Questo secolo ha rappresentato uno dei periodi più
travagliati per la città, a causa degli importanti eventi storici che vi hanno
avuto luogo, dall'inizio alla fine, culminando con la proclamazione di Roma a
capitale del neonato stato italiano.
Fino al 1815 la città era sotto
l'occupazione delle truppe francesi; durante questi anni non furono portate
avanti opere di rilievo, compresa la costruzione di fontane, fino alla morte
di Napoleone.
Le prime nuove fontane del secolo servirono da rimpiazzo
per altre più vecchie: nel 1816 un'antica tazza che giaceva quasi abbandonata
presso il mercato del bestiame fu trasferita a piazza del Quirinale, in
sostituzione di una fontana di G. della Porta risalente al tardo
'500 (si veda
pagina 7 per
maggiori dettagli).
 due
dei leoni di piazza del Popolo situati agli angoli della predella
dove poggia l'obelisco Flaminio |
Appena pochi anni dopo (1823) Giuseppe Valadier
ristrutturò piazza del Popolo in chiave neoclassica, e rimosse un'altra
piccola fontana di della Porta, il cui posto venne preso da quattro
leoni in stile egizio producenti un grosso getto d'acqua, ad ornare gli
angoli di una scenografica predella per l'obelisco Flaminio che si erge
nel centro della composizione. (per maggiori dettagli ed illustrazioni
si veda pagina 2). Nella
stessa piazza l'architetto aggiunse altre due fontane, al centro di un
lungo muro che delimita il perimetro della piazza sui due lati
occidentale ed orientale. |
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Ciascuna delle due è formata da una vasca
semicircolare a forma di conchiglia, dalla quale l'acqua, tracimando,
finisce in un'altra vasca, a livello del suolo, assai più ampia. Il
prospetto a cui i due elementi sono fissati culmina in alto con un
grosso gruppo scultoreo, poggiante sulla sommità del muro. Il soggetto
di queste sculture, che altrimenti sarebbero gemelle, è il dio Nettuno
dal lato occidentale della piazza, mentre sul lato opposto giganteggia
un'allegoria della dea Roma. |
 la
fontana murale sul lato ovest di piazza del
Popolo |
L'Italia marciava a grandi passi
verso la sua unificazione, e i governanti che reggevano i numerosi
possedimenti in cui il paese era diviso venivano un po' alla volta
estromessi.
 la
grande allegoria della dea Roma (lato est della piazza) |
La condizione dello stesso Stato Pontificio si fece
critica, specialmente quando Pio IX diede un giro di vite alla sua
politica conservatrice, scatenando il malcontento popolare. Ciò
produsse una rivolta, in seguito alla quale il papa fuggì, poco prima
che venisse proclamata la Repubblica Romana (1849), destinata però a non
durare molto; questa ebbe fine quando Pio IX chiese aiuto alla
Francia, sotto il cui comando gli Zuavi, un corpo di mercenari ben
equipaggiati provenienti da molti paesi, ingaggiarono una sanguinosa
battaglia sul colle Gianicolo, e restaurarono l'autorità
papale. |
Nel 1860 fu ufficialmente dichiarata l'unità
d'Italia. Solo l'anacronistico Stato Pontificio, ora assai piccolo
avendo perso molti dei suoi territori nell'Italia del nord e del centro,
ma ancora sostenuto dagli alleati stranieri, riuscì ad offrire
resistenza per dieci anni ancora. Alla fine, dopo varie battaglie ed un
lungo assedio posto dalle truppe italiane, i soldati finalmente
riuscirono a prendere Roma, e la monarchia assoluta del papa ebbe
fine. Alla luce di questi drammatici eventi, l'attività dei
fontanieri avrebbe potuto essere completamente trascurata. La battaglia
combattuta sul Gianicolo nel 1849 causò perfino dei danni alla fontana
Castigliana di Giovanni Fontana (descritta in fondo a pagina 12),
così pesanti che poco dopo fu rimossa. Invece, durante gli ultimi dieci
anni di regno di Pio IX, l'ultimo "papa re", a Roma furono
costruite altre tre fontane. |
 Pio IX (1846-78) |
Alcune
fontane del XIX secolo sono già state trattate in altre parti di questo
sito; per raggiungere la pagina relativa, che offre maggiore ricchezza di
particolari e/o note storiche, si seguano i link presenti nel
testo.
