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VITTORE III
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Designato o no da Gregorio VII nel novero dei suoi probabili successori, secondò le discordanti notizie forniteci dai suoi contemporanei, l'abate di Montecassino, Desiderio, nativo di Benevento, fu candidato al trono pontificio su proposta del principe Giordano di Capua. Inizialmente egli oppose un netto rifiuto fino ad arrivare a protestare formalmente presso i suoi sostenitori, tra i quali era anche Matilde di Toscana, perché si arrivasse ad un concilio che provvedesse ad eleggere il nuovo papa. Ma, quasi costretto, si recò a Roma nella Pasqua del 1086, cedendo infine, riluttante, alle suppliche dei cardinali; fu così eletto il 24 maggio di quell'anno ed assunse il nome di Vittore III.
L'Annuario pontificio riporta tale data come inizio del suo pontificato, ma in realtà tra il giorno della sua elezione e l'effettiva intronizzazione passò un altro anno; la validità della sua elezione fu infatti contestata da Ruggero, figlio di Roberto il Guiscardo, con una congiura scattata in Roma quattro giorni dopo l'elezione, che portò ad uno scontro armato tra le opposte fazioni. Ma Desiderio non era tipo da combattere per mantenere un trono che già aveva preso di malavoglia; se qualcuno aveva a che dire nei suoi confronti, tanto meglio! Senza indugio se ne andò da Roma e raggiunse, via mare, Terracina; lì si spogliò delle insegne pontificie e se ne ritornò in convento, deciso a non tornare sulle proprie decisioni. Nel frattempo a Roma si rifaceva vivo Clemente III e s'insediava in Laterano.
Ma il suo era un pontificato nato sotto una cattiva stella, come accade per tutti gli impegni che si assumono di controvoglia; Roma seguitava ad essere quotidianamente angustiata da scontri tra le opposte fazioni, anche perché Clemente III era riuscito ad asserragliarsi nel Pantheon e Vittore III non aveva l'anima del guerriero. Otto giorni dopo la sua consacrazione se ne ritornò a Montecassino; aveva accontentato i suoi sostenitori, era diventato papa, ma non poteva rinunciare alla pace che solo il monastero era capace di dargli. Ancora una volta però da lì venne a riprenderlo Matilde, che lo convinse a ritornare quasi ricordandogli come fosse suo dovere non allontanarsi dalla sede di Pietro.
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