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SISTO III, santo

Romano
Papa dal 31.VII.432 al 19.VIII.440

Sacerdote romano e, sulla base di una lettera scrittagli da S. Agostino, pelagiano in gioventù, Sisto fu eletto papa il 31 luglio del 432 e fu terzo con tale nome.

Sotto il suo pontificato furono composte le ultime vertenze derivanti dal concilio di Efeso; Giovanni di Antiochia, difensore della posizione di Nestorio, venne alla fine a più miti consigli e si allineò all'affermazione di Efeso: in pratica, riconoscendo un'uguale identità nei termini pur diversi di Dio, Cristo, Signore e Figlio, per l'unione delle due nature nella persona del Verbo, la Vergine Maria veniva automaticamente riconosciuta "Madre di Dio". Con messaggi inviati a Cirillo e Giovanni, Sisto III espresse la sua gioia per la composizione della vertenza. Ma Sisto III verrà ricordato per aver incrementato il numero delle chiese in Roma. Innanzitutto fu completata la costruzione di S. Sabina; poi fu edificata S. Lorenzo in Lucina, così detta perché costruita accanto alla casa della matrona Lucina, anche se venne ricostruita da Pasquale Il perdendo la sua struttura originaria.
Sisto III riedificò inoltre il battistero di S. Giovanni, già costruito da Costantino in forma circolare, dandogli quella forma ottagonale che ha poi mantenuto; significativa l'iscrizione in distici da lui dettata per l'architrave retto da otto colonne in porfido intorno alla vasca battesimale, iscrizione esaltante il battesimo in toni antipelagiani. "Qui si compie la nascita di una santa stirpe da un nobile seme: lo Spirito di Dio feconda le acque ed è il generatore. Nessuna distanza separa i nati ad una vita nuova; una stessa fonte, uno stesso spirito, una stessa fede li rende un solo tutto. Non ti peserà né la colpa paterna né alcuna tua colpa. Qui è la fonte della vita che lava il peccato di tutto il mondo; essa sgorga dal lato ferito del Salvatore morente".

Ma l'opera più grandiosa fu senz'altro la restaurazione della basilica Liberiana, danneggiata durante i tumulti per l'elezione di Damaso: Sisto la dedicò alla Madonna, in onore del dogma decretato dal concilio di Efeso, come dice l'iscrizione: "Virgo Maria, tibi Xystus nova tecta distavi", e da allora si chiamò S. Maria Maggiore.
La fece abbellire di splendidi mosaici rappresentanti la storia di Maria e l'infanzia di Gesù e numerosi furono anche gli arredi sacri preziosi, tra cui un calice d'oro di 50 libbre, un altare rivestito di lamine d'argento di 300 libbre, un cervo di 30 libbre d'argento che dalla bocca versava acqua nel fonte battesimale e un tabernacolo d'argento di 511 libbre, dono speciale di Valentiniano III.
Roma in pratica si rifaceva bella e sontuosa. Ma tutto quel lusso era poi un segno di autentico spirito cristiano? Girolamo lo condannava: "I veri servi di Cristo si tengono lontano dal lusso. Qualcuno mi dirà che in Giudea il Tempio era ricco e che in esso la mensa, i candelabri, i turiboli, le coppe, i calici e tutti gli altri arredi erano d'oro. Ma poiché il Signore fece della povertà il suo tempio, noi dobbiamo pensare alla croce e considerare la ricchezza nient'altro che fango".
"Ma il vanitoso clero di Roma la pensava diversamente", osserva il Gregorovius, "e si sforzava di fare di ogni chiesa una copia del Tempio di Salomone e di esso riproduceva la sfarzosa pompa orientale degli arredi sacri e delle vesti sacerdotali; nello spazio di soli quarant'anni si era già raccolto in Roma un nuovo e ricco bottino per quei barbari che l'audacia e la fortuna avrebbero ricondotto nella città."

Sisto III non vide i barbari di nuovo all'assalto delle ricchezze di Roma; morì il 19 agosto del 440 e fu sepolto in S. Lorenzo fuori le Mura.
Non compare più come santo nel Calendario universale della Chiesa.