San Lorenzo fuori le mura

Storia della basilica
La basilica attuale

Chi era san Lorenzo
La grande venerazione per la figura di San Lorenzo inizia subito dopo il suo martirio avvenuto nel periodo delle grandi persecuzioni dei cristiani, nel III secolo dopo Cristo. Nel 254 salì al trono l’imperatore Valeriano. In un primo momento sembrò tornata la pace dopo la persecuzione di Decio (250). "La casa dell’imperatore è piena di cristiani", ci riporta Dionigi, allora vescovo di Alessandria d’Egitto. Poi, improvvisa la svolta, che portò all’arresto di Dionigi (che sarà poi liberato da una sommossa popolare); alla morte per decapitazione di Cipriano; vescovo di Cartagine, in Africa; e a nuovi martiri romani.
Con un primo editto, del 257, si condannavano all’esilio, tutti i membri della gerarchia ecclesiale, se non avessero compiuto le cerimonie romane, l’ossequio alle divinità dell’Impero.
Vengono inoltre confiscati i beni, e, si afferma che i cristiani "non debbono riunirsi per il culto, non debbono usare i loro cimiteri".
La persecuzione si rivolge agli honestiores, ai cristiani di alto rango, ormai molto presenti nella società. È infatti nel III secolo che i cristiani cominciano ad essere molto presenti nelle classi alte della popolazione. Se non venerano le divinità pagane debbono essere esiliati, dopo la confisca dei beni.
A Roma vengono martirizzati prima papa Sisto II con 4 diaconi, il 6 agosto 258, sorpresi in un cimitero. Il 10 agosto è la volta del martirio del diacono Lorenzo. Fu sepolto sulla via Tiburtina, nel luogo in cui Costantino farà erigere la basilica di San Lorenzo.
Un documento che precede di pochissimi anni il martirio di san Lorenzo, una lettera di Cornelio, papa subito dopo la persecuzione di Decio – lettera conservataci da Eusebio di Cesarea – ci informa della presenza a Roma di 46 preti, 7 diaconi, 7 suddiaconi, 42 accoliti, 52 fra lettori ostiari ed esorcisti, e 1500 fra vedove e poveri aiutati dalla comunità. È uno dei rarissimi documenti che quantifica la gerarchia ecclesiale presente a Roma nei primi secoli del cristianesimo.
Dunque, nel giro di pochi giorni, 5 dei 7 diaconi della chiesa di Roma vengono uccisi per il nome del Signore.
Dalla storia della Chiesa emerge l’importanza del diaconato. Lorenzo e gli altri diaconi avevano la responsabilità della cura dei 1500 fra poveri e vedove aiutati dalla comunità cristiana. Per questo era affidata loro anche la responsabilità dell’amministrazione dei beni e dei cimiteri. Non è casuale che alcuni papi di questo periodo siano scelti non fra i presbiteri, ma direttamente dal gruppo dei diaconi, quindi ordinati presbiteri e consacrati vescovi. È un segno della rilevanza assunta da questo ministero.
Una tradizione successiva, riassunta nella medioevale Legenda Aurea di Jacopo da Varazze mostra, come in un simbolo, il motivo della venerazione popolare immensa che la figura di Lorenzo suscitò a Roma, subito dopo il martirio:

Giunsero al tribunale, e lì riprese l’interrogatorio sul tesoro; Lorenzo chiese una sospensione di tre giorni, e Valeriano gliela concesse, ponendolo sotto la custodia di Ippolito. Lorenzo approfittò dei tre giorni per raccogliere poveri, zoppi e ciechi e li presentò all’imperatore al palazzo sallustiano e disse: "Ecco questi sono i nostri tesori: sono tesori eterni, non vengono mai meno, anzi crescono. Sono distribuiti a ciascuno, e tutti li hanno: sono le loro mani a portare al cielo i tesori".

