63.

PELAGIO II

Romano, di origine greca
Papa dal 26 novembre 579
al 7 febbraio 590

Romano, figlio di un certo Unigildo, goto di origine, ricevette la consacrazione il 26 novembre del 579 senza la conferma imperiale. Lo stato d'assedio in cui ancora Roma si trovava, con alle porte i Longobardi, manteneva costante l'indigenza della città; ci si rivolse per aiuti al nuovo imperatore d'Oriente Tiberio, ma le poche milizie inviate non furono sufficienti a risolvere il problema.
Si riuscì piuttosto a pagare un forte tributo in oro al duca di Benevento, Zotto, che si ritirò dall'assedio verso le terre oltre il Liri e si rifece distruggendo Montecassino; i monaci si rifugiarono a Roma e costruirono un monastero presso il Laterano.
La cerchia longobarda intorno alla città dava temporaneamente un po' di respiro; ma Pelagio II, vista vana ogni richiesta di aiuto a Bisanzio, pensò che i Franchi, fedeli cristiani, avrebbero potuto sostituirsi all'imperatore, Per ora si trattava di una richiesta destinata a cadere nel vuoto, ma il papa mostrò di essere un buon profeta nell'indicare in quel popolo il futuro difensore di Roma e dell'Italia, ovvero del papato, secondo quanto si sarebbe realizzato nel giro di un secolo.
Infatti in una lettera al vescovo di Auxerre scriveva: "Riteniamo che la Provvidenza ha dato anche ai vostri re la vera fede, come l'hanno i sovrani dell'impero romano, a questo fine, che la città di Roma, da dove ha origine la fede, e l'Italia tutta quanta trovino in voi buona vicinanza e difesa".

Lo scisma con la Chiesa di Aquileia non riuscì ad essere composto; l'invasione longobarda nelle terre venete rendeva oltretutto difficili i collegamenti. Si raffreddavano peraltro i rapporti con la Chiesa di Costantinopoli il cui vescovo Giovanni, anche per istigazione dell'imperatore Maurizio, s'intitolava pomposamente "patriarca ecumenico"; Pelagio protestò contro l'assunzione di un tale titolo che comportava l'uso di più ampi poteri e, pur restando inascoltato, ne proibì l'adozione.
Ma i disastri a Roma sembravano susseguirsi senza sosta. Nel 589 il Tevere in piena straripò: "il letto del fiume era pieno di serpenti e una volta se ne vide scendere verso il mare uno enorme, simile a un drago", ricorda Paolo Diacono dando credito alla fantasia popolare. L'anno dopo fu la peste, chiamata lues inguinaria; la "morte nera" proveniva dall'Egitto e fece strage di uomini e animali.
Scene apocalittiche sono riferite su questo tragico flagello: "Gli appestati in preda al delirio credevano di sentire nell'aria squilli di tromba, vedevano sugli stipiti delle case i segni dell'angelo sterminatore e per le strade scorgevano aggirarsi il demone della peste o fantasmi che contagiavano chiunque incontrassero". Cominciava di nuovo a circolare la voce che la fine del mondo era prossima. Vittima della peste, Pelagio II morì il 7 febbraio del 590. Fu sepolto in S. Pietro.