UN SECOLO DI TURBOLENZE (180-285)

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Commodo
Settimio Severo
Caracalla
Elagabalo (Mithraeum)
Alessandro Severo
Anarchia militare
Iconografia

Commodo

Il figlio di Marco Aurelio, Commodo, divenne imperatore all'età di 19 anni; aveva accompagnato il padre nel suo ultime campagne, ma non aveva il senso del dovere del padre e preferì raggiungere un accordo di pace con i Marcomanni e rientrare a Roma.
Era un uomo di corporatura robusta e si identificava con Ercole; divenne presto popolare tra le classi inferiori poiché gli piaceva prendere parte personalmente ai combattimenti tra gladiatori.
Antonino Pio e Marco Aurelio avevano entrambi almeno formalmente rispettato il ruolo del Senato e avevano governato l'impero con l'appoggio dell'aristocrazia romana. Commodo perse gradualmente questo sostegno e nel corso degli anni divenne sempre più isolato; la sua dura reazione ai disordini in varie province dell'Impero e le lamentele a Roma e la sua pretesa di essere considerato un dio aumentarono il numero di coloro che complottavano contro di lui. Nel 192 i pretoriani, membri della cerchia ristretta dell'imperatore e dell'aristocrazia romana, e i comandanti delle legioni presero tutti parte a una cospirazione per uccidere Commodo. La sua amante Marcia lo avvelenò, quindi fu strangolato da un lottatore.
Il Senato decretò la sua damnatio memoriae e questo potrebbe spiegare perché la memoria di Commodo è così desolante.


Colonna Antonina: fanteria e cavalleria Romane; due ritratti di Marcus Aurelius

Commodo celebrò suo padre erigendo in Campo Marzio una colonna simile a quella di Trajano: i suoi rilievi ritraggono le due campagne condotte da Marco Aurelio c ontro i Marcomanni. La colonna era situata su un alto basamento accanto a Via Flaminia (l'odierna Via del Corso): il livello della strada era di circa 20 piedi inferiore a quello attuale; i rilievi erano quindi altissimi, con le sculture quasi completamente sporgenti dallo sfondo, così che potessero essere visti da una grande distanza.
Un interessante confronto tra le due colonne mostra che mentre Traiano è sempre ritratto in una vista laterale, in alcuni casi Marco Aurelio è raffigurato frontalmente: questo è considerato un primo segno del passaggio da una rappresentazione realistica (vista laterale) dell'imperatore a un simbolico (frontale) che diventerà più evidente nei secoli successivi. I seguenti collegamenti esterni mostrano una moneta di Trajano e una moneta di Onorio (V secolo): piegano meglio delle parole come la rappresentazione dell'imperatore sia diventata un'icona.
Commodo eresse anche un arco per celebrare il padre: l'arco è andato perduto, ma alcuni dei suoi rilievi sono stati utilizzati per decorare l'Arco di Costantino.

Settimio Severo

La morte di Commodo fu seguita nei sei mesi successivi da quella dei suoi due successori (Pertinace e Didio Giuliano): in Britannia, Siria e Pannonia (Ungheria) le legioni eleggevano i propri imperatori; alla fine Settimio Severo, il comandante delle legioni in Pannonia, riuscì a sconfiggere il suo avversari e a diventare l'unico imperatore.
Una delle sue prime decisioni fu quella di limitare il potere dei pretoriani posizionando ad Albano una legione di soldati di fiducia.
Settimio Severo era nato a Leptis Magna (nell'odierna Libia), un importante centro commerciale dell'Africa romana. Faceva molto affidamento sull'esercito per mantenere il suo potere, e per mantenere il sostegno dei suoi legionari nel 197 intraprese la guerra contro i Parti. Saccheggiò la loro capitale Ctesifonte e restaurò brevemente l'autorità di Roma sulla Mesopotamia. Fu una delle ultime campagne romane che produsse un un gran numero di schiavi.
Settimio Severo associò al trono i suoi due figli a Marco Aurelio Antonino (noto come Caracalla, da caracallus, una corta tunica gallica che indossava) e Publio Settimio Geta.
Nel 208, accompagnato dai suoi due figli, iniziò una campagna in Britannia per sedare la ribellione di alcune tribù locali e proteggere quella provincia dalle incursioni dei Caledoni. Morì a Eboracum (York) nel 211, forse avvelenato dal figlio Caracalla.


