246.un grande mecenate
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Lungo conclave
Lorenzo Corsini era nato a Firenze il 7 aprile 1652; aveva studiato al collegio Romano e diritto all'università di Pisa. Lo zio cardinale gli aveva trovato un ufficio nella Cancelleria a Roma, ma alla sua morte il giovane se n'era tornato a Firenze. Fu richiamato da Innocenzo XI che lo consacrò sacerdote e gli ridette l'incarico, inviandolo poi come nunzio a Vienna. Ma Corsini aveva espresso il meglio di sé sotto Alessandro VIII come tesoriere della Camera apostolica; Clemente XI lo aveva elevato alla porpora cardinalizia nel 1706. Era stato lì lì per essere eletto sia nel 1721 sia nel 1724 ma l'Imperatore Austriaco e il Re di Francia si erano dimostrati contrari alla sua nomina. Dal 1725 aveva tenuto il vescovado di Frascati. Il Cardinal Corsini era noto per la sua vasta cultura e per il suo sostegno alle arti, compresa la musica (era un buon suonatore di violino); e s'intendeva più di problemi finanziari che ecclesiastici: quando fu eletto papa, si pensò che potesse essere l'uomo adatto a sanare la disastrosa situazione in cui si trovavano le casse pontificie. Ma a parte i rimedi immediati, dal processo del Coscia all'allontanamento dalla Curia dei Beneventani, che erano stati gli estremi mali di una conduzione pseudonepotista, e quelli più a lungo termine, come l'abrogazione di concessioni, il deficit era troppo grosso per essere eliminato. Oltretutto venivano a mancare le entrate alla Santa Sede da diversi Stati, a causa delle varie "regalie" strappate agli ultimi papi in terra di Francia, in Italia meridionale e in Sardegna. Il popolo romano non credeva che fosse irrimediabile il dissesto delle finanze; vedeva sempre nei prelati alle alte sfere esclusivamente degli scialacquatori. Con il nuovo papa ce l'aveva da quando era cardinale e diceva che manteneva una puttana di piazza Scossacavalli, una certa Clarice. Così Pasquino: E non poteva smentirsi una volta arrivato al soglio pontificio. Così lo beccava ancora Pasquino:Quando il tenero Corsini se ne va dal caro bene, la ritrova in tante pene che staccar non se ne può. Son stato un ricco abate, un commodo prelato, un povero cardinale et un papa spiantato.
Certo non giovarono a migliorare la situazione finanziaria dello Stato la stampa della carta moneta o il riordinamento del gioco del Lotto, che servì forse a Clemente XII per farsi un po' più ben volere dal popolo. Infatti esso fu permesso dal 1732, revocando la minaccia di scomunica di Benedetto XIII, con un decreto che specificava come i proventi sarebbero stati investiti in beneficenza e in opere pubbliche per l'abbellimento della città e dello Stato pontificio. Quindi nessuna entrata per le pubbliche finanze. Quanto alla motivazione con cui il papa giustificava un gioco ritenuto da Benedetto XIII peccaminoso, si parla di una specie di dazio indiretto e volontario pagato dal cittadino che voleva col suo denaro tentare la sorte; nessuna coazione quindi da parte della Camera apostolica che avrebbe seguitato a gestire il gioco. La prima estrazione del nuovo Lotto si ebbe il 14 febbraio 1732 e si svolse in Campidoglio, come ricorda il Valesio nel suo diario: "Erasi fabbricato un palco di fianco dietro la statua ch'è in cima alle scale, e il palco era ornato con damaschi e velluti e con cielo similmente ornato, ma affatto aperto davanti. In questo sedevano alcuni chierici offiziali della medesima". L'estrazione durò dalle 17 alle 19 e uscirono i seguenti numeri: 56, 11, 54, 18 e 6. Opere pubbliche: a Roma...
Stemma di Clemente XII nel portico di S. Giovanni in Laterano Giganteschi stemmi di Clemente XII segnano anche la Fontana di
Trevi, il Palazzo della
Consulta, the Scuderie Papali, S. Giovanni in
Laterano, S. Giovanni
dei Fiorentini. Se ne possono trovare vicino a Porta Pertusa, in S. Prisca e in molte altre chiese
compresa S. Maria Maggiore. L'immagine sotto mostra un busto di Clemente XII
nella Sacrestia di S. Maria
Maggiore.
Statua di Clemente XII in S. Maria Maggiore Clemente XII arricchì di busti imperiali ed iscrizioni la collezione di statue antiche nei Musei Capitolini che furono per la prima volta aperti al pubblico. Promosse il restauro dell'Arco di Costantino: l'inscrizione che celebrava l'evento fu collocata sul lato del monumento allo scopo di preservarne l'integrità, segno del riconoscimento dell'importanza dell'arte indipendentemente dagli aspetti religiosi.
Stemma nel Palazzo dei Conservatori ed iscrizione sull'Arco di Costantino E ancora ricordiano l'erezione del teatro Argentina inaugurato, come ricorda Sergio Delli, "con la Berenice di Domenico Sarro, magistralmente cantata dal "sopranista" Farfallino, al secolo Giacinto Fontana". ...
e fuori Roma:
La
Fontana del Mascherone in Spoleto fa uso della testa di un satiro Romano. La
fontana è completata da un'elaborata iscrizione e dallo stemma del papa.