La tradizione arricchisce il dato certo del martirio, descrivendone la modalità. Lorenzo fu arso vivo su di una graticola e, nell’iconografia successiva, è sempre rappresentato con tale graticola al suo fianco, segno della sua testimonianza suprema.
È perciò la caritas nel suo pieno significato teologale che viene testimoniata da Lorenzo. Lorenzo muore, con il papa e gli altri diaconi, confessando che la caritas stessa è il Dio di Gesù Cristo, quella stessa carità che aveva condiviso in ogni giorno del suo ministero, nel servizio dei poveri.
Pochi anni dopo nel 260, Valeriano, sarà preso prigioniero dai persiani. Gallieno emanerà il cosiddetto "editto di restituzione", probabilmente nel 262, che restituirà cimiteri e luoghi di culto ai cristiani. Ne abbiamo testimonianza, per Alessandria nel 264. Da allora, fino all’ultima persecuzione in cui cadranno martiri Cecilia, Agnese, Sebastiano, martiri importantissimi, ma di cui non c’è rimasta una memoria storica attendibile, il cristianesimo sarà religio licita, nell’impero romano.
Un ultimo particolare aiuta a comprendere la forza della testimonianza della Chiesa di Roma, in quei duri anni. Proprio nello stesso anno 258, solo alcune settimane prima del martirio di Sisto e dei suoi 5 diaconi, fu fissata e celebrata – la notizia è della Depositio martyrum, documento degli anni 320/30, che tratta di una trentina di martiri e della loro venerazione nella liturgia – per la prima volta in Roma la festa dei santi Pietro e Paolo fissata per il 29 giugno. Il calendario la chiama la festa dei Santi Pietro e Paolo ad catacumbas, perché celebrata probabilmente alle catacombe di San Sebastiano, dove erano state traslate e riunite le reliquie degli apostoli Pietro e Paolo. Essa entrerà, da allora, nel calendario liturgico della Chiesa.

Storia della basilica
La basilica di San Lorenzo fuori le mura è più conosciuta come San Lorenzo al Verano. Il nome deriva da "Ager Veranus", la proprietà terriera di Lucius Verus, che si estendeva lungo la Tiburtina, ed era fiancheggiata da mausolei e tombe, poiché fin dai tempi antichi, anche se i morti venivano cremati, le sepolture non dovevano essere poste all’esterno della cinta muraria di Roma.

La matrona romana Ciriaca, poi fatta santa, prelevò il corpo di Lorenzo dal luogo del martirio e lo seppellì nel terreno di sua proprietà, che divenne una piccola catacomba. Poi si aggiunsero i cimiteri cristiani di di S. Ippolito e di Noviziato.

L’imperatore Costantino rese splendida e sontuosa la tomba di Lorenzo. Fece scavare l’area della sepoltura nel tufo e ne chiuse l’ingresso con una grata d’argento e verso il 330 fu l’imperatore stesso che fece erigere una prima basilica., chiamata “Basilica maior”, e successivamente “Sanctae dei Genitricis”

La basilica costantiniana fu costruita sopra il cimitero cosicché il suo pavimento corrispondeva al piano immediatamente sottostante dello stesso.

Sotto il papato di Sisto III (432-440) l’altare della chiesa venne arricchito da lastre di porfido e cancelli e lo stesso papa, come precedentemente Zosimo, volle essere sepolto presso la tomba di Lorenzo. Anche Papa Ilario scelse quel luogo a sua sepoltura. Il complesso venne reso ancora più ricco ed importante dalla costruzione di un battistero ed alcuni oratori.

Papa Pelagio II (578-590), visto che la basilica costantiniana cadeva in rovina a causa di una frana e delle infiltrazioni d’acqua, decise di costruire un’altra chiesa ex novo, proprio sopra la tomba del Santo, anche per sostenere il flusso di pellegrini. Il colle su cui si trovava il cimitero e che stava per franare, venne sbancato e tutto l’area spianata. Si costruì una basilica a pianta quadrata a lato della prima basilica, con scale interne che permettessero di accedere direttamente alla sepoltura del martire: per arricchirla furono usati materiali di spoglio. Ma la “Basilica maior” venne abbellita e rimase aperta al culto.

Così il nuovo edificio si presentava a tre navate, divise da due file di dodici colonne; la luce entrava solo dal cleristorio, le navate e le galleria non avevano fonti di illuminazione; le gallerie risentivano già degli influssi dell’arte bizantina che da almeno mezzo secolo veniva usata nei monumenti di Roma.
L’area catacombale si poteva vedere attraverso finestroni aperti nell’abside stessa, forse luogo di sepoltura anche di S. Abbondio e Ireneo. Pare che fu proprio Papa Pelagio a fare seppellire il quel luogo anche le spoglie di S. Stefano riportate a Roma da Bisanzio.

