S. Clemente
Rione Monti, piazza S. Clemente
CHIESE MEDIEVALI torna alla pagina iniziale delle CHIESE DI ROMA

Altra celeberrima chiesa che, nel suo stesso aspetto fisico, può dirsi incarnare la continuità storica millenaria della città di Roma, visibile nei tre diversi livelli sovrapposti da cui è formata. 

Al livello più basso si conservano resti di edifici pubblici e privati, separati da un vicolo, ora coperto, databili al I e II secolo d.C.; nell'edificio privato nel III secolo fu realizzato un mitreo, rapidamente trasformato in luogo di culto della venerata memoria di S. Clemente, terzo pontefice dopo S. Pietro, martire sotto Traiano.

Navata della chiesa inferiore Alla fine del IV secolo sopra questi ambienti fu eretta una grande basilica paleocristiana consacrata durante il pontificato di papa Siricio (384-399) e dedicata a s. Clemente papa (morto alla fine del I secolo), le cui reliquie furono trovate nel sec. VIII dai ss. Cirillo e Metodio nei pressi del Mar Nero e da loro solennemente traslate a Roma. A tre navate, divisa da colonne, preceduta da un nartece, per tutto l'alto medio evo fu una delle più importanti di Roma, arricchita da affreschi e arredi vari.

La chiesa resistette, nella sua forma primitiva, fino al 1100 circa, quando, ormai pericolante a causa forse del sacco dei Normanni di Roberto il Guiscardo, nel 1084, dovette essere abbandonata. Dopo un breve tentativo di ripristino di cui testimoniano alcuni affreschi, la chiesa fu abbandonata. Su proposta di Anastasio, cardinale titolare di S. Clemente, la chiesa del IV secolo fu allora riempita di pietrame fino in cima alle colonne che delimitavano le tre navate e su queste fondamenta fu eretta una nuova basilica, di dimensioni un po' ridotte, che fu consacrata da Pasquale II (1099-1118) e completata nel 1123.

Nel 1403 Bonifacio IX vi introdusse la congregazione agostiniana di S. Ambrogio di Milano: la basilica restò in mani ambrosiane fino al 1643, quando la congregazione fu soppressa da Urbano VIII. Nel 1645 il cardinale Camillo Pamphilj affidò la custodia della basilica ai Domenicani di S. Sisto. Dieci anni dopo, a causa della persecuzione religiosa in Irlanda, S. Clemente fu assegnata ai Domenicani Irlandesi, che ancor oggi amministrano la basilica.

Sotto Clemente XI la basilica fu ricoperta da un intervento settecentesco di Carlo Stefano Fontana (1713-1719) che peraltro conservò l'aspetto medievale complessivo.

Clemente XI non toccò il portico, solo abbellì il lato d'entrata con un suo stemma (andato perduto) e con una decorazione che lo ricorda (i tre monti sui lati della porta). Dentro la chiesa rifece il soffitto e vi fece collocare un proprio stemma assai colorato. Fortunatamente non toccò la bella schola cantorum appartenente alla chiesa medievale, con le sue transennae traforate.

Della chiesa inferiore e tanto più del mitreo si era intanto persa pressoché la conoscenza, finché scavi condotti dal 1857 al 1870 e altre indagini successive (1912-1914) hanno portato alla luce sia la basilica inferiore paleocristiana sia, al di sotto di questa, cospicue testimonianze di edifici romani: un edificio pubblico anteriore all'incendio neroniano; una casa per abitazioni del II secolo d.C.; un mitreo del III secolo poi trasformato in una sorta di ampia sala suddivisa da file di pilastri o colonne (fine del III secolo), in cui forse è da riconoscere la domus ecclesiae corrispondente al titulus Clementis.

Visita

Protiro d'ingresso alla Basilica Attualmente l'ingresso della chiesa è al suo fianco sinistro, ma conviene iniziare la visita dall'ingresso principale su piazza S. Clemente (vedi foto). Inquadrato da un bel protiro del XII secolo costituito da quattro colonne di granito il portale è ornato da una cornice marmorea dello stesso periodo con motivi floreali ad intreccio.

Si entra nel cortile, quadriportico con colonne ioniche e architravi, che precede la facciata settecentesca con campaniletto dello stesso periodo; al centro del cortile, una vasca a pianta ottagona.
Il tutto costituisce una singolare oasi di pace in un quartiere caotico e trafficato.

Basilica superiore

Come detto, internamente la basilica, benché rimaneggiata, conserva l'aspetto medievale, a tre navate conclusa ciascuna da un abside e riprende - su scala leggermente ridotta - l'andamento della basilica inferiore. Gli interventi settecenteschi si riducono sostanzialmente ai soffitti a cassettoni delle navate, e al ciclo pittorico di quella centrale, sotto la direzione di Giuseppe Chiari (1713-1719): suo, nella volta, l'affresco con la Gloria di S. Clemente.
Le colonne antiche, di varia provenienza, hanno capitelli ionici in stucco (rifatti), il pavimento è un bell'esemplare cosmatesco.

