LA FONDAZIONE E I PRIMI ANNI DI ROMA TRA STORIA E LEGGENDA

In questa pagina:
Introduzione
Roma nell'VIII secolo a.C.
Primi insediamenti
Velabro
Campidoglio
Ripa
Espansione dei primi insediamenti (Regia)
Lacus Curtius e Lapis Niger
La prima prigione
Iconografia

Introduzione

Graecia capta, ferum victorem cepit: questa frase di Orazio offre una chiave di lettura della storia "ufficiale" di Roma. Quando i Romani espansero il loro dominio nel Mediterraneo Orientale, entrarono in contatto con civiltà che avevano elaborato sofisticate teorie riguardo alla nascita delle loro nazioni e delle loro città. Augusto, primo imperatore, ritenne che per far accettare di Roma tra i nuovi soggetti, sarebbe forse stato utile abbellire i tradizionali racconti relativi alla fondazione e alla prima espansione di Roma, e perciò Tito Livio e Virgilio, nei loro saggi storici e poemi, collegarono la storia di Roma a quella del mondo Greco antico.
Tuttavia, gli archeologi e gli storici moderni sono giunti alla conclusione che le leggende relative alla fondazione della Città Eterna non sono completamente scollegate alle prove emerse tra i resti degli antichi edifici Romani.
Questa pagina e le altre di questa sezione non hanno pretese accademiche: il loro obiettivo si limita a rivisitare Roma seguendo un approccio storico. I link esterni sono indicati con (*).

Roma nell'VIII secolo a.C.


Pianta del Lazio e dei sette colli di Roma; la linea marrone segna l'area dei primi insediamenti.

Secondo la leggenda Roma fu fondata il 21 Aprile del 753 a.C.: a quel tempo la regione attorno a Roma (il Latium) era divisa tra gli Etruschi ed un gruppo di tribù solitamente chiamate Tribù Italiche, volendo con questo termine intendere delle tribù autoctone (dal Greco: sorte dalle medesima terra), mentre l'origine degli Etruschi è stata oggetto di lunghe diatribe. Gli Etruschi erano organizzati in città-stato e possedevano conoscenze avanzate di metallurgia, ceramica e tecniche costruttive. Il loro territorio si estendeva dalla riva destra del Po alla riva destra del Tevere. Le tribù italiche erano divise in gruppi di villaggi che condividevano a common shrine: i Latini occupavano la terra tra i colli Albani e il Tevere and had their shrine in Ariccia, non lontano dalla loro città più importante Alba Longa, l'odierna Albano. I Sabini vivevano sui colli sulla riva sinistra (meridionale) del Tevere. Un'altra importante tribù dei primi anni di vita di Roma, quella dei Volsci, aveva il suo centro principale in Velletri.

 

Primi Insediamenti


(a sinistra) L'angolo sud-occidentale del colla Palatino (visto dal Circo Massimo: sullo sfondo S. Anastasia); (a destra) Ercole e Caco, di Baccio Bandinelli, all'ingresso di Palazzo Vecchio a Firenze

Gli archeologi hanno trovato traccia dei primi insediamenti sul Quirinale e sul Palatino. In particolare hanno trovato sul versante sud-ovest del colle Palatino tre huts che risalgono all'Età del Ferro. L'esistenza di un tale insediamento umano anteriore alla fondazione di Roma è forse alla radice del racconto che colloca in questa parte del Palatino una delle fatiche di Ercole: non una delle famose dodici fatiche, ma una sorta di ripetizione della decima: gli armenti di Gerione. Ercole, di ritorno dalla Spagna (dove si colloca la decima fatica) alla Grecia venne con qualche armento presso la riva destra del Tevere; attraversò a nuoto il fiume e si distese con gli armenti sull'erba a riposare. Caco (il cattivo) viveva in una vicina profonda caverna: mentre Ercole dormiva rubò due tori e quattro giovenche. Quando il semidio si svegliò, notò il furto ma non riuscì a trovare gli armenti rubati perché Caco li aveva trascinati all'indietro fin dentro la sua caverna; stava per ripartirsene con gli armenti rimastigli quando una delle giovenche rubate si lamentò per la fame ed Ercole riuscì a percepire da dove proveniva il lamento. Nel combattimento che seguì Ercole fece Caco a pezzi.
Questo mito spiega agli atorici che i pastori che vivevano in queste zone dovevano proteggere i loro armenti dai ladri e che la fondazione di Roma può aver avuto origine dalla necessità di proteggere le attività della pastorizia e del commercio. L'accesso al Palatino dalla riva del fiume era chiamato dai Romani Scala Caci e l'ara ai piedi del Palatino era di solito usata come Foro Boario. Hercules fi considerato un patrono di Roma e fu onorato in molti templi. Questo può anche spiegare perché l'Arco degli Argentieri, collocato a pochi metri dal Palatino, era decorato con bassorilievi raffiguranti Ercole.