LA FONTANA DI PIAZZA
MASTAIAttorno al 1860 il papa decise di far edificare
un nuovo grande fabbricato il cui scopo era di ospitare la manifattura dei
tabacchi. Come sede fu scelto Trastevere, un rione che a quei tempi era ancora
formato da stretti vicoli e da vecchie case, e abitato dalla classe
operaia.
 la fontana simil-rinascimentale di
piazza Mastai |
Si incaricò delle trasformazioni necessarie a fare
spazio per la manifattura l'architetto Andrea Busiri Vici, a cui fu
anche richiesta una fontana, ad ornamento della piazza antistante il
nuovo fabbricato. Forse troppo impegnato nella prima parte del suo
compito, l'architetto disegnò la fontana quasi copiando le linee guida
che tre secoli prima Giacomo della Porta aveva adottato per le sue
opere: infatti il suo aspetto è più simile ad una creazione
rinascimentale che ad una del
XIX secolo. |
Una vasca ottagonale a
pareti verticali, poggiante su una breve rampa di tre gradini, è decorata con
lo stemma di Pio IX e riporta la data di ultimazione del lavoro: 1865. Al
centro, un balaustro dalla forma di quattro pesci dalle code intrecciate
sostiene un catino rotondo, dal quale l'acqua, emessa da quattro piccole teste
di leone, cade nella vasca.

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La parte sommitale del balaustro consiste in quattro
putti che sorreggono sopra le loro teste il terzo e conclusivo elemento;
quest'ultimo è l'unica parte che non si rifà allo stile dellaportiano,
ma piuttosto a quello di Carlo Maderno, perché è di forma convessa, con
una superficie a scaglie, che fa scorrere l'acqua lungo la sua
superficie per poi scolare in basso, quasi una copia in piccolo
dell'analogo elemento delle fontane gemelle in piazza S. Pietro (cfr. page 13). |
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 stemma di Pio IX (fam. Mastai
Ferretti) |
La fontana di Busiri Vici
potrebbe forse essere criticata per la mancanza di originalità; eppure il suo
disegno è elegante ed armonico. È anche una dimostrazione di quanto della
Porta ancora esercitasse un'influenza sull'architettura romana, in particolare
sulla produzione delle fontane, nonostante fossero già trascorsi dalla sua
morte ben due secoli e mezzo, e nonostante le fantastiche invenzioni del
barocco avessero profondamente trasformato la città nel corso degli stessi 250
anni.
LA FONTANA DELLE NAIADI
|
Questa grande creazione è la fontana mostra
dell'Acqua Pia-Marcia. In origine, tanto il suo aspetto che la sua
posizione non erano le stesse di adesso. Sebbene furono necessari
quarantadue anni prima che la fontana fosse dichiarata conclusa, la sua
complessa storia cominciò quando fu inaugurata per la prima volta da
Pio IX, nel settembre 1870, solo dieci giorni prima che Roma fosse
presa. Quindi è più giusto contemplarla fra le opere del
XIX secolo. |
 la
Fontana delle Naiadi, una delle più grandi di
Roma |
 in alto: la primitiva forma della fontana |
L'ultimo acquedotto era stato aperto circa 250 anni
prima (cfr. pagina 12).
Durante gli ultimi dieci anni del suo regno, Pio IX ne finanziò la
costruzione di un altro, che giungeva in città da est, e portava acqua a
varie zone nella parte settentrionale della città. Le sue sorgenti
erano le stesse dell'antica Aqua Marcia (costruita nel
I secolo a.C., e danneggiata dai Goti nel VI secolo). Non
rimaneva molto delle antiche strutture, però, e il nuovo acquedotto
dovette essere largamente ricostruito. Alla fine gli fu dato il nome
Acqua Pia-Marcia in onore di Pio IX. |
in basso: una delle lascive naiadi di
Rutelli
 |
La sua fontana mostra era situata un po' più a
sud di quella attuale, e consisteva in una piscina rotonda
circondata da rocce, con un gran numero di bocchette tutt'intorno;
il centro del cerchio era segnato da cinque getti d'acqua
verticali, uno dei quali assai più alto degli
altri. | Solo qualche anno dopo,
sotto amministrazione italiana, il rione fu sottoposto ad importanti
trasformazioni; anche la fontana venne rimossa, e ricostruita sul luogo
dov'è quella attuale. Le autorità capitoline decisero di migliorarne
l'aspetto. |
 il
gruppo centrale |
Ma il primo tentativo, che fu
quello di aggiungere quattro leoni accucciati dove oggi si trovano le quattro
naiadi, non ebbe molto successo. Il Comune diede allora l'incarico allo
scultore Mario Rutelli, che creò quattro seducenti figure femminili nude;
quando furono collocate al loro posto, però, causarono uno scandalo pubblico,
come descritto in
Curiosità Romane pagina 9.