L' ingresso della piccola basilica costantiniana, era dal lato opposto all'attuale e corrispondeva precisamente al punto occupato oggi dal sepolcro di papa Pio IX, cosicché il fondo della basilica era pressappoco sulla linea delle due scale attraverso le quali si scende nell’area costantiniana. Nel portico fuori della chiesa era conservata la pietra che fu legata al collo di S. Abbondio quando i carnefici lo gettarono in un pozzo o in una cloaca.

Durante il periodo delle invasioni barbariche, per evitare che il santo luogo venisse profanato, attorno alla chiesa venne eratta una cinta fortificata che si presentava come una cittadella, la “Laurenziopoli” che comprendeva anche gli oratori di S. Agapito, quello dei Ss. Stefano e Cassiano, di Papa Leone e di San Gennaro, nominato da S. Gregorio Magno nei “Dialoghi”; presso questi oratori era stato creato un grande edificio per il ricovero dei poveri, come era d’uso fare presso tutte le grandi basiliche.
Di quella costruzioni, oggi si può ancora vedere il chiostro romanico, il campanile ed una torre usata come cimitero dei Cappuccini che hanno la custodia della Basilica sin dal 1855.

Sia la basilica di Pelagio che quella costantiniana furono continuamente abbellite dai Pontefici, finché dalla meta del IX secolo la “basilica maior” cadde in abbandono mentre si continuò ad avere cura dell’altra basilica.

Nel XIII secolo Papa Onorio III (1216-1227) iniziò i lavori di ampliamento alla chiesa di Pelagio, (terminati sotto Innocenzo IV nel 1254), che la orientarono in senso opposto alla prima; la navata centrale era abbellita da 22 colonne, molto diverse tra loro, (marmo cipollino, granito grigio, rosso, bianco e nero), poiché per questa funzione venne usato materiale di spoglio; la luce era assicurata da dodici finestre ma le navatelle rimanevano nell’ombra. I maestri cosmateschi furono incaricati di rifare il pavimento, mentre il soffitto venne coperto con capriate di legno.

Nella Basilica riedificata di Onorio III il Papa stesso nel 1217, consacrò imperatore di Costantinopoli Pietro di Courtenay conte d’Auxerre e sua moglie Iole, evento ricordato da un pregevole dipinto che lo raffigura benedicente la coppia imperiale.

Dopo quei lavori la vecchia basilica, assolse la funzione di presbiterio; per cui, entrando oggi, si attraversa prima la parte medioevale per giungere poi a quella pelagiana e per vederne l’arco trionfale, ci si deve recare dal la parte dell’altare maggiore.

Per la costruzione e l'abbellimento di Palazzo Farnese, Leone X rimosse i marmi, i capitelli e le colonne situate davanti alla basilica. Il cardinale Buoncompagni procedette nel 1624 al restauro della cripta e del soffitto a oriente, che era crollato. Venne anche restaurata la cappella di Santa Ciriaca.

Alessandro Galli nel 1704 ideò una nuova grande piazza davanti a San Lorenzo di forma semicircolare terminante in piccole colonne, sovrastate al centro da una colonna con lo stemma della famiglia di Clemente XI Albani.

La costruzione del Verano risale alla prima metà dell’800 e nel 1857 Virginio Vespignani fu incaricato da Pio IX di procedere per un “restauro archeologico”; egli reimpostò la Basilica sull’assetto di Onorio, procedette anche allo scavo della navate centrali rimuovendo le sovrastrutture del rinascimento e barocche. Durante quei lavori vennero rinvenute alcune vestigia di un oratorio a tre absidi ed un cumulo di lastre tombali risalenti al IV-V e VI secolo. La colonna che tutt’ora svetta al centro del piazzale è commemorativa di Pio IX che vi fece apporre sulla cima la statua in bronzo di S. Lorenzo opera di Stefano Galletti. I lavori terminarono nel 1870.

