145.

BENEDETTO IX
Teofilatto dei Conti di Tuscolo

Romano
Papa per la prima volta
dal 1032 al 1044

Alla morte di Giovanni XIX il papato, come la città, sembravano una esclusiva questione di famiglia dei Conti di Tuscolo; avevano in mano il potere totale, e con un imperatore tollerante come Corrado II, Alberico III, nuovo capo famiglia di quel tempo, non aveva nulla da temere. Corrompendo il gruppo di ecclesiastici che poteva ancora contare a Roma, non gli fu difficile imporre sul trono di Pietro il figlio Teofilatto che assunse il nome di Benedetto IX; la sede di Roma a quanto pare poteva essere comprata come un qualsiasi altro vescovado, perdendo in pieno quel carattere apostolico che si addiceva per tradizione alla cattedra di Pietro.

Benedetto IX fu consacrato alla fine del 1032, secondo altri nel gennaio dell'anno dopo; è certo che si trattava di un giovanissimo, forse non dodicenne come molti hanno sostenuto, ma inesperto e privo comunque di quel curriculum ecclesiastico che sarebbe valso in parte a giustificare una sua elezione. Era solo il secondo figlio del console Alberico III dei Conti di Tuscolo e questo bastava. Suo fratello maggiore, Gregorio, contemporaneamente veniva insignito del titolo di senatore, evitando diplomaticamente il titolo di patricius che avrebbe potuto irritare l'imperatore già fin troppo accondiscendente.

Secondo uno dei suoi successori, Vittore III, Benedetto IX fu ladro e assassino, giungendo a dire di vergognarsi nel riferire la vita laida e scellerata di questo suo predecessore. Lo stesso orrore manifesta Desiderio di Montecassino nel raccontare le iniquità compiute da questo papa. È chiaro che insomma, come nota il Gregorovius, "con Benedetto IX il papato toccò il fondo della decadenza morale. Le condizioni di Roma in quel periodo apparirebbero probabilmente peggiori di quelle dell'epoca di Giovanni XIII e, forse, supererebbero in orrore quelle del periodo dei Borgia, qualora potessimo paragonare esattamente queste età tra di loro".

Lo strapotere dei Tuscolani a Roma era ben saldo e sembra infondata la notizia che nel giugno del 1036 il popolo insorse tentando di uccidere questo papa che riteneva indegno della sua carica. Benedetto IX sarebbe riuscito a scappare riparando presso l'imperatore proprio allora sceso in Italia per risolvere una questione ormai diventata spinosa per l'impero: le rivalse dei feudatari minori dell'Italia settentrionale, i valvassori, ribellatisi al dominio dispotico dell'arcivescovo di Milano, Ariberto, che voleva trasformare la sua arcidiocesi in una sorta di stato pontificio milanese. Il papa s'incontrò con l'imperatore, ma solo per farla finita con Ariberto.
In un primo tempo Corrado pensò di agire da solo, e decise nel 1037 di favorire i valvassori concedendo loro l'ereditarietà dei feudi. Ariberto si rifiutò di obbedire e Corrado cinse invano d'assedio Milano; non riuscendo nella sua impresa militarmente, convocò di sua iniziativa, senza l'apporto del papa o di altri ecclesiastici, un concilio a Piacenza; dichiarò decaduto Ariberto e nominò un suo successore, che il popolo milanese ovviamente non accettò.
A questo punto l'imperatore si rivolse a Benedetto IX, che appare talmente forte nella sua posizione da poter abbandonare la propria sede quando vuole, senza preoccupazioni per eventuali colpi di mano. Il loro incontro avvenne a Spello nel marzo del 1038: Ariberto dalla sua sede di Milano si atteggiava a riformatore della Chiesa e criticava la vita scandalosa del pontefice. Corrado II aveva bisogno dell'intervento del papa e così gli fece chiaramente capire che era opportuno scomunicare l'arcivescovo per i reciproci interessi. E Benedetto fu ben felice di scagliare l'anatema contro il caparbio Ariberto.
Corrado proseguì la sua spedizione in Italia passando nel sud per stabilire presidi e roccaforti nella situazione sempre precaria per lo Stato della Chiesa e che sembrava solo trovare una novità nell'affermazione dei Normanni che si venivano insediando qua e là: in questa circostanza, l'imperatore assegnò a Rainolfo la contea di Aversa.
Scoppiata improvvisamente nel suo esercito la peste, Corrado fu costretto a tornare in Germania, dove contagiato egli stesso morì nel 1039 dopo aver assicurato il trono a suo figlio Enrico.

