La chiesa dedicata ai
Ss. Quirico e Giulitta è di origini antichissime, e sorge di fronte al
Foro di Nerva, vicino via Baccina, in una zona,
quella del centro monumentale di Roma antica, che verrà "cristianizzata"
con la costruzione di chiese solo a partire dalla metà del VI secolo,
tanto forte era la memoria del passato "pagano" della zona e l'opposizione
dell'aristocrazia senatoria. La chiesa è l'unica
ad essere
sopravvissuta alle demolizioni degli anni trenta del XX secolo per
l'apertura di via dell'Impero (l'attuale via dei Fori Imperiali) tra quelle che sorgevano nella
zona detta dei Pantani, dagli acquitrini formatisi nella zona dei
Fori a
causa dell'ostruzione della Cloaca Massima.
La chiesa è da considerare
un vero "palinsesto": la sua origine è da fissare non più tardi del VI
secolo, perché risulta edificata allo stesso livello altimetrico del
vicino Tempio di Marte Ultore e del muraglione del Foro di Augusto. In
effetti, scavi
archeologici e documenti epigrafici attesterebbero come assai probabile
una prima datazione all'epoca di papa Vigilio
(535-445), che avrebbe fondato una prima chiesa dedicata ai Ss. Stefano e
Lorenzo, le cui immagini in mosaico sembra siano state viste da molti
studiosi nell'abside della chiesa prima che venisse modificato il suo
orientamento. Una lapide datata 1584, oggi affissa sulla parete destra
della tribuna, ricorda un'antica epigrafe che testimoniava la
consacrazione dell'altare ai ss. Lorenzo e Stefano da parte di papa
Vigilio, ma che poi andò perduta durante i restauri del 1605-1608, perché
caduta dentro le fondamenta per sbaglio.
La dedica ai Ss. Quirico e
Giulitta, madre e figlio martiri a Tarso sotto Diocleziano nel 301,
compare invece per la prima volta nell'Itinerario dell'Anonimo
di Einsiedeln (fine dell'VIII secolo). A Roma due luoghi di culto sono
dedicati ai due martiri: questa chiesa e una cappella nella chiesa di S.
Maria Antiqua. Entrambi questi luoghi appartennero al quartiere
bizantino, in cui molte chiese vennero consacrate a santi orientali e
greci.
In origine, la facciata era rivolta verso la Suburra, come
appare dalla pianta del Bufalini del 1555 ed era preceduta da un portico,
sotto cui - in epoca medioevale - si svolgevano i contratti di affitto e
vendita di immobili. Come l'attuale, la chiesa medioevale era a navata
unica, ma la singolarità planimetrica dell'edificio risiederebbe nella
presenza di una serie ritmica di absidiole ricavate nei fianchi.
All'intervento di Pasquale II (1099-1118)
si deve il piccolo bel campanile
romanico, tuttora esistente, visibile solo lateralmente e a distanza, che in origine si ergeva sul fronte della chiesa stessa
prima del suo ribaltamento.
La chiesa è ricordata dai Mirabilia Urbis Romae, dal Liber
Censuum del 1192 (al n° 243 della nostra numerazione), e dalla
Graphia aurea urbis Romae (sec. XIII). Nel Medioevo nella chiesa vi
ebbero sepoltura molte famiglie baronali romane.
Sotto Sisto IV
della Rovere (1471-1484), furono eseguiti importanti restauri di
cui resta memoria nel portale di ingresso decorato con una corona di
alloro che ricorda il martirio dei santi titolari.
In occasione del giubileo del 1575 Gregorio XIII (1572-1585) soppresse la parrocchia di S.
Salvatore alle Milizie affinché il vicario della chiesa dei Ss.
Quirico e Giulitta potesse godere di una provvisione sufficiente.
Nel 1584 un grande restauro venne condotto dal cardinale titolare Alessandro
de' Medici: fu in questa occasione che venne invertito l'orientamento
della chiesa, in adeguamento ai nuovi tracciati della via Alessandrina e
della via Bonella aperte dopo la bonifica dei pantani.
Nel 1606-08, papa Paolo V (1605-1621) risanò di nuovo la chiesa dalla umidità e dalle
inondazioni rialzandola di quattro metri; inoltre la munì di una nuova
tribuna.
Successivi restauri si devono a Urbano VIII (1623-1644). Finalmente nel 1722
Innocenzo XIII la concesse ai Domenicani, che ne
intrapresero il rifacimento tra il 1728 ed il 1735, su probabile progetto
di Filippo Raguzzini. La semplice facciata settecentesca del Raguzzini conserva un bel
portale quattrocentesco, attribuito a Baccio Pontelli, l'interno non
presenta opere di particolare interesse.
Nel 1750-53
Gabriele Valvassori eresse il dormitorio sul lato destro della
chiesa: affinché esso non gravasse sopra la volta della chiesa, furono
eretti i grandi arconi ogivali di scarico (visibili nei locali superiori),
di solito erroneamente interpretati come testimonianza di una antica
sopraelevazione della navata secondo forme gotiche effettuata nel sec.
XIV, e che viceversa rappresenterebbero una utilizzazione settecentesca di
forme e tecniche gotiche per motivi funzionali. Con la soppressione
napoleonica dei conventi, il complesso passò in mano a privati per poi
essere trasformato (negli anni '60 del XX secolo) in albergo (Hotel
Forum).
Dal corridoio a destra dell'abside o dal Museo del Presepio (il cui
ingresso è all'inizio di via della Madonna dei Monti) si scende al livello
della chiesa altomedioevale, di cui sopravvivono due absidiole affrescate.
Rinvenute dal Giovannoni nel 1930 quattro metri più basso rispetto al
piano attuale della chiesa e poste esternamente al muro longitudinale
meridionale, esse presentano affreschi divisi in due fasce: quella
inferiore consiste in una panneggio con al centro la raffigurazione
dell'Agnello mistico sopra un altare (sec. IX); la zona superiore
conserva invece soltanto tracce di figure (restano piedi e vesti di
figure di santi e forse del donatore), di età
tardomedioevale.
Addossato alla fondazione della facciata un pozzo
quadrato che segna il posto ove sorgeva l'altare.
Di altre tracce di pitture, individuate e descritte dal Bacci nel 1910, non rimane invece più
traccia.
In alcuni ambienti
annessi alla chiesa è ospitato un curioso Museo del Presepio, aperto al
pubblico nei mesi invernali, con presepi di diversi luoghi ed
epoche.
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