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LEONE X
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Conclave
L'incoronazione di Giovanni de' Medici dovette farsi attendere una diecina di giorni, il tempo occorrente per una rapida investitura del neoeletto a sacerdote e vescovo, che infine il 19 marzo fu consacrato papa col nome di Leone X. Papato
Quando il nuovo re di Francia Francesco I, alleatosi con i Veneziani, riconquistò nel 1515 il ducato di Milano, nonché Parma e Piacenza già assegnate allo Stato pontificio tre anni prima, lo lasciò fare, per avvIare poi trattative segrete al fine di comporre tutti i contrasti esistenti tra il re e il papa a Bologna, dove furono gettate le basi di un concordato che regolasse definitivamente la questione religiosa in Francia; veniva firmato nel 1516 e finiva per essere l'unica nota positiva ufficializzata da quel concilio ecumenico Lateranense V che andava avanti stancamente fino ad esser chiuso da Leone X il 16 marzo 1517. Proprio quell'anno la vita del pontefice corse serio pericolo per una congiura ordita
contro di lui all'interno del Sacro Collegio ad opera del cardinale Alfonso Petrucci,
figlio di quel Pandolfo, signore di Siena, da alcuni sospettato di aver eliminato Pio III;
era morto anche lui, lasciando il potere all'altro suo figlio, Borghese, ma Leone X nel 1516
lo aveva scacciato da Siena affidandone la signoria ad un altro Petrucci, Raffaello, vescovo di Grosseto, che aveva il vantaggio di essere amico del pontefice.
Leone X fin dal 1514, com'è noto, per raccogliere i fondi occorrenti alla costruzione della nuova basilica Vaticana, aveva indetto una grande indulgenza predicata in tutta Europa; chiunque, in stato di grazia, avesse dato un'offerta avrebbe potuto lucrare un'indulgenza più o meno ampia, a seconda dell'oblazione, applicabile anche ai defunti. La speculazione sulle indulgenze coinvolse nella raccolta del denaro addirittura dei banchieri come i Fugger e particolarmente scandaloso fu il comportamento del domenicano Giovanni Tetzel; arrivava a promettere la salvezza immediata dei defunti dalle pene del Purgatorio, dietro il pagamento di un fiorino da un suo parente in vita! E così la vigilia di Ognissanti di quel disgraziatissimo, per Leone x, 1517 Lutero affisse alla porta della chiesa di Ognissanti di Wittenberg le sue 95 tesi; il papa credette che si trattasse di una delle solite controversie tra monaci e professori di università e si limitò a convocare Lutero a Roma. Quando poi il frate agostiniano non obbedì alla convocazione e, tra il 1518 e il 1520, venne precisando la sua dottrina all'insegna del "libero esame", Leone X condannò quelle formulazioni di fede nella famosa bolla Exurge Domine del 1520, bruciata da Lutero sulla piazza di Wittenberg in mezzo al tripudio della folla plaudente. Il papa ricorse allora alla scomunica e invitò l'imperatore da poco eletto, Carlo V, a dare la sua sanzione alla condanna. Carlo citò Lutero nella Dieta di Worms nel marzo del 1521; il riformatore vi si recò, confermò la sua dottrina rifiutando di ritrattare e fu messo al bando dell'impero. Avrebbe trovato ospitalità presso il principe elettore di Sassonia e la sua riforma sarebbe andata avanti. Ricordando questi avvenimenti, appare chiaro come Leone X si mostrò inadatto alla
grave situazione che si trovò a fronteggiare ed è esatta l'affermazione del Seppelt che
"fu per la Chiesa una indicibile sfortuna e una fatalità che sulla cattedra di Pietro
sedesse lui. Quando la catastrofe incombeva, egli non si rese conto della sua gravità
e non fece nulla per allontanarla, perché il suo buon senso si dissolveva in frivolezze
e in politici intrighi".