Velabro


Il sito della palude (Velabro) ai piedi del colle Palatino (sullo sfondo il portico di S. Giorgio al Velabro)

Velabro, dal latino vel, significa terra paludosa: la zona chiamata Velabro è situata tra l'angolo sud-ovest del Palatino ed il fiume, dove quest'ultimo fa una curva: a volte veniva inondata e tornava all'asciutto quando il livello del fiume si abbassava: perciò è con un certo realismo che il Velabro fu identificato col luogo dove il fiume depositò dolcemente gli infanti Romolo e Remo che avrebbero avuto un ruolo chiave nella fondazione di Roma.
Erano nati da Rea Silvia, una Vestale, una vergine consacrata alla dea Vesta, votata alla castità e avente l'incarico di mantenere sempre acceso il fuoco sacro. Il padre era Marte, dio della guerra. Rea Silvia, figlia di Numitore, re di Alba Longa, era stata costretta a diventare una vestale dallo zio Amulio, che aveva usurpato il trono e cacciato suo fratello: le leggi di Alba Longa imponevano che gli infanti dovessero essere abbandonati e che la vestale che aveva violato il voto  venisse condannata alla prigione perpetua. Il salvataggio di un infante abbandonato sul fiume non è l'unico punto che il racconto della fondazione di Roma ha in comune con altri racconti.
Il pianto dei due bambini attrasse una lupa che li nutrì: chiaramente la lupa è una parente stretta di Amaltea, la capra che nutrì Giove; l'evento fu celebrato dai Romani nei Lupercalia, una festività durante ala quale due giovinetti passavano attraverso un rito di iniziazione in una grotta (Lupercal) vicino al Velabro. Alla fine un pastore, Faustulus, trovò la lupa e i due bambini e qui di nuovo il miracolo o almeno il provvido intervento di un pastore  risulta comune ad altri racconti, persino di epoche storiche come la vita di San benedetto a Subiaco.
Faustulus, uno dei pastori reali, affidò gli infanti alle cure di sua moglie, Acca Laurentia, dalla quale furono allevati; ella li guardava così gelosamente da meritare il nome di Lupa, così che nacque confusione tra l'animale e la donna.
I ragazzi vennero allevati secondo il loro lignaggio e, divenuti grandi, si misero sulle tracce del nonno cacciato; con alcuni compagni riuscirono a rovesciare Amulio e a restituire a Numitore il trono di Alba Longa.
I giovani principi scelsero di non stabilirsi alla corte del loro nonno, ma decisero di fondare una nuova città; tuttavia non erano d'accordo sul luogo: Romolo scelse il Palatino, Remo il vicino Aventino: essi seguirono il consiglio del nonno che aveva raccomandato loro di accertare la volontà degli dèi consultando il volo degli uccelli. Remo si piazzò sull'Aventino (in un posto chiamato Remuria), Romolo sul Palatino. Remo vide subito sei uccelli (avvoltoi e corvi) e reclamò di essere il prescelto, ma Romolo un istante dopo ne vide dodici e reclamò a sua volta d'essere lui il prescelto. Si accese tra loro una disputa accesa e Remo attraversò sprezzantemente il solco tracciato da Romolo per segnare i confini delle future mura della sua città. In un accesso di rabbia Romolo uccise il fratello.
In questo modo Romolo divenne il primo re di Roma.
E' intressante notare come il acconto tratti i gemelli: dapprima essi sono visti come una coppia fortunata, positiva; in un secondo tempo essi diventano una metafora del doppio: bene/male, positivo/negativo. Questo cambio può essere un riflesso del costume, esistente in diverse civiltà antiche, di sacrificare un giovane principe o una giovane principessa per la fondazione di una nuova città: pertanto il racconto della tradizione sulla morte di remo potrebbe nascondere un rituale di morte.

Campidoglio (o Capitolino)


(a sinistra) Vista della sommità sud del Campidoglio, dove i Romani costruirono i templi principali; (a destra) antico muro di tufo vicino all'ingresso al Palazzo Senatorio

L'erezione del Vittoriano alla fine del XIX secolo e alcune addizioni ad esso fatte negli anni Trenta del XX portarono alla distruzione di molti edifici medievali sul versante nord del Campidoglio. Questi eventi portarono anche alla scoperta di alcuni antichissimi muri di tufo che proverebbero che i Romani molto presto espansero i loro insediamenti su questo colle.
Il controllo del Campidoglio era necessario per proteggere la stretta striscia di terra il Palatino e la riva del fiume, specialmente la zona di fronte ad un'isoletta nel fiume che permetteva di passare facilmente all'altra riva.
Il Campidoglio non fu fortificato con mura nella fase iniziale: ne è prova che l'unico accesso ad esso era dal lato sud-est (verso il Palatino - vedi la foto sopra) perché il lato nord era molto ripido (mentre oggi la scalinata costruita nei secoli XIV/XVI ne è l'accesso usuale).