Passarono alcuni anni però prima che il nuovo re germanico scendesse in Italia, non solo per prendere possesso dei suoi territori, ma anche per ristabilire, se vogliamo, un certo ordine morale all'interno della Chiesa. Enrico III, diversamente da suo padre, si sentiva ispirato infatti da Dio in un'opera riformatrice che, sotto certi aspetti, si affiancò a quella moralizzatrice già esistente in molti ambienti ecclesiastici, ma che non riusciva ad avere un appoggio ad alti livelli; Ariberto era stato uno degli ultimi a subirne le conseguenze.
Benedetto IX seguitava a governare tranquillamente sul trono papale, ricoprendolo d'infamia; eppure se ne andava in giro ostentando sfacciatamente di tanto in tanto una rispolverata dignità pontificia. Nel 1040 era a Marsiglia per consacrare la chiesa di San Vittore e partecipare ad un concilio che sbandierava una filantropica legge della pace di Dio, la Tregua Dei, certamente contrastante con il comportamento di un simile pontefice, in cui non si rispecchiava il senso della giustizia divina.

Ma tra la fine del 1044 e l'inizio dell'anno seguente venne per Benedetto IX una prima resa dei conti; una rivolta popolare lo cacciò da Roma e lo sostituì con un nuovo papa, Silvestro III. Qui ha termine il primo pontificato di Benedetto IX, il quale è l'unico papa della storia che viene considerato, come attesta l'Annuario pontificio, eletto tre volte, rinnovando così una serie di controsensi nell'elenco dei romani pontefici, come già notato a proposito di Giovanni XII, Benedetto V e Leone VIII, nella biografia di quest'ultimo.

II pontificato
Benedetto IX infatti, che riesce a rientrare a Roma nel 1045 scacciando l'insediato Silvestro III (da molti considerato un antipapa, ma riconosciuto invece papa legittimo nell'Annuario pontificio), non fa che proseguire il suo pontificato; non è stato ancora deposto da nessun concilio. Tanto che, nello stesso anno in cui rientra in possesso del trono pontificio, dopo appena un mese non esita a venderlo all'arciprete Giovanni Graziano, che diventa papa col nome di Gregorio VI, abdicando quindi liberamente. E questo sarebbe il suo secondo pontificato.

Mentre Benedetto IX si ritira in pensione, continuando la vita avventurosa nei suoi castelli di Tuscolo, arriva in Italia Enrico III nel 1046, animato come si è detto da una ferma volontà di riformare la Chiesa romana. Il concilio da lui convocato a Sutri il 20 dicembre del 1046 provvederà a deporre tutti i papi in circolazione, eleggendo papa Clemente II.
I Tuscolani non pensarono minimamente di recriminare, restarono tranquilli quando Enrico III venne a Roma e insediò il suo papa; in questo modo coprirono la latitanza di Benedetto IX, che dal Tuscolo seguiva gli avvenimenti attendendo l'occasione propizia per impadronirsi di nuovo del pontificato.

III pontificato
E l'occasione gli capitò puntualmente, quando, tornato Enrico III in Germania, nell'ottobre del 1047 Clemente II morì ed egli come un falco piombò nuovamente sul trono per restarvi fino al luglio dell'anno dopo, scacciato solo dai legati imperiali che v'insediarono Damaso II.
E questo fu il suo terzo pontificato, ufficialmente riconosciuto nell'Annuario pontificio; la questione appare piuttosto confusa anche in questo caso, tanto che in alcuni testi si azzarda la qualifica di antipapa per il secondo e terzo pontificato di Benedetto IX.

Definitivamente abbandonato il trono pontificio, questo stravagante pontefice si ritirò nei suoi castelli di Tuscolo; secondo alcuni entrò nel monastero di Grottaferrata, presso Frascati, dove oltretutto risulta sepolto. Francamente è difficile pensare ad un ravvedimento di una persona come lui; più facile immaginare in caso un papa gaudente ridotto a monaco gaudente. Quel che è certo è che la sua morte, avvenuta intorno al 1050, coincise con la fine della tirannia dei Conti di Tuscolo sul trono pontificio, al quale erano riusciti ad elevare ben cinque papi, anche se essi continuarono ad avere la loro importanza nella storia della città fino a gran parte del XII secolo.