise.
Vitellio giunse a Roma dove fu acclamato imperatore. Per durare più a lungo dei suoi predecessori decise di mettera a capo della guardia pretoriana
molti Germani che lo avevano aiutato a sconfiggere Otone. Si dedicò quindi a un banchetto continuo; sappiamo che era amante del fegato di pesce,
del cervello di fagiano e della lingua di fenicottero.
Le legioni romane nella parte orientale dell'impero non erano contente di quanto era accaduto a Roma dopo la morte di Nerone:
ritenevano che prima i pretoriani, poi le legioni in Germania avessero acquisito troppo potere nella nomina dell'imperatore.
All'inizio di luglio, le legioni in Egitto, seguite da quelle in Siria, Pannonia e Illiria scelsero un nuovo
imperatore: Titus Flavius Vespasianus (Vespasian), l'individuo prescelto, era il comandante delle legioni in Palestina,
dove stava cercando di sedare una rivolta degli Ebrei.
Le truppe fedeli all'imperatore furono sconfitte a Cremona dalle legioni che
sostenevano Vespasiano. Pochi mesi prima Otone aveva perso la vita in quella stessa località.
Vitellio cercò di raggiungere un accordo con Vespasiano e in dicembre accettò di abdicare; i suoi pretoriani però
non erano della stessa idea e cercarono di fermare il nemico appena fuori Roma; alla fine si chiusero
nelle loro caserme, dove furono massacrati dalla cavalleria nemica.
Vitellio cercò invano di salvarsi la vita, fingendosi persino un guardiano del palazzo imperiaòe.
(a sinistra) Muro esterno del Tempio della Pace,
che oggi è parte del Monastero dei SS. Cosma e Damiano;
(a destra) Portico degli Dei Consenti nel Foro Romano
Vespasiano e i suoi due figli e successori, Tito e Domiziano (la dinastia
Flavia) continuarono la ricostruzione di Roma iniziata da Nerone dopo l'incendio del 65. Sul sito di un precedente mercato
Vespasiano costruì un Templum Pacis per celebrare il ripristino della pace in tutto l'impero.
Esso cobsisteva di un grande portico quadrangolare, su un latio del quale si ergeva un piccolo tempio.
In un'altra sezione del Foro, tra il Tabularium e il Tempio di Saturno o della Concordia,
sarebbero stati costruiti due altri templi da membri della dinastia Flavia; nei secoli successivi sarebbero stati coperti da frane: solo
le punte di tre colonne del Tempio di Vespasiano sarebbero emerse dal terreno
(puoi vederle nell'immagine usata come sfondo di questa pagina).
L'altro tempio, il Portico degli Dei Consenti, fu scavato e in parte ricostruito nel 1858: era dedicato a sei dèi e sei dèe
le cui statue erano collocate in nicchie incorniciate tra colonne. Un'iscrizione sulla trabeazione celebra un restauro avvenuto
nel 367, fornendo così una prova della persistenza dell'antica religione in quel periodo.
Vespasiano
Vespasiano non apparteneva a una famiglia romana, a una provinciale, essendo nato a Rieti
(una città della Sabina) nel 9 d.C..
Trascorse la maggior parte della sua carriera fuori dall'Italia, in Tracia, a Creta, in Africa, in Germania, finché nel 67
fu inviato da Nerone in Giudea (Palestina), dove gli ebrei si erano ribellati al processo di ellenizzazione
che accompagnava l'espansione dell'impero romano in quel paese.
I numerosi busti che lo ritraggono danno la sensazione che fosse un uomo pratico e ciò è in linea con
i resoconti di molti storici: un famoso aneddoto conferma questo aspetto della natura di Vespasiano:
aveva costruito molti bagni pubblici (solo per uomini) e aveva imposto una tassa
ai loro utilizzatori.
Suo figlio Tito suggerì a Vespasiano che una decisione del genere non era appropriata per un imperatore: Vespasiano
prese una moneta e gliela mise sotto il naso dicendo: Pecunia non olet.
Non si precipitò a Roma, ma si affidò al figlio Domiziano per consolidare il suo potere a Roma
e assicurarsi che nessuno degli altri comandanti cercasse di sostituirlo. Alla fine, nell'ottobre del 70
giunse a Roma, mentre suo figlio Tito continuava la campagna in Giudea.
Dopo le follie di Nerone e i banchetti di Vitellio, Roma aveva bisogno di un uomo
come Vespasiano per ristabilire l'ordine nell'impero, ridurre il potere dei pretoriani, bilanciare
il carico fiscale tra le province, definire il ruolo dell'imperatore, del Senato e
delle altre istituzioni della repubblica romana.
Vespasiano nominò suo figlio Tito come suo partner nell'ufficio imperiale per garantire un processo di successione senza intoppi.
