Palazzo Sacchetti sulla Strada Giulia
(Libro IV) (Pianta C2) (VII giorno) (Rione Regola)
In questa pagina:
Tavola di Giuseppe Vasi Com'è oggi
Palazzo
Sacchetti S.
Biagio della Pagnotta S.
Maria del Suffragio e S. Anna dei Bresciani Oratorio del
Gonfalone S.
Spirito dei Napoletani e S. Filippo Neri Carceri
Nuove S.
Eligio degli Orefici e S. Niccolò degli Incoronati Arco di
Via Giulia
La Tavola (No. 71)
Giulio II è il papa al quale Strada Giulia deve il suo nome. L'assetto
di Roma Medievale fu assai influenzato da poche famiglie (Orsini, Colonna,
Frangipane) che avevano trasformato edifici Romani in fortezze con i loro seguaci
ad abitare nelle casette chiuse attorno, con poca comunicazione o niente tra un'area
e un'altra. Con la crescita della supremazia Papale su queste famiglie e con lo scopo
di portare Roma al livello delle città del Nord Italia dove erano stati sviluppati
piani cittadini razionali, Alessandro VI cominciò ad aprire strade dritte
(Via Alessandrina) nel tessuto medievale. Giulio II con via Giulia
diede alla Roma Rinascimentale la sua prima grande strada collegando Ponte S. Angelo con Ponte Sisto.
La vista è presa dal punto segnato in verde nella piantina del 1748, sotto.
Nella descrizione relativa alla tavola Vasi faceva riferimento a: 1) S. Biagio della
Pagnotta; 2) S. Maria del Suffragio; 3) Carcere Nuovo; 4) Spirito Santo
dei Napoletani; 5) Palazzo Falconieri; 6) a
- Arco del Palazzo Farnese e b - Collegio
Apostolico.
La piantina riporta anche 7) Palazzo Sacchetti; 8) S. Anna dei Bresciani;
9) S. Eligio degli Orefici; 10) S. Filippo Neri; 11) Oratorio del Gonfalone.

Oggi

Essendo stato spostato verso Via del Corso il centro della vita cittadina
e deviato lontano il traffico, oggi Via Giulia è una zona molto esclusiva, elegante e tranquilla.
La tavola di Vasi allarga e accorcia Via Giulia per mostrare tutte le chiese e i palazzi,
tanto che la vista sembra differente, ma camminando lungo Via Giulia si vede che
quasi tutti gli edifici citati da Vasi sono al loro posto con pochissime variazioni.
(Clicca QUI
per una monografia su via Gulia)
Palazzo Sacchetti

Palazzo Sacchetti è un severo ma elegante palazzo: non è certo se sia stato costruito
da Sangallo il giovane per se stesso (come suggerisce l'iscrizione) o se fu costruito
più tardi sulla casa del Sangallo. Fu acquistato nel 1576 dal banchiere Tiberio Ceuli di Pisa
che era considerato il più ricco banchiere di Roma. Suo figlio comunque fece presto
bancarotta e fu costretto a vendere l'edificio che fu alla fine comprato dai
Sacchetti di Firenze. I Ceuli costruirono la fontanella all'angolo del palazzo,
mentre lo stemma raschiato al centro centro della facciata era di Paolo III, il mecenate di
Sangallo. Nel 1660 Carlo Rainaldi costruì un bel ninfeo nel giardino, visibile chiaramente
nel Panorama di Rome. Il giardino aveva un accesso diretto
al fiume, oggi quasi strangolato dal Lungotevere costruito più alto
per prevenire le alluvioni.

S. Biagio della Pagnotta

La chiesetta di S. Biagio è detta "della Pagnotta" perché il giorno di S. Biagio
(3 Febbraio) vengono distribuite ai bambini piccole pagnotte.
La chiesa fu quasi interamente ricostruita nel 1730 da Giovanni Antonio Perfetti.
E' anche detta S. Biagio degli Armeni, perché serve la comunità Armena si Roma: questo spiega
l'utilizzo dell'alfabeto Armeno nella scritta sulla facciata
(clicca qui per
una lista delle chiese nazionali a Roma).
S. Maria del Suffragio e S.
Anna dei Bresciani

"Suffragio" perché pregare per le anime dei morti era lo scopo della confraternita
che eresse la chiesa nel 1669. Carlo Rainaldi suggerì una forma ellittica, ma la
confraternita preferì un disegno più tradizionale e sobrio. Tra S.
Biagio e S. Maria del Suffragio c'era una stradina che portava a S.
Anna dei Bresciani. Brescia, città Veneziana, era (ed è) molto ricca e pia.
Il blocco di case tra S. Maria del Suffragio e il fiume apparteneva all'associazione
degli abitanti di Brescia a Roma. S. Anna dei Bresciani, con un'interessante facciata di
Carlo Fontana fu demolita per costruire le nuove banchine. La tavola in basso
(di M. G. Rossi) mostra S. Anna e a destra S. Biagio. Alcuni particolari del monastero
annesso alla chiesa sono tuttora visibili nei nuovi edifici costruiti sul lungotevere.
Oratorio del Gonfalone

