|
Il titolo ovviamente si riferisce alla Fontana di
Trevi, non solo la maggiore e la più grandiosa di Roma, ma con ogni
probabilità la fontana più famosa del mondo.
La grande importanza
è dovuta in parte al suo valore artistico, in parte alla sensazione di
stupore che evoca in chiunque metta piede per la prima volta nella
piazza relativamente piccola dov'è situata; ma più di ogni altro motivo,
perché questa è la sola fonte di acqua corrente, fra le migliaia
presenti oggi a Roma, ad essere in funzione sin dal I secolo, e che
in oltre duemila anni non ha mai smesso di provvedere al fabbisogno
idrico della città. |
 la Fontana di
Trevi |
DALL'ANTICA ROMA ALL'ETÀ
BAROCCAL'acquedotto al quale la fontana è collegata,
l'antica Aqua Virgo (cioè "acqua della vergine", o "della fanciulla"), era
stato costruito nel 19 a.C. per le esigenze delle Terme di Agrippa, una
volta situate alle spalle del Pantheon.
 uno dei pannelli della fontana: la
vergine mostra ai soldati dove trovare l'acqua |
Secondo una leggenda popolare, che anticamente veniva
presa per veritiera, ai soldati inviati in esplorazione da Agrippa per
cercare le sorgenti adatte fu una giovane ragazza a fornire
l'indicazione esatta, donde il nome poi dato all'acquedotto. Nel
VI secolo, quando la gran parte delle altre condotte idriche fu
danneggiata dai Goti che assediavano Roma, l'Acqua Vergine non rimase
mai completamente a secco, e grazie ad alcuni lavori di ripristino
eseguiti di tanto in tanto, nel corso dei secoli bui del Medioevo la
popolazione di Roma, benché notevolmente ridotta nel numero, poté
sopravvivere e soddisfare i suoi minimi bisogni quotidiani grazie a
quest'acqua. Ma poiché molte delle primitive fontane erano state
distrutte, l'acquedotto ora non raggiungeva più il sito delle antiche
terme; il suo sbocco principale consisteva in una conduttura di piombo
collegata a semplici bocchette, che versavano acqua in tre piccole
vasche, presso un trivio situato ai piedi del colle
Quirinale. |
Il primo papa che mostrò un
reale interesse a ristrutturare la fontana fu Niccolò V, nel 1453; egli
la decorò anche con una targa commemorativa, come si legge più in dettaglio a
pagina 1.
Nel
1570 l'acquedotto fu completamente restaurato, in parte vi furono anche
apportate delle modifiche, e venne rinominato Acqua di Salone (cfr.
pagina 2). Ulteriori
migliorie alla fontana furono prese in considerazione da molti altri papi del
Rinascimento, ai quali i migliori architetti presentarono i loro progetti, ma
nessuno di questi fu mai messo in opera.
Solo attorno al 1640 Gianlorenzo Bernini allargò la
minuscola piazza, ruotò ad angolo retto l'asse principale della fontana,
e rimosse le tre semplici bocche, rimpiazzandole con un'enorme doppia
conca, come descritto nella pagina precedente.
Ma nonostante tutto, anche quest'opera rimase largamente
incompiuta. Quando nel 1644 venne eletto Innocenzo X, il suo pensiero
fu di creare una "mostra", cioè una grande fontana celebrativa
dell'acquedotto, a piazza Navona, dove sorgeva il suo palazzo di
famiglia (Palazzo Pamphilj); infatti la meravigliosa Fontana dei Fiumi
che il papa fece costruire a Bernini al centro della piazza (cfr. pagina 3)
potrebbe essere stata concepita proprio a questo scopo. |
 la piazza, affollata di turisti
che, per tradizione lanciano una moneta nella fontana in quanto - si
dice - ciò li farà tornare a Roma |
Per la
medesima ragione Innocenzo X non aveva il minimo interesse a riprendere i
lavori del suddetto progetto incompiuto, a piazza di Trevi.
 progetto della grande fontana per piazza
Colonna, di Pietro da Cortona, che non fu mai realizzato |
Anche il papa successivo, Alessandro VII, aveva in
mente di creare una grande mostra dell'Acqua Vergine davanti al proprio
palazzo, situato nella centrale piazza Colonna, dove si ergeva ancora
parzialmente interrata l'antica colonna Antonina (o di Marco Aurelio),
coperta di bassorilievi. La piazza aveva già una fontana a forma di
vasca, un'opera di G. della Porta di circa un secolo prima, cfr. pagina 4; così
Alessandro pensò bene di trasferirla ad un'altra piazza (piazza Santi
Apostoli), e fece anche richiesta che la nuova grande fontana venisse
ornata della statua giacente conosciuta come Marforio (una delle
cosiddette statue
parlanti), già allora in piazza del Campidoglio. Questa volta non
Bernini, che in quegli anni era occupato col colonnato di S. Pietro, ma
Pietro da Cortona fu l'architetto designato per progettare la fontana.
|
Nel 1666, però, il papa morì. Anche
quest'opera fu abbandonata, e piazza Colonna rimase come prima.
