158.

VITTORE III
Desiderio

di Benevento
Papa dal 24.V.1086
al 16.IX.1087

Designato o no da Gregorio VII nel novero dei suoi probabili successori, secondò le discordanti notizie forniteci dai suoi contemporanei, l'abate di Montecassino, Desiderio, nativo di Benevento, fu candidato al trono pontificio su proposta del principe Giordano di Capua. Inizialmente egli oppose un netto rifiuto fino ad arrivare a protestare formalmente presso i suoi sostenitori, tra i quali era anche Matilde di Toscana, perché si arrivasse ad un concilio che provvedesse ad eleggere il nuovo papa. Ma, quasi costretto, si recò a Roma nella Pasqua del 1086, cedendo infine, riluttante, alle suppliche dei cardinali; fu così eletto il 24 maggio di quell'anno ed assunse il nome di Vittore III.

L'Annuario pontificio riporta tale data come inizio del suo pontificato, ma in realtà tra il giorno della sua elezione e l'effettiva intronizzazione passò un altro anno; la validità della sua elezione fu infatti contestata da Ruggero, figlio di Roberto il Guiscardo, con una congiura scattata in Roma quattro giorni dopo l'elezione, che portò ad uno scontro armato tra le opposte fazioni. Ma Desiderio non era tipo da combattere per mantenere un trono che già aveva preso di malavoglia; se qualcuno aveva a che dire nei suoi confronti, tanto meglio! Senza indugio se ne andò da Roma e raggiunse, via mare, Terracina; lì si spogliò delle insegne pontificie e se ne ritornò in convento, deciso a non tornare sulle proprie decisioni. Nel frattempo a Roma si rifaceva vivo Clemente III e s'insediava in Laterano.
Di fronte alle pressioni del principe Giordano, nel marzo del 1087 Desiderio convocò un concilio a Capua, ma non come papa, bensì in qualità di vicario della sede romana nell'Italia meridionale, per deliberare appunto sull'elezione di un pontefice. Vi erano presenti tutti i capi normanni che sembravano ormai d'accordo sulla candidatura di Desiderio e questa volta il vecchio abate non riuscì ad allontanare dal suo capo la tiara così poco a lui gradita. Fu praticamente rieletto e si convinse ad accettare di fronte all'impegno dei Normanni a snidare dal Vaticano Clemente III; il che avvenne il 9 maggio del 1087, giorno in cui Desiderio, ovvero Vittore III, fu infine solennemente consacrato in San Pietro.

Ma il suo era un pontificato nato sotto una cattiva stella, come accade per tutti gli impegni che si assumono di controvoglia; Roma seguitava ad essere quotidianamente angustiata da scontri tra le opposte fazioni, anche perché Clemente III era riuscito ad asserragliarsi nel Pantheon e Vittore III non aveva l'anima del guerriero. Otto giorni dopo la sua consacrazione se ne ritornò a Montecassino; aveva accontentato i suoi sostenitori, era diventato papa, ma non poteva rinunciare alla pace che solo il monastero era capace di dargli. Ancora una volta però da lì venne a riprenderlo Matilde, che lo convinse a ritornare quasi ricordandogli come fosse suo dovere non allontanarsi dalla sede di Pietro.
E Vittore III seguì la contessa, ma solo per starsene tranquillo nell'isola Tiberina. Clemente III spadroneggiava tra San Pietro e il Castel Sant'Angelo ed aveva dalla sua un legato imperiale che Enrico IV, impegnato in Germania, aveva provveduto ad inviare per sostenere il "suo" papa. Vittore III si ammalava pure e a fine luglio se ne tornava nella sua abbazia, da dove però convocava per la fine di agosto un concilio a Benevento; qui si decise a prendere posizione ufficialmente, come Gregorio VII, contro Clemente III e gli rinnovò la scomunica, oltre ad approvare nuovi canoni contro la simonia. Fu probabilmente in quella stessa circostanza che lanciò un appello ai sovrani e alle città italiane per una specie di crociata contro i Saraceni dell'Africa; l'impresa, alla quale parteciparono Pisa, Genova e Amalfi, portò alla conquista di alcune città come Mehedia.
Ma Vittore III si senti ormai prossimo alla fine e tornò definitivamente a Montecassino, ove morì il 16 settembre del 1087, dopo un effettivo pontificato di poco più di quattro mesi. È che Desiderio non aveva proprio lo spirito del pontefice quale i tempi richiedevano, perché era nato monaco e tale voleva restare; costretto dalle circostanze all'alto ufficio pontificale, in pratica risultò uno dei papi dalla personalità più scarsa di quegli anni. Venne sepolto nella sua abbazia; beatificato dalla Chiesa, ne fu confermato il culto nel 1887.