Piccola chiesa appartata in una delle zone più suggestive di Roma,
peraltro assai conosciuta come chiesa "da matrimoni".
La cronologia della chiesa di S. Giovanni Evangelista a
Porta Latina è molto dibattuta. Secondo una notizia raccolta da
Tertulliano alla fine del sec. II d.C., s. Giovanni Evangelista avrebbe
subito a Roma il martirio con l'immersione in una caldaia di olio bollente
e, uscitone illeso, sarebbe stato relegato a Patmos; il luogo del martirio
viene localizzato nei pressi della Porta Latina. In effetti, nei pressi
della basilica su via di Porta Latina, ai piedi d'una piccola altura detta
nel Medioevo Monte Calvarello, esiste una cappella (che oggi si
presenta in forme cinquecentesche) detta di s. Giovanni in Oleo che
si crede esser propriamente il luogo ove il santo fu posto nella caldaia.
La chiesa vera e propria, secondo la tradizione, sarebbe stata
costruita al tempo di Papa Gelasio
I (492-496); a questo periodo infatti risalgono i resti rinvenuti
nell'abside e che dimostrano che la basilica aveva un impianto di tipo
orientale, con abside poligonale a tre lati preceduta da un avancorpo con i due
pastophòria che concludono le navatelle; la tradizione trova conferma nel
tipo di muratura (in opera listata a filari irregolari) e nelle tegole del
vecchio tetto, di cui una è conservata come leggio, che portano stampigli
dell'epoca di Teodorico (495-526); tuttavia, l'intitolazione
all'Evangelista non è documentata prima del VII secolo (683). |
Il Liber Pontificalis attesta che Adriano
I tra il 772 e il 795 restaurò la chiesa (in omnibus noviter
renovavit). Nel 1144-45 la chiesa divenne proprietà della Basilica
Lateranense. A questa epoca dovrebbe risalire la ricostruzione
dell'edificio, che si dovette concludere entro il 1191, anno in cui Celestino
III (1191-1198) traslò qui le reliquie dei ss. Gordiano ed Epimaco
e riconsacrò la chiesa, come testimoniato da un'iscrizione dedicatoria, un
tempo murata in controfacciata e ora collocata sul fronte di un moderno
leggio:
Anno Dominicae Incarnationis MCLXXXX[I] Ecclesia Sancti
Johannis ante Portam Latinam dedicata est ad honorem Dei et betai Johannis
Evangeliste manu domini Celestini III pp., presentibus fere omnibus
cardinalibus tam episcopis quam et aliis cardinalibus, de mense madiam die
X festivitatis ss. Gordiani et Epimachi, est enim ibi remissio vere
penitentibus AXI, dierum de injunctis sibi penitentiis singulis
annis.
La muratura, analoga a quella della chiesa superiore di S.
Clemente, sembra confermare la datazione. Quando sotto Bonifacio
VIII (1299-1303) S. Giovanni in Laterano passò con tutte le sue
possidenze al clero secolare, S. Giovanni a Porta Latina rimase senza
rendite e i canonici l'abbandonarono. Nel 1320 il Catalogo di Torino
delle chiese di Roma ricorda che nella chiesa si trovavano 15 fratres
paupertatis. A partire dal sec. XVI la chiesa subisce tutta una
serie di interventi che portano, tra l'altro, al danneggiamento degli
affreschi medioevali (1566).
Nel 1905 le Suore Turchine della
SS. Annunziata si stabilirono nel monastero che divenne di clausura e fu
in questo periodo che il padre Paul Styger scoprì nel sottotetto sopra al
presbiterio gli affreschi medioevali; si procedette allora al restauro
sotto la direzione di monsignor Wilpert (1913-15).
