Piazza di Pescaria (Libro II) (V giorno) (Rione Sant'Angelo)

In questa pagina:
Tavola di Giuseppe Vasi
Com'è oggi
Vita quotidiana
S. Angelo in Pescheria
S. Ambrogio alla Massima
Casa dei Vailati e Albergo della Catena

La Tavola (No. 28 - ii)

Vasi ci porta a vedere il mercato del pesce di Roma. Ma prima di essere un mercato del pesce l'area era ricca di templi. Ciò che rimane è il Portico d'Ottavia, sorella di Augusto.
La vista è presa dal punto segnato in verde nella piantina del 1748, sotto. Nella descrizione relativa alla tavola Vasi faceva riferimento a: 1) Antico Portico; 2) S. Angelo; 3) Vico di Pescaria; 4) Cupola di S. Maria in Campitelli.
La piantina riporta anche 5) S. Andrea dei Pescivendoli; 6) S. Ambrogio della Massima; 7) Casa dei Vailati; 8) Albergo della Catena.


Oggi

L'antico tempio è ancora solo in parte scavato. Si ha qui uno degli esempi più interessanti di come a Roma chiese e case venissero costruite sulle rovine dei templi.

Vita Quotidiana

La finestra della casa guarda sul colonnato posteriore del Portico. Un grande frammento di tempio fu usato per molti anni come pietra di paragone per misurare le dimensioni dei pesci.

S. Angelo in Pescheria

Il Portico d'Ottavia nasconde l'entrata alla chiesa di S. Angelo in Pescheria. Nel XVIII secolo dalla chiesa venne separata una cappella per formare la chiesetta di S. Andrea dei Pescivendoli finanziata dalla Gilda dei Pescivendoli (clicca QUI per una lista di chiese appartenenti ad una confraternita).

S. Ambrogio alla Massima

Il Monastero di S. Ambrogio sta dietro il Portico d'Ottavia e parte di esso viene usata oggi per altri scopi. Questo spiega perché il bel portale del 1626 costruito a spese della badessa Beatrice de Torres introduca nel magazzino dei servizi municipali della nettezza urbana. Un cancello sulla sinistra immette in un giardino con un piccolo nymphaeum e alla chiesa. La chiesa, sebbene ampiamente rimodernata, conserva alcune interessanti memorie del passato, in particolare la decorazione degli altari con le api della famiglia Barberini.

Casa dei Vailati e Albergo della Catena

La tavola di Vasi mostra sulla sinistra una casa abbastanza anonima. Nel 1930 essa fu in parte demolita per rimetere in evidenza il progetto rinascimentale. Apparteneva alla famiglia Vailati (o Vallati)
Gli scavi nell'area tra il Portico d'Ottavia ed il Teatro di Marcello hanno isolato due edifici medievali dove stava un tempo l'Albergo della Catena, una locanda dove si rifocillavano i mercanti che venivano dalla campagna per fare affari a Piazza Montanara.

Brano dall'Itinerario di Giuseppe Vasi del 1761 relativo a questa pagina:


Chiesa di s. Michele Arcangelo in Pescheria
Le anticaglie, che qui si vedono, sono credute del portico di Giunone, il quale essendosi abbruciato, fu ristaurato da Settimio Severo, Marco Aurelio, e Antonino Pio; ora per il sito basso, ed umido quì fa capo ogni sorta di pesce, e poi si sparge all'altre piazze. La chiesa di san Michele Arcangelo, che si vede fra quelle rovine, fu eretta da Bonifazio II., e fu detta in Summo Circi, cioè come spiegano, in capite Circi Flaminii, la quale poi per la demolizione del Circo rimasta desolata, fu riedificata quivi forse da Stefano III. che fu nell'anno 752. il quale l'arricchì di alcuni corpi di ss. Martiri levati da una chiesa, che era sulla strada di Tivoli, e furono li ss. Getulio, e Sinforosa sua moglie con sette loro figliuoli, e però si vedono in essa più memorie antiche, che ornamenti moderni.
Chiesa e Monastero di s. Ambrogio della Massima
Entrando poi nel vicolo accanto alla fontana, che sembra non aver riuscita, si trova questa antichissima chiesa insieme col monastero delle monache Benedettine. Fu già quivi un'antica chiesa dedicata a s. Stefano, ed appresso fuvvi la casa di s. Ambrogio arcivescovo di Milano, la quale essendo dalla sua sorella ridotta in forma di monastero, lo fece poi erede di tutto il suo avere. Indi Celestino I. nell' anno 432. avendo avuto nuova, che il Concilio Efesino aveva dichiarato, che la ss. Vergine era Madre di Dio, aggiunse alla salutazione Angelica quelle parole: Santa Maria Mater Dei, ed in onore di lei edificò alcune chiese, fra le quali fece questa di nuovo, e la dedicò alla ss. Vergine Madre di Dio, e fu detta in Ambrogio. L'anno poi 1606. fu nuovamente fatta da D. Beatrice Torres coll'ajuto però del Cardinale suo fratello Arcivescovo di Monreale, e fu ornata di belli altari con pitture, e marmi. La statua di s. Ambrogio nel primo altare a destra è di Orfeo Rufelli fatta sul modello di Francesco Fiammingo; la deposizione dalla Croce nell'altare, che siegue è del Romanelli, e il quadro sull'altare maggiore, di Ciro Ferri. Le pitture nella volta sono del Cozza, e quelle nella cappella della Madonna, del Cav. d'Arpino; il s. Stefano però nell'ultima cappella è opera insigne di Pietro da Cortona. Credono queste monache di avere nella loro chiesa il corpo di santa Candida; ma non sanno poi se da Cartagine fosse qui portato, o se ella venne a morire in questo monastero.

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