In un medaglione

Questa pagina ha a che fare con i monumenti funebri barocchi in cui il defunto è ritratto in un medaglione, senza una rappresentazione della Morte che regge il medaglione: questi ultimi sono trattati nella pagina Memento Mori.

Gian Lorenzo Bernini disegnò due modelli di monumento con il defunto ritratto in mmedaglione.


Monumenti a Suor Maria Raggi (1647) in S. Maria sopra Minerva e ad Agostino Chigi (1652) in S. Maria del Popolo di Gian Lorenzo Bernini

Il Monumento a Maria Raggi addossato ad un pilastro in S. Maria sopra Minerva introdusse il concetto di scultura pittorica che Bernini sviluppò in molti altri lavori successivi. L'uso del colore e di drappi svolazzanti mossi da una sorta di vento interno ricomparirà nel Monumento ad Alessandro VII e nella statua di Costantino.
Nel Monumento ad Agostino Chigi Bernini seguì le indicazioni lasciate da Raffaello che aveva progettato la Cappella Chigi in S. Maria del Popolo ancora agli inizi del Cinquecento. L'uso del marmo colorato per la piramide in contrasto col bianco del medaglione è invece tipico di Bernini.
la maggior parte dei monumenti funevri della seconda metà del Seicento seguirono due altri schemi: o rappresentano il defunto in atto di preghiera o Rappresentano la Morte.

Durante il Settecento il fervore religioso del Barocco andò logorandosi e parecchi monumenti funebri seguirono (in qualche caso combinandoli) i due schemi illustrati sopra che miravano a celebrare il defunto.

Il monumento a un Cardinale di Genova di Bernardino Ludovisi nella chiesetta di (S. Salvatore alle Coppelle o nella Sezione di Vasi) rivela il desiderio di celebrare il defunto senza far riferimento alla Morte.


Monumento al Cardinal Giorgio Spinola (1744) di Bernardino Ludovisi in S. Salvatore alle Coppelle e Monumento ad Alessandro Gregorio Capponi (1746) di Michelangelo Slodtz in S. Giovanni dei Fiorentini

Michel Rénè Slodtz, conosciuto a Roma come Michelangelo Slodtz, fu uno dei tanti artisti francesi che lavorarono a Roma nei secoli XVII e XVIII. Il suo monumento ad Alessandro Capponi in S. Giovanni dei Fiorentini (vedi anche nella sezione di Vasi) è influenzato da entrambi i monumenti di Bernini. Il monumento mostra anche un piccolo teschio e sul basamento una torcia rovesciata come simbolo della morte che andava sostituendo le rappresentazioni più dirette del Seicento. Il monumento era stato disegnato da Ferdinando Fuga, un architetto fiorentino che lavorò a Roma soprattutto per l'altrettanto fiorentino Clemente XII Corsini. Non era raro per gli scultori  ricevere la richiesta di lavorare ad un monumento progettato da un architetto.

Pietro Bracci è noto per la statua del Nettuno nella Fontana di Trevi, ma ha lsciato un numero impressionante di altre opere, talvolta progettate da lui, altre volte eseguite per un monumento, come la Fontana di Trevi, progettato da qualcun altro.


Monumenti di Pietro Bracci al Cardinal Fabrizio Paolucci in S. Marcello al Corso e al Cardinal Leopoldo Calcagnini (1746-48) in S. Andrea delle Fratte

Il suo monumento al Cardinal Calcagnini in S. Andrea delle Fratte con la statua di un angelo che scrive sulla piramide è simile al  monumento di Bernardo Cametti in Palestrina, che si può vedere nello sfondo di questa pagina.

Paolo Posi, un architetto che lavorò nella seconda metà del XVIII secolo, può essere considerato l'ultimo artista barocco.


Monumento a Flaminia Odescalchi Chigi (1771) di Paolo Posi in S. Maria del Popolo

Il suo Monumento a Flaminia Odescalchi Chigi in S. Maria del Popolo, immediatamente fuori della Cappella Chigi è una reinterpretazione per eccesso del berniniano monumento a Maria Raggi. Puoi vedere la pagina interamente dedicata a questa ultima tomba barocca.

Sebbene verso la fine del Settecento, come risultato del movimento Neoclassicista, il nome di Bernini divenne sinonimo di cattivo gusto, tuttavia alcuni monumenti continuarono ad essere disegnati secondo i suoi esempi.


Monumento al Cardinal Camillo Merlini Paolucci (1776) di Tommaso Righi in S. Marcello al Corso e Monumento a Pietro Giavota (1782) di Raffaele Secini in S. Spirito in Sassia

Tommaso Righi e Raffaele Secini a fatica sono citati nelle storie dell'arte, probabilmente perché continuarono ad usare immagini barocche in un contesto ormai volto al Neoclassicismo, come mostrano i loro monumenti al Cardinal Camillo Merlini Paolucci in S. Marcello al Corso e all'anatomista Pietro Giavota in S. Spirito in Sassia.

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