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LEONE IV, santoRomano
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Appena eletto, s’impegna energicamente a realizzare l’opera difensiva iniziata dal predecessore, e circonda l’area dei borghi con mura e torrioni, creando così la “Città Leonina”. Nell’849, quando i lavori sono ancora in corso, ecco arrivare un’altra flotta di predoni: ma li affrontano subito, in mare, le navi di Napoli, Gaeta e Amalfi, ora alleate del Papa. Riesce ugualmente a sbarcare una parte dei predoni: ma a terra viene rapidamente dispersa da un piccolo esercito, al comando dello stesso Leone IV. È la prima vittoria non bizantina e non carolingia nella Penisola; la prima modesta e preziosa vittoria tutta “italiana”. Leone IV è ricordato soprattutto come grande costruttore: ha riedificato l’antica città marittima di Porto e fortificato Civitavecchia, Ostia e Ameria (oggi Amelia). In Roma ha ricostruito e rifatto importanti chiese, e altre ne ha innalzate o restaurate fuori dall’Urbe. È un pastore che per necessità deve farsi anche diplomatico e stratega, ma che non dimentica il suo dovere primario, occupandosi soprattutto di rafforzare la disciplina del clero. A questa necessità dedica infatti due concili particolari: quello di Pavia nell’850 e quello di Roma nell’853. Verso la fine del pontificato vede giungere dalla Gran Bretagna il re Etelvolfo, sovrano dei Sassoni occidentali, che riceve da lui la corona regia in San Pietro, accompagnato dal figlio e futuro successore Alfredo. Il loro soggiorno nell’Urbe dura un anno, ed è un evento provvidenziale per i numerosi Sassoni che vi risiedono, e che poco tempo prima hanno perduto le loro case nel famoso “incendio di Borgo”: i due sovrani, infatti, li aiutano generosamente a ricostruirle. Sin da giovane è conosciuto fra i suoi concittadini romani, come un esempio di purezza e un maestro di vita interiore, fama che travalica le mura del monastero benedettino di S. Martino, vicino alla Basilica di S. Pietro, di cui è monaco stimato. Papa Gregorio IV (827-844) che lo ha avuto come suddiacono al Laterano, conosciuti i suoi pregi di monaco esemplare, lo vuole nel clero romano; Leone muta luogo e ordine ecclesiastico, ma conserva la sua vita ascetica. Il figlio di Radoaldo, di cui non si conosce purtroppo il nome, fu ordinato sacerdote dal papa Sergio II (844-847) il quale lo nominò anche cardinale, pertanto con la fama di santità che aveva, quando il 27 gennaio 847, morì papa Sergio, lo stesso giorno fu eletto a succedergli, acclamato all’unanimità da clero e popolo. Per l’urgenza della situazione creatasi con le incursioni saracene dell’846, la sua consacrazione avvenne il 12 aprile 847 senza attendere l’approvazione imperiale, come da consuetudine. Divenuto papa, Leone IV si prodigò per riparare i danni subiti da Roma a causa delle incursioni arabe, ricostruendo chiese e monumenti; apprestò una flotta sul mare per contrastarli e stabilì guarnigioni di difesa lungo tutta la costa tirrenica; creò la “città leonina”, cioè fortificò con mura di difesa tutto il quartiere intorno a S. Pietro, da Trastevere a Castel S. Angelo. Quest’opera grandiosa fu realizzata con il contributo dell’imperatore Lotario, della Francia e della Germania, alla sua costruzione furono adibiti i saraceni catturati nella battaglia navale di Ostia, avvenuta nell’849, vinta dalla Lega promossa dal papa tra Napoli, Amalfi, Gaeta e la flotta romana, la costruzione fu inaugurata il 27 giugno 852. Ricostruì in un luogo più sicuro la distrutta, sempre dai saraceni, ‘Centumcellæ’ che prese il nome di Leopoli (oggi Civitavecchia). La sua opera di pontefice lo vide impegnato a dirimere varie questioni di competenza fra vescovi dell’impero e nel contempo ad affermare sempre più la dignità e l’indipendenza della Santa Sede dall’Impero stesso, per questo i rapporti fra il papa e Lotario e suo figlio Ludovico, a partire dalla mancata ratifica imperiale alla sua elezione, si fecero difficili e spesso vicini alla rottura. L’imperatore non rinunciò ad affermare i diritti sovrani su Roma, Leone IV si lamentò del contegno avuto da emissari imperiali, i quali avevano assassinato un legato pontificio inviato a Lotario. Leone recatosi a Ravenna dove stavano gli assassini, li arrestò e condotti a Roma furono processati e condannati a morte, fra la