Al centro della navata maggiore è posta la schola cantorum, eretta nel sec. XII reimpiegando elementi della schola donata alla prima basilica da Giovanni II (533-535), il cui monogramma appare sulle pareti del coro e sui cancelli di marmo traforato che separano il corpo della chiesa dalla zona dell'altare. La schola, tuttavia, non presenta esattamente lo stesso aspetto che aveva nella basilica inferiore: infatti nella ricostruzione del sec. XII alcuni dei riquadri dovettero essere eliminati perché lo spazio disponibile nella navata era minore che nella navata sottostante.
Gli amboni ed il candelabro sono notevoli esempi di arte cosmatesca del sec. XII, coevi al ciborio a tempietto, costituito da una loggetta con copertura a spioventi sorretta da quattro colonne in pavonazzetto.

Abside Dietro, si apre l'abside maggiore, alla cui parete è addossata la sedia episcopale anch'essa tratta dalla basilica inferiore (il dossale su cui è incisa a grandi lettere la parola martyr è però un'aggiunta arbitraria ed è parte dell'epigrafe ricostruita dal De Rossi sulla parete della scala che conduce alla basilica inferiore). Sul dossale della cattedra c'è anche un'altra iscrizione a ricordo del cardinale Anastasio (titolare di S. Clemente dal 1099 al 1125 circa): Anastasius presbiter cardinalis huius tituli hoc opus cepit et perfecit.

Il catino è rivestito dal bellissimo mosaico, eseguito poco dopo il 1100: esso presenta al centro il Crocifisso tra Maria e Giovanni e dodici colombe bianche (gli apostoli). La croce poggia su di un cespo d'acanto le cui volute occupano l'intero catino, tra le quali stanno numerose figure e motivi: il tronco verticale costituisce il perno intorno al quale ruotano, avvolti in girali, racemi digradanti verso il polo dell'emisfero nel quale è raffigurato il cielo; ai lati, ripetuto specularmente, l'Agnus Dei; al centro, la mano del Padre che porge la corona. In alto, negli spazi più ristretti, uccelli di diverse specie; nella fascia centrale, eroti su delfini o musicanti; nella penultima fila, i quattro Dottori della Chiesa alternati a gruppi di fedeli e a figurette umane. La scritta sul bordo spiega il significato della composizione: Ecclesiam Cristi viti similabimus isti de ligno Crucis Iacobi dens. Ignatiiq. insupra scripti requiescunt corpore Cristo. Quam Lex arentem! Set Crus facit esse virentem.
in basso i cervi si abbeverano ai quattro fiumi paradisiaci che sgorgano dalla croce, di cui parlano i Salmi. Il fondo dorato è costituito da tessere di vario impasto, in parecchie delle quali è riconoscibile un tipo di preparazione caratteristico del IV secolo, a testimonianza del fatto che furono qui riutilizzate tessere tratte dal mosaico della chiesa inferiore.

Insieme ai mosaici dell'arcone absidale, si tratta di un'opera di rara qualità anche artistica, oltre ché religiosa e simbolica, il cui prototipo va visto nei grandi mosaici e pitture dell'antichità con scene di paesaggio dette "nilotiche", mediati tramite i mosaici paleocristiani, come quelli di S. Costanza e del battistero Lateranense.

Sull'arcone trionfale è collocato un mosaico parzialmente nascosto dal basso soffitto settecentesco; riferibile a un maestro diverso da quello che eseguì il catino absidale, esso raffigura il Cristo Pantocratore tra i simboli degli evangelisti; i Ss. Lorenzo e Paolo e il profeta Isaia (a sinistra); Pietro, Clemente e Geremia (a destra).
Tra l'arcone e il catino, come per saldarli l'uno con l'altro, si svolge un festone di fiori e di frutta nascente da due anfore.

Nel presbiterio, sotto il mosaico absidale, distinto da un cornicione di stucco è posto un affresco molto ridipinto della fine del sec. XIII che rappresenta Cristo e la Madonna tra gli Apostoli, intercalati da palmette.
A destra, il monumento del cardinale Roverella, di Giovanni Dalmata (1476); sul piedritto dell'arcone, è collocata un'edicola marmorea donata da Giacomo Caetani, cardinale titolare di S. Clemente dal 1295 al 1300 e nipote di Bonifacio VIII, raffigurante la Madonna con il Bambino, s. Clemente, papa Bonifacio VIII e il commitente; una scritta musiva ricorda l'anno di donazione (1299).
A sinistra è posto il monumento funebre del Cardinale Antonio Venier (m. 1479), di Isaia da Pisa, con colonnine e capitelli del VI secolo provenienti dal tabernacolo fatto costruire per la basilica inferiore dal presbitero Mercurio (il futuro Giovanni II).
Sulla parete centrale della navata centrale è collocata un'epigrafe del tempo di papa Zaccaria (741-752) commemorante una donazione di libri alla Basilica.