Alla
fine, anche il gruppo centrale, ad opera dello stesso scultore, fu rimosso
perché il pubblico non lo gradiva, così Rutelli lo rimpiazzò con l'attuale
figura maschile che abbranca un delfino. Nel 1912 la fontana era finalmente
completa.
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La struttura della fontana è più complessa di quanto
possa apparire dalla solita visuale, perché l'architetto Alessandro
Guerrieri, che la disegnò, pose i vari elementi troppo in alto rispetto
al piano stradale per essere pienamente visibili dal di sotto, anche
considerando le loro grandi dimensioni (ovviamente questo fu un errore
di progettazione!). Il gruppo centrale, raffigurante l'uomo col
delfino, poggia al centro della più alta e più piccola di tre tazze
rotonde, circondata da altre due progressivamente più ampie e più
basse. |
|
Presso il bordo della terza tazza c'è un anello di
bocchette, come nella vecchia fontana, orientate verso il centro, e
quattro punti d'acqua individuali, a forma di pesce e posizionati
leggermente più all'interno, che emettono un forte getto in direzione
opposta. L'insieme delle tre tazze poggia su una larga predella
ottagonale; quattro dei suoi otto lati terminano con un'ulteriore vasca
semicircolare, presso la quale si trova la naiade di quel lato, bagnata
dall'acqua che proviene dal suddetto pesce. Infine l'ultimo elemento,
una grandissima vasca rotonda e bassa, che raccoglie l'acqua proveniente
dai vari zampilli della fontana. |
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LA FONTANA DI PIAZZA CAIROLI
 la fontana, sotto San Carlo ai
Catinari |
In una piazza dove i confini di tre rioni adiacenti
si incontrano, precisamente Regola, Sant'Eustachio e Sant'Angelo,
accanto alla chiesa di San Carlo ai Catinari, nota per la sua cupola
decorata, si trova un giardinetto pubblico. La piazza e alcune delle
strade circostanti furono ristrutturate poco dopo la caduta dello Stato
Pontificio, e nuove vie più larghe vennero aperte attraverso i vecchi
quartieri. Ad un'estremità del giardinetto c'è una fontana. La sua
forma è ancora evidentemente improntata ad un modello rinascimentale, ma
le sue decorazioni sono assai scarne, e certamente non sarebbe
all'altezza di una creazione del XVI secolo. Due tazze di
diversa grandezza, una sopra l'altra, sono sostenute da due balaustri
individuali (quello superiore è tondo e sottile, quello inferiore è
piuttosto tozzo, con una sezione ottagonale). Una volta il balaustro più
grosso era decorato con delfini di bronzo, che nel tempo sono andati
perduti. L'ultimo elemento è la vasca sottostante, con quattro lati
lunghi e quattro corti, in ordine alterno. |
|
Su un angolo della vasca il poco conosciuto autore ha
lasciato il suo nome inciso, Ed. Andrè, probabilmente temendo che
sarebbe stato presto dimenticato.
Quando esattamente la fontana
fu inaugurata non è noto, ma poiché le anzidette trasformazioni ebbero
luogo poco dopo il 1870, è molto verosimile che anche la sua data di
costruzione risalga allo stesso periodo.
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 Nettuno, e uno dei
cavalli |
LA FONTANA DEL NETTUNO
Cominciata nel tardo '500, e inizialmente detta
Fontana dei Calderai, quest'opera incompiuta del primo fontaniere
Giacomo della Porta rimase per tre secoli, quasi dimenticata,
all'estremità settentrionale di piazza Navona, si veda pagina 3 per
altre illustrazioni e le note storiche complete. Consisteva
originariamente in una nuda vasca, che in seguito venne circondata da
una piscina, entrambe di forma simile a quelle della Fontana del Moro
(situata all'estremità opposta della stessa piazza), ma senza statue né
altre decorazioni. Nel 1873 l'amministrazione capitolina decise che
era venuto il momento di portarla a termine. I lavori durarono cinque
anni. Nel 1878 le nuove figure furono svelate al pubblico, e la fontana
acquisì il suo nome attuale riferito al gruppo centrale di Nettuno che
lotta con un polpo, scolpito da Antonio della Bitta; le rimanenti
sculture che decorano la vasca centrale (cavalli, putti, naiadi, in
ordine alterno), invece, sono di Gregorio
Zappalà. |
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