Palazzo Massimi detto delle Colonne (Libro IV) (IV giorno)

In questa pagina:
Tavola di Giuseppe Vasi
Com'è oggi
Palazzo Massimi
Il retro del palazzo
S. Pantaleo e Palazzo Santobono oggi Braschi
Palazzo di Girolamo Pichi e Farnesina ai Baullari

La Tavola (No. 76)

Sulla Strada Papale che andava a San Pietro c'erano diverse piazzette come questa di fronte a Palazzo Massimi, appartenente ad una famiglia che si vantava di discendere da Fabius Maximus Cunctator. La facciata è curva per seguire l'andamento della strada, curva anch'essa per l'esistenza in questo luogo di un odeon, un teatro romano costruito vicno allo Stadio di Domiziano (oggi Piazza Navona). La veduta è presa dal punto segnato in verde nella piantina del 1748 qui sotto. Nella descrizione sotto la tavola Vasi fa riferimento a: 1) Palazzo Santobono; 2) S. Pantaleo; 3) Palazzo di Pirro (part of Palazzo Massimi); 4) Papal Street leading to Palazzo Valle. La piantina riporta anche 5) Facciata posteriore di Palazzo Massimi; 6) Palazzo di Gerolamo Pichi; 7) Farnesina ai Baullari.


Oggi

La necessità di aprire una grande strada tra Piazza Venezia e S. Pietro portò a congiungere tra loro diverse piazze esistenti come quella di Palazzo Massimi.
Un lungo tratto della Strada Papale è immediatamente a nord di quello che oggi è chiamato Corso Vittorio (Emanuele II). Palazzo Santobono e la Chiesa di S. Pantaleo non sono visibili nell'immagine, e non erano nemmeno visibili nel XVIII secolo, ma Vasi nondimeno li fece comparire sulla sua tavola.

Palazzo Massimi



Il Palazzo fu costruito da Baldassarre Peruzzi nel 1536 sulle rovine di un precedente palazzo andato distrutto durante il Sacco di Roma nel 1527, e presenta alcune soluzioni innovative che in alcuni aspetti richiamano la classicità (per esempio il portico e l'ingresso alla corte interna) e in altri particolari (per esempio le finestrelle aeree che vedi nello sfondo della pagina) anticipano la futura predilezione Barocca per le linee curve.
L'interno fu decorato da Poussin e al secondo piano il palazzo ha la sua cappella privata. L'interesse della famiglia dei Massimo per l'arte Romana è confermato da un pavimento a mosaico preso dalla villa di Adriano. Ogni anno il 16 marzo il palazzo viene aperto al pubblico in memoria di un miracolo di S. Filippo Neri, che riportò in vita per un breve intervallo un giovane della famiglia.
La facciata del palazzo è stata pulita nel 2002.
Palazzo di Pirro prese il nome da una statua di Marte che un tempo stava nel cortile. Si pensava che la statua rappresentasse Pirro, Re dell'Epiro, che nel 282-275 a.C. combatté contro i Romani. Nel 279 egli sconfisse i Romani in Apulia, ma patì così pesanti perdite che da allora vittoria di Pirro significa vittoria inutile.

Il Retro del Palazzo

La facciata posteriore di Palazzo Massimi rivela l'uso tipicamente Rinascimentale dei graffiti. Fu dipinta nel 1523 probabilmente da Daniele da Volterra e mostra scene dalla Bibbia. La colonna, molto probabilmente una colonna dell'odeon, fu rieretta in questo luogo nel 1950.

S. Pantaleo e Palazzo Braschi


La facciata della chiesetta di S. Pantaleo fu rifatta da Giuseppe Valadier nel 1805 a spese della famiglia Torlonia (i nuovi ricchi della Roma del XIX secolo). La decorazione è simile a quella di Piazza del Popolo (altra opera del Valadier). Nel 1790-92 la famiglia del papa allora sul soglio (Pio VI) modificò l'esistente Palazzo Santobono per trasformarlo in un stately palace, l'ultimo di una lunga serie di palazzi costruiti da nipoti di papa, che avevano fatto i soldi durante il pontificato dello zio (nepotismo).
La strada a destra di Palazzo Braschi porta in Piazza Navona, mentre quella a sinistra porta alla Piazza di Pasquino, dove si può vedere un'altra immagine di Palazzo Braschi.

Palazzo di Girolamo Pichi e Farnesina ai Baullari


La stampa di Vasi mostra a sinistra un grande palazzo che fu modificato con l'apertura di Corso Vittorio Emanuele: camminando per il vicolo retrostante si possono vedere le parti originali rimanenti. La casa di Girolamo Pichi fu costruita verso la fine del XV secolo. Pica è la gazza e questo spiega perché le finestre della casa siano decorate da due gazze.
Farnesina ai Baullari: il riferimento ai Farnese è errato dato che l'edificio apparteneva a un prelato Bretone, Thomas le Roy, che aveva aggiunto ai propri simboli araldici i gigli, stemma della famiglia reale Francese. Questo indusse a credere che il palazzo appartenesse ai Farnese, i cui simboli araldici era i pure gigli. Fu costruito nel 1522 e c'è ancora incertezza sul suo progettista: per qualche tempo fu attribuito a Michelangelo, ma oggi si pensa che sia opera o di Antonio da Sangallo il Giovane o di Baldassare Peruzzi. Anche qui le sole parti originali sono quelle che danno sul vicolo retrostante.

Brano dall'Itinerario di Giuseppe Vasi del 1761 relativo a questa pagina:


Chiesa di s. Pantaleo
Fra questa già antica parrocchiale fondata nel 1316. da Onorio III. e vi stavano alcuni Preti Inglesi; essendo poi nel 1621. conceduta al B. Giuseppe Calasanzio fondatore de' Chierici regolari delle Scuole pie, eresse nel vicino casamento il suo collegio, e poi rinnovò la chiesa col disegno di Antonio de' Rossi; fra le pitture evvi il Santo martire dipinto dal Cav. Calabrese, e quelle intorno all'immagine della ss. Vergine sono della scuola del P. Pozzi Gesuita.
Palazzo Massimi
Dopo la detta chiesa siegue il palazzo dell' antichissima famiglia Massimi, eretto col disegno di Baldassare Peruzzi Senese, ed è degno di osservazione particolare, per il portico in linea curva ornato di colonne, e nicchioni ben adattate, che pare opera antica, e fa nobile prospetto nella strada papale, ed ancora per li tre cortili distribuiti con carattere grandioso, sebbene in poco sito, ornati di colonne, statue; bassirilievi antichi, e fontane, e vi si vedono alcuni capitelli di singolare bellezza non messi in opera. Ed è finalmente sopra ogni altro notabile, che nelle case contigue verso la chiesa di s. Andrea della Valle, possedute già da Pietro Massimi l'anno 1455. sotto Niccolò V. fu per la prima volta eretta la stampa de' caratteri ritrovata da Corrado Suveynheyn, e Arnoldo Pannatriz entrambi Tedeschi, e i primi libri, che vi si stampassero, furono il s. Agostino della Città di Dio, e Lattanzio Firmiano: con che daremo fine a questa quarta giornata, che non è stata di poca fatica a me, ed al mio Lettore.
Nel prospetto posteriore di questo palazzo si vedemo delle pitture di chiaro, e scuro, le quali sono opere di Daniele da Volterra.

Prossima tavola nel Libro IV: Palazzo Marescotti

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