Una chiesetta è esistita su questo posto sin dall'VIII secolo,
ma l'attuale oratorio fu costruito nel secolo XVI. La parte superiore della
facciata fu aggiunta nel XVII secolo da Domenico Castelli. La confraternita proprietaria
dell'oratorio era conosciuta per l'organizzazione di processioni e altre cerimonie religiose.
Le loro rappresentazioni della Passione di Cristo erano così realistiche che i Papi dovettero
bloccarle dato che sfociavano in attacchi contro gli Ebrei. I membri indossavano un abito
bianco e un cappuccio blu; il rilievo sopra l'ingresso mostra un membro della
confraternita alla destra della Vergine Maria.
Gonfalone si riferisce al fatto che nel XIV secolo i membri
della confraternita usavano levare alto uno stendardo del Papa (a quel tempo ad Avignone)
per sostenerne il ruolo di sovrano di Roma.
S. Spirito dei Napoletani e S.
Filippo Neri

All'inizio di Via Giulia c'è la chiesa dei Fiorentini (S.
Giovanni) e pochi passi più in là la chiesa dei Napoletani
(clicca qui per
una lista delle chiese nazionali a Roma). Questa fu restaurata nel XIX secolo
e riporta lo stemma di Pio IX e del Re di Napoli (o delle 2 Sicilie) della famiglia Borbone.
Qui fu seppellita (fino al 1984) l'unica figlia di Francesco II, ultimo Re di Napoli (morì
giovanetta). Sia il Papa che il Re di Napoli erano abituati a perdere il loro regno e a riprenderlo.
Nel 1848 Pio IX cercò rifugio nella fortezza Napoletana di Gaeta e stette lì sotto la
protezione del Re di Napoli fino a quando i Francesi ripresero il controllo di Roma
sconfiggendo Garibaldi.
Nel 1861 Francesco II abbandonò Gaeta (la fortezza cadde il 14 febbraio, e il 20 marzo
si arrese anche Civitella del Tronto, l'ultima roccaforte a lui fedele) e venne in esilio
a roma con la speranza di ritornare u giorno a Napoli. Ma nel 1870 anche Pio IX perse
il suo Regno. L'Italia dei Sette Stati (Savoia, Lombardo-Veneto, Parma, Modena, Toscana,
Stato Pontificio e Regno delle Due Sicilie) era definitivamente morta.
S. Filippo Neri è uno dei grandi santi del XVI secolo, tuttavia a Roma gli fu dedicata
solo questa chiesetta (oggi solo una facciata).
Carceri Nuove

La prigione di Roma era a Tor di Nona (di fronte a Castel S.
Angelo) e aveva una reputazione sinistra. Innocenzo X costruì una nuova prigione
(le Carceri Nuove) molto bella da guardare. Ma per quelli che dovevano entrarvi
per essere imprigionati non era così bella. Una stradina laterale che porta in Via Giulia
al punto dove stava la prigione fu a ragione chiamata Vicolo del Malpasso .
S. Eligio degli Orefici

La chiesetta della gilda degli Orefici fu inizialmente progettata da Raffaello e
per tale ragione fu risparmiata quando furono costruite le banchine del Tevere.
La vicina chiesa di S. Niccolò degli Incoronati fu invece demolita. S. Eligio è onorato
anche dai fabbri in S. Eligio dei Fabbri (clicca qui per
una lista delle chiese appartenenti ad una confraternita).
Arco di Via Giulia

