177.

ONORIO III
Cencio Savelli

nato a Roma

Eletto papa il 18.VII e
consacrato il 24.VII.1216
Morto il 18.III.1227

Solo due giorni dopo la morte di Innocenzo III, il 18 luglio del 1216, a Perugia il collegio dei cardinali elesse il nuovo papa nella persona del cardinale Cencio Savelli. Romano, già canonico di S. Maria Maggiore, era stato amministratore di Santa Romana Chiesa, ovvero più propriamente camerarius, cioè camerlengo, sotto Clemente III e Celestino III, legando il suo nome a quel Liber Censuum di cui si è parlato nella biografia di quest'ultimo papa.

Cencio Savelli fu consacrato a Perugia il 24 dello stesso mese in cui era stato eletto, assumendo il nome di Onorio III, ma s'insediò solo nel settembre in Laterano, accolto con gioia dai Romani che finalmente vedevano papa di nuovo un loro concittadino. Cencio Savelli era arrivato al soglio pontificio ormai in età avanzata e forse aveva già speso il meglio di sé come camerlengo; non era proprio fornito di un'energia pari a quella del suo predecessore e non appariva particolarmente indicato per opporsi al giovane Federico II. Un solo appassionato proposito sembrò sempre guidarlo nel suo pontificato, il compimento della crociata proclamata da Innocenzo III; e confidò di vederla attuata da Federico II.
Infiammato da questo proposito e conoscendo le aspirazioni imperiali del giovane Hohenstaufen, pensò che il modo migliore per impegnarlo nell'impresa era quello di conferirgli la corona imperiale; ma ancora prima d'incoronare il pupillo di Innocenzo III, Onorio il 9 aprile del 1217 consacrò l'imperatore d'Oriente. Fu un fatto eccezionale, perché mai un papa aveva incoronato un imperatore bizantino, ma anche del tutto casuale; il conte francese Pierre de Courtenay era stato chiamato al trono di Costantinopoli avendo sposato Iolanda, sorella dell'imperatore Enrico morto senza eredi. Il conte fu incoronato però in San Lorenzo fuori le Mura e non in San Pietro, per una forma di distinzione nei riguardi dell'imperatore d'Occidente; una volta partito da Roma con moglie e figli alla volta di Costantinopoli, non raggiunse tuttavia il trono. Nel tentativo di conquistare Durazzo per i Veneziani, finì nelle carceri di Teodoro Angelo, despota dell'Epiro, e morì l'anno dopo.

Federico II rinvia continuamente
la partenza per la crociata
Onorio intanto aveva cominciato ad esortare Federico a prendere l'iniziativa per la crociata; in realtà una grande impresa che riunisse tutta la cristianità occidentale, come era nei piani di Innocenzo III, appariva già impedita in partenza dalle persistenti contese tra Francia e Inghilterra; da parte sua Federico era riuscito ad ottenere una dilazione per la spedizione. Finché era vivo, Ottone IV non poteva pensare di lasciare la Germania abbandonata al suo avversario; tuttavia anche dopo la morte di questi, avvenuta nel maggio del 1215, riuscì a differire l'esecuzione, pur rinnovando gli impegni assunti verso la Chiesa. In realtà lui non pensava affatto a mantenerli; la crociata era l'ultimo dei suoi pensieri e Onorio seguitò ad essere preso in giro. Tutte le cure di Federico erano tese a riunire nelle proprie mani la Sicilia e l'impero, andando quindi contro tutte le aspettative del papa.
Infatti nella Dieta di Francoforte del 1220, all'insaputa di Onorio, faceva eleggere dai principi tedeschi il suo giovane figlio Enrico re di Germania; si affrettò comunque ad assicurare al papa che l'elezione era stata un'improvvisa decisione della Dieta, a sua insaputa, proprio perché i principi tedeschi volevano che durante la sua assenza per la crociata il governo del regno non dovesse subire pericoli di sorta. Peraltro si sarebbe quanto prima messo in viaggio per Roma, proseguendo poi per la crociata. Lo rassicurava inoltre sulla indiscutibile separazione della Sicilia dall'impero e, a prova delle sue buone intenzioni, obbligò i nobili della Toscana a prestare giuramento di vassallaggio al papa per i beni matildini.
Persuaso dal furbo Federico, Onorio gli offrì la corona imperiale, anche se la situazione a Roma si era fatta nuovamente turbolenta; una serie di tumulti avevano costretto il papa nel giugno del 1219 ad allontanarsi da Roma e riparare a Viterbo. Il Comune tentava di riconquistare la libertà di un tempo, visto il carattere mite del nuovo papa; ma Federico intervenne con energia sfruttando l'occasione per mettere in mostra le sue doti di protettore della Chiesa. Inviò come legato a Roma l'abate Conone di Fulda, che lesse pubblicamente in Campidoglio delle lettere del re, con le quali i Romani venivano ammoniti a prestare obbedienza al papa. Il senatore Parenzo dette assicurazioni che la città avrebbe rinnovato la sua fedeltà al papa, eliminando ogni dissidio in modo da permettere oltretutto a Federico di poter essere incoronato in una città tranquilla; il Comune non aveva la forza di opporsi alla volontà del re, e così Onorio nell'ottobre del 1220 poteva rientrare nella sua sede.