L'impero romano aveva quasi perso la sua capacità di espansione; gli
eventi dell'anno 69 avevano dimostrato che rischiava di crollare e
di dividersi in parti; Vespasiano, anziché impegnarsi in nuove guerre di
conquista, dedicò la sua attenzione alle aree critiche dell'impero: in
Giudea, da dove l'esempio di una ribellione nazionale/religiosa poteva
diffondersi in altre province vicine, suo figlio Tito nel 70 conquistò e
distrusse Gerusalemme; in Britannia il console Gneo Giulio Agricola
iniziò nel 78 una serie di campagne contro le tribù del Galles,
dell'Inghilterra settentrionale e della Scozia per fermare le loro incursioni nell'Inghilterra meridionale;
in Germania i Romani controllavano la riva sinistra del Reno
e la riva destra del Danubio; i due fiumi formavano un cuneo
(corrispondente in senso lato alla Foresta Nera) che indeboliva la difesa complessiva
dei territori romani: Vespasiano avviò un processo di
trasferimento lì dei Galli dalle province romane vicine per avere
una linea di difesa avanzata.
Vespasiano morì per cause naturali nel giugno del 79, lasciando l'impero e la città di Roma in condizioni molto migliori
di quando entrò in carica. Pochi mesi dopo, il Senato decretò la sua apoteosi (deificazione).
Colosseo: (a sinsitra) particolare degli
ingressi numerati; (a destra) pilastrini che erano parte del macchinario usato
per stendere il "velarium"
Vespasiano confiscò la Domus Aurea di Nerone e la circondò
di giardini;
i Romani si erano risentiti del fatto che Nerone avesse riservato al proprio piacere
un'area così vasta nel centro di Roma; Vespasiano era consapevole di questi
sentimenti e decise di costruire sul sito del piccolo lago che abbelliva la Domus Aurea un gigantesco anfiteatro dove i Romani
potevano divertirsi. Gli ingressi dell'Anfiteatro Flavio (o Colosseo) erano numerati per consentire un facile
accesso al posto assegnato; il pubblico (privo di occhiali da sole) era protetto dalla
luce solare diretta da un velarium, una gigantesca vela, controllata da abili marinai della flotta romana per mezzo di
funi annodate ad anelli di ferro posti su piccoli pilastri attorno all'edificio principale.
Tito
Tito era appena divenuto il nuovo imperatore quando una disastrosa eruzione del Vesuvio colpì le città ai suoi piedi:
Pompei fu interamente ricoperta di cenere e lapilli, mentre Ercolano scomparve sotto una coltre di lava e
ango.
L'imperatore si mosse immediatamente per aiutare i superstiti e per questo
e per il suo comportamento simile durante una pestilenza che colpì Roma, divenne così benvoluto
che in un riassunto della storia di Roma scritto nel IV secolo fu chiamato
Amor et deliciae humani generis.
Tito continuò la politica di suo padre e nominò suo fratello Domiziano consors successorsque.
Morì di cause naturali nell'81.
Ingresso moderno all'area archeologica dell'Esquilino (Colle Oppio); subito dopo l'ingresso
c'è un muro appartenente alle Terme di Tito
Tito portò avanti la costruzione del Colosseo
che fu inaugurato nell'80. Le cerimonie furono particolarmente solenni e la prima stagione dell'anfiteatro durò cento giorni consecutivi;
i Romani assistevano a munera (combattimenti tra gladiatori), venationes (cattura e
uccisione di bestie) e naumachiae, una sorta di battaglia navale
(leggi la locandina del Colosseo di Mark Twain).
Costruì anche delle terme pubbliche utilizzando in parte quelle della Domus Aurea; di queste terme resta ben poco: solo
alcuni muretti di fronte al lato settentrionale del Colosseo e nell'adiacente parco archeologico noto come Colle Oppio
(la cima meridionale dell'Esquilino). Qualche anno dopo
Trajano costruì terme più grandi, vicino a quelle di Tito.
L'arco a lui dedicato fu eretto dal fratello Domiziano dopo la sua morte.
Domiziano e il Rafforzamento
dell'Impero
Domiziano fu l'ultimo imperatore della dinastia Flavia: fu ucciso a seguito di
una congiura; il Senato, alcuni membri del quale erano stati coinvolti nella congiura, decretò la
damnatio memoriae dell'imperatore; in seguito gli storici cristiani lo
incolparono di una delle persecuzioni più crudeli, per cui Domiziano fu visto per secoli come un giovane Nerone. Oggi
abbiamo una visione più equilibrata, se non di lui come persona, almeno delle sue azioni come sovrano.
Seguì le orme del padre nel prestare attenzione all'economia: riuscì a finanziare
un vasto programma di opere pubbliche, non solo a Roma, ma anche in molte altre parti dell'impero, attraverso
un'attenta politica fiscale e indagando sulle cattive gestioni finanziarie nelle province.
