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GREGORIO VI
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Giovanni Graziano, probabile discendente della famiglia dei Pierleoni, arciprete di San Giovanni a porta Latina, che aveva fama di pio uomo di chiesa, comprò da Benedetto IX il trono pontificio e fu consacrato papa il 5 maggio del 1045 con il nome di Gregorio VI.
La sua elezione, fuori di Roma, fu salutata come un avvenimento eccezionale; Pier Damiani, il grande monaco fautore di una riforma generale della Chiesa per un ritorno agli ideali originali del papato, evidentemente all'oscuro di quel traffico commerciale, che aveva portato Gregorio VI alla cattedra di Pietro, gli scrisse esultante che finalmente "la colomba era tornata all'arca col ramo d'ulivo". Può darsi che Gregorio VI fosse ricorso alla simonia, ritenendolo l'unico mezzo per eliminare un papa così indegno, e che effettivamente avesse le migliori intenzioni di riportare il papato a quella posizione di prestigio e onorabilità che aveva perduto da tempo. Ne erano una garanzia la fama di religiosità che si era fatto fino ad allora e, indirettamente, il fatto che fosse suo cappellano quell'Ildebrando di Soana destinato a dare una svolta storica nel corso degli anni futuri al papato e alla cristianità. In più occasioni comunque dovette mettersi a capo personalmente di truppe armate per ristabilire l'ordine nella città che era nel più completo caos, come ricorda il Gregorovius sulla base dei cronisti dell'epoca: "Le strade erano infestate dai briganti; i pellegrini venivano regolarmente assaliti e derubati; nella città le chiese cadevano in rovina e i preti si davano ai bagordi. Ogni giorno avvenivano assassini che rendevano malsicure le strade; persino in San Pietro la nobiltà romana osava fare irruzione con la spada in pugno per razziare quei doni che mani pietose deponevano sugli altari". Quando poi Enrico III scese in Italia nell'autunno del 1046, preceduto dalla fama di riformatore ecclesiastico, e fu incoronato subito re di Lombardia, tenendo un concilio a Pavia di vescovi tedeschi, borgognoni ed italiani, per discutere le basi di una riforma concreta del mondo ecclesiastico, Gregorio VI si preoccupò di incontrarsi con lui a Piacenza. Voleva trarlo dalla propria parte, screditare al massimo le figure di Benedetto IX e di Silvestro III; ma Enrico III, pur trattandolo con tutti gli onori che si addicevano ad un papa, si mostrò diffidente e rinviò ogni decisione su quelli che evidentemente Gregorio VI giudicava antipapi al concilio che aveva convocato a Sutri. Questo concilio si riunì il 20 dicembre e convocò i tre papi; si presentarono solo Silvestro III, che fu deposto, anche se molto probabilmente autorizzato a conservare la diocesi di vescovo, e Gregorio VI. Questi, riconosciuto colpevole di simonia, dietro sua spontanea deposizione, fu ritenuto indegno della carica ed invitato ad abdicare. Condannato all'esilio in Germania per ordine del re, fu affidato alla sorveglianza dell'arcivescovo di Colonia, Ermanno; e "sulle rive del Reno" morì nel 1047, assistito fino all'ultimo dal suo cappellano Ildebrando. Si ignora dove fu sepolto. |