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GIOVANNI XIX
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In barba alla simonia e alla santità delle istituzioni ecclesiastiche tanto difese da Benedetto VIII, alla sua morte salì al trono pontificio un laico, suo fratello Romano. Già console e senatore dei Romani, con voti comprati ed estorti, ricevuti o meno nella solita rapidità gli ordini sacri, egli fu consacrato papa tra l'aprile e il maggio del 1024.
Convinto che il trono pontificio era un trono come un altro, pare che fosse tentato di vendere il primato pontificio al patriarca di Costantinopoli; i vescovi italiani e la comunità cluniacense si ribellarono apertamente di fronte a questo progetto, per cui, seppure evidentemente a malincuore, Giovanni XIX dovette far sapere al pretendente Eustazio che non se ne faceva niente. Da allora si verificò il distacco definitivo tra le Chiese d'Oriente e d'Occidente e i nomi dei papi non comparvero più nei Dittici. Morto nel luglio Enrico II, l'incertezza che regnava in Germania per la successione alla corona determinò il riaccendersi di grandi speranze tra i sovrani e i nobili italiani. Le opposte fazioni naturalmente impedivano un interesse nazionale unitario e così, quando Corrado II il Salico fu eletto nel settembre re di Germania, il potente vescovo di Milano, Ariberto, si affrettò a rendergli omaggio, il che significava per l'episcopato protezione dai malintenzionati nobili lombardi. Corrado sosteneva inoltre che il re di Germania era automaticamente anche re d'Italia e Ariberto non ci pensò due volte a riconoscerlo come tale, invitandolo a ricevere da lui la corona ferrea: cosa che avvenne nella primavera del 1026.
Giovanni XIX governò Roma pacificamente, ma in pratica non ebbe alcuna autorità a livello internazionale e finì per giostrare il suo potere solo tra le mura di Roma, fuori delle quali qualsiasi sua decisione veniva sempre bloccata dall'imperatore. Un segno tangibile del disprezzo che Corrado II ebbe nei suoi confronti si poté riscontrare, ad esempio, quando il papa rinnovò all'abate di Reichenau il privilegio, concessogli da Gregorio V, di far uso dei pontificali durante la messa cantata. L'imperatore bruciò in pubblico durante un concilio il documento pontificio, dando ragione al vescovo di Costanza che aveva reclamato presso di lui per il privilegio concesso all'abate. Una nota di mecenatismo aleggiò nel suo pontificato; protesse infatti Guido d'Arezzo, l'inventore delle nuove note musicali. Per il resto la Chiesa non perdeva granché, quando Giovanni XIX morì negli ultimi mesi del 1032. Fu sepolto in San Pietro. |