I ROMANI INCONTRANO GLI ELEFANTI
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I Romani, sconfiggendo i Volsci, ebbero l'opportunità di aumentare i loro contatti
con le ricche colonie greche della Campania Felix, la fertile pianura costiera
collocata nord del Golfo di Napoli. Essi entrarono in contatto anche con un'altra
popolazione italiaca, i Sanniti, che controllavano gli Appennini meridionali, compresi alcuni passi chiave.
All'inizio le relazioni coi Sanniti furono pacifiche: un trattato fu firmato nel 354
per stabilire i diritti sul commercio e definire le rispettive aree di influenza.
(a sinistra) Colonne onorarie nel Foro Romano (dietro di esse la Chiesa dei SS. Luca e Martina); (a destra) tempio in Largo di Torre Argentina Il conflitto tra Romani e Sanniti ricominciò nel 326; l'aristocrazia greca di Neapolis (l'odierna Napoli), spaventata dalla crescita continua degli immigrati Sanniti, si rivolse a Roma per aiuto. Nel 321 i consoli romani decisero di attaccare direttamente il territorio dei Sanniti; essi mossero con quasi tutto l'esercito romano lungo la stretta valle del fiume Caudio per portare assedio alla città sannita di Maleventum. Le legioni non incontrarono resistenza, ma giunti all'ultima gola prima di Maleventum, trovarono la strada sbarrata da alberi e rocce e non poterono procedere; i consoli decisero di tornare indietro alla pianura costiera ma nel frattempo i Sanniti avevano sbarrato anche la gola iniziale che dava accesso alla valle. A quel punto i Romani, sgomenti, videro i guerrieri sanniti sulle cime delle montagne e capirono di essere in trappola. La notte i Sanniti accesero dei fuochi e li spostarono di qua e di là, spaventando ancora di più i Romani. I Romani avevano scarsa conoscenza del territorio e i loro tentativi di trovare una via d'uscita attraverso i monti furono facilmente respinti dai Sanniti; i consoli mandarono dei messaggeri al nemico dicendo di avere l'autorità per raggiungere un accordo di pace on behalf of Rome; i Sanniti accettarono ma imposero condizioni molto dure: i romani dovevano lasciare tutte le loro armi e i loro equipaggiamenti militari e dovevano passare sotto un giogo formato da tre lance, le Forche Caudine, prima di poter tornare a Roma. "Passare sotto le Forche Caudine" è un'espressione tuttora usata significa per indicare un passaggio difficile della vita. Ai Romani ci vollero cinque anni per digerire l'umiliazione: nel 315 ruppero il trattato e per dieci anni le due parti combatterono con rinnovato vigore. Un trattato di pace nel 304 non pose fine al conflitto che ricominciò nel 298. I Sanniti incitavano alla rivolta le città a nord di Roma ma col tempo i Romani provvidero a circondare il territorio sannita con nuove colonie. Il trattato di pace del 290 che mise fine alla terza guerra stabilì la supremazia di Roma sulla penisola Italiana; i Sanniti conservarono i loro territori sulle montagne, ma la loro politica "estera" da allora dovette essere approvata da Roma. Le guerre Sannite portarono i Romani a conoscere meglio il mondo Greco e ciò si riflesse nella costruzione di edifici più complessi, come dimostra il tempio circolare in Largo di Torre Argentina. Scontro con il Mondo Greco La crescente influenza di Roma nel Sud Italia era vista come una potenziale minaccia da Tarentum (l'odierna Taranto), una colonia greca fondata dagli Spartani. Its natural harbour was well protected from both heavy seas and enemy attacks and Tarentum was a very rich town. In 282 the Romans violated the terms of the peace treaty they had signed in 302 with Tarentum. The Greeks turned for help to Pyrrhus, king of Epirus, a region on the Ionian coast of today's Greece. Pyrrhus landed in Italy with an army of 20,000 troops, a cavalry of 3,000 and 26 elephants. The first battle with the Romans took place at Heraclea, a few miles to the west of Tarentum. The Greek line of battle arranged in phalanxes and the elephants, animals the Romans were not familiar with, were the two key factors which led Pyrrhus to victory. He moved towards Rome and won a second battle, but the losses he suffered were such that he offered a peace treaty to the Romans (hence Pyrrhus' victory to mean a victory which has a significant cost). Il Senato rifiutò e Pirrò preferì non tentare di prendere Roma. Le colonie Greche in Sicilia chiesero a Pirro di aiutarle a respingere i Cartaginesi che da Lilibaeum, una città che essi avevano fondato sulla punta occidentale della Sicilia, stavano tentando di conquistare l'intera isola. Roma e Cartagine strinsero un'alleanza contro Pirro; the Carthaginians lost most of their possessions in Sicily, but held onto Lilibaeum: la guerra continuò fino a quando alcune città Greche, stremate dai costi finanziari del sostegno a Pirro, fecero la pace con Cartagine. Pirro ritornò sul continente e mosse contro Roma, ma a Maleventum fu sconfitto dai Romani e coi resti del suo esercito se ne ritornò in Epiro. I Romani cambiarono il nome della città in Benevento.