Arco di Settimio Severo: particolare del lato ovest.

Settimio Severo trascorse la maggior parte del suo tempo al potere fuori Roma, nondimeno provvide ad allargare il palazzo imperiale; piazzò inoltre all'ingresso dalla Via Appia il Septizodium, una sorta di gigantesca facciata, parte della quale rimase in piedi fino al 1586 quando Papa Sisto V la abbatté per utilizzarne le colonne e i marmi per la decorazione dei numerosi monumenti da lui costruiti a Roma.
Un grande arco fu eretto nel Foro per celebrare la sua campagna contro Parti: la qualità della decorazione dimostra che, nonostante la crisi economica e la diminuzione della popolazione che aveva colpito l'impero negli ultimi decenni del II secolo, la qualità delle opere d'arte a Roma era ancora alta.

Caracalla

Settimio Severo si era sforzato di pubblicizzare la sua famiglia come una famiglia felice dove tutti i membri (compresa sua moglie) condividevano le responsabilità del governo.
Questo ritratto si rivelò presto falso poiché Caracalla si affrettò a organizzare l'assassinio di suo fratello Geta, accusandolo di aver attentato alla sua vita. Decretò la damnatio memoriae del fratello e il suo nome fu cancellato da tutte le iscrizioni.
Caracalla capì che uccidendo il fratello aveva minato il proprio potere e per ristabilire la sua popolarità emanò la Constitutio Antoniniana, che concedeva la cittadinanza romana agli uomini liberi in tutto l'Impero Romano; c'erano anche cause economiche alla base di questo decreto in quanto ampliò il numero dei contribuenti.
Caracalla, seguendo la politica del padre, cercò di mantenere l'appoggio dell'esercito aumentando la paga legionaria e fornendo ai soldati benefici e agevolazioni, tra cui bagni per la legione situata ad Albano.
Nel tentativo di guadagnare la reputazione militare di suo padre, intraprese la guerra contro i Parti, ma la sua campagna fu inconcludente e alla fine Macrino, capo della guardia pretoriana, contando sulla crescente insoddisfazione per la leadership di Caracalla, riuscì a farlo uccidere e a farsi proclamare nuovo imperatore dalle truppe.


Arco degli Argentieri: bassorilievi dai quali è stato rimosso Geta: iscrizioni sullo stesso arco (prima riga) e sull'Arco di Settimio Severo (quarta riga) dove il nome di Geta fu sostituito da alter parole.

Nel 204 la corporazione degli Argentari eresse un piccolo arco in onore di Settimio Severo; sapendo che i suoi due figli sarebbero stati i prossimi imperatori e che Settimio Severo aveva già affidato loro ampie responsabilità, questi astuti commercianti pensarono bene di decorare l'arco con ritratti sia di Caracalla che di Geta.
Nel 212 dovettero cancellare in fretta tutti i riferimenti a Geta, anche se questo significava danneggiare la simmetria della decorazione e riformulareo (utilizzando lettere più strette) l'iscrizione.
Il Senato si prese cura di fare lo stesso sull'Arco dedicato a Settimio Severo: i fori delle lettere di bronzo cancellate che non corrispondono all'iscrizione sono la prova del cambiamento richiesto da Caracalla.
L'imperatore costruì delle terme che furono una dei più giganteschi monumenti dell'Antica Roma.

