SS. Giovanni e Paolo (Libro III) (Pianta B3) (I giorno)

In questa pagina:
 Tavola di Giuseppe Vasi
 Com'è oggi
 SS. Giovanni e Paolo
 Il Campanile
 Clivo di Scauro

La Tavola (No. 53)

Al tempo di Vasi quest'area non era molto abitata, pertanto non vediamo molto gente in piazza o sulle strade. La vista è presa dal punto segnato in verde nella piantina del 1748, sotto. Nella descrizione relativa alla tavola Vasi faceva riferimento a: 1) Gli archi sopra Clivo di Scauro; 2) SS. Giovanni e Paolo; 3) Fondamenta Romane del campanile; 4) Entrata all'annesso monastero.

Oggi

Anche oggi, se non c'è un matrimonio, la piazza è solitamente vuota e conserva il suo aspetto medievale.
Leggi il resoconto di Henry James della sua visita a questo luogo nel 1873.

SS. Giovanni e Paolo

Il portico è del XII secolo ed è impreziosito da eleganti colonne, alcune delle quali sono di origine Romana. La cappella con la cupola è un'aggiunta del XIX secolo. Il portico è stato liberato dai muri aggiunti nel 1718.

Il Campanile

Il campanile tipico di molte chiese medievali a Roma ha un'elegante, anche se semplice, decorazione. Il campanile come pure la chiesa furono costruiti su di una Villa Romana, e i muri Romani sono visibili (sia nella tavola sia al giorno d'oggi). Furono restaurati nel 1950 a spese del Cardinal Francis Spellman, Arcivescovo (allora Cardinale) di New York: se non sai come dire "di New York" in Latino, la tavola che celebra il restauro può autarti: "Neoeboracensium" perché Eboracum=York).

Clivo di Scauro

La stretta strada scende fino a S. Gregorio fiancheggiata da vecchie mura che sono i resti dell'acquedotto di Claudio che portava acqua al Palatino.

Brano dall'Itinerario di Giuseppe Vasi del 1761 relativo a questa pagina:


Chiesa de' SS. Giovanni e Paolo
Nella propria casa furono martirizati questi nobilissimi due santi fratelli sotto Giuliano Apostata, la quale poi fu ridotta in chiesa, e vi fu unito un monastero da s. Pammachio monaco, onde fu un seminario di santi. Niccolò V. la concedè a' Gesuati; Clemente X. a' Domenicani Ibernesi, e finalmente Clemente XI. la donò a' religiosi Missionarj, i quali vi hanno stabilito il loro noviziato. Il Cardinal Fabbrizio Paolucci, essendone titolare, la ristaurò col disegno del Cav. Antonio Canevari, lasciando, per quanto si potea, in vista le nobili colonne antiche, ed il pavimento tassellato, nel quale si vede un marmo cinto di ferri, su cui dicesi, che i Santi Titolari furono decapitati, i corpi de' quali, con quello di s. Saturnino martire, e dodici altri santi martiri, li conservano sotto l'altare maggiore. Nella parte sinistra di quella si vedono sotto il gran campanile alcune rovine, credute della Curia Ostilia, la seconda, e a destra alcuni archi, che diconsi dell'antica pescheria.

Prossima tavola nel Libro III: Tempio antico di Pallade
Prossima tappa nell'itinerario del I giorno: Villa Mattei sul Celio