(da sinistra a destra) Imperatore sbarbato (Trajano); emperor with a light beard (both in the courtyard of Palazzo Mattei di Giove); complex beard of a Roman portrayed in Arco di Settimio Severo Tarentum e le altre colonie Greche which had supported Pyrrhus were forced to reach peace agreements with Rome and to acknowledge it as the leading power on the Italian peninsula. In order to retain part of their territories and trading privileges they had to pay; they gave the Romans not only gold and silver, but also slaves. We generally associate slavery with very painful jobs in mines and plantations, but some of the slaves who came from the Greek colonies had skills which were appreciated by the Roman upper classes. Apparently there were not good barbers in Rome, prior to the arrival of slaves who were very experienced barbers. The early Romans did not pay too much attention to their appearance and did not shave on a daily basis: the availability of good barbers brought a change and for the following centuries all the portraits of consuls, politicians and emperors showed well shaved faces. This lasted until the emperor Trajan, with the remarkable exception of Nero; later Hadrian preferred to be portrayed with a light beard. At the time of the emperor Septimius Severus the beard became even more prominent.
La Prima Guerra
Punica (264-241)
A shop window and a relief of the new section of Museo Nazionale Romano recently opened in Via delle Botteghe Oscure sul sito dell'ex Teatro di Balbus; fino ad alcuni anni fa si pensava che le rovine appartenessero al Circo Flaminio Durante il periodo delle Guerre Puniche the decision making role of the patricians
was challenged by the ever growing
number of plebeians, the commoners of Ancient Rome.
They used to congregate outside the walls in the then almost empty space
of Campus Martius; the importance of these meetings was eventually acknowledged
by the Senate through the building of a circus where the plebeians could meet and discuss in a more
structured way (the patricians made use of Circus Maximus).
Il circo prese il nome di Flaminio dal nome del console Gaius Flaminius Nepos
che era in carica nel 221 quando il circo fu costruito.
Parte di una moderna mappa marmorea sul muro posteriore Basilica di Massenzio
Hannibal did not have a supply chain to support his army and thus he relied on the help
of the towns which rebelled against Rome or on the sacking of those which resisted him. He
therefore was hit by the new Roman tactics, devised by the dictator Fabius Maximus,
who by a sort of guerrilla actions set fire to the territories of the towns which in one way
or another would have fallen into Carthaginians hands; he also avoided a direct confrontation
with the enemy: he thus gained time to reorganize the Roman army; for this reason he was called
Cunctator (the Temporizer).
(a sinistra) Piccolo monumento cilindrico Romano all'interno di S. Bartolomeo all'Isola, che si pensa fosse un pozzo sacro del tempio di Aesculapius; (a destra) bassorilievo alla punta orientale dell'Isola Tiberina che mostra un serpente, simbolo del dio Duemila anni dopo un altro giovane generale attraversò le Alpi e si guadagnò nelle Campagne Italiane una gloria che superò quella di Annibale; alla notizia delle sue vittorie le madonnelle, le sacre immagini delle strade di Roma, piansero: certamente quando era l'oscuro cadetto Bonaparte all'Accademia Militare di Brienne avveva studiato attentamente i resoconti delle campagne di Annibale in Italia. Alla fine Annibale non mosse verso Roma; negli anni seguenti i Romani tornarono ad un'attnta strategia di contenimento del nemico: per impedire che Cartagine mandasse rinforzi ad Annibale, essi attaccarono i possedimenti cartaginesi in Spagna. Nel 212 essi presero Siracusa ed ottennero il controllo su tutta la Sicilia. Nel 211 essi occuparono Capua, che era diventata il quartier generale di Annibale. Secondo Livio Carthaginiensium exercitum, quem neque nives neque Alpes debilitaverant, otia Campaniae enervaverunt. l'esercito Cartaginese, che né le nevi né le Alpi aveva sconfitto, perse la sua forza a causa degli ozi di Campania. Col tempo l'esercito di Annibale, isolato com'era, non costituì più una reale minaccia alla sicurezza di Roma: un tentativo del fratello Asdrubale di portare rinforzi e sollevare ancora i Galli contro Roma fu respinto nel 207. Nel 204 il console Publius Cornelius Scipio approdò a sud di Cartagine e mosse contro la città; Annibale ritornò in patria per difendere la sua città, ma nel 202 a Zama, i Cartaginesi furono sconfitti. Il trattato di pace che ne seguì diede a Roma il pieno controllo dei territori cartaginesi in Spagna ed impose limiti stretti alle dimensioni della flotta di Cartagine e alla sua politica estera. A Scipione fu dato il titolo di Africanus per la sua vittoria in quella regione (i Romani chiamavano Africa quella che oggi è la Tunisia).
Iconografia L'immagine usata come sfondo di questa pagina è un particolare dell'elefante in Piazza della Minerva a Roma. |