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ALESSANDRO III
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Alla morte di Adriano IV, il collegio dei cardinali-vescovi appare nettamente diviso in due fazioni, una filoimperiale, con a capo il cardinale Ottaviano, e una seconda decisamente autonoma, capeggiata da Bosone, nipote di Adriano IV. Dopo tre giorni di riunioni in San Pietro non si è ancora giunti ad un accordo di unanimità, per cui il 7 settembre il partito più forte elegge il senese Rolando Bandinelli, teologo e canonista insigne, cresciuto alla scuola bolognese di diritto del monaco Graziano. Era stato creato cardinale-diacono dei Ss. Cosma e Damiano da Eugenio III e successivamente cardinale-prete di San Marco.
Ma la sua elezione non trova concorde il cardinale Ottaviano, appoggiato da altri due cardinali-preti; mentre il neoeletto sta per indossare il manto papale, Ottaviano glielo tira via di dosso e lo pone sulle proprie spalle. Un senatore indignato strappa il manto all'intruso, ma Ottaviano riesce a rientrarne in possesso tramite il proprio cappellano. Nell'agitazione se lo getta sulle spalle alla rovescia, mettendosi in ridicolo di fronte al collegio; ma alle risate subentra il tumulto. Schiere di armati entrano in San Pietro e acclamano Ottaviano papa; il clero minore, il popolo e la maggiore parte dei senatori danno il loro assenso. Rolando Bandinelli con i suoi fautori si asserraglia in una torre in Trastevere, mentre una lunga processione accompagna Ottaviano verso il Laterano. Grazie ai Frangipane, Rolando ripara a Ninfa, dove il vescovo di Ostia, il cardinale Ubaldo, lo consacra papa con il nome di Alessandro III il 20 settembre del 1159. Da lì il nuovo pontefice si reca a Terracina mettendosi sotto la protezione del re normanno Guglielmo. Un secondo antipapa di nome Vittore IV. Ottaviano, rimasto padrone di buona parte di Roma, grazie all'appoggio di molte famiglie nobili, essendo egli stesso un nobile della famiglia dei Monticelli, discendente dai Crescenzi, era fiducioso del futuro appoggio imperiale e agì con molta calma. Prima di tutto ritiene opportuno abbandonare Roma, che era in preda ai tumulti, e raggiungere Farfa, dove viene consacrato il 4 ottobre con il nome di Vittore IV, nome con cui peraltro era stato designato il precedente antipapa nel 1138. Quindi resta in attesa di una decisione dell'imperatore, che dia alla sua nomina un riconoscimento a livelli europei.
La reazione alla scandalosa ingerenza dell'imperatore nelle questioni ecclesiastiche è di grossa portata; l'arcivescovo di Salisburgo si oppone allo scisma e molti vescovi dell'Italia settentrionale si schierano per Alessandro III. La vertenza religiosa in molte città italiane assume tinte politiche in un'avversione all'imperatore, di cui Alessandro diventa il simbolo. L'arcivescovo di Milano nel febbraio scomunica Federico e il suo antipapa; il 24 marzo da Anagni il papa conferma la scomunica, sciogliendo i sudditi imperiali dal giuramento di fedeltà al Barbarossa. I sovrani di tutti gli Stati europei si dichiarano favorevoli ad Alessandro III. Distruzione di Milano. Il Barbarossa quasi con rabbia sfoga tutto il suo disappunto per quella disapprovazione che a livello europeo si evidenzia nei confronti della politica avversa ad Alessandro III, concentrando le forze militari su Milano, deciso a conquistarla e punirla, considerandola responsabile principale della rivolta dei Comuni del nord Italia all'autorità imperiale. E dopo due anni di resistenza, nel 1162, Milano deve aprirgli le porte e vedere abbattuta la cinta muraria con gran parte delle case. Intanto Alessandro convoca un grande concilio a Tours per il maggio del 1163; si registra un'imponente partecipazione di vescovi dalla Francia e dall'Inghilterra e la sua sovranità pontificia è riconosciuta all'unanimità. Vittore IV, il cancelliere imperiale Rainaldo di Dassel e l'abate di Cluny sono messi al bando della