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S. Clemente
Rione Monti, piazza S. Clemente |
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Altra celeberrima chiesa che, nel suo stesso aspetto fisico, può dirsi
incarnare la continuità storica millenaria della città di Roma, visibile
nei tre diversi livelli sovrapposti da cui è formata.
Al livello più basso si conservano resti di edifici pubblici e privati, separati da un vicolo, ora coperto, databili al I e II secolo d.C.; nell'edificio privato nel III secolo fu realizzato un mitreo, rapidamente trasformato in luogo di culto della venerata memoria di S. Clemente, terzo pontefice dopo S. Pietro, martire sotto Traiano.
La chiesa resistette, nella sua forma primitiva, fino al 1100 circa, quando, ormai pericolante a causa forse del sacco dei Normanni di Roberto il Guiscardo, nel 1084, dovette essere abbandonata. Dopo un breve tentativo di ripristino di cui testimoniano alcuni affreschi, la chiesa fu abbandonata. Su proposta di Anastasio, cardinale titolare di S. Clemente, la chiesa del IV secolo fu allora riempita di pietrame fino in cima alle colonne che delimitavano le tre navate e su queste fondamenta fu eretta una nuova basilica, di dimensioni un po' ridotte, che fu consacrata da Pasquale II (1099-1118) e completata nel 1123.
Nel 1403 Bonifacio IX vi introdusse la congregazione agostiniana di S. Ambrogio di Milano: la basilica restò in mani ambrosiane fino al 1643, quando la congregazione fu soppressa da Urbano VIII. Nel 1645 il cardinale Camillo Pamphilj affidò la custodia della basilica ai Domenicani di S. Sisto. Dieci anni dopo, a causa della persecuzione religiosa in Irlanda, S. Clemente fu assegnata ai Domenicani Irlandesi, che ancor oggi amministrano la basilica. Sotto Clemente XI la basilica fu ricoperta da un intervento settecentesco di Carlo Stefano Fontana (1713-1719) che peraltro conservò l'aspetto medievale complessivo.
Clemente XI non toccò il portico, solo abbellì il lato d'entrata con un suo stemma (andato perduto) e con una decorazione che lo ricorda (i tre monti sui lati della porta). Dentro la chiesa rifece il soffitto e vi fece collocare un proprio stemma assai colorato. Fortunatamente non toccò la bella schola cantorum appartenente alla chiesa medievale, con le sue transennae traforate.
Della chiesa inferiore e tanto più del mitreo si era intanto persa pressoché la conoscenza, finché scavi condotti dal 1857 al 1870 e altre indagini successive (1912-1914) hanno portato alla luce sia la basilica inferiore paleocristiana sia, al di sotto di questa, cospicue testimonianze di edifici romani: un edificio pubblico anteriore all'incendio neroniano; una casa per abitazioni del II secolo d.C.; un mitreo del III secolo poi trasformato in una sorta di ampia sala suddivisa da file di pilastri o colonne (fine del III secolo), in cui forse è da riconoscere la domus ecclesiae corrispondente al titulus Clementis. Visita
Si entra nel cortile, quadriportico
con colonne ioniche e architravi, che precede la facciata settecentesca
con campaniletto dello stesso periodo; al
centro del cortile, una vasca a pianta ottagona.
Basilica superiore Come detto, internamente la basilica, benché
rimaneggiata, conserva l'aspetto medievale, a tre navate conclusa ciascuna
da un abside e riprende - su
scala leggermente ridotta - l'andamento della
basilica inferiore. Gli interventi settecenteschi si riducono sostanzialmente ai
soffitti a cassettoni delle navate, e al ciclo pittorico di quella
centrale, sotto la direzione di Giuseppe Chiari (1713-1719): suo, nella
volta, l'affresco con la Gloria di S. Clemente.
Al centro della navata
maggiore è posta la schola cantorum, eretta nel sec. XII
reimpiegando elementi della schola donata alla prima basilica da Giovanni
II (533-535), il cui monogramma appare sulle pareti del coro e sui
cancelli di marmo traforato che separano il corpo della chiesa dalla zona
dell'altare. La schola, tuttavia, non presenta esattamente lo
stesso aspetto che aveva nella basilica inferiore: infatti nella
ricostruzione del sec. XII alcuni dei riquadri dovettero essere eliminati
perché lo spazio disponibile nella navata era minore che nella navata
sottostante.
Il catino è rivestito dal bellissimo mosaico, eseguito
poco dopo il 1100: esso presenta al centro il Crocifisso tra Maria e
Giovanni e dodici colombe bianche (gli apostoli). La
croce poggia su di un cespo d'acanto le cui volute occupano l'intero
catino, tra le quali stanno numerose figure e motivi: il tronco verticale
costituisce il perno intorno al quale ruotano, avvolti in girali, racemi
digradanti verso il polo dell'emisfero nel quale è raffigurato il cielo;
ai lati, ripetuto specularmente, l'Agnus Dei; al centro, la mano
del Padre che porge la corona. In alto, negli spazi più ristretti,
uccelli di diverse specie; nella fascia centrale, eroti su delfini o
musicanti; nella penultima fila, i quattro Dottori della Chiesa
alternati a gruppi di fedeli e a figurette umane. La scritta sul bordo
spiega il significato della composizione: Ecclesiam Cristi viti
similabimus isti de ligno Crucis Iacobi dens. Ignatiiq. insupra scripti
requiescunt corpore Cristo. Quam Lex arentem! Set Crus facit esse virentem.
