Monastero de Monaci Cisterciensi (Libro VII) (II giorno)

In questa pagina:
 Tavola di Giuseppe Vasi
 Com'è oggi
 Arco di Gallieno
 SS. Vito e Modesto
 S. Antonio Abate

La Tavola (No. 126)

Come in altri casi l'obiettivo di Vasi non è esattamente quello menzionato nel titolo della tavola. I suoi obiettivi reali sono l'Arco di Gallieno e le rovine dette Trofei di Mario. La vista è presa dal punto segnato in verde nella piantina del 1748, sotto. Nella descrizione relativa alla tavola Vasi faceva riferimento a: 1) SS. Vito e Modesto; 2) Arco di Gallieno; 3) Trofei di Mario; 4) Monastero delle Viperesche.
La piantina riporta anche: 5) S. Antonio Abate.

Oggi

I monasteri non sono più qui, né si possono vedere le rovine sullo sfondo, ma l'emozione di scoprire un arco Romano nella stretta strada è lo stesso.

L'Arco di Gallieno

L'Arco fu eretto nel 262 in onore dell'Imperatore Gallieno, le cui virtù sono ancora ricordate nell'iscrizione sopra l'arco. Esso si trova nel posto dell'antica Porta Esquilina sulle Mura Serviane; con il restringimento della città durante il Medio Evo l'arco fu di nuovo usato come porta.

SS. Vito e Modesto

L'ingresso alla chiesa fu riorientato nel XIX secolo e una facciata nuova fu costruita su Via Carlo Alberto. In tempi recenti la chiesa è stata riportata alla sua orientazione originaria con la costruzione di una specie di facciata medievale. La chiesa è costruita in parte sulle Mura Serviane.

S. Antonio Abate

Il Monastero di S. Antonio Abate divenne dapprima un ospedale nel tardo XIX secolo e quindi, negli anni '30, Seminario per il rito Ruzzo Bizantino (ecco perché oggi è chiamato Russicum). I vari cambiamenti, compreso il livello della strada, non hanno alterato la bellezza del portale Romanico del 1269. S. Antonio Abate è il patrono degli animali da soma, così una volta all'anno cavalli e asini venivano portati nella piazza di fronte alla chiesa per essere benediti. La cerimonia è brevemente descritta daJ. W. Goethe nel suo Italienische Reise (18 gennaio, 1787).

Brano dall'Itinerario di Giuseppe Vasi del 1761 relativo a questa pagina:


Chiesa de' SS. Vito e Modesto
Molto antica ed ancora di somma venerazione è questa chiesa, perchè da quello, che si legge, quivi fu il macello Liviano, in cui furono poi martirizzati moltissimi Cristiani: perciò sono in essa de' corpi di santi Martiri, e la pietra sopra cui furono uccisi a guisa di bestie da macello: onde fu detto questo luogo macellum martyrum. Custodiscono questa chiesa li Monaci Cisterciensi, e vi risiede il di loro Procuratore Generale.
L'arco antico, che si vede appoggiato alla detta chiesa, fu eretto da Marco Aurelio in onore di Gallieno Imperatore, e dalla medesima chiesa si dice ora di s. Vito. Poco dopo evvi sull'alto la
Chiesa e Spedale di S. Antonio Abate
L'an. 1259. fu eretta questa chiesa insieme collo spedale per un legato del Card. Pietro Capocci, a favore de' poveri scottati dal fuoco, e però sono custoditi da' Canonici di sant' Antonio di nazione Francese. La cappella del santo Titolare e l'altra a sinistra dell'altare maggiore furono dipinte dal Pomaranci, e la vita del Santo dipinta intorno alla chiesa è di Gio. Batista Lombardelli Marchigiano. I laterali fatti di nuovo nel cappellone sono di Mon sù Parosel Avignonese; e la croce di pietra, che si vede dinanzi, la chiesa vi fu posta l'an. 1745. invece del ciborio, elle vi era prima, caduto per l'antichità, e vecchiezza.

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