comunità cristiana. Non viene rinnovata la scomunica contro Federico, perché il papa in cuor suo spera prima o poi di riappacificarsi con lui. Nel frattempo Vittore IV si è ritirato in Germania, convocando un concilio a Treviri per dare nuovo seguito alla sua dignità pontificia vacillante; Alessandro può rientrare a Roma, ma capisce che i suoi impegni non devono limitarsi alla sede di cui era vescovo. Sente in sé uno spirito pontificio a carattere veramente universale, con tanti riconoscimenti che gli arrivano, e soprattutto prende a cuore le sorti dei Comuni dell'Italia del nord. Il 20 aprile del 1164 muore a Lucca Vittore IV; il partito imperiale provvede immediatamente a rimpiazzarlo con un suo fedele amico, il cardinale Guido di Crema, consacrato dal vescovo di Liegi il 26 aprile con il nome di Pasquale III. Questi canonizza Carlomagno, per esaudire il desiderio di Federico che voleva esaltare quel sovrano come il più alto simbolo dell'impero germanico. Le città lombarde intanto si stringono in una lega a Verona; Milano ricostruisce le sue mura e Federico scende per la quarta volta in Italia, questa volta puntando decisamente verso Roma, dove Alessandro III si è nuovamente insediato, lanciando appelli a tutti i popoli cristiani e ridestando dall'isolamento in cui sembravano tranquillamente vivere i Normanni nel sud. Federico entra a Roma il 22 luglio del 1167, ma si verificano scontri tremendi tra assediati e invasori, con una conquista lenta delle zone della città da parte dei Tedeschi; il Barbarossa può infine occupare San Pietro con le armi, e là il suo antipapa Pasquale III gli pone nuovamente sul capo la corona imperiale. Dopo è devastazione, incendi e morte in molti quartieri, alla vana ricerca di Alessandro III, che riesce a fuggire riparando presso i Normanni a Benevento. Il Barbarossa trionfa nella Roma che considera sua, nella città dell'impero; ma ben presto si hanno le prime avvisaglie negative, subito interpretate, secondo la voce popolare, come un segno della punizione divina. Una terribile pestilenza si abbatte sull'esercito tedesco e ne resta vittima lo stesso cancelliere Rainaldo di Dassel. Parallelamente si forma una resistenza nella città capeggiata dai Pierleoni e dai Frangipane, riuniti nella circostanza contro un comune nemico. E il Barbarossa riprende la via del ritorno.
Il 20 settembre del 1168 muore anche il secondo antipapa Pasquale III e il partito imperiale gli dà subito un successore nella persona dell'abate Giovanni di Strumi, presso Arezzo, nominato cardinale vescovo di Albano da Vittore IV; egli assume il nome di Callisto III. Il Barbarossa lo riconosce subito e scende in Italia per la quinta volta, dopo aver cercato in mille modi, ricorrendo a vari veicoli diplomatici internazionali, di isolare nuovamente Alessandro III e soprattutto separarlo dalla lega dei Comuni. L'imperatore è deciso prima di tutto a distruggere Alessandria; l'odia perché è il simbolo del papa e l'ha soprannominata "la città di paglia". Ma nonostante un assedio di sei mesi non riesce a conquistarla. Venutogli a mancare in seguito l'aiuto militare del più potente vassallo, Enrico il Leone, impegnato contro Slavi e Danesi, è affrontato dall'esercito della lega a Legnano sull'Olona il 29 maggio del 1176 mentre cercava di ricongiungersi agli alleati. La fanteria cittadina, stretta intorno al Carroccio, riesce a sconfiggere la pesante cavalleria; Federico sconfitto in una sanguinosa battaglia, si salva a stento. L'imperatore dovette allora venire ad un accordo e si rivolse direttamente ad Alessandro III, che trattò con lui ad Anagni nell'ottobre del 1176, difendendo non solo i suoi diritti, ma anche quelli dei Comuni e di Guglielmo II. Queste trattative trovano poi nel maggio del 1177 un'applicazione concreta a Venezia, dove si incontrano anche i plenipotenziari siciliani, i rappresentanti dei Comuni e i dignitari imperiali tra i quali l'arcivescovo Cristiano di Magonza.
