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Collegio di Propaganda Fide (Libro IX) (Pianta B2) (III giorno) (Vista C6)
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Il Collegio fu fondato da Urbano VIII per l'ammaestramento dei
missionari. La facciata principale, del Bernini, è in Piazza di Spagna. Vasi mostra la facciata sud del
Borromini costruita sotto Alessandro VII, di cui si vede il gigantesco stemma
all'angolo. Il lato ovest è mostrato nella tavola 146.
Il palazzo è tuttora destinato al so antico scopo, ma il piano terra è stato convertito in negozi. Lo stemma di Alessandro VII è andato perduto, ma i suoi simboli sono rimasti sulle grandi finestre del primo piano, mentre l'ape di Urbano VIII sta in cima alle finestre del negozio.
L'ingegnosità del Borromini e la sua tipica maniera di combinare le linee curve può essere apprezzata in dettaglio all'ingresso del Palazzo.
Bernini aveva costruito per Urbano VIII una piccola cappella dentro il palazzo. Con la morte del Papa le fortune di Bernini decaddero e a Borromini fu chiesto di demolire la cappella e di costruirne una nuova che fu completata sotto Alessandro VII (vedi il suo stemma all'entrata della cappella). Dal momento che Bernini viveva di fronte al Palazzo di Propaganda Fide dovette sopportare di vedere la propria opera cancellata dal rivale. E' un peccato che abbiamo perduto la cappella ellittica di Bernini (che ispirò il suo ultimo lavora in S. Andrea al Quirinale), ma la cappella di Borromini la compensa. A prima vista tutto sembra così nitido e semplice, ma il risultato è raggiunto in maniera molto sofisticata. I sei busti raffigurano i cardinali che proteggevano le missioni (sotto, il busto del Cardinal Antonio Barberini): le statue sono generalmente ascritte agli allievi di Alessandro Algardi, ma gli alti basamenti neri furono disegnati da Borromini.
Pietro Bernini, padre Gian Lorenzo, si trasferì a Roma nel 1606 e si stabilì in una casa di fronte a S. Maria Maggiore dove suo figlio continuò a vivere
per molti anni, sebbene a quei tempi S. Maria Maggiore fosse un posto piuttosto remoto.
Il favore di Urbano VIII, che commissionò a Bernini palazzi, chiese e la decorazione di
S. Pietro, rese Gian Lorenzo Bernini ricchissimo e lo indusse a trasferirsi in una
posizione più centrale. Nel 1642 egli comprò due edifici in Via della Mercede:
in uno (quello rossastro, nella fotografia) stabilì la sua residenza e il suo laboratorio, l'altro
lo affittò. Bernini visse in questa casa fino alla morte nel 1680. Lasciò una fortuna
e i suoi eredi in seguito si trasferirono in un edificio ancora più ambito in
Via del Corso di fronte a Palazzo Ruspoli e che è noto come Palazzo Bernini.
L'iscrizione della fine del XIX secolo fa riferimento al fatto che papi e principi
si inginocchiarono davanti a lui. Bernini aveva una personalità molto gradevole e,
per dirla con termini di oggi, aveva grandi abilità di marketing, e tuttavia era
consapevole dell'autonomo valore dell'arte e del proprio valore come artista.
Quando la Regina Christina di Svezia gli fece visita,
egli la ricevette nel suo laboratorio in abiti da lavoro, a voler significare
che la sua attività d'artista aveva la precedenza sulle regole del protocollo.
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