Nella navata di sinistra, vicino all'ingresso, la cappella di S. Caterina, affrescata da Masolino da Panicale tra il 1428 ed il 1431 per il cardinale Branda Castiglioni con Storie di S. Caterina, preziosissima testimonianza della pittura del quattrocento in Roma, che fa discutere anche per l'ipotizzata presenza del discepolo di Masolino, Masaccio. Sulla parete della navata sinistra alcune sinopie degli affreschi di Masolino.

Basilica inferiore

Dalla sagrestia, tramite una scalinata costruita nel 1866, si scende alla basilica inferiore. Lungo le pareti della scala, vari calchi in gesso e frammenti di sculture provenienti dalla basilica del IV secolo e dal Mitreo. Ai piedi della scala si trova il nartece della basilica del IV secolo. La struttura della basilica inferiore richiede un poco di fatica per essere compresa, a causa della volta assai ribassata (poiché l'erezione della nuova basilica tagliò la sommità di quella sottostante), degli intercolumni tamponati per sostegno e della navata centrale dimezzata in larghezza da un ulteriore muro di sostegno. In ogni caso l'insieme risulta di forte suggestione, soprattutto per la presenza di una ricca serie di affreschi che vanno dal IX al XII secolo e che quindi testimoniano le diverse fasi della pittura medievale.

A sinistra è una parete in cui sono inserite varie iscrizioni e sculture trovate nel corso degli scavi e al di là, direttamente sotto l'atrio del XII secolo, è l'antico cortile del IV secolo, ancora inesplorato.
Un affresco (datato alla fine del sec. IX) nella parete sinistra del nartece è stato identificato come un Giudizio particolare: Cristo, benedicendo alla greca, giudica un'anima subito dopo la morte; l'Arcangelo Michele e s. Andrea apostolo stanno alla sua destra, mentre alla sinistra stanno s. Gabriele e s. Clemente.
A destra del nartece ci sono quattro colonne che un tempo segnavano l'ingresso della navata centrale. Ma dopo il terremoto dell'847 papa Leone IV le fece incastrare in un'opera muraria destinata a scongiurare il pericolo di un crollo della facciata della chiesa sovrastante. Egli fece poi affrescare la nuova parete dalla parte della navata centrale. In seguito, verso la fine dell'XI secolo, la parete fu decorata anche dalla parte del nartece con due affreschi. Il primo rappresenta il miracolo del bambino ritrovato e in basso il committente e la sua famiglia (Beno de Rapiza, Maria Macellaria ed i figli Clemente e Altilia); nel medaglione al centro è s. Clemente, con una iscrizione su due linee disposte in forma di croce che dice: Meprece querentes estote nociva caventes. Il secondo affresco raffigura invece la traslazione delle reliquie di S. Clemente con la scritta dedicatoria: Ego Maria Macellaria pro timore Dei et remedio anime mee hec pro gratia recepta fieri curavi.

Dal nartece si entra nella navata centrale, alterata dai pilastri in muratura eretti nel 1862-1870 a sostegno del pavimento superiore. Immediatamente a sinistra, sul retro della parete ora descritta, si trova un affresco identificato o come un'Ascensione di Cristo o come un'Assunzione di Maria. S. Vito sta eretto a destra della scena, mentre a sinistra è ritratto Leone IV (Sanctissimus Dominus Leo Quartus Papa Romanus): il nimbo quadrato indica che l'affresco fu dipinto mentre il papa era ancora in vita. A destra di questo affresco ce ne sono altri, sempre del IX secolo: una Crocifissione, Le pie donne al Sepolcro, Le nozze di Cana e La discesa al Limbo. Sulla parete sinistra dello stesso pilastro c'è il ritratto di s. Prospero di Aquitania (390-463), segretario di Leone Magno. Sulla parete affiorano inoltre colonne della basilica primitiva.
Proseguendo, sulla parete sinistra, è raffigurata la morte ed il riconoscimento di s. Alessio, affresco coevo a quelli del nartece con i quali presenta notevoli affinità stilistiche, anche se forse non può essere riferito alla stessa mano. Sul registro superiore si individua invece la metà di un pannello raffigurante il Cristo in trono tra angeli e Santi, mutilato nella parte alta dal pavimento della chiesa soprastante. Di fronte all'affresco e in altre parti della vecchia basilica si conservano resti del pavimento a mosaico del VI secolo, con un disegno asimmetrico a farfalle.
Affresco della Basilica Inferiore Al pittore del nartece possono inoltre essere attribuiti i due affreschi seguenti, la Messa di S. Clemente e S. Clemente perseguitato da Sisinnio. Questo secondo affresco deve la sua notorietà alle parole - le prime conosciute in volgare italiano - che vengono fatte pronunciare come in fumetti ai protagonisti dello episodio. Clemente è inseguito da uomini di Sisinnio, che però sono miracolosamente indotti a scambiare il santo con una colonna; Sisinnio, anch'egli ottenebrato, li incita a fare maggior forza: Fili de le pute, traite! Gosmari, albertel, traite! Falite de retro co lo palo, Carvocelle! («Figli di puttane, tirate! Gosmario, Albertello, tirate, e tu, Carvoncello, spingi da dietro con il palo») mentre Clemente si allontana mormorando (in latino): Duritiam cordis vestris saxa traere meruistis («Per la durezza del vostro cuore avete meritato di trascinare una pietra»).
Un altro pannello votivo, frammentario, ci mostra la metà inferiore di una gloria con S. Clemente in cattedra tra s. Pietro, s. Lino e s. Cleto.

