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BENEDETTO IIIRomano
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Alla morte di Leone IV, il clero e il popolo all'unanimità elessero papa il romano Benedetto,
cardinale presbitero di S. Callisto; questa volta però si provvide ad inviare all'imperatore
il decreto d'elezione debitamente sottoscritto per l'approvazione. Ne furono incaricati Nicola, vescovo di Anagni, e il magister militum Mercurio.
Durante il viaggio i due incontrarono ad Orte Arsenio, vescovo di Gubbio, uno dei capi del partito imperiale, che riuscì a convincerli a sostenere presso Ludovico la candidatura di suo nipote Anastasio, il cardinale- deposto da Leone IV e che si era rifugiato ad Aquileia. Arsenio assicurò che Anastasio era ben visto alla corte imperiale, così che i due furono convinti, magari anche con promesse di denaro, e, una volta arrivati da Ludovico, pur consegnando il protocollo dell'elezione di Benedetto, si dichiararono favorevoli ad Anastasio. L'imperatore volle vederci chiaro e inviò a Roma per procedere al controllo dell'elezione i conti Bernardo e Adalberto; i due incontrarono ad Orte, oltre ai due legati romani che li avevano preceduti nel viaggio di ritorno, i vescovi Rodoaldo di Porto e Agatone di Todi, nonché Anastasio e suo zio Arsenio. Il gruppo, cosi riunito, elesse al seggio pontificio Anastasio e procedette verso Roma. A cinque miglia dalla città, presso la basilica di S. Leucio, esso s'imbatté nei messaggeri di Benedetto, il secondicerio Adriano, il capitano dell'esercito Graziano e il duca Gregorio, per ricevere la risposta dei messi imperiali; finirono in catene e il gruppo se li trascinò dietro, attraverso i Prati Neroniani e irruppe nella Città Leonina. Mentre Benedetto attendeva gli eventi nel Laterano, Anastasio il 21 settembre dell'855 entrava in S. Pietro dove non si limitò a fare a pezzi la tela che riproduceva le sentenze dei due concili di Leone IV con la sua scomunica, ma, trascinato dall'ira, danneggiò anche le immagini di Cristo e della Madonna. Poi, sempre seguito dai suoi sostenitori, si portò al Laterano, dove Benedetto se ne stava seduto sul trono attorniato dal clero fedele a lui; una schiera di armati agli ordini del vescovo di Bagnorea entrò in chiesa, tolse di peso dal trono Benedetto, gli strappò il pallio e lo affidò sotto sorveglianza a due cardinali deposti a suo tempo da Leone IV. Le notizie si sparsero per la città e il popolo si risentì della profanazione di Anastasio, nonché del trattamento riservato a Benedetto; Roma era in subbuglio e i messi imperiali convocarono per il 25 settembre un'assemblea generale in Laterano, ma già si erano resi conto che la situazione a favore di Anastasio era piuttosto precaria. In piena assemblea infatti il popolo, con alla testa i vescovi di Ostia e Albano, si dichiarò favorevole a Benedetto che era stato eletto secondo i canoni ecclesiastici; i legati imperiali non poterono che cedere e far allontanare Anastasio dal Laterano. Benedetto fu immediatamente liberato e condotto in processione fino a S. Maria Maggiore sul cavallo di Leone IV; la consacrazione di Benedetto III avvenne il 29 settembre. Finalmente papa, egli mostrò grande clemenza verso i suoi avversari, anche per non inimicarsi il partito imperiale; perdonò tutti e Anastasio venne riammesso nella comunità ecclesiastica, con la qualifica di abate nel monastero di S. Maria in Trastevere. Veniva così sanzionato un notevole insuccesso per l'imperatore Ludovico; questi, un giorno prima della consacrazione di Benedetto III, era diventato unico imperatore. Lotario, diviso l'impero tra i figli, si era fatto monaco nel monastero di Prüm, presso Treviri, ove appunto era morto il 28 settembre dell'855. Ludovico II ebbe quindi l'Italia, Lotario II il territorio che dal suo nome si chiamò poi Lotaringia, Carlo la Provenza. Il pontificato di Benedetto III passò piuttosto tranquillamente; egli non aveva certo la personalità di un Leone IV e tanto meno quella del suo successore Niccolò I. Fu un mite, anche se minacciò di scomunica il sacerdote tedesco Hukbert, cognato di Lotario II, per aver compiuto atti di violenza contro alcune abbazie. Fu un semplice e legato comunque alla santità dei sacramenti, come quando rimproverò pubblicamente Ingeltrude, moglie del conte Bosone, che era scappata con un'amante rifugiandosi presso Lotario Il.
Benedetto III morì il 17 aprile dell'858 e fu sepolto dinanzi alle porte della basilica di S. Pietro; la sua tomba, come indicava l'epitaffio, era proprio "degna di lacrime".
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