Insieme ai mosaici dell'arcone absidale, si tratta di un'opera di rara qualità anche artistica, oltre ché religiosa e simbolica, il cui prototipo va visto nei grandi mosaici e pitture dell'antichità con scene di paesaggio dette "nilotiche", mediati tramite i mosaici paleocristiani, come quelli di S. Costanza e del battistero Lateranense. Sull'arcone trionfale è collocato un mosaico parzialmente
nascosto dal basso soffitto settecentesco; riferibile a un maestro diverso
da quello che eseguì il catino absidale, esso raffigura il Cristo
Pantocratore tra i simboli degli evangelisti; i Ss. Lorenzo e Paolo
e il profeta Isaia (a sinistra); Pietro, Clemente e Geremia (a
destra).
Nel presbiterio, sotto il mosaico absidale, distinto da un cornicione di stucco è posto
un affresco molto ridipinto della fine del sec. XIII che rappresenta Cristo
e la Madonna tra gli Apostoli, intercalati da palmette.
Nella navata di sinistra, vicino all'ingresso, la cappella di S. Caterina, affrescata da Masolino da Panicale tra il 1428 ed il 1431 per il cardinale Branda Castiglioni con Storie di S. Caterina, preziosissima testimonianza della pittura del quattrocento in Roma, che fa discutere anche per l'ipotizzata presenza del discepolo di Masolino, Masaccio. Sulla parete della navata sinistra alcune sinopie degli affreschi di Masolino. Basilica inferiore Dalla sagrestia, tramite una scalinata costruita nel 1866, si scende alla basilica inferiore. Lungo le pareti della scala, vari calchi in gesso e frammenti di sculture provenienti dalla basilica del IV secolo e dal Mitreo. Ai piedi della scala si trova il nartece della basilica del IV secolo. La struttura della basilica inferiore richiede un poco di fatica per essere compresa, a causa della volta assai ribassata (poiché l'erezione della nuova basilica tagliò la sommità di quella sottostante), degli intercolumni tamponati per sostegno e della navata centrale dimezzata in larghezza da un ulteriore muro di sostegno. In ogni caso l'insieme risulta di forte suggestione, soprattutto per la presenza di una ricca serie di affreschi che vanno dal IX al XII secolo e che quindi testimoniano le diverse fasi della pittura medievale. A sinistra è una parete in cui sono inserite varie
iscrizioni e sculture trovate nel corso degli scavi e al di là,
direttamente sotto l'atrio del XII secolo, è l'antico cortile del IV
secolo, ancora inesplorato.
Dal nartece si entra nella
navata centrale, alterata dai pilastri in muratura eretti nel 1862-1870 a
sostegno del pavimento superiore. Immediatamente a sinistra, sul retro
della parete ora descritta, si trova un affresco identificato o come
un'Ascensione di Cristo o come un'Assunzione di Maria. S.
Vito sta eretto a destra della scena, mentre a sinistra è ritratto
Leone IV (Sanctissimus Dominus Leo Quartus Papa Romanus): il
nimbo quadrato indica che l'affresco fu dipinto mentre il papa era ancora
in vita. A destra di questo affresco ce ne sono altri, sempre del IX
secolo: una Crocifissione, Le pie donne al Sepolcro, Le
nozze di Cana e La discesa al Limbo. Sulla parete sinistra
dello stesso pilastro c'è il ritratto di s. Prospero di Aquitania
(390-463), segretario di Leone Magno. Sulla parete affiorano inoltre
colonne della basilica primitiva.
L'abside, dietro l'altare attuale (1866-1867) della chiesa
inferiore, non è quella originale, bensì una struttura eretta intorno al
1100 con la funzione di sostegno per la nuova e più piccola abside
sovrastante. Al di là di questa abside di sostegno si passa nell'abside
originale.
Tempio Mitraico Dalla navata di sinistra si scende alle costruzioni romane; dapprima, tre ambienti che costituiscono il mitreo, due che fungono da vestibolo e probabilmente da schola mitraica, con resti di stucchi ed affreschi. Il terzo mitreo vero e proprio, con volta ribassata e trattata con pomici a simulare una caverna, luogo centrale della religione mitraica. Sulle pareti laterali banconi, sulla volta aperture in relazione agli aspetti astrologici della dottrina, al centro un'area marmorea con Mitra che immola il toro. Attraversando quello che una volta era un vicolo all'aperto si giunge ad altri ambienti romani, in uno dei quali è visibile una corrente d'acqua, un tempo uno dei numerosissimi corsi d'acqua sotterranei della città, poi canalizzato. |