I lavori di restauro più a noi vicini, vennero fatti tra il 1946-1949, poiché i bombardamenti del 16 luglio 1943 avevano gravemente lesionato la parte pelagiana e distrutto quasi tutta la navata centrale ed il portico della chiesa di Onorio; venne ricostruita utilizzando i materiali originali con l’aggiunta repertata di due preziosi sarcofagi.

La Basilica attuale

I  - chiesa Pelagiana
II - chiesa di Onorio III

1 - facciata e portico
2 - sarcofago
3 - leoni accanto al portale
4 - tomba di Guglielmo Fieschi
5 - amboni cosmateschi
6 - arco trionfale
7 - altare e cripta della confessione
8 - altare e ciborio
9 - cattedra episcopale
10 - entrata alla tomba di Pio IX
11 - chiostro del XII secolo

Vi si giunge dal piazzale, così come lo volle Pio IX. Il bel portico ampio e luminoso, è opera di Vassello, portatore della tradizione degli illustri marmorari romani dei Cosmati.E’ ornato da sei colonne adattate ed inserite tra due pilastri a sostenere una trabeazione che prima della distruzione provocata dalla guerra era ornata da fregi, motivi vegetali, figurine e piccole scene a mosaico; da quegli ingenti danni si è salvata una parte del dipinto raffigurante la presentazione a San Lorenzo di Pietro di Courtenay, incoronato nella basilica imperatore latino di Costantinopoli dal papa Onorio III nel 1217;  ed un agnello racchiuso in un clipeo che rappresenta l’offerta di Cristo come agnello sacrificale. Il portico è completato da una bellissima cornice di foglie fiori e frutta . La copertura è a travature lignee.

Sotto il portico, nel nartece, due leoni, uno dei quali stringe tra le zampe un bimbo e l’altro sta sbranando la preda, fanno da cornice alla porta del Vassalletto. Si possono vedere anche tre sarcofagi di cui uno veramente raro, del tipo “ a tetto”; si presenta come un tempietto, con gli spioventi appoggiati a colonnine.

Gli affreschi del nartece risalgono alla seconda metà del XIII secolo. I dipinti sulla parete frontale sono in migliori condizioni e rappresentano in parallelo le storie di S. Stefano e S. Lorenzo. La tradizione vuole che, sotto l' imperatore Giustiniano I, le reliquie di santo Stefano, ritrovate a Gerusalemme nel 415, siano state traslate in Roma e deposte a fianco di quelle di san Lorenzo. I due corpi dei santi diaconi riposerebbero così l’uno a fianco dell’altro. Gli affreschi sono opera di Paolo e Filippo Maestro.. Le parti iconografiche leggendarie si basano sul racconto della Leggenda Aurea.
A destra della porta di ingresso alla basilica, troviamo dipinta la storia del martire Lorenzo in tre file ognuna con sei riquadri. Nella prima in alto vediamo:
– Lorenzo riceve da Sisto II il comando di distribuire ai poveri i beni della chiesa
– Lorenzo lava i piedi ai poveri della casa di Narciso
– Lorenzo guarisce una donna cieca
– Lorenzo distribuisce i tesori della chiesa ai poveri
– Sisto II predice a Lorenzo il martirio
– L’imperatore Valeriano ordina a Lorenzo di consegnargli i beni della chiesa.
Nella seconda, la fila centrale, troviamo:
– Lorenzo guarisce S.Ciriaca
– Lorenzo viene flagellato per ordine di Valeriano
– Lorenzo battezza Romano, un soldato convertito
– L’imperatore fa decapitare Romano
– Valeriano ordina la morte di Lorenzo
– Lorenzo è bruciato sulla graticola.
Nella terza linea, in basso, vediamo:
– Ippolito fa trasportare la salma di Lorenzo (tre quadri)
– Ippolito seppellisce Lorenzo
– Ippolito scambia la pace con i servi della sua casa
– Ippolito riceve l’Eucarestia
A sinistra della porta d’ingresso troviamo la storia del diacono e primo martire cristiano Stefano. Anche questa storia è presentata in tre linee di sei riquadri.
Nella prima in alto vediamo:
– Stefano predica al popolo
– Stefano viene lapidato
– Stefano viene sepolto
– Escavazione e ritrovamento del corpo di Stefano (2 quadri)
– Il corpo di Stefano è portato all’interno di Gerusalemme
Nella seconda fila, al centro, troviamo:
– Venerazione del corpo di Stefano
– Trasporto del suo corpo a Costantinopoli
– Arrivo a Costantinopoli
– Guarigione di una indemoniata
– Un messo dell’imperatore Giustiniano chiede il trasporto del corpo di Stefano a Roma
Nella terza linea, in basso, notiamo:
– Trasporto del corpo fino a Roma
– Arrivo alla basilica dove viene guarita la figlia dell’imperatore
– Monaci greci cercano di rubare il corpo del santo, ma divengono ciechi
– Il Papa autentica le reliquie di Stefano.
Nella due pareti laterali gli affreschi sono in condizioni peggiori e di più difficile interpretazione: essi descrivono miracoli attribuiti a santo Stefano dopo la sua morte in favore dell’imperatore Enrico II (1002-1024) contro gli Slavi e in favore di papa Alessandro II (1061-1073).

