Piazza Giudia (Libro II) (Pianta C3) (VII giorno)
(Rione Sant'Angelo), (Rione Regola) e (Rione Sant'Eustachio)

In questa pagina:
Tavola di Giuseppe Vasi
Com'è oggi
La casa di Lorenzo Manilio
La fontana
Palazzo Cenci e S. Tommaso ai Cenci
Palazzetto Cenci
S. Maria del Pianto, S. Maria in Publicolis, S. Maria in Cacaberis

La Tavola (No. 29)


Siamo nella piazza che porta al Ghetto dove, dal 1556, gli Ebrei furono costretti a risiedere per volere di Paolo IV (vedi il portone sulla destra).
La vista è presa dal punto segnato in verde nella piantina del 1748, sotto. Nella descrizione relativa alla tavola Vasi faceva riferimento a: 1) Portone del Ghetto degli Ebrei; 2) le forche; 3) Casamento con iscrizione antica (i.e. Casa di Lorenzo Manilio); 4) Strada di Pescaria; 5) S. Maria del Pianto.
La pianta riporta anche 6) S. Maria in Publicolis; 7) S. Maria in Cacaberis; 8) Palazzo Cenci; 9) Palazzetto Cenci. La linea punteggiata indica i confini tra Rione Sant'Eustachio (in alto), Rione Regola (a sinistra) and Rione Sant'Angelo (a destra).


Oggi


Il vecchio Ghetto non esiste più sebbene l'area sia tutt'oggi densamente popolata di Ebrei. Una nuova grande sinagoga è oggi il riferimento lungo il fiume e una scuola sta nell'area tra la vecchia porta (andata distrutta) e gli edifici che si vedono nella foto. In lontananza il Portico d'Ottavia (o Piazza di Pescheria, come fu chiamata nel XVIII secolo).

La Casa di Lorenzo Manilio

Nel 1468 Lorenzo Manilio costruì questa casa per la sua famiglia e la decorò con frammenti di antichi rilievi romani, con una grande iscrizione a lettere cubitali che sembra provenire da un tempio, anche se non è così. E' invece contemporanea a Manilio che vi fece scolpire il proprio nome sia in Latino che in Greco, da umanista qual era.
Nella pagina sulle finestre d'Italia si vedono i particolari di una delle finestre di questo palazzo.

La Fontana

La fontana nella tavola (di Giacomo della Porta) si trova oggi nella vicina Piazza delle Cinque Scuole, così chiamata dalle cinque diverse scuole rabbiniche esistenti nel Ghetto.

Palazzo Cenci

Monte Cenci è una piccola collina artificiale derivante dalle rovine del teatro di Cornelio Balbo. Qui, prima i Crescenzi, poi i Cenci costruirono le loro fortezze. Il lato verso Piazza delle Cinque Scuole con la Cappella di S. Tommaso (l'edificio marrone a sinistra) fu costruito nel 1575, mentre il lato verso quella che è oggi Via Arenula mostra alcune aggiunte del XVIII secolo.
Il nome dei Cenci è associato a quello di Beatrice Cenci, una fanciulla che ispirò l'omicidio di suo padre Francesco, un bruto. Papa Clemente VIII Aldobrandini non ebbe pietà e la fece giustiziare in Piazza del Ponte l'11 Settembre 1599. Piazza del Ponte è la piazzetta di fronte a Ponte degli Angeli: una cappellina (oggi perduta) permetteva di dare i conforti religiosi ai condannati. Beatrice venne uccisa con la matrigna e due fratelli. Solo il fratellino più piccolo fu risparmiato, ma dovette assistere all'esecuzione. Un presunto ritratto di Beatrice realizzato da Guido Reni nella galleria Barberini ispirò molti scrittori tra cui Stendhal.
I vasti possedimenti dei Cenci furono confiscati e caddero nelle mani degli Aldobrandini. Alcuni anni dopo l'ultimo dei Cenci intraprese un'azione legale contro questa confisca, e nel 1699, 100 anni dopo la morte di Beatrice, i Cenci riottennero una grande parte dei loro possedimenti.