LA MAESTOSA FONTANA DI NICOLA
SALVII cinque papi seguenti mostrarono ben poco
interesse per la fontana, finché Clemente XI, eletto nel 1700, cominciò
ancora una volta a cercare una soluzione accettabile. Carlo Fontana suggerì di
collocare un obelisco su un gruppo di rocce (chiaramente ispirato alla Fontana
dei Fiumi di Bernini, cfr.
pagina 3), e
disegnò diversi progetti incentrati su quest'idea.
|
Invece il nipote di Borromini, Bernardo Castelli, ne
propose uno in cui la colonna Antonina, da poco finita di scavare,
sarebbe stata impiegata in modo assai simile, con una rampa a spirale
che saliva fino alla sommità. Ma nessuno di questi soddisfece il papa.
Altri tentativi fatti da architetti meno famosi, durante i primi due
decenni del XVIII secolo, non portarono a nulla. Molti di questi
progetti prevedevano una parziale demolizione dei due edifici alle
spalle della fontana; l'opera incompiuta di Bernini aveva lasciato tra
di essi solo una modesta nicchia, dove sarebbe stato collocato un gruppo
centrale, ma uno spazio così angusto era davvero insufficiente. |
  (a
sinistra) uno dei progetti di C.
Fontana con un obelisco, e (a destra)
uno di Bernardo Castelli, con la colonna
Antonina |
Quando Clemente morì, nel 1721,
il pontificato del suo successore, Innocenzo XIII, fece ricadere tutto
nel dimenticatoio. Il motivo era che la famiglia del nuovo papa, i Conti,
duchi di Poli, avevano recentemente acquistato i due edifici suddetti, per
trasformarli in un sontuoso palazzo di famiglia. Pertanto qualsiasi rischio
che il costruendo Palazzo Poli rimanesse danneggiato, ciò che la realizzazione
di una grande fontana avrebbe necessariamente comportato, fu evitato con ogni
cura.
Innocenzo XIII regnò meno di tre anni; nel 1724 Benedetto XIII
gli era già succeduto.
Anche questo papa tentò di risolvere l'annoso
problema della Fontana di Trevi. Essendo originario del Meridione, ai clan dei
più famosi artisti settentrionali attivi a Roma, quali i Fontana, i Borromini,
ecc., Benedetto preferiva architetti e scultori più sconosciuti, ma delle sue
stesse parti. I pochi progetti presentati da questi ultimi erano assai più
semplici di quelli visti fino ad allora. E l'unica opera realizzata per la
fontana durante questi anni fu un gruppo marmoreo, raffigurante la Madonna col
Bambino, con la quale la "vergine" dell'antica leggenda era stata confusa
dall'ingenuo artista, Paolo Benaglia di Napoli (e magari anche dall'ingenuo
committente!).
|
Il lieto fine di questa lunga vicenda si ebbe con
l'elezione di Clemente XII, nel 1730. Dopo aver rifiutato una prima
serie di progetti, che miravano a preservare l'integrità di Palazzo
Poli, l'interesse del papa cadde sui disegni presentati da Ferdinando
Fuga, Luigi Vanvitelli e dal giovane Nicola Salvi, un architetto di poco
più di trenta anni, la cui esperienza era ancora piuttosto limitata.