Ripa


(a sinistra) Il sito di templi romani molto antichi vicino a S. Omobono;
(a destra) un particolare di Ponte Quattro Capi che mostra la sua struttura interna in tufo

Ripa è il nome dato alla striscia di terra tra il Palatino/Campidoglio e il fiume: esso comprende l'Isola Tiberina, un'isoletta che dividendo il fiume in due correnti più piccole, rendeva possibile, usando la limitata tecnologia disponibile al tempo dei Romani, costruire ponti di legno per permettere il passaggio di carri e  bestiame.
Era un'area molto attiva che comprendeva il Foro Boario e il Foro Olitorio (mercato delle granaglie). Dopo il 1930 l'apertura di una grande strada portò alla coperta di fondamenta di diversi templi ed altri edifici vicino alla chiesa di S. Omobono: i pavimenti in tufo e i frammenti di ceramica hanno portato gli archeologi a far risalire gli edifici più antichi al periodo della fondazione di Roma.
"Roma è una groviera " è un detto che viene in mente ogni volta che un buco su una strada o l'improvvisa inclinazione di un edificio porta alla scoperta di una grotta sotto di essi: in molti casi sono caverne scavate dagli uomini perché i Romani estraevano i massi di tufo nella stessa città. Con l'espansione dei loro possedimenti essi cercarono cave che fornissero pietre di migliore qualità: in questo modo gli archeologi riescono a determinare l'età probabile degli antichi edifici esaminando le caratteristiche dei loro muri di tufo.

Espansione dei primi insediamenti


(a sinistra) Tempio di Saturno; (a destra) il sito dei "Regia", il primo palazzo reale
e dietro di esso, sotto il Tempio di Antonino e Faustina, il sito del primo cimitero Romano

Un terreno paludoso si estendeva tra il lato settentrionale del Palatino e quello orientale del Campidoglio: i Romani dovettero prosciugarlo per renderlo disponibile per l'espansione del loro insediamento originario: alla fine progettarono un sistema avanzato di di condutture noto come Cloaca Maxima, che raccoglieva l' eccesso d'acqua attorno al Palatino e lo convogliava verso il fiume. La nuova area fu dedicata alla vita religiosa e politica di Roma e divenne nota come il Foro.
I sacrifici erano momenti chiave dei riti religiosi dei Romani, come pure di molte civiltà antiche: il passaggio dai sacrifici umani a quelli anomali (i Romani sacrificavano tradizionalmente un bue, un maiale o una pecora) è celato dalle dodici fatiche di Ercole: il semidio uccide vari mostri che si nutrono di carne umana: uno dei primi templi eretti a Roma era dedicato ad Ercole ed anche a Saturno, il dio romano che ha molto in comune col Crono dei Greci, che ogni anno ingoiava i figli che la moglie gli generava, un chiaro riferimento ai sacrifici umani. Il tempio fu ricostruito più volte, ma il basamento di tufo (in seguito ricoperto col travertino) è molto antico. Probabilmente i primi Romani costruirono una semplice ara, un alto basamento con sopra un altare.
Anche il primo palazzo reale conosciuto (Regia) fu costruito ai piedi del Palatine: fu mantenuto nel suo aspetto iniziale per diversi secoli, ma fu alla fine incorporato da Augusto in un tempio dedicato a Giulio Cesare. Vicino ad esso era il Tempio di Vesta (se ne vedono i resti nell'immagine usata come sfondo di questa pagina), ricostruito più volte: agli inizi doveva essere una semplice capanna che proteggeva il sacro fuoco.
La prima necropoli era situata vicino e sotto il Tempio di Antonino e Faustina.

Lacus Curtius e Lapis Niger


(a sinistra) Bassorilievo che mostra il sacrificio di Curzio; (a destra) il Lapis Niger, entrambi nel Foro Romano