Fontana del Mascherone in Spoleto A Vermicino, piccolo villaggio sulla strada (Via Tuscolana) che porta a Frascati, Clemente XII fece costruire una semplice ma elegante fontana. Fece anche costruire, non lontano da qui, la fontana di Porta Furba.
Fontana a Vermicino vicino a Frascati Statue di Clemente XII furono erette a Ravenna e ad Ancona, ma gli stemmi del papa non furono risparmiati dalla Rivoluzione. A Matelica, cittadina dell'interno delle Marche
vicina a Fabriano, c'è un museo delle memorabilia papali del
XVIII secolo. Tra il materiale raccolto da Monsignor Venanzio Filippo Piersanti,
un prelato della corte pontificia della prima metà del XVIII secolo, vi è una piccola collezione di stemmi
papali in cartone. Venivano (e vengono) usati per mostrare lo stemma del papa in carica; pochi si sono conservati. La chiesa
di S. Filippo in Matelica conserva un altro stemma di Clemente XII. ![]() Stemmi in Matelica
Completamente cieco
L'andamento degli affari passò così in larga misura ai funzionari della Curia e pertanto favoritismi e clientelismo restarono imperanti, nonostante tutto. In simili condizioni è logico che lo Stato pontificio continuò la parabola discendente del suo prestigio in un declino che si evidenziò nel corso della guerra di successione polacca. "Le terre pontificie furono corse e devastate dagli eserciti belligeranti, che non tenevano nessun conto dei diritti di quello Stato neutrale. Gli Spagnoli anzi giunsero persino a far degli arruolamenti di soldati nella stessa città di Roma", come ricorda il Castiglioni, "provocando gravi tumulti fra la cittadinanza, che non voleva più saperne di quelle guerre e delle scorrerie di quegli eserciti forestieri. Il 13 marzo 1736 i Trasteverini, tumultuando, costrinsero i commissari spagnoli a lasciare in libertà i soldati che avevano ingaggiati; poi si riversarono a palazzo Farnese, per abbattere gli stemmi di don Carlos, e al palazzo di Spagna, donde furono allontanati dalle milizie accorse. A Velletri il furore popolare giunse fino a precipitare giù dalle mura alcuni soldati spagnoli." Un resoconto vivido della vita a Roma durante il pontificato di Clemente XII si può ritrovare nelle Lettres familières sur l'Italie di Charles de Brosses, noto anche come President de Brosses, dato che fu nominato Presidente del Parlamento della Borgogna. Le sue lettere, scritte negli anni 1739-40, quand'era trentenne, furono pubblicate nel 1799. Le conseguenze della pace di Vienna del 1738 furono deleterie per lo Stato pontificio. A Napoli e in Sicilia s'insediò don Carlos di Borbone; in Toscana, estintasi la dinastia medicea, in barba alle sue corruzioni in sede di conclave, vennero i Lorena. Saltavano definitivamente antichi diritti feudali ecclesiastici; sarebbero occorsi dei concordati con i nuovi sovrani nella speranza di salvare il salvabile nella gestione delle diocesi. A Parma e Piacenza comunque restavano gli Asburgo e proteste non avevano più senso. Clemente XII non aveva dunque corrisposto all'attesa di chi lo aveva eletto con la speranza
che desse nuovo impulso al governo dello Stato, riconoscendo in lui più un uomo di politica e
di economia che di chiesa. Invece finì per rivelarsi più propriamente un capo spirituale della
Santa Sede. Ma questo non certo per aver elevato agli onori degli altari S. Vincenzo de' Paoli;
non tanto per aver inviato ai protestanti della Sassonia un'ingenua quanto inutile lettera nella
quale assicurava loro,
nel caso di un ritorno in seno alla Chiesa cattolica, l'inalterato possesso dei beni
ecclesiastici secolarizzati; e neanche per aver sostenuto con sussidi in denaro un'ennesima
vittoriosa crociata di Filippo V contro i Mori che occupavano la città di Orano.
Piuttosto la sua posizione di capo della sede apostolica ebbe un'impennata nella
presa di posizione contro la massoneria; la famosa società segreta
fece la sua apparizione a Firenze nel 1733 e due anni dopo arrivava a Roma con la propaganda
di Tomaso Crudeli di Poppi, autore di versi anticlericali. La bolla di condanna di Clemente,
In Eminenti, fu proclamata il 28 aprile 1738 e comportava la scomunica per chiunque
aderisse a quella associazione perché, secondo quanto precisava il papa, essa univa uomini
di ogni religione e setta sotto la parvenza di compiere doveri di etica naturale, obbligandoli
col giuramento e la minaccia di castighi a mantenere segreto quanto veniva deliberato dalle
diverse "logge". .
Grande fu anche l'interessamento del papa per le missioni, specialmente nel Levante; la riammissione nella Chiesa di Roma di 10.000 copti con il loro patriarca e l'istituzione del collegio Orsini a Ullano in Calabria con il denaro del patrimonio familiare per favorire il ritorno dei Greci ortodossi al cattolicesimo, furono due momenti significativi di quest'opera evangelica. Clemente XII si adoperò anche personalmente per promuovere un avvicinamento dei protestanti alla Chiesa Cattolica. Clemente XII morì il 6 febbraio 1740 e fu sepolto nella fastosa cappella Corsini di S. Giovanni in Laterano; forse Pasquino in parte lo esaltò dicendo che "morì pezzente". È un fatto che se Clemente fu mai "scialacquatore" lo fece rimettendoci del suo, per quanto gli veniva dalla ricca famiglia, e lo fece per il bene della Chiesa.
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