Elagabalo

Macrino continuò senza successo la campagna contro i Parti; nel frattempo la situazione finanziaria del Tesoro romano era talmente peggiorata che dovette ridurre i benefici concessi all'esercito da Caracalla. Così facendo Macrino firmò la sua condanna a morte: nel 218 su istigazione di Giulia Soemia, nipote di Caracalla, le truppe si ribellarono e lo uccisero. Vario Antonino, il quattordicenne figlio di Giulia Soemia, divenne il nuovo imperatore.
Il giovane imperatore era un seguace del culto di Elegabal, una pietra nera (molto probabilmente un meteorite) venerato in Siria. Vario aggiunse al suo nome quello di Elagabalo e cercò di imporre a tutto l'impero la stessa fede: gli antichi dèi furono sostituiti da una sola divinità, il Sol Invictus, con l'obiettivo di far accettare questo Dio dalle diverse credenze monoteiste (compresa quella cristiana) che soprattutto nelle province orientali dell'impero stavano già prevalendo sul tradizionale politeismo greco e romano. Questo non fu né il primo né l'ultimo tentativo fatto da un imperatore di promuovere la fusione delle diverse religioni e culture dell'impero.
L'attuazione di questo culto si basava su cerimonie orgiastiche, che, sebbene non rare nel mondo antico, avevano aspetti che alienarono a Eliogabalo il sostegno sia del Senato che dell'esercito. Lui fu costretto dalla nonna ad adottare come co-imperatore il cugino più giovane Alessandro Severo. Elagabalo apparentemente aveva in mente di assassinare suo cugino, ma il suo piano fu scoperto e fu ucciso dal pretoriani, insieme a sua madre e a coloro che avevano preso parte alle sue cerimonie selvagge.
Il ricordo di Elagabalo fu per secoli quello di un pazzo; verso la fine del XIX secolo le sue stravaganze attirarono l'attenzione del pittore Sir Lawrence Alma-Tadema, che vide nel giovane imperatore un precursore del Decadentismo.


Mithraeum di S. Clemente: altare al dio e rilievi ai lati raffiguranti i due tedofori Cautes e Cautopates; tenendo la loro torcia in su o in giù, indicavano il sorgere e il tramonto del sole e più in generale il ciclo della vita.

Il culto del dio Persiano Mithra fu una delle religioni orientali che si diffusero a Roma, soprattutto tra i membri delle forze armate. La sua versione romana aveva punti in comune con la Massoneria: era un'organizzazione fraterna che chiedeva ai suoi membri di rispettare alcune norme morali fondamentali e di mantenere il segreto sulle cerimonie; c'erano sette gradi di iniziazione associati con i pianeti. I membri si riunivano regolarmente in piccole stanze con l'aspetto di una grotta e lunghe panchine su entrambi i lati; lì avevano un pasto comune e partecipavano ai loro riti: una differenza significativa rispetto a quello che accadeva nei templi dove si svolgevano le cerimonie all'esterno della cella del dio.
Altri aspetti del mitraismo avevano dei punti in comune con la fede cristiana: un concetto di resurrezione, la distribuzione del pane e dell'acqua (o del vino), il digiuno come mezzo di purificazione e una sorta di battesimo.
Per le loro riunioni i seguaci di questa credenza costruirono molti mitrei, alcuni dei quali sono stati scoperti sotto chiese o altri edifici romani. Le più interessanti di queste sale sono sotto S. Clemente, S. Prisca, Circo Massimo, Palazzo Barberini e sotto le Terme di Caracalla.

Alessandro Severo

Alessandro Severo aveva appena tredici anni quando divenne imperatore; il Senato gli mise accanto un gruppo di consiglieri che lo aiutarono a ripristinare un'amministrazione efficace e l'autorità del governo centrale.
All'età di 22 anni Alessandro Severo pensò che fosse giunto il momento di mostrare la sua abilità per guidare le legioni romane. Nel 231 mosse guerra ai Sasanidi che nel 224 avevano sconfitto i Parti e nel 226 li avevano definitivamente sostituiti come nuovi vicini dell'Impero Romano. La campagna fu inconcludente; i Sasanidi preferirono ritirarsi e alla fine il costo della spedizione fu tale che Alessandro Severo dovette imporre nuove imposte; dovette anche affrontare una minaccia proveniente dai Marcomanni al confine tedesco.
Nel 235 Alessandro Severo fu ucciso dai suoi stessi soldati a Moguntiacum (l'odierna Magonza) dove coordinava la difesa delle città fortificate romane lungo il Reno.


Pantheon: le due colonne aggiunte da Gian Lorenzo Bernini nel 1660, provenienti dalle Thermae Alexandrinae.