Non possono essere dimenticate le "etere" del tempo, ovvero le cortigiane, per le quali il termine "puttane" sarebbe stato improprio, come nota Georgina Masson, considerando che la loro "arte di piacere non si limitava all'aspetto sessuale", perché "istruite nelle arti, e soprattutto nella musica... per il loro fascino, per il gusto di cui sapevano far mostra nel vestire, per la conversazione arguta e spiritosa che erano in grado di condurre, erano molto ricercate come ospiti nelle varie feste". Alla corte di Leone X andavano per la maggiore Beatrice Ferrarese, probabilmente immortalata da Raffaello nella Fornarina, e Lucrezia da Clarice, soprannominata "Matrema non vole" secondo la risposta che era solita dare agli intraprendenti suoi amanti per vender cara la propria "pelle".Un frate sotto bianco e sopra nero, in gola e in zanzeria molto eccellente, di fuori porco e dentro puzzolente mentre visse, ora ammorba un cimitero. Non acqua benedetta, non saltero pigliarai, viator, ma solamente, se vuoi far cosa grata a la sua mente, buon vin ci spargi e ragiona del zero. L'altro perso saria, ch'ei credde poco, benché già simulò religione; ma lo fe' per fuggir più tristo gioco. Perché tra frati più presto buffone fu più compagno, ed aderì al coco più che al sacrista, e scherzò col guttone. E per conclusione l'alma al fuoco, la fama addusse al basso: se non vuoi cader morto studia il passo. È indiscutibile che lussuria e corruzione dei costumi giunsero sotto Leone X alle forme più abiette e giuste suonano le "pasquinate" a riguardo come le seguenti, la seconda delle quali è uno scambio di battute tra le due "statue parlanti" di Roma, Marforio e Pasquino: Rientra in questo clima mondano e non certo artistico il gusto per le rappresentazioni teatrali, viste come espressione tipica di piacere; le commedie di Plauto, la Mandragola di Machiavelli o la Calandra del cardinal Bibbiena, integralmente rappresentate in Vaticano, facevano furore non per il loro significato culturale, ma per quel che di piccante e scandalistico potevano rivelare. Questa è la "Roma di Leone X", perché "la fama che ha fatto di Leone il più grande dei pontefici mecenati è esagerata", come è costretto a notare anche il Castiglioni: "era salito al pontificato quando Roma era già divenuta la patria di tutti gli intellettuali dell'Europa d'allora" e, seppure l'ambiente letterario e artistico della città ebbe un certo impulso, non fu per un impegno culturale del papa ma per un suo "dilettantismo, per così dire, da ghiotto buongustaio, non di persona geniale, intelligente ed illuminata".Vuoi farti ricco e rendermi tue gentilezze accette? Dammi pei miei sollazzi fanciulli e verginette. MARFORIO: Come vanno gli affari? PASQUINO: Benissimo Marforio: comandano i giullari. Non si capirebbe altrimenti perché un ignobile poetastro come il Baraballo, prete di Gaeta, potesse essere incoronato in Campidoglio, novello Petrarca, mentre l'Ariosto non ebbe un tale riconoscimento. Diciamo che Roma fu il palcoscenico di tanti "poeti a braccio" come Camillo Querna "l'Archipoeta laureato", Giovanni Gazzoldo e Girolamo Britonio, capaci più che altro di rallegrare la mensa del papa tra un bicchiere e l'altro, proprio alla stregua dei "buffoni" ricordati in precedenza. E meno male che il Britonio una volta fu fatto bastonare da Leone X per aver declamato dei "cattivi" versi! E così letterati più in vista come il Bembo, il Castiglione e l'Aretino, pur essendo presenti alla corte pontificia, non riuscirono a toglierle quel volto "istrionico" che in pratica era il solo desiderato dal loro mecenate.
In
quegli anni fu aperta Via di Ripetta
Leone X morì l'1 dicembre 1521; pochi giorni prima aveva fatto in tempo a raccogliere i frutti del nuovo corso della sua politica divenuta antifrancese, nella elevazione di Carlo V a difensore della fede cattolica contro il luteranesimo dilagante. Il ritorno di Milano nelle mani degli Sforza assicurava allo Stato pontificio la riconquista di Parma e Piacenza, e per l'avvenimento si preparavano in Roma grandi festeggiamenti.
O musici con vostre barzellette piangete, o sonator di violoni, piangi e piangete, o fiorentin baioni, battendo piatti, mescole e cassette. Piangete, buffon magri, anzi civette, piangete, mimi e miseri istrioni, piangete, o frati spurcidi ghiottoni, a cui dir malIa gola 'I gettar dette. Piangete el signor vostro, o voi tiranni, piangi, Fiorenza, et ogni tuo banchiero con qualcun altro offizial minchione. Piangi, clero di Dio, piangi su Pietro, piangete o sopradetti, i vostri mali, poscia ch'è morto el decimo Leone. Il qual d'ogni buffone e d'ogni vil persona era ricetto, tiranno sporco, disonesto, infetto. E per chiarir mio detto, impegnò per seguire un suo pensiero Fiorenza official, la chiesa e Piero. E tengo certo e vero che se il viver ancor li era concesso, vendeva Roma, Cristo e poi se stesso; ma sopra tutto adesso, piangan Leon quei miseri mortali che 'l dinar non li ha fatti cardinali. Sepolto provvisoriamente in S. Pietro, fu poi trasferito nel suo mausoleo in S. Maria sopra Minerva (Cappella Medicea del coro).
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