Federico raggiunse Roma a novembre, accompagnato dalla moglie Costanza, e pose l'accampamento sul Monte Mario; ci fu un incontro con i legati pontifici e il re fece recapitare al papa una dichiarazione documentata in cui si escludeva l'unione all'impero della Sicilia, riconosciuta ancora come feudo della Chiesa, e si confermavano i diritti della Chiesa sul territorio da Radicofani a Ceprano, su Spoleto ed Ancona. Rassicurato in tal modo, Onorio il 22 novembre procedeva solennemente all'incoronazione imperiale di Federico e sua moglie.
Tre giorni dopo, Federico raggirò nuovamente il papa e ottenne un altro rinvio per la crociata all'agosto del 1221; voleva recarsi in Sicilia e Onorio ci restò male, così per raddolcire il suo animo l'imperatore si fermò a Capua, dove, oltre ad emanare subito nuove leggi per l'Italia meridionale, riconfermò al papa il possesso delle terre della contessa Matilde.
Ma anche il 1221 doveva passare senza che Federico partisse per quella benedetta crociata; il regno di Sicilia era in un tale caos amministrativo e militare, che l'imperatore dovette occuparsi a fondo della riorganizzazione dello Stato e del ripristino dell'autorità regia. Evidentemente l'impegno era tale che non gli sarebbe bastato un anno; così, in una serie di incontri in pratica annuali con il papa, Federico seguitò sempre a rinviare la spedizione incantando Onorio con il rinnovo di promesse territoriali, in realtà mai integralmente mantenute, tanto che a Spoleto il partito imperiale aveva scacciato i rappresentanti pontifici.

Federico II fonda l'Università di Napoli
Nel frattempo egli era riuscito a dare un nuovo volto al suo regno italiano, trasformandolo in uno stato ben ordinato, nel quale regnava assoluta la volontà del re; nel 1224 aveva fondato l'università di Napoli, dandole un'impronta puramente statale, alla quale si sarebbe formata la cultura laica degli impiegati imperiali. Tutta la struttura del regno era all'insegna di un accentramento civile del potere, tanto che Federico si era impossessato dei beni di cinque vescovadi vacanti, scacciando i legati pontifici che volevano provvedere all'istituzione dei nuovi vescovi. La sua in pratica era chiaramente una politica avversa alla Chiesa e questo modo di governare era fatalmente destinato ad uscire fuori dei confini del regno meridionale ed infiltrarsi nel territorio della Chiesa, per creare anche là dei seguaci e premunirsi contro le rivendicazioni delle città lombarde che si rifiutavano di rispettare i diritti riconosciuti all'impero dal trattato di Costanza.