Nel 1937 assunsero
l'officiatura della chiesa i Padri Rosminiani (che occupano con il loro collegio il vicino convento
settecentesco, da loro ampliato) che ne realizzarono nel
1940-41 un restauro (con interventi non sempre legittimi) teso al
ripristino delle strutture medioevali e alla demolizione di tutte le
aggiunte dei secc. XVII e XVIIl: fu allora recuperato il portico,
riaperte le tre finestre della facciata e dell'abside e restaurato il
campanile con lo svuotamento delle trifore; anche l'interno fu
completamente liberato dalle superfetazioni. Un piccolo avanzo di
velarium, probabilmente di età carolingia, ritrovato nel pastoforio
destro, diede lo spunto per dipingerne uno simile tutt'intorno la chiesa.
Nel sagrato, a sinistra, è un pozzo
fiancheggiato da due colonne con capitelli a foglie schematiche della fine
del IV secolo. La margella del pozzo (sec. IX), di forma troncoconica, è
adorna da due serie sovrapposte di girali che riproducono un albero della
vita che si espande su tutta la superficie. Sull'orlo è una iscrizione che
recita:
In nomine Pat[ris] et Filii et Spi[ritus Sanct]I. Omnes
sitie[ntes venit]e ad a[quas]. Ego Stefanus...
Stefano potrebbe
essere o l'incisore o il committente.
La chiesa è preceduta da un
portico con quattro colonne (di cipollino, di granito bigio, di
granito rosso, di marmo bianco scanalato) che sostengono cinque archi; i
capitelli sono antichi e sono tutti ionici, tranne uno che è dorico. La
porta marmorea è senza sguincio ed ha intorno un ornato cosmatesco, con
una cornice a mosaico in porfido rosso e verde; sopra è disegnato a
monocromo nero un busto del Redentore tracciato su finto bugnato.
Il portico doveva essere totalmente affrescato, ma l'intonaco è in
gran parte caduto; ne restano sulla destra alcuni frammenti affrescati,
uno dei quali sembra rappresentare La folla in ascolto della predica
del Battista. È opera di difficile lettura e interpretazione, in cui
si è voluto vedere un rapporto stilistico con le pitture della chiesa
inferiore di S.
Clemente ed è stata pertanto datata alla fine del sec. XI. Il
lacerto, copre di fatto la tamponatura di un'apertura a destra del portale
d'ingresso, probabilmente un antico ingresso laterale. Il frammento non è
isolato; altri minori, presumibilmente dello stesso strato e di uguale
cromia, compaiono nell'angolo a fronte della parete destra che fa angolo
con la parete del portico vero e proprio; altri ancora, assai rovinati ma
certamente d'età romanica, si vedono sulla base del campanile ad angolo
con la facciata.
L'interno
L'interno è a tre navate, divise da due file di
cinque colonne di spoglio (due di granito bigio, due di granito, due di
cipollino, due scanalate di pavonazzetto, una di granito rosso, una di
marmo bigio lumachellato). I capitelli sono tutti ionici: due antichi, del
I secolo; gli altri otto sono stati eseguiti per essere adattati alle
colonne, probabilmente nel V secolo. Le pareti della navata centrale hanno
una fila di monofore a tutto sesto, riaperte dopo il ritrovamento degli
affreschi e la demolizione delle strutture e delle decorazioni barocche.
La navata centrale, alta m. 10,07 e larga m. 7,5 è coperta, come le
navate laterali, da un tetto di legno a capriate moderno; anche il
pavimento è moderno, mentre il pavimento della basilica del XII secolo si
trova a 48 cm. sotto l'attuale (solo il portico ha conservato il livello
primitivo). Le navate laterali terminano con due ambienti rettangolari, in
cui sono state ricavate le absidi; gli ambienti comunicano con il
presbiterio mediante arcate. L'abside centrale è semicircolare
all'interno, semiesagonale all'esterno; tre grandi finestre si aprono
nell'abside. Nel presbiterio, separato da un gradino, è un pavimento in
opus alexandrinum a disegno geometrico; il gradino è costituito da un
rilievo con girali e testine di rara eleganza, che rappresenta un caso tra
i più interessanti nel gruppo non folto delle opere di scultura a Roma tra
fine XI e inizio XII.
