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PELAGIO IIRomano, di origine greca
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Romano, figlio di un certo Unigildo, goto di origine, ricevette la consacrazione il 26 novembre del 579 senza la conferma imperiale. Lo stato d'assedio in cui ancora Roma si trovava, con alle porte i Longobardi, manteneva costante l'indigenza della città; ci si rivolse per aiuti al nuovo imperatore d'Oriente Tiberio, ma le poche milizie inviate non furono sufficienti a risolvere il problema.
Si riuscì piuttosto a pagare un forte tributo in oro al duca di Benevento, Zotto, che si ritirò dall'assedio verso le terre oltre il Liri e si rifece distruggendo Montecassino; i monaci si rifugiarono a Roma e costruirono un monastero presso il Laterano. La cerchia longobarda intorno alla città dava temporaneamente un po' di respiro; ma Pelagio II, vista vana ogni richiesta di aiuto a Bisanzio, pensò che i Franchi, fedeli cristiani, avrebbero potuto sostituirsi all'imperatore, Per ora si trattava di una richiesta destinata a cadere nel vuoto, ma il papa mostrò di essere un buon profeta nell'indicare in quel popolo il futuro difensore di Roma e dell'Italia, ovvero del papato, secondo quanto si sarebbe realizzato nel giro di un secolo. Infatti in una lettera al vescovo di Auxerre scriveva: "Riteniamo che la Provvidenza ha dato anche ai vostri re la vera fede, come l'hanno i sovrani dell'impero romano, a questo fine, che la città di Roma, da dove ha origine la fede, e l'Italia tutta quanta trovino in voi buona vicinanza e difesa". Lo scisma con la Chiesa di Aquileia non riuscì ad essere composto; l'invasione longobarda nelle terre venete rendeva oltretutto difficili i collegamenti. Si raffreddavano peraltro i rapporti con la Chiesa di Costantinopoli il cui vescovo Giovanni, anche per istigazione dell'imperatore Maurizio, s'intitolava pomposamente "patriarca ecumenico"; Pelagio protestò contro l'assunzione di un tale titolo che comportava l'uso di più ampi poteri e, pur restando inascoltato, ne proibì l'adozione.
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