Alessandro Severo costruì l'ultimo aquedotto Romano, chiamato in suo onore Aqua Alexandriana. L'acquedotto forniva acqua alle terme costruite da Nerone in Campo Marzio e che furono restaurate Alessandro Severo e ribattezzate in suo onore Thermae Alexandrinae. Di queste terme è rimasto ben poco: due colonne ora in Piazza de' Crescenzi e due colonne utilizzate dal Bernini per completare il portico del Pantheon.

Anarchia Militare

I cinquant'anni che seguirono l'uccisione di Alessandro Severo sono chiamati dagli storici il periodo dell'anarchia militare perché durante essa ben 22 imperatori furono acclamati tali dalle truppe. Spesso governarono solo per pochi mesi e su una parte limitata dell'impero. Quando alla fine questo periodo travagliato giunse al termine, la natura dell'Impero Romano e il ruolo di Roma erano cambiati radicalmente: il Senato e l'aristocrazia romana avevano perso la loro influenza politica; non avevano voce in capitolo nelle questioni finanziarie essendo stato il Senato privato del diritto di emettere nuove monete: l'imperatore non era più la più alta istituzione della Repubblica, ma un monarca: mentre Augusto e gli altri grandi imperatori erano ritratti con una corona d'alloro, gli imperatori del tardo III secolo portavano una corona d'oro massiccio. Roma divenne solo una delle città dell'impero e molti imperatori nemmeno si preoccuparono di farle visita.
La debolezza dei confini dell'impero divenne evidente nel 267 quando gli Eruli, una piccola tribù che viveva lungo il Basso Danubio, attraversarono il fiume, fecero irruzione in Grecia e saccheggiarono Atene. A est i Sasanidi conquistarono Antiochia, la capitale della Siria. Nel 271 gli Alemanni, una tribù germanica, attraversarono le Alpi e razziarono l'Italia settentrionale, minacciando Roma prima di essere respinti dall'imperatore Aureliano.


(a sinistra) Porta Latina vista da Roma; (a destra) Porta Appia (S. Sebastiano): particolare della fessura per il sollevamento della porta mobile.

Ci sono poche tracce di monumenti costruiti dagli imperatori di questo periodo. L'imperatore Decio (249-251) (che ordinò una delle più terribili persecuzioni dei Cristiani, che accusava di aver diffuso la peste) costruì sull'Aventino delle nuove terme, che facevano probabilmente uso di edifici esistenti (le uniche tracce che rimangono sono sotto terra).
L'imperatore Gallieno (260-268) è ricordato per un piccolo arco a lui dedicato (ancora in sito) e per le rovine di un onumento funerario lungo la Via Appia.
L'unica significativa aggiunta ai monumenti di Roma riflette la necessità della città di difendersi in caso di attacco: l'imperatore Aureliano (270-75), un valente generale che tentò di restaurare l'unità dell'Impero, avvertì che, dopo quasi 500 anni duranti i quali nessun nemico aveva minacciato Roma, la città aveva bisogno di essere protetta da una nuova cinta di mura.
Fu una decisione difficile da ccettare e forse per questa ragione molte porte ridussere il suo impatto negativo: spesso le porte erano più larghe di quanto non siano ora: l'immagine sopra (a sinistra) mostra le dimensioni originali di Porta Latina (lato verso la città) e come il suo soffitto sia stato abbassato nel V secolo (lato esterno); Porta Appia aveva due aperture; in aggiunta alle porte tradizionali poteva essere calata dall'alto (in caso di minaccia) una terza porta.

Iconografia
Busto di Commodo come Ercole ai Musei Capitolini - Roma.
Busto di Septimius Severus ai Musei Capitolini.
Septimius Severus accusa Caracalla di aver complottato contro di lui di Jean-Baptiste Greuze (1725-1805)
Caracalla e Geta di Sir Lawrence Alma-Tadema (1907).
Le terme di Caracalla di Sir Lawrence Alma-Tadema (1899).
The Roses of Heliogabalus di Sir Lawrence Alma-Tadema (1888).
Relief showing Mithra at the Louvre in Paris.