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S. Francesca Romana
(S. Maria Nova) Rione Campitelli, piazza di S. Francesca Romana |
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La sua denominazione originaria è Santa Maria Nova
ma tutti la conoscono con il nome della
veneratissima santa romana che vi fu
sepolta nel 1440.
Come per la chiesa dei SS. Cosma e Damiano, un tempo vi si accedeva dalla via Sacra, adesso è raggiungibile dal Clivio di Venere e Roma, all'angolo tra Via dei Fori Imperiali e Piazza del Colosseo. Sorge al sommo della collinetta della Velia, tagliata in due dall'apertura di Via dei Fori Imperiali. Storia Gli Atti di Pietro,
apocrifi, narrano che Simon Mago sfidò gli apostoli Pietro e Paolo con
la dimostrazione dei propri poteri soprannaturali volando al cielo
dall'altura della Velia alla presenza dell'imperatore Nerone, ma la
preghiera di Pietro vanificò la sua magia e Simon Mago precipitò, morendo.
Sulla pietra sarebbero rimaste le impronte delle ginocchia dell'Apostolo
in preghiera: i silices apostolici.
La completa trasformazione di Santa Maria Nova risale al
XVII secolo; in quell'occasione la chiesa venne intitolata anche a s.
Francesca Romana.
Nel secolo XVII la chiesa subì profondi restauri, tra cui l'erezione della facciata attuale, opera di Carlo Lombardi (1615). La chiesa, con il suo complesso conventuale, occupa parte dell'area del tempio di Venere e Roma, eretto dall'imperatore Adriano, che era costituito da due celle absidali contrapposte, quella della dea Roma ancora visibile all'interno del convento degli Olivetani. Il monastero, dal lato verso Via dei Fori Imperiali, conserva l'aspetto medievale, con tratti di muratura di diversi periodi. Da qui inoltre si ha la miglior vista del bellissimo campanile romanico, risalente ad Alessandro III (1159-1181), che conserva ancora molte delle croci in porfido e dischi policromi di maiolica, di origine araba, che lo facevano risplendere a distanza, come molti altri della città. Dal lato verso il palatino, invece, il convento è una ricostruzione operata in stile neoclassico da Giuseppe Valadier nel 1816, demolendo tra l'altro una torre medievale che si appoggiava all'arco di Tito (dal Valadier ricostruito, più che restaurato). Con l'applicazione delle leggi sull'alienazione dei beni ecclesiastici questa parte fu assegnata allo Stato italiano ed è oggi in parte sede della Soprintendenza archeologica di Roma e dell'Antiquarium del Foro. Visita L'interno a navata unica con cappelle laterali, ha un soffitto a cassettoni
settecentesco. Il pavimento è stato rifatto nel 1952, ma conserva
frammenti di opera cosmatesca nell'area corrispondente all'antica
schola cantorum e nel transetto. Nel vestibolo dell'ingresso
laterale che occupa lo spazio di una cappella sono due
monumenti funebri quattrocenteschi, opera di Paolo Taccone e Mino del
Reame: quello del cardinale Martino Vulcani, titolare di S. Maria Nova (+
1394), è un raro esempio di scultura tardogotica a Roma.
Sul pavimento, entro una cornice marmorea lungo la quale corre l'iscrizione sepolcrale, è la lastra tombale del cardinale Francesco Uguccioni Brandi, urbinate, nominato titolare dei Ss. Quattro Coronati (+1412). Sull'altare maggiore del sec. XIX, è collocata l'icona della Madonna
con il Bambino (sec. XIII)
secondo la tradizione proveniente dalla Terrasanta. Il restauro del 1949 ha rivelato,
sotto la pittura duecentesca, un più antico dipinto ad encausto raffigurante
la Madonna Glycophilousa (sec. VII) che, staccato e trasferito
su tavola, è oggi conservato nella sagrestia (vedi sotto).
Sul lato sinistro del transetto, si apre in basso una piccola nicchia con i resti di una Crocifissione, affresco del X- XI secolo. Dal transetto, in fondo alla navata sinistra, si accede alla sacrestia passando attraverso un breve corridoio con frammenti di marmi antichi e altomedievali, collocati lungo le pareti. Nella sacrestia è conservata l'immagine della Vergine Glykophilousa, preziosissima icona risalente al VI o forse addirittura al V secolo; ritrovata nel 1949 sotto l'immagine dell'altar maggiore durante un restauro e probabilmente proveniente dalla chiesa palatina di S. Maria Antiqua, l'icona, forse in origine possesso della famiglia imperiale a Bisanzio, è la più antica immagine mariana devozionale di Roma se non di tutto il mondo cristiano. Nella sagrestia vi sono anche altri quadri notevoli, tra cui la Madonna in trono con bambino e santidi Girolamo da Cremona (1523), il Ritratto di Paolo III, probabilmente di Perin del Vaga, il Miracolo di San Benedetto, di Pierre Subleyras (1744) e Cristo e un angelo, forse proveniente dal transetto.
Nella prima cappella della navata sinistra, una bella Natività, tela di Carlo Maratta. La parte ottocentesca del convento ospita oggi l'Antiquarium del Foro Romano, e vi si può vedere un bel chiostro del Quattrocento. E' simpatica tradizione romana che il 9 marzo di ogni anno (ossia la ricorrenza della sua morte) una folla di autoveicoli si raduni nelle vicinanze della chiesa per ricevere la benedizione: Francesca è infatti la patrona degli automobilisti.
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