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I rioni che occupano la sponda orientale del Tevere,
precisamente Ponte e Regola, furono i successivi a beneficiare della
costruzione dell'Acqua Paola. Qui alcuni palazzi nobiliari pativano
ancora la mancanza dell'acqua corrente, che era già disponibile nei
rioni vicini grazie all'Acqua Vergine e all'Acqua Felice, ma che
arrivavano in quest'angolo di Roma con una pressione bassissima,
insufficiente per la costruzione di altre fontane. Grazie ad un ramo
dell'Acqua Paola che correva parallelo alla riva orientale del fiume, il
fabbisogno di entrambi i rioni poté essere finalmente soddisfatto.
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 l'Acqua Paola e il suo ramo (in blu) attraverso i
rioni Ponte e Regola (in rosso) |
LA FONTANA DI MONTE GIORDANO
 il
cancello di Palazzo Taverna (già Orsini); si noti la fontana sullo
sfondo |
Nel cuore di Ponte vi è una collinetta denominata
Monte Giordano. Nel medioevo fu la sede di un fortilizio appartenuto
alla potente famiglia Orsini. Dopo la sua demolizione, avvenuta
nel XV secolo, la precedente costruzione fu rimpiazzata da un
palazzo nobiliare, inizialmente chiamato Palazzo Orsini. Nel corso del
'700 gli Orsini vendettero la proprietà ai Gabrielli, e un secolo dopo
furono i Taverna ad acquistarla, per cui il nome del palazzo cambiò in
quello attuale, Palazzo Taverna. Quando a Roma ricominciò la
costruzione delle fontane (cfr. pagina 2),
questo luogo era già stato inserito nel primo programma, definito sotto
papa Gregorio XIII, a condizione che l'acqua corrente avesse
raggiunto il sito; ma poiché tale condizione non poté essere
soddisfatta, Monte Giordano fu depennato dalla
lista. |
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Non appena si rese disponibile l'Acqua Paola, ad
Antonio Casoni fu data commissione di realizzare una fontana decorativa
per il cortile principale del palazzo. L'architetto disegnò una
magnifica composizione, ultimata nel 1618, costituita da quattro catini
di dimensioni diverse. I due più in alto (i più piccoli) sono sostenuti
da un balaustro centrale ed hanno una grossa voluta decorativa su due
lati; l'acqua, fuoriescendo dal catino sommitale, tracima nei rimanenti
tre, riempiendoli in sequenza. |
 la fontana di palazzo Orsini (incisione di
G.B.Falda) |
Una volta la struttura comprendeva
anche due orsi, impresa degli Orsini, in piedi sulla sommità del muro ad
entrambi i lati della fontana; reggevano lo stemma della famiglia, e al tempo
stesso emettevano un getto d'acqua che raggiungeva il secondo catino.
Ma
quando nel XVIII secolo Palazzo Orsini cambiò proprietario, il cortile subì
delle modifiche, attorno alla fontana fu innalzata un'alta siepe, e gli orsi,
leggermente spostati dalla posizione originale smisero di funzionare, e
vennero lasciati sul muro a scopo puramente decorativo.
La portata
d'acqua che la fontana di Monte Giordano riceve oggi è stata di gran lunga
ridotta, e sono anche abbastanza visibili i segni lasciati dal tempo.
 la
fontana nelle sue condizioni attuali |
Trattandosi tuttora di una proprietà privata dei
Taverna, il cortile del palazzo non è accessibile al pubblico. Sebbene
questa monografia non prende in considerazione quelle situate in
residenze e ville (come già detto nell' introduzione), per
questa fontana è stata fatta un'eccezione, in quanto è chiaramente
visibile, in qualsiasi momento, attraverso il cancello del
palazzo. |
 uno
degli orsi che una volta gettava
acqua |
LE FONTANE DI PIAZZA FARNESE
 una delle due fontane; Palazzo
Farnese è sullo sfondo |
Piazza Farnese è la piazza principale del rione
Regola; il suo lato occidentale è interamente occupato dalla facciata di
Palazzo Farnese, uno dei più grandi e magnifici palazzi nobiliari
rinascimentali di Roma, edificato da architetti di talento quali Antonio
Sangallo il Giovane, Michelangelo, e lo stesso prolifico fontaniere
Giacomo della Porta. L'importanza artistica di Palazzo Farnese una volta
era pari al potere politico della famiglia che vi abitava. Ma nonostante
i Farnese annoverassero fra i loro familiari un papa (Paolo III),
un cardinale, e numerosi alti ufficiali, il palazzo poté disporre di
acqua corrente solo dopo l'apertura dell'anzidetto ramo dell'Acqua
Paola. |
Fino al XVI secolo, al centro di
piazza Farnese (una volta chiamata piazza del Duca) era situata un'antica
vasca di granito, di epoca romana; comunemente usate nelle terme
antico-romane, molte di queste vasche, fra cui questa, avevano una forma assai
tradizionale, con due maniglie e una testa di leone scolpite su ciascun
lato.

Collocata nella piazza, era ormai un puro ornamento,
ma poiché a volte qui si tenevano delle corride, la gente la usava anche
come comodo e sicuro punto di osservazione dal quale godersi il
pericoloso spettacolo, come si vede nell'incisione qui a
destra. |
 una
corrida sotto Palazzo Farnese (1535 circa): si noti la
gente nell'unica vasca presente nella piazza (dettaglio a
sinistra) |
 primi del '600: piazza del Duca (piazza Farnese) ora aveva due
vasche; lì vicino, in Campo de' Fiori era già stata costruita una
fontana, cfr. pagina 5 |
Un'altra vasca antica si trovava in piazza San Marco,
l'attuale piazza Venezia; circa un secolo prima (metà del '400) papa
Paolo II l'aveva trasferita dai dintorni del Colosseo alla piazza
dove aveva fatto costruire la sua residenza, cfr. pagina 4.