Secondo tutti e tre i loro progetti, la parte centrale dell'edificio
avrebbe dovuto essere sacrificata, così da creare una prospettiva più
profonda per il gruppo centrale della fontana. La famiglia Conti,
proprietaria di Palazzo Poli, protestò per il danno che che ciò avrebbe
causato alla loro residenza, ma il papa decretò che le modifiche
venissero apportate d'autorità. Una commissione di esperti fu
chiamata a giudicare il progetto migliore, e la composizione di Nicola
Salvi, ritenuta molto scenografica ed armonica al tempo stesso, venne
preferita alle altre. |
 in alto e in basso: due
progetti di Luigi Vanvitelli per la Fontana di Trevi
 |
|
a destra: il progetto vincente di Nicola Salvi
in basso: progetto di Ferdinando Fuga
 |
 |
 l'arco di trionfo, con la statua
di Oceano |
Nel mezzo di una lunga scogliera rocciosa, che copre
l'intera parte inferiore del lato di Palazzo Poli, il dio Oceano emerge
da un arco di trionfo (in effetti, una grossa nicchia, sorretta da
colonne). Guida un carro a forma di conchiglia trainato da due
destrieri, tradizionalmente indicati come il cavallo agitato (a
sinistra) e il cavallo placido (a destra); li conducono due tritoni,
quasi a mo' di stallieri. Da entrambi i lati dell'arco, una nicchia
rettangolare ospita una grossa statua (l'Abbondanza a sinistra; la
Salubrità a destra), sopra la quale si trova un pannello in rilievo: a
sinistra raffigura Agrippa che approva l'Acquedotto Vergine; la giovane
ragazza che mostra ai soldati le sorgenti dell'acqua è il soggetto di
quello destro (mostrato in precedenza). Quattro alte colonne dividono
l'arco centrale dalle nicchie laterali, sostenendo la parte superiore
del prospetto, dove sono quattro statue più piccole raffiguranti
allegorie (da sinistra: l'abbondanza della frutta, la fertilità dei
campi, la ricchezza dell'autunno, l'amenità dei giardini, impropriamente
chiamate "le Stagioni"). |
|
Nel mezzo è una grande iscrizione commemorativa,
sormontata dallo stemma di Clemente XII, riccamente
ornato.
 lo
splendido stemma di Clemente XII, e due delle statue superiori presso
l'iscrizione commemorativa, datata 1735 |
 le rocce sembrano emergere da
Palazzo Poli |
Diversi punti d'acqua sono
variamente posizionati fra le rocce. Quello centrale è situato sotto il carro
a conchiglia di Oceano; da qui vengono riempite tre vasche, prima che l'acqua
riesca a raggiungere la gigantesca tazza a terra, o piscina, che occupa una
larga parte della superficie della piazza. La piscina è costeggiata da un
ambulacro, che corre da un capo all'altro della fontana, racchiuso entro una
breve rampa di scale, un po' come gli spalti di un teatro. Questo espediente
fu adottato da Salvi per compensare la superficie inclinata della piazza, il
cui lato sinistro (orientale) è alquanto più alto di quello destro
(occidentale): in effetti qui siamo alle pendici del Quirinale. Lungo il lato
sinistro corre anche un breve parapetto, in parte coperto da rocce. Un curioso
particolare scolpito su una di queste, all'estremità della scogliera, di
fronte al parapetto, è uno stemma di famiglia che raffigura un leone rampante
e, appena più in alto, un cappello cardinalizio.
 lo stemma col leone rampante e
il il cappello cardinalizio, nella roccia
|
Per l'esecuzione delle molte statue si fece ricorso
ad un'intera equipe di scultori. Il gruppo principale di Oceano avrebbe
dovuto essere scolpito da G.B. Maini, ma costui morì poco dopo aver
realizzato il modello, e fu sostituito da P. Bracci. Le statue ai lati
furono eseguite da F. della Valle, il pannello sinistro da A. Bergondi,
quello destro da G.B. Grossi, le quattro statue in alto rispettivamente
da A. Corsini, B. Ludovisi, F. Queirolo e B. Pincellotti. Infine, lo
splendido stemma pontificio è opera di P. Benaglia, lo stesso artista che
qualche anno prima aveva scambiato la "vergine" con la Madonna. La
messa in opera della Fontana di Trevi ebbe inizio nel 1732, e già
dall'inizio ognuno si rese conto che avrebbe richiesto un tempo molto
lungo. Ma Clemente XII era così ansioso di inaugurarla, che lo fece
nel 1735, a lavori appena avviati (di qui la data fuorviante che si
legge nell'iscrizione commemorativa). Anche l'aumento delle spese, che
si rivelarono assai maggiori dei fondi stanziati, e le frequenti liti
fra Salvi e lo scultore Maini, contribuirono a rallentare
l'impresa. Ci vollero ben trenta anni prima che la fontana fosse
ultimata! |
|
L'architetto Salvi non visse abbastanza a lungo per
vedere la sua opera finita, in quanto morì nel 1751. Giuseppe Pannini,
che fu nominato suo sostituto, si prese la libertà di modificare il
progetto originale di Salvi: tre vasche furono aggiunte sotto alla
conchiglia di Oceano, e furono cambiati pure i soggetti delle due statue
laterali. Nel frattempo anche Clemente XII era morto (1740), e non il
papa successivo (Benedetto XIV, m.1758) ma il secondo,
Clemente XIII, ebbe l'onore di inaugurare - questa volta
per davvero - la maestosa fontana. Non appena fu svelata al
pubblico, il 22 maggio 1762, fu subito indicata come una delle
meraviglie di Roma. |
 il gruppo centrale, con le tre vasche aggiunte da
Pannini |
Questa non era certo un'esagerazione:
dopo quasi tre secoli, la fama nel mondo di questo incredibile monumento è
ancora oggi intatta, se non persino maggiore di una volta.