Onorio era effettivamente un papa troppo benevolo e nella Curia regnava un'atmosfera di grave sfiducia non solo nei confronti di Federico, che seguitava a fare promesse da marinaio, ma in fondo dello stesso papa. Federico, rimasto vedovo, aveva sposato nel 1225 in seconde nozze Isabella, erede del regno di Gerusalemme, come figlia di Giovanni di Brienne; con quel matrimonio la Curia sperava di spingere finalmente l'imperatore a partire, perlomeno nell'aspettativa della riconquista di un suo regno al di là del mare. E invece, tramite il suocero, Federico ottenne una nuova dilazione alla crociata, giustificandola con il comportamento ostile dei Comuni lombardi che avevano riorganizzato la lega; nel trattato di San Germano del luglio di quell'anno, l'imperatore, alla presenza dei legati pontifici, giurò che sarebbe partito per la crociata nell'agosto del 1227, sotto pena di scomunica e di perdita del regno di Sicilia, del quale il papa avrebbe potuto disporre come voleva. .
Era un impegno che sembrava veramente definitivo, dal momento che erano state messe in ballo condizioni tali che sarebbero state fatali per il prestigio dell'imperatore; peraltro alle lamentele di Onorio per il comportamento anticlericale mostrato nel meridione, Federico rispose con la convocazione per l'aprile del 1226 di una grande Dieta a Cremona, nella quale in pratica, aggirando il problema, l'imperatore si proponeva di definire con precisione la preparazione per la crociata e l'estirpazione dell'eresia che, malgrado tutte le premure del papa, dilagava sempre più nell'Italia settentrionale, dove inoltre bisognava provvedere alla restaurazione dei diritti imperiali.

Nel frattempo il papa aveva dovuto nuovamente abbandonare Roma; Riccardo Conti era stato defraudato da Federico della città di Sora e si era recato a Roma sperando di trovare un appoggio nel pontefice, che aveva in testa solo la crociata. Trovò appoggio in gran parte della nobiltà e nel senatore Parenzo, e fu di nuovo sobillato il popolo, così che il papa aveva dovuto rifugiarsi a Rieti. L'imperatore, che aveva proprio allora stretto col papa il trattato di San Germano, riuscì a farlo ritornare nel febbraio del 1226 sostituendo l'anticlericale Parenzo con Angelo de Benincasa, decisamente più vicino alla famiglia Savelli. A Giovanni di Brienne il papa affidò il governo del territorio pontificio da Viterbo fino a Roma, assicurando in questo modo una protezione valida contro ulteriori rivolte e tumulti.

La Dieta di Cremona nel frattempo non poteva aver luogo, perché la lega lombarda aveva bloccato la chiusa veronese impedendo alle truppe germaniche, fatte venire dall'imperatore al comando del figlio Enrico, di avanzare; peraltro le truppe di cui disponeva Federico non erano tali da poter fronteggiare la situazione, per cui egli se ne tornò deluso nel sud. Di lì lanciò il bando contro i federati e trovò anche alcuni vescovi compiacenti che lanciarono scomuniche in suo favore; in questo modo però si evidenziava la mancanza di autorità del papa e Federico non voleva perdere completamente i contatti con Onorio. Lo pregò pertanto di farsi mediatore nella vertenza con i Comuni lombardi e, sempre per mostrare le sue buone intenzioni, richiamò i vescovi esiliati a suo tempo in Sicilia.

Onorio, ancora illuso dal comportamento dell'imperatore, si sentì probabilmente investito come non mai di un'autorità consona alla sua dignità pontificia; era stato chiamato come arbitro di una vertenza tra l'impero e i Comuni e sognava forse nel suo intimo di ricalcare le orme di Alessandro III. Sentenziò che i Lombardi dovevano riconoscere la supremazia dell'imperatore fornendo come pegno quattrocento cavalieri che militassero per due anni in Terra Santa. La sentenza chiaramente non ebbe alcun peso perché risultò molto generica e sostanzialmente il contrasto rimase.