Poiché somigliava molto a quella già davanti a Palazzo Farnese, nella
seconda metà del XVI secolo il cardinale Alessandro Farnese, che
aveva intenzione di riunirle e formarne una coppia, chiese all'autorità
pontificia di poter prendere la vasca, dandone in cambio una di
dimensioni leggermente inferiori, rinvenuta in uno dei numerosi terreni
di proprietà della famiglia. Le due vasche furono collocate
nell'attuale posizione (illustrazione a sinistra). Poiché in quegli anni
le condutture dell'Acqua Vergine stavano raggiungendo diversi rioni, è
probabile che i Farnese avessero già pensato di ricavarne delle fontane.
Ma a causa della notevole distanza del punto terminale dell'acquedotto
ciò risultò impossibile, fino a quando non venne aperta l'Acqua
Paola. |
Nel 1626 un architetto di fama,
Girolamo Rainaldi, influenzato da Giacomo della Porta e Domenico Fontana,
trasformò le due vasche in due eleganti fontane gemelle.
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Nonostante il loro stile tardo-rinascimentale possa
essere sembrato a quei tempi una scelta di gusto leggermente
retro, erano perfettamente intonate all'architettura dello
splendido palazzo davanti al quale erano collocate. Le due antiche
vestigia romane furono poste da Rainaldi all'interno di una vasca a
terra, di forma mistilinea piuttosto allungata; all'interno delle
vasche, un piccolo balaustro sorregge una minuscola vasca di forma
navicolare, sormontata da un grosso giglio, l'impresa dei Farnese (di
cui si trovano numerosi esempi anche fra le decorazioni del palazzo),
che emette un getto d'acqua. |
 l'altra fontana
gemella |
Due altri punti d'acqua si trovano
all'interno della vasca, uno a ciascuna estremità, e altri quattro nella vasca
inferiore.
 teste di leone da entrambe le vasche |
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Negli stessi anni, un'altra fontana più piccola, con
un volto grottesco e un "beveratore", fu costruita alle spalle di
Palazzo Farnese, in via Giulia (cfr. II parte
pagina 1); anche questa è sormontata da un giglio, e ciò indica
che anche quest'opera fu finanziata dalla stessa famiglia
Farnese. |
Nel rione Regola, altre
fontanelle alimentate dall'Acqua Paola furono realizzate sulla facciata del
Palazzo del Monte di Pietà (probabilmente ad opera di Carlo Maderno) e, circa
mezzo secolo dopo, davanti a Palazzo Spada; sono entrambe mostrate nella
II parte
pagina 1.
FONTANE SCOMPARSEAttorno
al 1615 fu costruito un altro ramo dell'Acqua Paola, in modo da
attraversare l'Isola Tiberina e risalire fino a piazza del Campidoglio,
per aumentare la portata d'acqua a disposizione delle fontane
capitoline. Sulla piccola isola, per la prima volta l'ospedale locale
(cfr. Curiosità Romane pagina 5) poté
contare sull'acqua corrente. Prima che il ramo giungesse alla sommità
del colle, diverse case private del quartiere furono connesse alla
conduttura. |
 l'altro ramo dell'Acqua Paola, che raggiungeva il
Campidoglio (punto rosso) |
 la
fontana nella corte di Palazzo Savelli |
Fra di esse figurava anche la residenza della
famiglia Savelli, accanto al Tevere, una volta sede di un fortilizio
medioevale, trasformato in palazzo nel '500. Fu edificato sulle rovine
dell'antico Teatro di Marcello, utilizzate come un'alta predella. Con
l'attivazione del nuovo ramo dell'Acqua Paola, nella corte del palazzo
poté essere collocata una fontana. Fu probabilmente rimossa durante i
lavori di restauro condotti nella seconda metà degli anni '20, quando si
provvide a liberare il teatro dalle numerose botteghe e piccole
costruzioni che ne circondavano le parti rimaste ancora in piedi,
sebbene il corpo principale del palazzo sia ancora lì, sulla sommità
delle antiche rovine. |
Una fontana murale di dimensioni più modeste fu anche
realizzata del ghetto ebraico (cfr. Curiosità Romane pagina 6), appena
oltre il ponte che collega l'Isola Tiberina alla sponda orientale del
fiume. Era molto semplice, con tre piccole nicchie; quella centrale,
decorata con l'aquila di Paolo V, aveva in basso una vaschetta a
forma di "beveratore", mentre nella parte sommitale era lo stemma del
papa. Nonostante le dimensioni, per la comunità ebraica questa fontana
era molto importante, in quanto rappresentava la prima fonte di acqua
corrente a disposizione entro i confini del ghetto; infatti l'altra
fontana che venti-trenta anni prima Giacomo della Porta aveva costruito
in piazza Giudia (cfr. pagina 11)
sorgeva appena all'esterno di uno dei portoni del recinto. Anche la
fontana del ghetto andò perduta, a causa delle notevoli trasformazioni
che il rione subì alla fine del XIX secolo, quando molte case
antiche furono demolite. |
 Palazzo Savelli (in giallo) e il ghetto ebraico (in blu) nel
1676 |
altre pagine nella III parte
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