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ZOSIMO, santodella Grecia
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Zosimo, un prete greco, successe ad Innocenzo I il 18 marzo del 417, probabilmente
su indicazione di quest'ultimo, fiducioso in una raccomandazione di Giovanni Crisostomo;
gli fu molto favorevole anche Patroclo, vescovo di Arles. E infatti, appena consacrato,
Zosimo lo elesse vicario per tutte le Gallie.
Il suo pontificato fu comunque breve e pieno di difficoltà causate dal pelagianesimo
che, nonostante la condanna estrema di Innocenzo, non aveva desistito dal puntare ì piedi.
Anzi Celestio, il discepolo di Pelagio, si era presentato a Roma dal nuovo papa
proprio per sotto mettersi al suo giudizio e aver modo di discolparsi da false accuse.
Era
una trappola, e Zosimo ci cascò. Interrogato Celestio in S. Clemente, si sentì rispondere
da questi che era pronto a ripudiare tutto ciò che il concilio di Innocenzo aveva condannato,
e il risultato del suo sfrontato comportamento fu che venne riconosciuto da Zosimo
pienamente ortodosso.
Riparato in qualche modo il comportamento piuttosto imprudente, Zosimo si trovò
subito coinvolto in una nuova situazione scabrosa, per la quale commise un altro errore.
Un prete di nome Apiario, scomunicato dal vescovo Urbano di Sicca, aveva proposto appello
a Roma, venendo meno al diritto canonico africano che non ammetteva simili ricorsi. Zosimo lo accettò, non solo, ma spedì a Cartagine il vescovo di Potenza, Faustino, con istruzioni in base alle quali, tra l'altro, si permettesse a diaconi e preti scomunicati dai vescovi africani di appellarsi a vescovi di Chiese vicine e fosse scomunicato il vescovo Urbano se non avesse riparato ai torti fatti ad Apiario. .
È certo che Zosimo fu sconcertante nel suo comportamento, ma è esatto quanto ha osservato il Seppelt: "Gli evidenti errori verificatisi durante il breve pontificato di Zosimo vanno certamente attribuiti al suo modo di fare e al suo carattere pronto a prendere decisioni affrettate e sconsiderate, ma si debbono specialmente spiegare col fatto che egli, essendo greco di stirpe, non seppe facilmente far sua la mentalità degli occidentali così differente da quella degli orientali. In Roma, infatti, non godé affatto popolarità; anzi, perfino una parte del clero romano gli fu ostile e intrigò per alienargli la corte imperiale di Ravenna e Zosimo stesso se ne lamentò in una lettera scritta poco prima della morte", avvenuta il 26 dicembre del 418. Fu sepolto nella basilica di S.
Lorenzo.
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