40.
![]() |
INNOCENZO I, santodi Albano
|
![]() |
Innocenzo, nativo di Albano, e figlio, secondo Girolamo, di Anastasio I, fu eletto
papa il 22 dicembre del 401.
Nel primo periodo del suo pontificato, Innocenzo fu preso dalle tragiche sventure di S. Giovanni detto Crisostomo, cioè "bocca d'oro", ovviamente per le insigni doti oratorie, che però gli procurarono inimicizie a Costantinopoli, di cui era vescovo dal 398. Particolarmente seccata dal tono austero delle sue prediche era l'imperatrice Eudossia, che trovò appoggio nel patriarca di Alessandria, Teofilo. Questi, riuniti 36 vescovi nella villa della Quercia, vicino Calcedonia, in Bitinia, nel 403, era riuscito a farlo deporre ed esiliare. Richiamato a furor di popolo, fu esiliato una seconda volta in Armenia, reo di aver condannato una festa organizzata a corte in onore di Eudossia, che ovviamente si era risentita. L'intervento di Innocenzo si ebbe in seguito al l'invio a Roma di lettere da parte di Crisostomo e di Teofilo, ovviamente ognuna con accuse e difese reciproche; il papa era convinto dell'innocenza di Crisostomo e si dette da fare presso Onorio perché convocasse un concilio; l'imperatore aveva già i suoi problemi con i barbari dilaganti in Italia e il concilio non ci fu. Innocenzo non poté far altro che inviare un'ambasceria a Costantinopoli, ma i suoi vescovi non furono neanche ricevuti e la situazione non mutò. S. Giovanni morì in esilio nel 407. In tale occasione le lettere di Innocenzo servirono più da conforto per il Crisostomo che ad altro, e sotto certi aspetti bisogna riconoscere che il vescovo di Roma uno smacco lo aveva pur subito; anche se in tutta la questione dimostrò fermezza. Altro episodio importante nell'episcopato di Innocenzo fu il
sacco di Roma compiuto dai Goti di Alarico nel 410: esso fu la logica conseguenza
di un impero sempre più indifeso, lasciato alle improvvisazioni anche valorose ma
non risolutive di generali come Stilicone (destinato a cadere in disgrazia ed essere
condannato a morte) e in balia di imperatori incapaci come Onorio, che alle minacce continue
dei Goti non sapeva opporre altro che la paura. Questi, rinchiusosi a Ravenna, fece
rimbalzare le responsabilità della difesa di Roma sul Senato, chiaramente sprovveduto
e che non poteva ricorrere altro che a pagamenti di tributi, come infatti avvenne nel 408;
non risultarono però sufficienti ad accontentare le continue richieste di Alarico che oltre
all'oro voleva anche terre, come la Pannonia. Il Senato accondiscese perfino a riconoscere
nel prefetto Attalo un pretendente alla corona imperiale, ma questi non aveva la personalità per esautorare Onorio, e lo stesso Alarico deluso lo depose.
A Roma Innocenzo s'impegnò inoltre, una volta passata l'orda barbara, nella lotta contro l'eresia degli ultimi manichei e quella nuova di Pelagio, smascherato da S. Girolamo; in un concilio tenuto a Cartagine nel 411 viene scomunicato Celestio, suo discepolo. La dottrina pelagiana, che non riconosceva
il peccato originale e dava importanza risolutiva per la salvezza al solo libero
arbitrio, nonostante queste condanne ufficiali, fece numerosi seguaci in Oriente,
e specialmente in Terra Santa, perché il vescovo di Gerusalemme, Giovanni, si era
mostrato favorevole ad essa. Una sorta di fanatismo caratterizzava i pelagiani
che si dettero ad atti di vandalismo nei confronti di monasteri contrari alle loro
idee. Lo stesso Girolamo si salvò a stento da un incendio.
Va infine segnalata l'attività edilizia di questo papa: costruì la basilica dei santi Gervasio e Protasio, eretta grazie ai lasciti della matrona Vestina e che sarebbe stata in seguito dedicata a S. Vitale; provvide anche alla decorazione della basilica di S. Agnese. Innocenzo I morì il 12 marzo del 417 e fu sepolto nel cimitero ad Ursum pileatum, insieme al padre Anastasio I, sulla via di Porto. |