L'altare moderno utilizza come paliotto un
frammento di pluteo preromanico con un arbusto centrale da cui si
dipartono tralci che formano una serie di volute (IX secolo); esso è
analogo a un altro frammento usato sul fronte del leggio di pietra, dove è
stata sistemata anche la lastra con l'iscrizione del 1199. Nella predella
dell'altare è inserita un'epigrafe che recita: Tit. S. Ioannis ante
Portam La[tinam].
L'elemento più
prezioso della chiesa è il ciclo di affreschi che decora le pareti,
opera di tre o
quattro pittori che hanno attinto, forse attraverso le Bibbie figurate, a
schemi paleocristiani. Si tratta di un esempio, ancora da approfondire, di
un ciclo pittorico databile alla seconda metà del XII secolo.
Nella
parete sopra all'abside è raffigurato il Libro sigillato (indice
dei segreti nascosti di Dio) che doveva essere sorretto da cattedra
sormontata da croce gemmata; ai lati, due angeli in atteggiamento
riverente e, dietro di essi, i simboli dei quattro Evangelisti.
Sotto sono raffigurati gli Evangelisti (rimane solo Giovanni e
frammenti di altre figure), mentre ai lati della tribuna i ventiquattro
seniores dell'Apocalisse offrono le grandi corone d'oro.
Le pareti
laterali della navata centrale sono affrescate su tre zone. Il ciclo ha
inizio sulla parete destra e si svolge anularmente.
Antico Testamento
1) Creazione del mondo
2) Creazione di Adamo
3) Creazione di Eva
4) Il peccato originale
5) Condanna di Adamo ed Eva
6) Cacciata dall'Eden
7) Il cherubino di guardia all'Eden
8) Adamo ed Eva dopo il peccato
9) Sacrificio di Caino ed Abele
10) Morte di Abele
11) Maledizione di Caino
12) Missione di Noè
13) Arca di Noè
14) Abramo e i tre angeli
15) Sacrificio di Isacco
16) Giacobbe toglie al fratello il diritto di primogenitura
17) Combattimento di Giacobbe con l'angelo
18) Sogno di Giacobbe
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Nuovo Testamento
19) Annunciazione
20) Visita a S. Elisabetta
21) Andata a Betlemme
22) Nascita di Gesù
23) Annuncio ai pastori
24) Adorazione dei Magi
25) Sogno di Giuseppe
26) Fuga in Egitto
27) Strage degli Innocenti
28) Gesù fra i dottori
29) Battesimo di Gesù
30) Trasfigurazione
31) La samaritana
32) L'adultera
33) Resurrezione di Lazzaro
34) Ingresso di Gesù a Gerusalemme
35A) Ultima Cena
35B) Lavanda dei piedi
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36) Tradimento di Giuda
37) Trasporto della croce
38) Crocifissione
39) Deposizione
40) Le pie donne al sepolcro
41) Apparizione di Gesù alle due Marie
42) I discepoli di Emmaus
43) Fractio panis
44) Incontro sulla via di Emmaus
45) Incredulità di Tommaso
46) Apparizione sul lago di Tiberiade
47) Giudizio Universale
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Un aspetto degli affreschi di solito non sufficientemente messo nel
giusto risalto è costituito dalla loro particolare disposizione che
consente in alcuni casi di mettere in relazione episodi dell'Antico
e del Nuovo Testamento, in maniera da mostrare la concordanza
tipologica tra le due parti della Bibbia; gli esempi più
interessanti in tal senso sono costituiti dalle coppie: 4 - 36 (Peccato Originale
- Tradimento di Giuda); 5 - 37 (Condanna di Adamo ed Eva - Trasporto
della Croce); 6 - 38 (Cacciata dall'Eden-Crocifissione).
Nella navata destra infine sopravvivono consistenti avanzi di altri
affreschi identificati o come Storie di S. Elisabetta o come
Storie di Anna e Gioacchino.
Uscendo dalla chiesa, su via di Porta Latina, si ha sulla sinistra l'oratorio di
S. Giovanni in Oleo. Poco più avanti Porta
Latina.
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