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Fontane · III parte · fontane maggiori PAGINA 9 |
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L'ultima fontana descritta in questa pagina è quella di piazza dell'Aracoeli, non perché fosse semipubblica, ma perché era molto vicina a quella di piazza Campitelli, e perché entrambe erano in qualche modo legate alla famiglia Muti.
mascherone, dalla fontana
di piazza CampitelliLE FONTANE SEMIPUBBLICHE
Qualcuna delle fontane alimentate dall'acqua Felice era semipubblica. Questa particolare convenzione stipulata fra un privato cittadino (solitamente appartenente ad una famiglia nobile e/o ricca) e l'amministrazione civica è stato già descritto nella II parte a pagina 1, a proposito delle fontanelle: il titolare di un immobile poteva costruire una fontana per uso pubblico in una piazza accanto alla sua proprietà, venendogli con questo data in concessione l'acqua, i fondi, e talvolta il marmo o la pietra, sotto il vincolo di assumersi l'onere della sua regolare manutenzione e delle eventuali riparazioni. In tutto ciò il beneficio del proprietario consisteva nella facoltà di dirottare nella propria casa o giardino una certa quota dell'acqua concessa, per uso privato, e soprattutto di far lievitare il valore dell'immobile grazie alla presenza dell'acqua corrente.
LE QUATTRO FONTANE
Via Pia, cioè la strada lungo cui procedeva l'Acqua Felice seguendo la sommità del colle Quirinale, veniva incrociata da un'altra strada importante, via Felice (vedi pianta a pagina 6). L'incrocio è ora famoso perché da questo punto si vedono in lontananza tre degli obelischi di Roma, in tre diverse direzioni. Al tempo di Sisto V due delle guglie non erano ancora state trasferite alla loro attuale posizione, ma l'incrocio aveva comunque una sua importanza, poiché via Pia e via Felice erano le uniche strade di scorrimento che raggiungevano questa zona di Roma, quasi deserta.
L'opera richiese un certo tempo (1588-93), e la forma delle fontane dovette anche combinarsi con le caratteristiche dei quattro edifici ai cui angoli erano posizionate. La fontana di Diana fu portata a termine da un famoso architetto, Pietro da Cortona, che rilevò l'autore originale. Ciò forse spiega come mai il risultato finale non è simmetrico.
il Tevere Muzio Mattei, per il quale la Fontana delle Tartarughe - ancora senza tartarughe - era stata costruita davanti al palazzo di famiglia (cfr. pagina 5), possedeva anche un immobile presso l'incrocio, e così fu raggiunto un accordo per costruire una fonte semipubblica anche in questo luogo. L'autore del progetto, che purtroppo rimase sconosciuto, ebbe la brillante idea di collocare una fontana in ciascuno degli angoli, così da non causare ostacolo alla stretta carreggiata di questo trafficato incrocio. Tre di esse appartenevano alla famiglia Mattei, mentre la quarta veniva mantenuta da un diverso proprietario del luogo, Giacomo Gridenzoni.
Giunone
l'Arno Le fontane appaiono abbinate in coppie, a seconda del loro soggetto, oppure della loro forma. Infatti due di esse raffigurano divinità femminili della mitologia antico-romana, in particolare Giunone (1, cfr. l'illustrazione seguente) e Diana (4), mentre le altre due figure barbute sono allegorie di fiumi, precisamente il Tevere (2) e l'Arno (3).
Diana, l'unico soggetto senza prospetto;
fra i suoi dettagli vi sono le insegne di Sisto V
Tutte e quattro le figure sono giacenti su un fianco, e davanti a ciascuna di esse l'acqua è versata in una piccola vasca semicircolare. Ma mentre dietro al Tevere e a Giunone si erge un alto prospetto dallo sfondo alquanto decorato, l'Arno ne ha uno assai più basso, con un semplice rilievo raffigurante una rada vegetazione fluviale, e Diana non ne ha affatto.
In conseguenza della loro distribuzione, le fontane che un passante si trova di fronte provenendo dall'ex via Felice (ora via delle Quattro Fontane) sono i due fiumi (2·3) oppure le due divinità (1·4), cioè temi corrispondenti ma con sfondi diversi.
l'incrocio con la toponomastica moderna
stemma di Sisto V
(famiglia Peretti) Invece seguendo l'ex via Pia (ora via del Quirinale e via XX Settembre) si vede una combinazione di fiumi e divinità, col prospetto elaborato (Tevere-Giunone, 2·1) oppure con quello semplice (Arno-Diana, 3·4).
Alcuni dettagli meritano di essere segnalati. Sotto a un salice che occupa la parte alta del prospetto di Giunone si vede un pavone, l'uccello preferito dalla dea, mentre a lato dell'allegoria del Tevere la lupa di Roma esce da una caverna.
Invece Diana ha dettagli più piccoli, che rappresentano le insegne di papa Sisto V: la stella e la testa di leone scolpiti sulla vasca, e i tre piccoli monti (trimonzio) su cui la divinità poggia il gomito.