Da Venezia Alessandro III si dirige verso Roma per prendere definitivamente possesso della sua sede, protetto dal vicario imperiale Cristiano di Magonza. Il 12 marzo del 1178 entra in città accolto con molte feste dalla cittadinanza che gli giura fedeltà, forse illusa di veder rispettati anche a Roma gli ideali di libertà comunale difesi dal papa al nord. Callisto III non intende rinunciare alla sua carica e si ritira a Viterbo, da dove Cristiano di Magonza lo snida dopo regolare assedio della città, e lo porta ai piedi di Alessandro al Tuscolo; l'antipapa si riconosce colpevole e il 29 agosto rinuncia definitivamente alla sua carica. Alessandro lo perdona e gli affida il governo ecclesiastico di Benevento. Alcuni baroni della Campagna romana insistono nel cercare un antipapa da opporre ad Alessandro, chiaramente per i propri interessi, e lo trovano l'anno dopo nella persona di Lando di Sezze, che assume il nome di Innocenzo III. Questi non avrà nessun seguito a livello ecclesiaastico e sarà relegato nel 1180 nel monastero di Cava dei Tirreni dove finirà i suoi giorni.
Viene a patti con Enrico II d'Inghilterra. Lo spirito religioso si era sposato con dignità alla politica e allo stesso modo Alessandro III aveva cercato di comportarsi con Enrico II d'Inghilterra che, pur riconoscendolo come legittimo pontefice, lo aveva impegnato in un conflitto, riguardante i privilegi ecclesiastici in materia di giurisdizione criminale, sorto tra il sovrano e l'arcivescovo di Canterbury, Thomas Becket. Ma gli avvenimenti del contrasto furono tragicamente amari e suonarono, in ultima analisi, come una beffa per la Chiesa di Roma.
Nel maggio del 1172, nella cattedrale di Avranches, il re prestò giuramento di non aver né stimolato né voluto l'assassinio dell'arcivescovo, pur riconoscendo indirettamente e alla lontana di averlo causato con le costituzioni di Clarendon, predisponendo involontariamente all'atto criminale qualche facinoroso. Peraltro egli promise fedeltà ad Alessandro III e ai suoi successori, nonché la restituzione dei beni della chiesa di Canterbury.
Comunque Alessandro III, dopo gli accordi di Venezia, ma col vento in poppa in tutta la sua gloria e si accinge a celebrarla ufficialmente convocando nel settembre del 1178 un concilio ecumenico a Roma, l'undicesimo e il terzo d'Occidente, indicato come Lateranense III. Si celebra nel marzo del 1179.
Ma la cosa fondamentale è che il diritto elettorale viene riconosciuto di esclusiva competenza del collegio cardinalizio preso nel suo insieme, senza discriminanti tra cardinali-vescovi, cardinali-preti e cardinali-diaconi; e questo collegio non assume importanza ai soli fini dell'elezione del papa, diventa il nuovo assetto al vertice della Chiesa universale intorno alla persona del papa.
Alessandro III finì i suoi ultimi anni di pontificato in esilio, in varie località del Lazio; nel giugno del 1181 era a Viterbo, forse per sollecitare un intervento a Roma del suo protettore Cristiano di Magonza. Poco tempo dopo morì, il 30 agosto, a Civitacastellana.
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