Palazzetto Cenci

I Cenci possedevano diversi altri edifici vicino al loro palazzo principale. Palazzetto Cenci fu progettato da Martino Longhi il Vecchio nel 1579. Nel cortile vi è un'interessante loggia con un disegno (serliana) assai usato per le finestre.

S. Maria del Pianto
S. Maria in Publicolis
S. Maria in Cacaberis

S. Maria del Pianto non ha una facciata e solo la cupola segnala la presenza della chiesa.
S. Maria in Publicolis è una chiesetta fatta costruire vicino al proprio palazzo dai Santacroce, che proclamavano di discendere da Publio Valerio Publicola, il console Romano che nel 509 a.C. promulgò delle leggi in favore che classi più umili. Vedi il Monumento al Marchese Antonio Publicola Santacroce e a sua moglie Girolama Nari di Lorenzo Ottoni dentro la chiesa.
S. Maria in Cacaberis (corruzione del nome del vaso di rame romano) è una chiesa che fu demolita nel XIX secolo. Il nome di una stradina laterale di Via Arenula è l'unico riferimento rimasto (calderari).

Brano dall'itinerario di Giuseppe Vasi del 1761 relativo a questa pagina:


Chiesa di s. Maria in Cacaberis
Varie sono l'interpetrazioni del nome di questa antica e piccola chiesa prima dedicata a s. Biagio, e varj sono ancora i ragionamenti, che si fanno dagli Antiquarj sopra il residuo del portico, che si vede appoggiato alla medesima, costruito tutto di travertino, ma di rozza architettura: viene però creduto essere parte del portico fatto da Gneo Ottavio, che poi fu detto ambulationes Octaviane. Poco dopo siegue la
Piazza Giudia
E' ammirabile la tazza del fonte, che quì si vede, per essere cavata dalla base di una colonna antica di marmo salino. Prese un tal nome questa piazza dagli Ebrei, i quali abusandosi della troppa condiscendenza de' sommi Pontefici, che lasciavansi abitare fra' Cristiani senza alcun segno, o distinzione, alla fine Paolo IV. ordino, che portassero al cappello un telo giallo, e che essendo essi servi di tutte le nazioni, non potessero tenere stabili, ne servitù, e però fu assegnato per loro esercizio l'arte di cucire, e di comprare e vendere cose vecchie, e per ultimo volle, che come ammorbati stessero rinchiusi in questo luogo separato, e cinto di muraglie, dove non avessero, che una sinagoga.
E' veramente notabile, che cavandosi nella piazza di questa sinagoga, furono trovate le due statue collossali, che ora stanno in Campidoglio, rappresentanti Castore e Polluce co' loro cavalli, perciò essendo ancora questo sito più alto, e quasi al pari del monte de' Cenci, fa sospettare essere stato quivi il teatro di Baldo, su le cui rovine potè essere poi stata eretta la
Chiesa di S. Tommaso, e Palazzo de' Cenci
Questa piccola chiesa dicevasi ne' tempi andati in monte mola; perchè sovrastante alle mole, che danno nel Tevere, e presso l'altro portone del Ghetto; ma essendo da Giulio II. conceduta a Rocco Cenci, fu poi da Francesco Cenci rifabbricata nel 1575. perciò prese il nome della famiglia, ed ancora del palazzo a cui è unita.
Quindi ritornando alla piazza Giudia, e voltando verso la nuova cappella coll'immagine della ss. Vergine del Carmine, che ivi sulla strada si venera, vedesi poco più avanti la
Chiesa di s. Maria in Publicolis
Il nome, che porta questa piccola chiesa ha fatto credere, che sia stata edificata da Valerio Publicola nobile Romano, ed è antica parrocchiale. Fu rinnovata l'anno 1643. dal Card. Marcello Santacroce con disegno di Gio: Ant. de' Rossi; vi sono perciò vari depositi di questa nobilissima famiglia scolpiti da Franc. Grimaldi Bolognese, con altre memorie antiche. Il quadro sull'altare maggiore, e quello a mano destra sono del Cav. Vannini.

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Prossima tappa nell'itinerario del VII giorno: S. Carlo ai Catenari