L'abside, dietro l'altare attuale (1866-1867) della chiesa inferiore, non è quella originale, bensì una struttura eretta intorno al 1100 con la funzione di sostegno per la nuova e più piccola abside sovrastante. Al di là di questa abside di sostegno si passa nell'abside originale.
A destra, nella navata centrale, è raffigurata la discesa di Cristo nel limbo: il Cristo, giovane e imberbe, calpestando il demonio libera un'anima dalle fiamme che si sprigionano sulla destra; a sinistra, alla rappresentazione si accompagna il ritratto del probabile committente dell'affresco, un ecclesiastico con il nimbo quadrato e un libro gemmato nella mano sinistra (IX secolo). Di fronte a questo affresco si individua la sopraelevazione del pavimento sulla quale poggiava il coro di Giovanni II, che ora è collocato nella chiesa superiore.
A metà della parete all'estrema destra della chiesa si apre una nicchia entro la quale è l'affresco, frammentario ma leggibile, di una Maria Regina. Si è ipotizzato che l'affresco sia in realtà un rimaneggiamento del sec. IX di un ritratto dell'imperatrice Teodora (+548), moglie di Giustiniano, opera di un artista a lei contemporaneo. In origine Teodora era in piedi, ma la rielaborazione del IX secolo le ha fornito una sedia, le ha posato in grembo un Bambino ed ha allungato il suo braccio sinistro a sorreggerlo. Due cortigiane dipinte sulla parete a destra e a sinistra della nicchia sono state parimenti modificate, nell'adattamento del IX secolo, a rappresentare le ss. Eufemia e Caterina.
Più oltre la grande immagine lacunosa di Cristo Giudice. Esso era stato probabilmente donato e dipinto da un certo Giovanni di cui là dove finisce la decorazione di questa parete si trova questa supplichevole iscrizione: Quisquis has mei nominis literas legeris lector. Dic indigno Joh(anni) miserere Deus. Restano brandelli di altre scene (alcune figure appartenenti forse a un Giudizio universale; un martirio di S. Caterina d'Alessandria; un sacrificio di Isacco e altri affreschi del sec. X) molto danneggiati e di difficile lettura.
In fondo alla navata sinistra è il presunto luogo di sepoltura di S. Cirillo, ma non vi è traccia sicura della immagine di Cirillo che era stata dipinta sopra la sua tomba nell'869. La porta nella parete di fondo conduce al tempio Mitriaco e accanto ad essa vi sono alcuni affreschi sbiaditi che forse si riferiscono all'apostolato dei SS. Cirillo e Metodio. All'angolo di destra della parete, appena un po' più giù del soffitto, si vedono due piedi incrociati e capovolti, i resti probabilmente di una scena rappresentante la Crocifissione di S. Pietro.

Tempio Mitraico

Dalla navata di sinistra si scende alle costruzioni romane; dapprima, tre ambienti che costituiscono il mitreo, due che fungono da vestibolo e probabilmente da schola mitraica, con resti di stucchi ed affreschi. Il terzo mitreo vero e proprio, con volta ribassata e trattata con pomici a simulare una caverna, luogo centrale della religione mitraica. Sulle pareti laterali banconi, sulla volta aperture in relazione agli aspetti astrologici della dottrina, al centro un'area marmorea con Mitra che immola il toro. Attraversando quello che una volta era un vicolo all'aperto si giunge ad altri ambienti romani, in uno dei quali è visibile una corrente d'acqua, un tempo uno dei numerosissimi corsi d'acqua sotterranei della città, poi canalizzato.