protesta dell’imperatore che si richiamava ad accordi stipulati con il papa Gregorio II, per l’inviolabilità delle persone poste sotto la protezione del sovrano o del papa. Poi vi fu la questione della protezione dell’imperatore accordata allo scomunicato cardinale Anastasio, che aveva idee di antipapa, che poi metterà in pratica dopo la morte di Leone. Convocò in S. Pietro un Concilio (853-854) per il ristabilimento della disciplina ecclesiastica, della purezza della fede e dei costumi del popolo cristiano; sotto il suo pontificato furono tenuti i sinodi di Magonza, Lione, Limoges, Parigi ed in Inghilterra. Fu il primo pontefice ad apporre la data sui documenti ufficiali, confermò ai Veneti il diritto di eleggersi un Doge. Morì il 17 luglio 855 e fu sepolto in S. Pietro; nel 1099 le sue reliquie unitamente a quelle di s. Leone II e s. Leone III, furono poste vicino a quelle del grande s. Leone I Magno, per volere del papa Pasquale II. Autore: Antonio Borrelli Alla morte di Sergio II, la scelta del nuovo pontefice cadde su Leone, cardinale dei Ss. Quattro Coronati, romano, già suddiacono di Gregorio IV e arciprete al tempo di Sergio II. L'elezione fu fatta in gran fretta e, anche se l'imperatore ne fu informato, è certo che non si attese la conferma per consacrarlo; i Romani temevano altre invasioni saracene e desideravano quanto prima avere il nuovo papa. La consacrazione di Leone IV avvenne comunque solo il 10 aprile dell'847 e Lotario non espresse alcun risentimento, cosciente forse di essere anche in debito con quei cittadini abbandonati ultimamente a se stessi, durante il sacco della città compiuto dai Saraceni. Oltretutto Roma ai primi di quell'anno fu colpita da un terremoto e, in seguito, da un incendio che devastò il quartiere degli Anglosassoni, già danneggiato sotto Pasquale; la basilica di S. Pietro, come allora, rischiò di essere distrutta perché le fiamme vi avevano addirittura invaso il portico. E si ripeté il miracolo compiuto da Pasquale I; secondo la credenza popolare Leone IV seppe arrestare le fiamme col semplice segno della croce. Il ricordo dell'incendio di Borgo fu immortalato poi in un affresco da Raffaello in una delle stanze del Vaticano chiamata appunto "Sala dell'incendio". Ma era sempre incombente il pericolo dei Saraceni che si erano rifatti vivi assediando Gaeta: era chiaro che prima o poi sarebbero tornati a Roma, attratti dalla ricchezza del bottino fatto nella spedizione precedente. Bisognava correre ai ripari con un generale restauro delle mura, opera che fu compiuta tra l' 848 e l' 849, utilizzando in parte le collette già ordinate da Lotario dopo il sacco saraceno di tre anni prima; il papa stesso sorvegliava i lavori e incitava ad accelerare i tempi.
Intanto i Saraceni si avvicinavano e, fatta sosta in Sardegna, puntarono su Porto: era 1'849 e il papa lanciò un appello alle città marinare di Napoli, Amalfi e Gaeta perché unissero le loro flotte in una lega non solo a difesa di Roma, ma in pratica dei loro stessi traffici commerciali danneggiati dalle scorrerie dei pirati arabi. Il patto fu concluso e fu un evento memorabile nella storia medievale; il comando fu affidato a Cesario, figlio del duca di Napoli, che dispose le flotte riunite all'imbocco del porto di Ostia. Leone IV impartì la solenne benedizione e tornò fiducioso a Roma.
Nell'850 Lotario chiese al papa di procedere all'incoronazione imperiale di suo figlio Ludovico; essa si svolse il giorno di Pasqua e ancora una volta risultò, proprio perché conferita dal pontefice, come un'attribuzione ecclesiastica ed un privilegio esclusivo del papa ovvero segno del suo prestigio. La Constitutio Constantini faceva sempre testo; le "Decretali pseudoisidoriane" che proprio in quegli anni venivano elaborate avrebbero ancor più conferito alla Chiesa privilegi tali da affrancarla completamente dall'impero, nel concretizzarsi definitivo di uno Stato clericale sulla base del concetto della Mater Ecclesia. Leone IV trascorse i suoi ultimi anni di pontificato indicendo due concili a Roma nell'850 e nell'853, durante i quali fu scomunicato e deposto Anastasio, cardinale prete del titolo di S. Marcello, per aver abbandonato la sua chiesa ed essersi stabilito nella diocesi di Aquileia; antipapa di Benedetto III, verrà riabilitato come bibliotecario del Vaticano sotto Niccolò I e Giovanni VIII.
