93.

PAOLO I, santo

Romano
Papa dal 29 maggio 757
al 28 giugno 767

Il senso del potere, l'aspetto prevalentemente politico che viene ad assumere il trono di Pietro, fa riaffiorare alla morte di Stefano II fazioni in lotta per l'elezione del nuovo pontefice.
Era ancora moribondo Stefano II, che già il partito filobizantino, desideroso di ripristinare buoni rapporti tra il papa e l'imperatore, proponeva un suo candidato nella figura dell'arcidiacono Teofilatto; gli si opponeva il fratello del moribondo, il diacono Paolo, che gli era stato vicino in tutto il corso del pontificato. Questi finì per avere la meglio; due fratelli che si susseguivano nel pontificato avrebbero assicurato un'identità di vedute. Paolo I fu consacrato il 29 maggio del 757.

Con una lettera il nuovo pontefice comunicò a Pipino la sua elezione, gratificando il patricius Romanorum come "nuovo Mosè e David"; il re rispose con una lettera di felicitazioni chiedendogli di fare da padrino alla propria figlia Gisella. L'invio di una ciocca di capelli della bambina era il segno tangibile del favore regale nei suoi confronti. Ma Pipino scrisse anche una lettera alla nobiltà e al popolo romano esortandoli a restar fedeli a S. Pietro, segno evidente che il re era venuto a conoscenza del fermento di opposizione serpeggiante nel popolo e nel clero nei confronti della politica filo franca che il pontefice intendeva invece proseguire. La risposta a questa lettera fu probabilmente affidata ad un notaio pontificio, visto il tono ossequioso e ufficiale con cui fu concepita: nella sostanza i Romani riconoscevano ufficialmente il papa come loro dominus e onoravano il re come protettore del pontefice.

I rapporti con i Longobardi procedevano invece nella più grande incertezza; la consegna di Bologna, Imola, Osimo e Ancona, promesse in donazione a Stefano II, ancora non si erano viste, e inoltre il re Desiderio voleva regolare vecchi conti in sospeso con i duchi di Spoleto e Benevento; si mosse infatti contro di loro. Il primo, Alboino, finì in carcere; l'altro, Liutprando, scappò da Benevento e trovò rifugio ad Otranto. Desiderio elesse duca di Benevento il suo vassallo Arichi e, una volta giunto a Napoli, s'incontrò con il legato imperiale Giorgio: iniziarono trattative per un'alleanza longobardo-bizantina che avrebbe dovuto opporsi a quella franco-pontificia. Ma Bisanzio non era troppo propensa a rompere con i Franchi.
Malgrado la situazione, Desiderio venne a Roma, invitatovi da Paolo I: il papa cercava di placare le ire del re longobardo e nello stesso tempo gli ricordava la consegna delle quattro città. Desiderio rispose evasivamente; piuttosto reclamò gli ostaggi che Astolfo aveva dovuto inviare al seguito di Pipino come garanzia della tregua. Il papa finse di essere d'accordo e, una volta liberatosi di Desiderio, inviò a Pipino una lettera nella quale si lamentava delle devastazioni compiute dai Longobardi e gli raccomandava di non rinviare gli ostaggi.
La situazione sembrava non trovare uno sbocco. Desiderio continuava a tenersi le sue città e i patrimoni della Chiesa; Paolo seguitava a inviare rimostranze a Pipino, anche se non avevano la forza convincente di quelle del fratello. Il re longobardo in più spadroneggiava nel territorio di Senigallia e installava un presidio in un castello in Campania.
Bisanzio, che non aveva ancora abbandonato la speranza di riconquistare l'Italia imperiale, operazione che avrebbe dovuto compiere ai danni del neo Stato pontificio, preferiva attendere gli eventi, evitando qualsiasi scontro diretto con Pipino. Piuttosto tendeva sempre più a sollevare dissidi con Roma sul piano religioso; in un concilio a Costantinopoli del 754 si rinnovò la condanna della venerazione delle immagini. Addirittura, saltando a pie' pari le opinioni del papa, Costantino V inviò degli ambasciatori alla corte di Pipino con l'incarico di convincere il re franco ad approvare le decisioni di quel concilio in Occidente. Ma Pipino non tenne in minima considerazione la questione; rinnovò a Paolo I la sua inviolabile fede ortodossa e nel 767 in un concilio approvò la venerazione delle immagini. Due anni prima, con la mediazione dei legati franchi, anche le divergenze con Desiderio erano state appianate con una restituzione reciproca delle singole pertinenze; lo scambio sarebbe avvenuto mediante commissioni miste e per singole città nei territori di frontiera.

Anche Paolo I s'interessò, come il fratello, alla costruzione degli edifici religiosi, legando il suo nome in particolare alla costruzione del convento di S. Silvestro in Capite e in pratica pensò anche al suo sepolcro; fu sepolto nell'oratorio della beata Vergine da lui fatto edificare in Vaticano. Morì il 28 giugno del 767.