Dal punto di vista militare, le sue preoccupazioni principali provenivano dalle province settentrionali dell'impero; sebbene Domiziano
cercò di ottenere gloria guidando personalmente diverse campagne in Germania e Ungheria, nel complesso
non era interessato a espandere l'impero, ma piuttosto a consolidarne i confini;
in Britannia, non perseguì la conquista dell'intera isola e iniziò la costruzione
di un sistema difensivo; in Germania questo approccio portò allo sviluppo del
limes (confine) tra il Reno e il Danubio, fatto di strade militari, accampamenti fortificati, trincee e torri. Domiziano
fu anche coinvolto nel contenimento delle incursioni dei Daci, che minacciavano la provincia romana della Mesia (l'odierna Bulgaria).
Questo cambiamento di destinazione nell'impiego delle forze militari fu accompagnato da un cambiamento nella loro
composizione: un numero crescente di truppe fu reclutato nelle province e sempre meno
cittadini romani furono attratti da una carriera militare che non premiava più i suoi veterani
con la distribuzione di terre e bottino.
Stadio di Domiziano (oggi Piazza Navona):
(a sinistra) uno degli ingressi e (a destra) muri interni
Domiziano lanciò un'alternativa romana ai giochi olimpici: il Certamen
Capitolinum si svolgeva ogni quattro anni e per ospitare adeguatamente questi giochi
Domiziano costruì uno stadio che fu inaugurato nell'86. L'arena corrisponde
all'odierna Piazza Navona, mentre le strutture delle tribune dello stadio (l'area rialzata con i sedili)
si trovano all'interno o sotto gli edifici attorno alla piazza. Uno degli archi esterni in travertino e alcuni dei
muri che sostengono le tribune sono visibili all'interno di un edificio moderno di fronte a Tor Sanguigna.
Domiziano spostò in questo stadio la messa in scena delle naumachie dal Colosseo, dove costruì
le strutture sotterranee che resero l'apparizione delle bestie ancora più spettacolare. Il
Certamen Capitolinum era accompagnato da rappresentazioni teatrali e gare di poesia: si svolgevano
in un odeon Domiziano costruito accanto allo stadio: le mura esterne dell'odeon
influenzarono la forma di Palazzo Massimi.
La Fine di Domiziano
Domiziano perseguì una politica costante di concentrazione del potere nelle sue mani e in quelle
della sua cerchia ristretta, i cui membri erano gli unici ammessi alla sua presenza. Questo atteggiamento
creò un crescente risentimento tra i senatori. Domiziano voleva essere considerato
dominus e deus (signore e dio); promosse il culto
di Giove e Minerva, ponendoli ben al di sopra della folla di divinità della tradizionale
mitologia romana, e cercò di assumere lo stesso ruolo religioso che i faraoni avevano nei confronti di Osiride e Iside in Egitto.
Impose rigidi standard morali che finirono per renderlo sempre meno amato.
Fini per essere molto isolato nella Domus Flavia, il palazzo imperiale che aveva costruito sul
Palatino; i numerosi cortigiani che lo circondavano spesso si accusavano a vicenda di cospirare contro
l'imperatore e alla fine nel 96 un gruppo di loro (tra cui la sua prima moglie), temendo di essere le
prossime vittime dell'ira di Domiziano, decisero di ucciderlo. Uno dei congiurati affermò
di avere un braccio rotto e per alcuni giorni andò in giro per il palazzo con una benda:
chiese all'imperatore un incontro privato perché doveva raccontargli di un altro complotto: una volta solo
con Domiziano tirò fuori un pugnale dalle bende e lo pugnalò; Domiziano ebbe abbastanza
forza per reagire e chiamare aiuto, ma i suoi servi facevano parte
della congiura e lo finirono.
Foro di Nerva: particolare della decorazione
e una colonna spezzata
Domiziano dedicò a Minerva il foro che fece costruire per facilitare il transito tra
quelli di Cesare e di Augusto e il Templum Pacis, il portico fatto costruire da suo padre.
Per questa ragione è chiamato Foro transitorio, sebbene sia più conosciuto come Foro di Nerva,
dal nome del successore di Domiziano che lo inaugurò nel 97. Ha una forma allungata:
un tempio dedicato a Minerva si elevavava al centro di una piazza circondata da un muro
decorato con colonne e bassorilievi showing either the goddess or female activities
under her protection. Ciò che sopravviveva del tempio fu fatto abbattere da Papa Paolo V
per riutilizzare le sue colonne e i suoi marmi per la sua
Acqua Paola, mentre una piccola sezione del muro esterno, nota come
Le Colonnacce, è tuttora al suo posto.
Iconografia
Vespasiano busto
ai Musei Capitolini - Roma.
Tito busto
ai Musei Capitolini - Roma.
Trionfo
di Vespasiano e Tito di Giulio Romano (1499-1546).
L'ultimo giorno di Pompei
di Karl Bryullov (1833).
La Clemenza di Tito 2005 Finnish production of the opera by Mozart.
Domitiano busto
al Musée du Louvre - Paris.
|