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S. Vitale
Rione Monti, via Nazionale |
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Una scalinata a fianco
del Palazzo delle Esposizioni permette di scendere alla chiesa di S.
Vitale. Certo
una delle chiese più sacrificate dalle sistemazioni successive il 1870,
che l’hanno praticamente seppellita sotto al livello stradale e soffocata
tra enormi edifici. Si affaccia su via Nazionale, diversi metri sotto il
livello della strada, oscurata dalla mole del palazzo delle
Esposizioni, e certo notata da pochi passanti, sebbene sia chiesa antichissima.
Essa è ricordata nel Liber Pontificalis come Titulus
Vestinae, dal nome della matrona romana che sostenne le spese per la
sua erezione. In origine era dedicata ai martiri Gervasio e Protasio, ai
quali più tardi si aggiunse la dedica ai SS. Vitale e Valeria.
Consacrata da
Innocenzo I (401-417), fu in gran parte ricostruita da Leone
III (795-816) e fu ancora restaurata in età romanica. In origine
era a tre navate distinte da due file di colonne, con un nartece
antistante; incisioni dei secc. XVI-XVII documentano anche l’esistenza di
un campanile romanico, oggi sparito. Nel 1595 Clemente VIII concesse la chiesa ai Gesuiti per il loro noviziato, e questi la collegarono con un giardino all’altra chiesa al sommo del Quirinale, S. Andrea, secondo un progetto che mirava a creare un ambiente consono alla formazione e alla meditazione dei futuri membri della Compagnia di Gesù, seguendo dei programmi iconografici sia per la chiesa che per la sistemazione del giardino, allusivi al martirio a cui andavano incontro i Gesuiti in terra di missione. Come ricordato all’inizio, si accede alla chiesa per la scalinata che scende al portichetto paleocristiano a cinque arcate a tutto sesto, impostate su quattro colonne e due pilastri laterali, con capitelli degli inizi del V secolo ripristinato, insieme con la facciata a capanna, nel 1937-38; al lato della porta d’ingresso, sono state parzialmente rimesse in luce le colonne della facciata paleocristiana del V secolo. L’interno, ad aula unica, è stato restaurato nel 1859; il soffitto ligneo a lacunari ed il pavimento risalgono al 1934. Alle pareti il ciclo di pitture di cui sopra, che costituisce un interessante esempio di pittura «controriformata» a cavallo dell’anno 1600.. Addossati alle pareti, quattro altari - con timpano triangolare sorretto da colonne - sembrano provenire dalla chiesa del V secolo. L’angolo obliquo della chiesa rispetto a via Nazionale è quanto rimane dell’asse di via S. Vitale che ancora sopravvive col suo nome nel tratto dove si affaccia la Questura, e come vicolo dei Serpenti tra via del Boschetto e via dei Serpenti. Il tracciato corrisponde all’antico Vicus Longus, che seguiva il fondovalle tra i colli Quirinale e Viminale, andando a sboccare presso l’attuale piazza S. Bernardo, una zona densamente edificata in età romana da insulae popolari, frammiste alle domus patrizie che scendevano dalle sommità dei colli. |