Sulla parete centrale è stata murata una grande lapide a ricordo della visita di Pio XII il 19 luglio 1943, quando la chiesa e tutto il quartiere San Lorenzo furono devastati dal tristemente famoso bombardamento.

La facciata che sovrasta il porticato è stata rifatta completamente dopo i bombardamenti in semplici mattoni; vi preesistevano affreschi di Silverio Capparoni che rappresentavano insigni personaggi legati alla Basilica.

Sempre nel nartece, a sinistra, è situata la tomba di Alcide De Gasperi, opera dello scultore Giacomo Manzù. Sostare dinanzi alla tomba del grande statista italiano, che diede un contributo decisivo nel condurre l’elettorato cattolico a scegliere la democrazia, nel referendum sulla forma istituzionale, e poi a guidare l’intero Paese nel difficile cammino della ricostruzione fisica e morale, dopo la seconda guerra mondiale, ci permette di ricordare, proprio nella basilica di San Lorenzo, che, come si espresse Paolo VI, "la politica è una delle forme più alte di carità".

L’interno

All’ingresso della navata centrale vi sono due semplici acquasantiere con lo stemma di Alessandro Farnese che partecipò sostanziosamente ai lavori di abbellimento della Confessione e della cappella di Santa Ciriaca. Sulla porta d’ingresso, un affresco trasposto su tela del Fracassini, illustra l’ordinazione di S. Stefano a Diacono. A destra del portale si può ammirare la tomba di Guglielmo Fieschi, nipote di Innocenzo IV. Il sarcofago è del II secolo d.C.

A sinistra della porta d'ingresso sta il Fonte Battesimale sormontato da una statuetta bronzea del Battista, risalente al tempo di Pio IX, molto restaurato. Nel lavoro di restauro dopo il bombardamento è stata ricomposta e murata la tomba di Giuseppe Rondinino, morto nel 1649 in battaglia contro i Turchi. Nella navata sinistra è la tomba di Michele Bonelli (morto nel 1604), pronipote di papa Pio V.

In fondo alla navata si accede alla cappella di S. Ciriaca ed alle sottostanti catacombe. La scala è tra la tomba di Gerolamo Oleandri (1629) segretario del Cardinale Barberini, e quella di Bernardo Guglielmi parente del Card. Barberini. La scala scende, rivestita di marmi; sulla volta campeggia lo stemma di Pio IX, che provvide ai restauri; sulle pareti vi sono due rilievi con le "Anime Purganti".

L’interno della Basilica è scandito dalle 22 colonne di spoglio sormontate da capitelli ionici attribuiti al Vassalletto e dividono in tre navate il volume della chiesa di Onorio III. Una curiosità: l’ottava colonna destra reca scolpite sul capitello una rana e una lucertola alle quali si attribuisce la validità della firma degli autori spartani del capitello stesso: Batrakos (rana) e Sauros, che essendo schiavi non potevano firmare esplicitamente le loro opere.

Il pavimento, bellissima opera dei Cosmati, a causa del bombardamento perse un rarissimo riquadro a figure che rappresentava due cavalieri in combattimento; sono stati però ricostruiti i quattro riquadri che completavano l’opera e che raffigurano grifi e draghi.