L'ORIGINE DEL NOMENel XVII
secolo la lingua italiana aveva largamente sostituito il latino per la maggior
parte degli scopi, eccezion fatta per i documenti ufficiali e le iscrizioni
commemorative; pertanto anche l'antica Aqua Virgo, abbandonato abbastanza
presto il nome alternativo "acqua di Salone", era ormai per tutti l'Acqua
Vergine.
Ma la fontana, sin dal Medioevo, quando era costituita da tre
semplici vaschette, era sempre stata chiamata col nome di
Trevi, o con
varianti di questa parola, dal suono assai simile.
 in alto: la Fontana di Trevi nella pianta di Roma
di Leonardo Bufalini, 1571; in basso: la fontana citata in un
atlante del 1572, il Civitates Orbis Terrarum
 |
Anche quando l'enorme opera di Nicola Salvi fu
ultimata, Clemente XIII non le cambiò nome dandole quello proprio
(come fece Paolo V con la Fontana dell'Acqua Paola), né quello
dell'acquedotto, né quello del gruppo scultoreo principale (come aveva
fatto Sisto V con la "sua" Fontana del Mosè, o mostra dell'Acqua
Felice). Così, a dispetto delle numerose trasformazioni, questa è sempre
stata denominata Fontana di Trevi. Ma da dove viene il nome
Trevi? Secondo una prima versione, il vocabolo sarebbe una corruzione
della voce latina trivium, cioè "incrocio a tre vie" presso il
quale una volta erano situate le tre vaschette. Ad esempio, nella
seconda delle due illustrazioni mostrate a sinistra, il numero 24
della lista dice "Acqua della Vergine, volgarmente Fontana del
Trivio". Secondo altri, invece, il nome deriva da Trebium, una
località appena ad est dei confini di Roma, da dove durante il Medioevo
l'acquedotto raccoglieva gran parte dell'acqua. Infatti, a causa della
scarsa manutenzione e delle modeste cognizioni, i curatori che in epoca
medioevale avevano la responsabilità di gestire l'Acqua Vergine, avevano
collegato l'acquedotto a sorgenti un po' più vicine alla città di quelle
originarie, ma assai più scarse, ed anche più sporche (maggiori dettagli
e pianta in Acquedotti, IV parte).
|
Solo dopo il completo restauro sotto papa
Gregorio XIII (1570) l'acquedotto poté attingere nuovamente l'acqua pura,
il cui buon sapore e le cui proprietà curative erano famosi sin dai tempi
antichi.
Assai presto l'acqua di Trevi tornò ad essere rinomata, al
punto che non solo gli abitanti del luogo, ma molte persone da fuori Roma
venivano a farne provvista, e grosse quantità ne venivano portate anche in
Vaticano per uso personale del papa.
Le migliorie apportate alla rete
delle condutture, soprattutto nei secoli XIX e XX, permisero a molte
fontane dei rioni centrali e settentrionali, comprese le fontanelle, di essere
raggiunte da rami secondari dell'acquedotto. Sebbene quest'usanza vada
rapidamente scomparendo, ancora oggi non è raro vedere presso le suddette
fontane gente che riempie bottiglie o taniche con l'ottima acqua di Trevi, per
bere e per cucinare.
|
Concludiamo con un simpatico aneddoto su Nicola
Salvi. Al tempo in cui la fontana era in costruzione, sul lato
sinistro (orientale) della piazza si trovava una bottega di barbiere, il
cui titolare, assai critico nei confronti dei lavori in corso, si
lasciava andare a salaci commenti. Così all'esterno delle rocce che su
questo lato della fontana seguono il parapetto, l'architetto aggiunse
una scultura raffigurante un grosso vaso, il cui scopo, secondo una
tradizione popolare, era semplicemente quello di coprire all'importuno
la visuale sui lavori. Una leggenda? Forse. Ma il vaso è posto
davvero in una posizione asimmetrica, strana e piuttosto gratuita, per
cui la storia potrebbe contenere un pizzico di verità. Con la loro
consueta ironia, i romani hanno affibbiato a questa solitaria scultura
il soprannome di asso di Coppe! |
 l'asso di Coppe della
Fontana di Trevi |
altre pagine nella III parte
1 | 2 | 3 | 4 | 5 | 6 | 7 | 8 | 9 | 10 | 11 | 12 | 13 | 14 | 15 | 16 | 17 | 18 | 19 | 20 | 21