Onorio III non era del resto il papa adatto per impegnarsi a certi livelli politici; fu effettivamente un papa votato al fine religioso della carica che ricopriva e questo torna a sua lode. Con zelo protesse il rapido diffondersi del cristianesimo nei paesi dell'Europa settentrionale, come la Danimarca, la Svezia e la Norvegia, in un'opera missionaria che si estese anche in Polonia e Russia; esortò inoltre il re di Pastiglia a combattere gli Arabi, proseguendo nell'opera di Riconquista.
San Domenico di Guzman vide approvato il suo Ordine dei Predicatori nel dicembre del 1216 e rimase poi a Roma per ricoprire l'alta carica di "Maestro del Sacro Palazzo"; Francesco d'Assisi, essendo aumentato notevolmente il numero dei suoi seguaci, dovette provvedere ad un rinnovamento della Regola che, sottoposta ad Onorio con le garanzie del cardinale Ugolino, il futuro papa Gregorio IX, protettore dell'Ordine, ebbe la solenne approvazione con una bolla nel novembre del 1223 (vedi scheda sotto). Tre anni dopo Francesco moriva.

Onorio non sopravvisse molto al santo d'Assisi; impegnato fino all'ultimo nel predicare ovunque la partecipazione alla crociata ormai prossima, non riuscì a vedere l'esito dei suoi sforzi. Morì il 18 marzo del 1227 e venne sepolto in Santa Maria Maggiore.

 


 La Regola di San Francesco

Il destino del movimento francescano si gioca tutto in un breve lasso di tempo: gli ultimi cinque anni di vita del Santo. Nel 1221 frate Francesco stende la Regola dei suo ordine. Per lui si tratta già di un pesante compromesso con lo spirito che aveva guidato le sue iniziative nei dieci anni precedenti. Aveva predicato, per le contrade umbre l’amore per tutte le cose e le creature: il Cantico è pervaso da un intimo senso eguaglianza e di parità. L'acqua, il sole, il povero, il ricco sono per Francesco eguali: la stessa infinita distanza che li separa dall'unico Signore li affratella in una radicale uguaglianza.
Muta gradualmente la struttura dell'ordine francescano sotto le spinte della Curia romana. Non più libere comunità di eguali, ma un generale e tanti ministri quanti sono le province in cui operano i frati. Questi non si spostano più continuamente, nell'infaticabile predicazione itinerante delle origini; non si costruiscono più capanne come provvisori rifugi notturni, né dormono nelle grotte o sotto le stelle.
Ora le comunità vivono esclusivamente in conventi (di tipo monastico), coltivano le terre, ottengono lasciti e donazioni. E’ sempre più difficile mantenere la povertà radicale degli inizi; per molti confratelli, la rigida disciplina di preghiera e di mortificazione corporale risulta eccessivamente severa.

La Curia romana è assai preoccupata dagli atteggiamenti di povertà radicale (e di critica alle proprietà ecclesiastiche) che spesso emergono dall'ambito francescano. Facendo leva sui dissensi interni all'Ordine, il Pontefice impone a Francesco la revisione della Regola (1223); rielaborata con l'intervento del Cardinale protettore dell'Ordine, essa ora impone ai frati - fin dal preambolo - l'incondizionata obbedienza al Pontefice ed al ministro generale, e ai frati minori di predicare solo se autorizzati dal ministro generale del vescovo locale. Gli elementi dell'Ordine ritenuti troppo radicali vengono così neutralizzati.


Giotto, Chiesa Superiore di Assisi: San Francesco riceve dalle mani di Onorio III la bolla che approva definitivamente la sua regola

Allo stravolgimento dei suoi intenti originari Francesco reagisce con la solitudine: isolato tra i suoi stessi confratelli, riprende la vita eremitica della sua giovinezza. Soltanto la lettura del suo testamento, dopo la sua morte nel 1226, chiarirà che la sua ispirazione morale era rimasta intatta: la Chiesa e i conventi, vi ribadiva, devono vivere in totale povertà. Nei confronti della Chiesa, tuttavia, il Santo riconfermava la necessità di un'assoluta obbedienza, «anche in caso di persecuzione» da parte dell'autorità ecclesiastica. E’ questa completa acquiescenza alle direttive ecclesiastiche a segnare il radicale divario tra il francescanesimo e il contemporaneo valdismo.