Quello stesso anno arrivarono a Roma Etevolfo e suo figlio Alfredo, futuro re d'Inghilterra, per ricevere l'unzione da Leone IV; questa caratteristica per ogni re ormai aveva preso così piede che tutti volevano il riconoscimento della loro sovranità per volontà divina. Era un elemento in più che aveva in mano il papa per sbandierare la priorità dell'autorità ecclesiastica. Il sovrano inglese portò numerosi doni e sostanziosi contributi alla ricostruzione del quartiere anglosassone distrutto dall'incendio. Leone IV morì il 17 luglio dell'855 e fu sepolto in S. Pietro; il suo nome è rimasto legato alla Civitas Leonina e in questo senso appare giusto il soprannome che gli fu assegnato di "Restauratore di Roma". Ma, a parte questa caratteristica edilizia, il suo pontificato prende risalto fondamentale per il futuro dello Stato pontificio dalla stesura di quelle
"Decretali pseudoisidoriane", alle quali si faceva cenno in precedenza, la cui redazione si verificò nella diocesi di Reims, sotto il papa Leone IV appunto, anche se il primo pontefice a trarne concreti vantaggi fu Niccolò I.
E a questo punto è interessante notare come una leggenda abbia inserito nell'elenco dei papi, dopo la morte di Leone IV e prima di Benedetto III, una donna; la famosa papessa Giovanna. Di questa leggenda, che è stata oggetto di numerose redazioni, letterarie e storiche, dal Boccaccio al Platina e a Lawrence Durrell, mi sembra superfluo rinnovare qui un' ennesima stesura; è significativo e sufficiente riportare il sonetto del Belli intitolato appunto La papessa Giuvanna: Piuttosto è importante stabilire perché sorse questa leggenda; la spiegazione ce la offre, e in modo convincente, Cesare D'Onofrio nel suo volume intitolato appunto La papessa Giovanna. Delle varie motivazioni da lui messe a fuoco, quella che particolarmente mi interessa segnalare è che la leggenda ha un diretto collegamento con il concetto della Mater Ecclesia "inserito e "rappresentato" nella liturgia della elezione papale utilizzando due imperiali sedie da parto", in genere dette "di porfido" ma in realtà di marmo rosso, "sulle quali il neo-eletto, all'atto dell'investitura mediante la consegna delle evangeliche chiavi, deve assumere la posizione di una partoriente", cerimoniale che si svolgeva nel palazzo del Laterano e restò in uso dagli inizi del x secolo fino al 1566; "fu proprio la strana liturgia dell'elezione mediante le due sedie forate a dare il maligno spunto di un papa-donna".Fu ppropio donna. Buttò via 'r zinale Prima de tutto e ss'ingaggiò ssordato; Doppo se fece prete, poi prelato, E ppoi vescovo, e arfine cardinale. E quanno er Papa maschio stiede male, E morze, c'è chi dice, avvelenato, Fu ffatto Papa lei, e straportato A Ssan Giuvanni su in zedia papale. Ma qua sse sciorze er nodo a la commedia; Ché ssanbruto je preseno le doje, E sficò un pupo li ssopra la ssedia. D'allora st'antra ssedia ce fu messa Pe ttastà ssotto ar zito de le voje Si er Pontecife sii Papa o Ppapessa. Questa leggenda fu inventata posteriormente all'affermazione del concetto della Mater Ecclesia e proprio per smitizzarlo; circa l'epoca in cui la leggenda possa esser nata, il D'Onofrio propende per il "fosco periodo dei primi decenni del X secolo allorché Roma ed i papi furono completamente alla mercé di donne prive di scrupoli, come Teodora e soprattutto sua figlia Marozia "prostitute senza pudori": atmosfera pertanto delle più favorevoli quale terreno di coltura per una leggenda d'una femmina-papa". In ultima analisi la leggenda popolare è chiaramente di stampo anticlericale; nell'invenzione dell'infamante pratica di mettere una mano sotto una delle sedie di porfido, come ricorda il Belli, per sentire se il papa sia veramente maschio, essa tenta di screditare il primato del pontefice che non può essere appunto altro che "maschio", nel significato vero e proprio di "potenza". Ma la leggenda non riesce a raggiungere il suo scopo; il "potere" papale non crollerà e Urbano VIII penserà a farlo eternare dal Bernini nelle sculture dei quattro basamenti marmorei del baldacchino bronzeo di S. Pietro. Una serie di sei volti di donna nelle varie fasi del parto rappresenterà il concetto di Mater Ecclesia e il "pupo" della papessa si riscatterà nel neonato sorridente; esempio unico di arte come espressione gaudiosa appunto del "volto del potere", secondo un termine caro a Sabatino Moscati. Autore: Claudio Rendina
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