Via Giulia termina al Collegio
Ecclesiastico, ma prima passa tra due grandi palazzi: Palazzo
Farnese e Palazzo
Falconieri, la cui facciata principale si vede dal fiume. Il lato su Via Giulia
riporta due interessanti teste di falco (vedi lo sfondo).
I Farnese avevano sull'altro lato del fiume
Villa (la Farnesina).
Sebbene il vicino Ponte Sisto forniva un comodo passaggio per Trastevere, essi costruirono
un arco sopra Via Giulia fino alla banchina del fiume, da dove potevano
raggiungere la loro Villa per barca.
Brano dell'Itinerario di Giuseppe Vasi del 1761 relativo a questa pagina:
Chiesa
dello Spirito Santo de' NapoletaniFu quivi anticamente
una chiesa dedicata a s. Aurea vergine e martire con un monastero di
monache, e dicevasi Castrum Senense ma essendo queste nel
Pontificato di Onorio III. come molte altre trasportate nel
monastero di s. Sisto, nel 1572. fu conceduta ad una confraternita
di Napoletani, e rifacendo questi la chiesa la dedicarono allo
Spirito Santo, e poi l'hanno ornata di marmi, e di pitture, tra le
quali evvi il s. Gennaro dipinto da Luca Giordano, ed il s.
Francesco di Paola da Ventura Lamberti; le pitture a fresco nella
cupoletta sono di Giuseppe Passeri, ed il quadro sull'altare è di
Giuseppe Ghezzi. A sinistra di questa chiesa vi è il collegio
Ghislieri fondato l'anno 1636. per la gioventù, che ha voglia di
studiare le scienze umane e divine senza obbligo del chiericato. E
nel vicolo a destra della chiesa si vede la
Chiesa
di s. Eligio degli OreficiL'anno 1509. fu eretta questa
chiesa dagli Orefici, ed Argentieri con disegno di Bramante Lazzari,
ma poi nel 1601. fu riedificata sul medesimo disegno, e fu ornata di
pitture e stucchi. I ss. Re Maggi nel primo altare, ed alcune
pitture sull'altare maggiore sono del Romanelli, il quadro però è di
Matteo da Leccio, e la Natività nell'altro è di Giovanni de' Vecchi.
Appresso di questa chiesa corrisponde il passaggio della
barchetta, e nell'altro vicolo dopo il suddetto collegio si vede la
Chiesa
di s. Niccolò degli IncoronatiDa una nobile famiglia
Romana, che ancor ivi risiede porta il nome questa piccola chiesa,
perchè dalla medesima fu eretta, e vi mantiene la cura delle anime.
Ritornando poi sulla strada, si vede a destra altra piccola
Chiesa
di s. Filippo Neri e Oratorio delle cinque piagheNel
Pontificato di Paolo V. fu edificata questa da Rotilio Brandi
Fiorentino, il quale essendo devoto delle cinque piaghe del nostro
Redentore, unitosi con altri pii fedeli vi eresse una confraternita,
ed un oratorio, in cui se ne facesse particolare commemorazione. Il
ss. Salvatore impiagato, che si vede in esso, è pittura di Federigo
Zuccheri, ed il ss. Crocifisso di rilievo, che sta in chiesa, vi fu
trasportato dalle grotte vaticane, e si crede fatto da' primi
Cristiani. Incontro eccovi le
Carceri
nuoveDa prima stavano le carceri incontro alla chiesa
di Monferrato, che dicevansi a Corte Savelli; dipoi a Tordinona; ma
finalmente Innoc. X. per dare più comodo a' poveri prigioni volle,
che qui sulla strada Giulia fossero le nuove carceri, e poi furono
terminate da Alessandro VII. con tutti i comodi spedienti; tanto per
la salute del corpo, quanto per quella dell' anima, e ne fu
incaricata l'Archiconfraternita della Carità, la quale, come
dicemmo, pensa ad alimentare i poveri, e a mantenere cappellani, ed
ogni altro per la cultura delle anime.
Chiesa
di s. Maria del suffragioNel 1594. risoluti alcuni
fratelli della Confraternita della Morte, di impiegarsi con
particolare istituto in suffragare le anime del Purgatorio; per
qualche tempo esercitarono le loro funzioni nella vicina chiesa di
s. Biagio della pagnotta; ma poi ottenuto questo luogo da Clemente
VIII. nel Pontificato di Clemente X. eressero la loro chiesa, ed
oratorio con disegno del Cav. Rainaldi, nella quale sono delle
cappelle ornate di marmi, e di pitture, con varj depositi e
sculture. Nel vicolo a destra di questa chiesa, evvi l'oratorio
dell'Archiconfraternita del Confalone, e in quello a sinistra la
Chiesa
di s. Anna de' BrescianiIl mentovato Buonarroti per
comodo delli Notarj, e Curiali aveva piantata nella divisata curia
una chiesa, la quale essendo ottenuta da una Confraternita di
Bresciani nell' anno 1575. la compirono, e la dedicarono ai ss.
Faustino e Giovita, ma poi avendo acquistata la reliquia di s. Anna,
ne celebrarono con solennità e pompa la festa; onde la chiesa ha
preso il nome di questa. Fu dipoi rinnovata, e con disegno del Cav.
Carlo Fontana ci fu fatto il prospetto. Sulli fondamenti della
medesima Curia evvi ancora la
Chiesa
di s. Biagio della PagnottaMolto antica è, come
dicemmo, questa piccola chiesa, poichè fu eretta sopra il tempio di
Nettunno, e fu una delle venti Badie privilegiate di Roma,
consagrata da Alessandro II. circa l'anno 1069. e la possedevano li
monaci Benedettini. Ma poi essendo stata unita al Capitolo di s.
Pietro in Vaticano, rimase quì soltanto la cura delle anime, e della
sua antichità il campanile alla gotica. Si dice della pagnotta, per
i panetti, che per devozione di quel Santo si dispensavano al
popolo, che concorreva nella di lui festa: anticamente però dicevasi
Iner Tyberim, & Portam sancti Petri, & de cantu secuto.
Siegue il
Palazzo
SacchettiDa Antonio Sangallo Architetto di Paolo III. e
con suo disegno fu edificato questo palazzo per sua abitazione:
dipoi passato nella famiglia Leodi, e poi Sacchetti fu ornato di
statue, busti antichi, e quadri di sommo pregio, e sono quelli, che
vedemmo nella galleria di Campidoglio comprati da Benedetto XIV.
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Prossima tavola nel Libro IV: Palazzo Corsini
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