Mentre i rioni su entrambe le sponde del Tevere
beneficiavano dell'Acqua Paola, nel corso del XVII secolo diverse altre
fontane furono costruite in punti più centrali, modificando e migliorando la
rete di condutture che ricevevano l'Acqua Vergine e l'Acqua
Felice.
LA FONTANA DI SANTA MARIA MAGGIORE
(ALIMENTATA
DALL'ACQUA FELICE)
 Santa Maria Maggiore |
Una delle chiese più importanti di Roma, Santa Maria
Maggiore, ha di fronte un'antica colonna scanalata poggiante su un alto
basamento, nel centro della piazza. Questa disposizione risale al
1613-15 c.ca, quando papa Paolo V fece trasferire l'unica
colonna superstite della Basilica di Massenzio (nota anche come Basilica
di Costantino) dall'area del Foro, erigendola davanti alla chiesa, forse
per emulare l'obelisco che Sisto V, circa 25 anni prima, aveva
innalzato nella stessa posizione ma alle spalle dell'edificio.
L'architetto incaricato dei lavori fu Carlo Maderno, che collocò anche
una statua della Madonna sulla sommità della
colonna. |
Il bronzo per l'esecuzione della
statua proveniva dalla cancellata che circondava la fontana alto-medioevale
con la pigna presso l'antica basilica di S. Pietro (cfr.
I parte
pagina 2), che in quegli anni stava venendo ricostruita.
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Anche aquile e draghi in bronzo (le imprese del
papa), ricavate dallo stesso metallo, furono collocate ai quattro angoli
del basamento. Davanti alla colonna Maderno costruì una fontana. Il
suo disegno originale consisteva in una vasca di forma ovale, con una
coppia di draghi che emettevano un getto d'acqua, o forse un drago ed
un'aquila, situati alle due estremità; a metà di ciascun lato vi era un
ulteriore sbocco d'acqua a forma di piccolo rilevo raffigurante un
curioso drago-aquila in rilievo (cioè un'aquila con ali frastagliate e
una coda terminante con una punta), e una minuscola tazza. Nel mezzo
della vasca ovale, un catino rotondo più piccolo, poggiante su un
balaustro, era riempito da uno zampillo centrale. |
 la fontana in un'incisione del XVII
secolo |
LA FONTANA DELLA BARCACCIA
(ALIMENTATA
DALL'ACQUA VERGINE, O ACQUA DI SALONE)
 lo stemma Barberini |
La Barcaccia, sullo sfondo della famosa scalinata di
Trinità dei Monti, rappresenta uno dei punti di maggiore attrattiva di
Roma, dove anche il più frettoloso dei turisti si ferma a scattare una
foto. Ma nel XVII secolo l'aspetto del luogo era assai
differente.
Il regno di Paolo V si era concluso nel 1621, e il
suo successore, Gregorio XV, era morto solo due anni dopo. Nel 1623
il cardinale Maffeo Barberini di Firenze divenne Urbano VIII, il
papa che durante i suoi ventun anni di regno avrebbe lasciato sulle mura
e sui monumenti di Roma un intero sciame di
"api". |
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Intanto la popolazione nei rioni settentrionali della
città continuava a crescere, e le vecchie condutture dell'Acqua Vergine
richiedevano alcune modifiche, per poter essere connesse alla nuova
utenza. Di questo lavoro se ne occupava Pietro Bernini; nato in toscana,
come il papa, questo artista era fondamentalmente pittore e scultore,
ma prima di venire a Roma aveva lavorato diversi anni a Napoli, e in
entrambe le città aveva costruito un certo numero di fontane da giardino
per i benestanti proprietari di palazzi e di ville. |
 la
Fontana della Barcaccia, in piazza di
Spagna |
 veduta della piazza nel XVII secolo: la si confronti con
l'illustrazione successiva |
Nel 1570 la lista dei siti dove costruire fontane
alimentate dall'Acqua Vergine aveva inizialmente compreso ...il loco
del aquedutto sotto la Trinità, cfr. pagina 2. Ma
poiché in seguito questo era stato depennato a causa della bassa
pressione idrica, quando Urbano VIII chiese a Pietro Bernini di
disegnare il progetto per una nuova fontana in piazza di Spagna,
adiacente alle vecchie condutture che passavano sotto il colle Pincio,
aveva forse in mente di portare a termine un'opera rimasta incompiuta
mezzo secolo prima. In quegli anni piazza di Spagna (una volta
chiamata piazza della Trinità dei Monti dal nome della chiesa) non aveva
ancora la sua famosa scalinata; il versante del colle, dalla cui sommità