Due bellissimi amboni di fattura cosmatesca della prima metà del XIII secolo sono situati nella navata. L’ambone di sinistra, detto dell’Epistola perché riservato alla lettura dei testi biblici non evangelici, è semplice, in marmo chiaro, chiuso da un lato da una lastra di porfido e sopraelevato da una base di marmo greco e di Carrara. Di fronte, l’ambone per la lettura del Vangelo,affidata, dove possibile al diacono, è ricco di ornati e coloratissimo; si eleva su di una base di marmo greco e granito nero e bianco. Il reggileggio è particolarissimo: sormonta una lastra verde e rappresenta un’aquila che ghermisce la preda.

Accanto all’ambone e sostenuto da due leoni ruggenti (datati intorno alla seconda metà del Duecento) si trova il bellissimo candelabro per il cero pasquale, ornato da un mosaico policromo a spirale. Alla luce del cero pasquale appena acceso dal nuovo fuoco benedetto nella notte di Pasqua, il diacono canta l’Exultet, l’annuncio della resurrezione del Signore Gesù. Il pavimento in questa parte ha lastre rettangolari anziché tonde, probabilmente questa sezione della chiesa era occupata dalla “schola cantorum”.

Attraverso due piccole rampe di scale, si accede al presbiterio, ovvero la parte basilicale di Pelagio II.

Nella cripta sottostante troviamo, al centro, un altare dietro il quale vi è la tomba dei Santi Lorenzo, Stefano e Giustino. È questo il centro della basilica, idealmente punto di unione delle due chiese, quella onoriana e quella pelagiana, da cui è costituita quella attuale.
Qui la Chiesa fa memoria, secondo la tradizione, oltre che di Lorenzo e Stefano anche di san Giustino martire e della sua "carità intellettuale". Giustino nacque in Samaria, agli inizi del secondo secolo. In gioventù frequentò maestri appartenenti a diverse correnti filosofiche e cercò presso ciascuno di loro la verità. Giunse infine al cristianesimo, "la sola filosofia degna". Stabilitosi a Roma si dedicò alla stesura delle sue Apologie, indirizzate all’imperatore Antonino Pio, e del Dialogo con Trifone. Nei suoi scritti racconta la celebrazione dell’eucarestia nel secondo secolo dopo Cristo, scrivendo come la partecipazione al nutrimento eucaristico sia lievito all’aiuto reciproco dei cristiani. Infatti, dopo la spartizione del cibo sacramentale, sono raccolte le offerte. Così testimonia la Prima Apologia: "Ciò che è raccolto è consegnato a colui che presiede ed egli assiste gli orfani, le vedove, i malati, i poveri, i carcerati, gli stranieri di passaggio, insomma soccorre tutti coloro che sono nel bisogno".
Ma soprattutto Giustino si definì, e fu, filosofo, e questa sua proclamazione ha una grande importanza nello sviluppo del pensiero cristiano. Quest’ultimo da una parte, a partire da lui, prenderà dalla riflessione profana gli strumenti concettuali necessari per chiarire la dottrina cristiana; dall’altro presenterà il messaggio evangelico come la risposta agli interrogativi dell’intelligenza umana, come punto d’arrivo alla sete di conoscenza. Giustino non disprezzerà la filosofia, ma pretenderà di rivelare alla filosofia la verità propria della filosofia stessa. "La filosofia è realmente un bene molto grande e prezioso agli occhi di Dio, al quale solo essa ci unisce e conduce, e sono veramente uomini di Dio coloro che si dedicano alla filosofia".
Giustino fu il primo a formulare una teologia della storia cristocentrica. Solo in Cristo si trova la pienezza della verità:
"La nostra dottrina supera ogni insegnamento umano perché noi abbiamo il Logos in tutta la sua interezza in Cristo".
Le verità oscure e incomplete dei filosofi precedenti erano, invece, semi del Logos:

Tutto ciò che di buono in ogni tempo hanno affermato e trovato filosofi e legislatori, è stato realizzato dalle loro ricerche e intuizioni grazie a una porzione di Logos... poiché non conobbero il Logos nella sua interezza. Infatti ciascuno di loro, secondo la porzione di Logos divino seminale, parlò bene vedendo ciò che aveva affinità con quello.

