S. Salvatore alle Milizie
Rione Monti, Salita del Grillo, 17-21
CHIESE MEDIEVALI torna alla pagina iniziale delle CHIESE DI ROMA

Nel 1886 furono rinvenuti, in un locale allora adibito a cantina e oggi occupato dall'Associazione "Polmone Pulsante" (Salita del Grillo, 17-21), cinque brani d'intonaco dipinto, il più conservato dei quali era quello attaccato sopra un arco in cui erano rappresentate due figure, una delle quali con dalmatica e sandali. Esse mancavano della testa e la loro altezza fino al collo era di circa un metro. Il dipinto terminava in basso con una fascia color rosso cupo su cui era tracciata col pennello, in bianco, una iscrizione che già allora risultava assai lacunosa (…OT PTVOAM....+EGOBE...PINGE...) che fu interpretata come "pro tuo amore Ego Bene de Rapiza pingere feci".
Se l'interpretazione fosse esatta, gli affreschi si riporterebbero al ciclo di S. Clemente e dell'Oratorio dei Sette Dormienti, ove pure torna il nome di Beno de Rapiza; e siccome le pitture di S. Clemente e dell'Oratorio dei Sette Dormienti sono della seconda metà del sec. XI, quelle di S. Salvatore alle Milizie potrebbero essere dello stesso tempo. Purtroppo però, delle pitture viste nel 1886 oggi ben poco rimane, ma si scorgono ancora i resti delle due figure sopra l'arco.
Il locale dovrebbe essere da identificare con la chiesa di S. Salvatore alle Milizie, presente nella pianta del Bufalini (1551), che la disegnò con tre colonne per le due navate. Il prospetto è delineato molto chiaramente nella pianta del Tempesta (1593). Al tempo dell'Adinolfi il campanile della chiesa, rifatto in parte e ridotto ad altro uso, si vedeva dalla casa al n. 13, mentre nella casa corrispondente al n. 14 si sarebbe vista una immagine dipinta del Salvatore fatta a ricordo della chiesa.
S. Salvatore delle Milizie non fu una grande costruzione (era larga appena m. 5,80); i costruttori medioevali della chiesa si servirono, finché poterono, di costruzioni preesistenti (secc. I-III), poi, secondo un uso proprio del tempo, occuparono l'area pubblica prospiciente; per questa parte estrema si servirono di elementi d'opera quadrata, traendoli probabilmente dai resti delle Mura Serviane che correvano nelle vicinanze.
S. Salvatore delle Milizie ritorna spesso nei documenti medioevali ed è ricordata da parecchi scrittori di cose romane anche dopo la sua distruzione (anche se spesso confusa con S. Salvatore ai Monti o con la scomparsa S. Abbaciro). La prima menzione della chiesa si ha nel Catalogo di Cencio Camerario (1192). La soppressione è del tempo di Gregorio XIII, come si può rilevare da una bolla spedita il 24 aprile 1577, inserita nel Bollario dell'Ordine dei Predicatori. Da essa sappiamo che, per libera rinunzia del suo ultimo rettore Matteo Carroccio, la chiesa veniva unita alla chiesa dei Ss. Quirico e Giulitta. Le ragioni della soppressione fu dovuta al fatto che la fabbrica minacciava rovina, e che le sue rendite non erano sufficienti a mantenere il rettore.