la suddetta chiesa dominava la piazza, non era che una misera scarpata,
con un semplice sentiero che si inerpicava fino in cima. Per
sfruttare al massimo la pressione disponibile, Bernini disegnò una
struttura molto bassa, completamente circondata da un bacino ovale
scavato sotto il livello del piano stradale (un espediente che Giacomo
della Porta aveva già utilizzato in piazza San Marco, cfr. pagina 4). |
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Ma l'elemento più innovativo della sua opera è
indubbiamente la forma, che riproduce una barca con prua e poppa alte, e
bordi assai bassi. Qui l'acqua zampilla centralmente da una minuscola
tazza di forma allungata, ad un'altezza inferiore rispetto alle
estremità della barca, sorretta da un balaustro breve e tozzo; si
riversa quindi all'interno dell'imbarcazione, riempiendone il fondo,
finché non tracima oltre i bassi bordi, nel bacino a terra. Vi sono sei
altri punti d'acqua (cioè tre da ogni lato): uno, a forma di sole, si
trova alle estremità del natante, e guarda verso l'interno, sebbene
parte dell'acqua raggiunga direttamente il bacino seguendo due piccole
docce laterali, mentre le due rimanenti bocchette sono all'esterno (cfr.
illustrazioni successive). La Barcaccia fu terminata nel 1629. Il
risultato era assai diverso da qualsiasi altra fonte di acqua corrente
mai costruita a Roma fino ad allora. Per la prima volta la composizione
era stata interamente concepita come una scultura; non aveva più un alto
getto d'acqua centrale, né la tipica vasca dai bordi verticali e dalla
forma geometrica. |
 veduta moderna della piazza, con la
scalinata: si noti come la fontana poggia sotto il piano
stradale |
 |
Il suo disegno si basa su un armonico insieme di
curve, ondulazioni e torsioni, mentre sono praticamente assenti le linee
rette. Quindi la Barcaccia può essere considerata il primo esempio di
barocco applicato alle fontane (fatta eccezione per una fontanella assai
più piccola e semplice, di Francesco Borromini, costruita due-tre anni
prima nei giardini del Vaticano), una vera pietra miliare in questo
campo.
Perché Bernini abbia scelto una forma così particolare è
ancora oggetto di discussione. Secondo una versione popolare dei fatti,
una volta una barca, trasportata qui dalla riva del fiume durante una
delle frequenti inondazioni, era stata trovata in secca nella piazza.
Altri ritengono che nell'antichità qui sorgesse una piccola naumachia (o
stadio navale), e la forma di questa fontana avrebbe idealmente
richiamato tale costruzione, non più
esistente. |
Anche il nome
Barcaccia, che farebbe pensare ad un'imbarcazione vecchia o sfondata, è
comunemente ritenuto un riferimento alla sua posizione mezza affondata, cioè
come se imbarcasse acqua per una falla.
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Invece la forma della fontana di Bernini riproduce
esattamente un particolare tipo di imbarcazione che veniva usata per
trasportare botti di vino al porto fluviale di Roma (cfr. illustrazione
a destra): i suoi lati erano molto bassi così da rendere più agevole lo
scarico delle merci. E il nome ufficiale di questo modello era
effettivamente barcaccia. Altre decorazioni degne di rilievo
sono le imprese della famiglia Barberini, presenti ad entrambe le
estremità della fontana: sul lato esterno, fra le due bocchette, è lo
stemma raffigurante le famose tre api, mentre sul lato interno il sole
funge esso stesso da sbocco d'acqua. |
 barche usate per il trasporto delle botti di vino, presso il
vecchio porto di Ripetta, in un'incisione di G.B.Piranesi (XVIII
secolo) |
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 le imprese dei Barberini: le tre
api (a sinistra) e il sole |
Si
dice che anche il figlio di Pietro Bernini, il più celebre Gianlorenzo, prese
parte alla realizzazione della Barcaccia; ma nel volgere di un paio di decenni
egli era destinato a superare suo padre (e principale maestro) con molte altre
opere straordinarie, che avrebbero spaziato dalla realizzazione di nuove
fontane ai campi della scultura, architettura e pittura.
altre pagine nella III parte
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