Secondo la tradizione Roma fu governata da sette re nel periodo che va dalla fondazione della città nel 753 alla cacciata dell'ultimo re, Tarquinio il Superbo, nel 510. E' piuttosto improbabile che sette re possano coprire un periodo di 243 anni, e anche considerando che i re venissero di solito nominati è improbabile che i senatori, che agli inizi erano i membri di un corpo di sorveglianza creato da Romolo, scegliessero persone molto giovani per quel ruolo. Probabilmente la leggenda parla di sette re perché sette è un numero carico di significati magici; sette sono anche i colli sopra i quali si espanse Roma.
Il secondo re fu Numa Pompilio, un Sabino, la sua nomina è un indizio dell'alleanza tra i Romani e alcune città Sabine, probabilmente per fronteggiare la minaccia rappresentata dagli Etruschi:: il ratto delle Sabine e gli eventi che seguirono sono elementi che supportano la teoria che i Romani si allearono con i Sabini. La tradizione colloca nel contesto della guerra con i Sabini un bassorilievo trovato nel Foro Romano e ritraente l'apparente caduta di un cavaliere col suo cavallo: il cavaliere era Metius Curtius, che stava guidando la cavalleria Sabina quando cadde nel terreno allora paludoso; secondo un altro racconto il cavaliere era Marcus Curtius che si sacrificò volontariamente gettandosi in una voragine del suolo (che poi si riempì d'acqua e divenne perciò il lacus Curtius), apparsa improvvisamente nel Foro: questa è la versione preferita da Bill Thayer (vedi Lacus Curtius).
Una serie di Lapis niger, pietre nere, segna il luogo della misteriosa morte di Romolo: esse coprono un gruppo di antichissimi monumenti recanti iscrizioni che in realtà fanno riferimento al ruolo dei re nelle cerimonie religiose. Le pietre furono collocate da Silla nell'80 a.C.; per via del loro colore finirono per far sì che il luogo venisse considerato come funesto.
Il quinto re, Tarquinio Prisco, è ritenuto di origine Etrusca (essendo Tarquinia una potente città-stato Etrusca), fatto che indica l'influenza degli Etruschi su Roma; un'area tra il Foro Romano e il Velabro era chiamata Vicus Tuscus, dato che molti Etruschi vivevano lì.
Sebbene la tradizione racconti che il terzo re, Tullo Ostilio, conquistò Alba Longa (ma poté farlo solo grazie al successo degli tre fratelli Romani, gli Orazi, sui tre fratelli di Alba, i Curiazi), che il quarto re, Anco Marzio fondò Ostia e che il sesto re, Servio Tullio costruì nuove mura che cingevano la maggior parte dei sette colli, rimane pur da dire che alla fine della monarchia, dopo più di duecento anni dalla sua fondazione, Roma era ancora una piccola città-stato che lottava per sopravvivere.

La prima Prigione


(a sinistra) Il sito della prima prigione di Roma sotto S. Giuseppe dei Falegnami; (a destra) il Clivus Argentarius, un tempo noto come Clivus Lautumiarum, perché conduceva alla Lautumiae

Lautumia (cava)è una parola latina che deriva dal Greco lithos (pietra); le Latomie di Siracusa (*) sono una delle attrazioni dell'antica città greca di Sicilia; esse sono note perché i Siracusani tenevano lì i loro prigionieri di guerra. Anche la prima prigione Romana fu una Lautumia, dato che i romani avevano le cave di tufo ai piedi del Campidoglio: era una prigione all'aria aperta dove i prigionieri erano costretti a lavorare. Il quarto re, Anco Marzio, fu, secondo la tradizione, il primo che usò la cava come prigione. In seguito la cava fu coperta e fu costruito il Carcere Tullianum, ma tutti sanno che sotto di esso stavano le cavità sotterranee dove venivano gettati i nemici di Roma.

Iconografia


(A sinistra) Una copia moderna della lupa di Roma vicino a Palazzo Senatorio; (a destra) un bassorilievo nel Foro Romano con rappresentato il ratto delle Sabine

I personaggi e gli eventi menzionati in questa pagina hanno ispirato un grande numero di quadri, bassorilievi e statue; inoltre diverse rovine antiche furono associate ad essi: la Piramide di Caio Cestio fu per secoli ritenuta la Meta Remi, cioè la tomba di Remo; la tomba degli Orazi e dei Curiazi fu identificata negli antichi monumenti lungo la Via Appia e in Albano; Numa Pompilio fu associato alla fontana (Ninfeo di Egeria) vicino alla Via Appia.
Una statua di bronzo Etrusca raffigurante una lupa, oggi ai Musei Capitolini e nota come Lupa Capitolina, è diventata il simbolo della città di Roma (i due gemelli sono un'aggiunta rinascimentale). Dei molti dipinti della lupa e dei due gemelli quello di Rubens ai Musei Capitolini è quello che preferisco. Il Palazzo dei Conservatori è tutto decorato con gli eventi della storia di Roma, compreso il duello tra gli Orazi e i Curiazi.
Questi eventi ridivennero molto popolari durante il periodo Neoclassico e uno dei dipinti chiave del nuovo stile fu ispirato dalla vicenda degli Orazi (David, Il giuramento degli Orazi).