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LUCIO III
Ubaldo Allucingoli

nato a Lucca
Papa dal 6.IX.1181
al 25.IX.1185

Come successore di Alessandro III fu eletto papa a Velletri l'l settembre del 1181 il lucchese Ubaldo Allucingoli; già cardinale-vescovo di Ostia e legato pontificio in diverse circostanze, sotto Alessandro III aveva compiuto numerose ambascerie presso l'imperatore Federico Barbarossa, dal quale era particolarmente stimato. Fu consacrato papa a Velletri il 6 settembre e assunse il nome di Lucio III.

Durante il suo pontificato poté risiedere a Roma solo nell'inverno del 1181/82, a causa dei continui contrasti con la cittadinanza che aspirava a concretizzare la libertà comunale in un preciso trattato, mentre il papa si mostrava contrario e non voleva riconoscere appunto il nuovo assetto del Comune. C'era poi l'antica discordia con Tuscolo che i Romani erano decisi a sottomettere al loro municipio; di fronte all'assedio al quale il castello fortificato venne sottoposto, Lucio, che si era rifugiato a Segni, chiamò dalla Tuscia Cristiano di Magonza che riuscì a disperdere con le sue truppe i Romani. Ma quando il 25 agosto del 1183 l'arcivescovo morì proprio a Tuscolo di febbre maligna, i Romani tornarono minacciosi sotto le mura del castello e devastarono il territorio circostante, proseguendo poi le loro scorrerie nel Lazio. "Il loro odio contro il clero era selvaggio e barbarico", segnala il Gregorovius; "una volta che catturarono un certo numero di preti nella Campagna, li accecarono tutti salvo uno, li fecero montare su degli asini e dopo averli incappucciati con mitre di pergamena su cui erano scritti nomi di cardinali, comandarono a quello che avevano risparmiato di condurre al papa questo macabro corteo".
Lucio III non ci pensò due volte a scappare, e riparò a Verona, dove s'incontrò con l'imperatore reduce dalla pace fatta con i Comuni a Costanza; nel novembre del 1184 fu emanato un decreto comune contro gli eretici di allora, i Catari e i Valdesi, banditi dalla Chiesa e dall'impero. Contrasti sorsero invece sull'investitura dell'arcivescovado di Treviri, nel quale era stato eletto a maggioranza Rodolfo di Wied, ben visto dall'imperatore, mentre una minoranza era favorevole a Volcmaro che aveva appunto interposto appello al papa; la sede restò vacante in attesa di un approfondimento della questione. Ma il contrasto tra le parti si animò anche sul problema dell'eredità di Matilde di Canossa che il Barbarossa non intendeva cedere, e sulla richiesta ufficiale avanzata dall'imperatore dell'unzione del figlio Enrico, rifiutata dal papa. Si arrivò pertanto ad una rottura tra le parti.

Federico se ne tornò in Germania, consolandosi con il fidanzamento ufficiale tra suo figlio e Costanza, figlia di Ruggero II di Sicilia, in un legame tra impero e Normanni che preannunciava pericolose prospettive per lo Stato della Chiesa. Lucio III si sfogava lanciando la scomunica ai Romani ribelli.

Morì il 25 novembre del 1185 a Verona e fu sepolto nel duomo di quella città.