Giustino darà la sua testimonianza estrema con il martirio avvenuto a causa di un imperatore, pure lui filosofo, Marco Aurelio, tra il 163 e il 167.

Nel presbiterio alle spalle dell’arco (verso l’interno) possiamo osservare il mosaico dell’arco trionfale che va cronologicamente situato verso il VI secolo. La scena fu voluta da papa Pelagio II (579-590). L’unica parte superstite dell’antica decorazione musiva rappresenta il tema della Maiestas. Cristo benedicente e con la croce è al centro su un globo azzurro, il mondo; alla sua destra san Paolo che introduce santo Stefano con il libro aperto, e sant’Ippolito, il quale offre la corona del martirio con le mani coperte. Alla sinistra del Cristo vediamo san Pietro che introduce san Lorenzo con il vangelo aperto sulle parole del Magnificat, "disperse i superbi, dette ai poveri" ed il pontefice Pelagio che offre la basilica. In basso, ai lati, Gerusalemme e Betlemme, dalle mura gemmate. Di fronte alla ieraticità delle figure del Cristo e dei Santi, il papa Pelagio viene rappresentato con caratteri di maggiore evidenza naturalistica e più piccolo, perché più "moderno" rispetto ai santi raffigurati. La bordura dell’arco è ornata da motivi nastriformi coloratissimi in tutto simili a quelli del mausoleo a Ravenna di Galla Placidia. La zona del presbiterio è ancor più definita da banchi laterali duecenteschi chiusi alle estremità da due leoni attribuiti al Vassalletto.

L’altare è sormontato da un splendido ciborio elevato su quattro colonne in porfido, terminanti in due ordini di colonnine, il più basso, in forma quadrata, il più alto ottagonale, il tutto chiuso da un lanternino. Il ciborio ha subito uin restauro nel 1862.

Il coro è chiuso da una monumentale cattedra episcopale risalente al 1254 di fattura cosmatesca, inserita tra due plutei terminanti in colonnine tortili, che si ripetono a fianco del sedile.

Le navate laterali, sormontate dai matronei, girano attorno ai tre lati della chiesa. Nella parte retrostante il presbiterio, vi è la cappella sepolcrale di Pio IX, costruita da Raffaele Cattaneo. Con offerte pervenute da tutto il mondo venne abbellita con splendidi mosaici relativi a scene del suo pontificato, su disegni di Ludovico Seitz, nonostante il papa avesse manifestato la volontà di avere la cappella spoglia; egli volle sulla sua tomba l’iscrizione "ossa et cineres PII IX", ma dopo 80 anni il suo corpo fu ritrovato ancora intatto.

Nella parte sotterranea della basilica, il "retrosanctos", vi è un affresco con S. Lorenzo benedicente. Il santo è raffigurato con ieratica solennità, ed il modello è ancora legato all’arte bizantina. Sono anche conservate le fondamenta della basilica Costantiniana, le cui epigrafi e i cui resti sono posti nel chiostro databile all’XI secolo, che sorge sul fianco destro dell’attuale basilica. Esso è, insieme con il campanile e un’altra torre retrostante, l’ultimo resto di quello che era l’aspetto della Laurenziopoli medievale, una vera e propria fortezza sorta in difesa delle reliquie custodite nella basilica.

A destra, passando per la sacrestia ottocentesca, si accede al Chiostro del XII secolo, anche questo un resto della cittadella medievale. E’ uno dei più antichi di Roma, sobriamente semplice, circondato da colonnine tutte uguali e senza decorazioni. Sopra, su due lati, sono state aperte loggette a colonnine ed archetti. Sugli altri due lati, vi sono finestre e finestrine con cornici a croce e frammenti antichi.

Il campanile del XII secolo (probabilmente databile ai tempi di Papa Clemente III (1187-1191), si eleva a destra della chiesa, ma un poco scostato dalla stessa. Probabilmente è stato costruito sulla base di una delle torri della cittadella di Laurenziopoli, come dimostrano i ritrovamenti di alcune strutture. Consta di otto piani. Nei cinque superiori una volta si aprivano finestre a bifore, poi murate per motivi statici. Pure di forma robusta, era ingentilita da elementi policromi, di cui si vedono ancora le tracce. Quasi miracolosamente non subì danni nel bombardamento del 1943.