S. Maria in Dominica (Libro III) (Pianta B3) (I giorno)

In questa pagina:
Tavola di Giuseppe Vasi
Com'è oggi
S. Maria in Dominica
La Navicella
Villa Mattei
S. Tommaso in Formis
Rovine dell'Acqua Claudia e Arco di Dolabella
S. Stefano Rotondo

La Tavola (No. 52)

Questa tavola mostra diversi soggetti interessanti appartenenti a periodi differenti della storia di Roma, dalle rovine Romane alle chiese medievali e rinascimentali.
La vista è prsa dal punto segnato in verde nella piantina del 1748, sotto.
Nella descrizione relativa alla tavola Vasi faceva riferimento a: 1) S. Stefano Rotondo; 2) Rovine dell'Acqua Claudia; 3) Ingresso a Villa Mattei; 4) S. Maria in Domnica; 5) S. Tommaso in Formis; 6) Antica iscrizione (Arco di Dolabella).

Oggi

Sebbene la strada sia oggi molto più larga l'area in cima al Celio ha conservato il suo aspetto evocativo.

S. Maria in Dominica

La chiesa è una delle più antiche parrocchiali di Roma, ricostruita da Pasquale I nel 817. Il Cardinal Giovanni de' Medici, che più tardi divenne Leone X, fece erigere il portico durante il pontificato di Innocenzo VIII. La testa di leone sugli archi è un simbolo del papa (vedi lo sfondopagina). Lo stemma in facciata celebra Innocenzo VIII, mentre lo stemma di Leone X e nel portico.

La Navicella


La Navicella è una copia eseguita per ordine di Leone X di un piccolo marmo romano trovato nella zona. Il tema della navicella riappare sul bel soffitto ligneo Tardorinascimentale della chiesa.

Villa Mattei

L'attuale ingresso a Villa Mattei non si vede nella tavola. Si tratta dell'antica entrata principale a Villa Giustiniani e fu spostata qui negli anni Venti del '900 quando Villa Mattei fu comprata dallo Stato e aperta al pubblico. Questo ingresso risale agli inizi del XVII secolo e fu disegnato da Carlo Lambardi. La Villa è anche chiamata Celimontana in riferimento alla sua collocazione (Mons Celius).

S. Tommaso in Formis

Questi edifici medievali erano parte di un ospedale annesso alla chiesa di S. Tommaso in Formis. Questa chiesa apparteneva all'ordine dei Trinitariani devoto al riscatto dei prigionieri cristiani. Il medaglione a mosaico fu realizzato nel XIII secolo e mostra Cristo tra uno schiavo bianco ed uno nero. I Trinitariani costruirono in Via Condotti nel XVIII secolo la Chiesa della SS. Trinità.

Rovine dell'Acqua Claudia e Arco di Dolabella

Le rovine che compaiono nella tavola appartengono all'acquedotto fatto costruire dall'Imperatore Claudio (Acqua Claudia), che portava acqua al Palazzo Imperiale sul Palatino (un altro tratto dell'acquedotto si può vedere vicino a Porta Maggiore). L'iscrizione menzionata da Vasi nella Tavola celebra l'erezione dell'arco (probabilmente una porta delle antiche mura repubblicane) da parte dei consoli Dolabella e Silliano nel 10 d.C.. Alla fine l'arco fu incorporato nell'acquedotto. La strada porta a SS. Giovanni e Paolo.

S. Stefano Rotondo

La più grande chiesa a pianta circolare di Roma fu eretta alla fine del V secolo da Papa Simplicio sui resti di precedenti edifici, probabilmente il Macellum Magnum dell'Imperatore Nerone. Scavi recenti hanno portato alla luce tracce di un Mithraeum, un tempio della religione monoteistica che i cristiani temevano di più. Papa Niccolò V (vedi il suo stemma dipinto) la restaurò e ne ridusse le dimensioni lasciando fuori l'anello più esterno (usando una parte di esso per fare il portico).
Leggi il resoconto di Charles Dickens's sulla sua visita a questa chiesa nel 1845.

Brano dall'Itinerario di Giuseppe Vasi del 1761 relativo a questa pagina:


Chiesa di S. Stefano Rotondo
Prese un tal nome questa chiesa dalla rotondità del tempio, da alcuni creduto di Claudio. Simplicio I. che fu del 470. lo consagrò al sommo Iddio in onore del santo Titolare, ed era superbamente ornato di marmi, e di mosaici; ma ridotto poi quasi rovinato da Niccolò V. fu ristaurato; e da Gregorio XIII. fu, unito al collegio Germanico presso s. Apollinare. Le pitture, che si vedono d'intorno, furono fatte da Niccolò Pomarancio, e da Antonio Tempesta; ma poi essendo per l'umido patite, furono tutte ritoccate. Quindi voltando a sinistra, si vede un prato, ed in mezzo una navicella fatta di marmo, ed incontro la
Chiesa di S. Maria in Domnica
Nel più alto sito del monte Celio, ove furono gli alloggiamenti de' soldati pellegrini, siede questa chiesa, detta dalli Scrittori ecclesiastici in Domnica o in Ciriaca da quella Matrona romana, che come diremo fra poco, dette sepoltura a s. Lorenzo, la quale quì aveva una casa, che fu consagrata in chiesa, e secondo alcuni, fu diaconia del santo Martire Fu rifatta da Pasquale I., e poi da Leone X. con disegno di Raffaelle da Urbino, e vi dipinsero il fregio Giulio Romano, e Pierin del Vaga, ma ora tutto è andato male: e per quella piccola nave di marmo, che sta innanzi la chiesa, si dice alla navicella. A sinistra di questa, appunto incontro alla via, che va verso il Colosseo, si vede la nobilissima porta dell'antichissima chiesa di san Tommaso in Formis. fatta di marmi, e mosaici da s. Gio: di Mata fondatore dell'Ordine del riscatto delli schiavi, nella quale egli morì, e per molto tempo vi stette il di lui corpo: ma poi essendo abbandonata da quei frati, fu ridotta in commenda, e dipoi unita al Capitolo di s. Pietro da Bonifazio IX. l'anno 1395. Si conserva però la memoria della chiesa sotto l'arco, che si trapassa, in una piccola cappella, ove il.giorno del s. Apostolo viene ad ufiziare il suddetto Capitolo. Si disse in formis per le forme, o archi dell'acquedotto dell'acqua Claudia, che rovinate vi si vedono.

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