Un altro leone fa capolino da dietro la figura dell'Arno.
la lupa di Roma
L'angolo dove è situata la fontana del Tevere appartiene ad una famosa chiesa di Borromini, San Carlo alle Quattro Fontane (di cui si fa cenno anche in I 22 Rioni, Rione I, Monti), la cui costruzione, però, iniziò mezzo secolo dopo il completamento delle quattro fontane.
il pavone di Giunone
LA FONTANA DI PIAZZA CAMPITELLI
La lista delle fontane approvata per l'Acqua Felice ne menzionava una situata all'angolo del monastero di Tor de' Specchi, di fronte al lato settentrionale del colle capitolino.
La larga base, anch'essa ottagonale, ha un solco che corre tutt'attorno alla fontana a mo' di scolo, raccogliendo l'acqua che tracima dalla vasca e che viene anche gettata dai mascheroni.
la fontana di piazza Campitelli, con
Palazzo Capizucchi sullo sfondo Fu costruita solo qualche metro più in là del punto prestabilito, in una stretta piazza che prende il nome dal rione, Campitelli, proprio davanti alla chiesa di Santa Maria in Campitelli. Le spese furono parzialmente sostenute da quattro famiglie, proprietarie di altrettanti palazzi che sorgono nella piazza o nelle sue immediate vicinanze, e precisamente i Capizucchi, i Ricca, gli Albertoni e i Muti.
Trattandosi di un'opera di della Porta, il suo aspetto è conforme allo stereotipo proprio di questo architetto: un catino rotondo, un balaustro centrale, una vasca dabbasso, e una base.
In questo caso la vasca è ottagonale, con i lati rettilinei e concavi alternati, decorati con due mascheroni (uno dei quali ha orecchie d'asino, vedi l'illustrazione d'apertura di questa pagina), e gli stemmi delle quattro famiglie con i cui fondi la fontana poté essere costruita.
(da sinistra) stemmi dei Muti, Capizucchi, Ricca e Albertoni, sui quattro lati concavi della vasca
Nel 1675 la chiesa di Santa Maria in Campitelli venne ingrandita; poiché le funzioni religiose erano spesso disturbate dal vociare delle molte persone che attingevano l'acqua alla fontana, quest'ultima venne spostata più lateralmente all'edificio, dove si trova tutt'ora.
LA FONTANA DI PIAZZA DELL'ARACOELI
Piazza dell'Aracoeli è uno slargo alle pendici del lato settentrionale del Campidoglio, e prende il nome dalla chiesa medievale che sorge in cima al suddetto colle.
Nel 1589, nonostante in questo luogo il fabbisogno idrico fosse già abbondantemente coperto dall'Acqua Felice (vedi le fontane del Campidoglio, pagina 8, e quella a piazza Campitelli, descritta in precedenza), a della Porta venne data la commissione per costruire un'altra fontana davanti a palazzo Muti.
le linee più chiare si riferiscono
ai gradini originali, poi rimossi Questa non era semipubblica, data l'assenza dello stemma dei Muti fra le sue decorazioni, e anche perché la stessa famiglia aveva già finanziato la costruzione della fontana a piazza Campitelli.
una volta la fontana aveva due gradini
l'elemento sommitale Invece questa poteva forse essere considerata una fontana sostitutiva di quella di piazza Altieri, non lontana da questo punto, la quale non era mai stata costruita a causa delle ridotte dimensioni del sito, nonostante fosse stata inclusa tanto nella lista dell'acqua di Salone che in quella dell'Acqua Felice.
Della Porta si attenne al solito modello, come sempre, aggiungendo alla composizione alcuni interessanti dettagli.
Il catino in alto sostiene il trimonzio araldico, circondato da quattro piccoli putti che reggono minuscole anfore, probabilmente ispirati da quelli dell'antica fontana in piazza San Pietro (vedi pagina 1), che all'epoca ancora esisteva. La superficie esterna del catino è decorata da quattro volti che gettano acqua.
Il tozzo balaustro centrale poggia su un blocco di marmo rettangolare con un rilievo di maschere e festoni.
La vasca è ovale, e ricorda vagamente il contorno di un'imbarcazione; della stessa forma è anche la base su cui poggia, che all'esterno ha scolpiti altri quattro volti, simili a quelli anzidetti.
In origine, sotto la fontana erano altri due gradini della stessa forma allungata, ciascuno dei quali circondato da una stretta piscina che raccoglieva l'acqua tracimante dalla vasca; nel XIX secolo furono tolti, e rimpiazzati da una piscina o vasca a terra più tradizionale, di forma rotonda.
stemma di Alessandro VII
(famiglia Chigi) Una ventina di anni dopo la costruzione della fontana, Alessandro VII ebbe in mente di spostarla da piazza dell'Aracoeli a piazza Santi Apostoli, così da dare a quest'ultima la fonte così lungamente attesa, già promessa due volte dai precedenti programmi; ma anche in questo caso il progetto fu abbandonato. In quegli stessi anni, al balaustro della fontana venne aggiunto lo stemma di famiglia del pontefice.
il balaustro della fontana
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FONTANE ANTICHE
II PARTE
FONTANELLE