Caio Mario
Riferimento cronologico: 156 a.C. - 86 a.C.
I 7 consolati: 107, 104-100, 86 a.C.

Documenti cronologici del sito riferiti a Caio Mario:
> La guerra numidica e l'ascesa di Mario
> Le invasioni germaniche: Cimbri e Teutoni
> Mario e la riforma dell'esercito
> Saturnino, Glaucia e il partito popolare
> La guerra sociale e l'ascesa di Silla
> Il problema asiatico e la marcia su Roma
 
Argomenti principali all'interno del documento:
Un "Homo Novus"
La guerra numidica
La riforma dell'esercito
Cimbri e Teutoni
Saturnino e Glaucia
Il bellum sociale
La marcia su Roma
L'ultimo consolato
La morte di Caio Mario

 

Un Homo Novus

Caio Mario nasce all'incirca nel 156 a.C. ad Arpino. Le sue origini sono incerte, ma la sua grande disponibilità di denaro nella fase culminante della sua carriera politica, fanno pensare che la sua famiglia fosse particolarmente facoltosa, probabilmente una famiglia di proprietari terrieri.

All'inizio la sua carriera politica fu sostenuta dalla famiglia dei Metelli, ma più avanti le loro strade si separeranno in modo netto, al punto che i Metelli diventeranno i nemici più irriducibili dello stesso Mario.

Le sue origini provinciali, la mancanza di una discendenza nobile, ne fanno inevitabilmente un cosiddetto uomo nuovo ("homo novus"), costretto quindi a subire la diffidenza e l'ostilità dell'aristocrazia senatoria.

Fino all'età di 50 anni, la carriera politica di Mario non è degna di nota; al suo attivo c'era solo un elezione a Tribuno della Plebe ed una bocciatura alle elezioni per il ruolo di Edile.

Come militare si era invece distinto nella campagna di Spagna, condotta da Scipione Emiliano, conclusasi con la conquista e la distruzione di Numazia.

Mario, all'età di 50 anni, si era sposato con la giovane Giulia, la figlia di un nobile decaduto, Caio Giulio Cesare, ma pur sempre nobile; un matrimonio che ebbe quindi un peso sulla carriera politica di Mario, ma che fu senza dubbio anche un matrimonio caratterizzato da un grande sentimento d'amore e rispetto tra i due coniugi.

La guerra numidica

Durante la guerra di Numidia, aveva assunto il ruolo di legato di Quinto Cecilio Metello, ma dopo due anni ne aveva contestato i metodi e la strategia attendista, ottenendo l'appoggio popolare necessario per sostituirlo nel ruolo di comandante.

Caio Mario eletto console nel 107 a.C., ottenne l'agognato comando della guerra africana, scalzando proprio Cecilio Metello, a cui comunque il Senato concesse il Trionfo e il titolo di Numidico.

Catturato Giugurta (105 a.C.), anche grazie all'azione diplomatica del suo luogotenente, Lucio Cornelio Silla, e conquistato il Regno di Numidia, Mario divenne un vero eroe popolare, destinato a diventare il primo uomo a Roma.

La riforma dell'esercito

Mario operò in quegli anni una profonda riforma dell'esercito, sia per quanto riguarda i criteri di arruolamento, sia per quanto riguarda l'organizzazione strategica.

Per il primo punto, Mario arrivò ad arruolare i capitecensi (nullatenenti) offrendo loro una professione regolarmente retribuita; trasformava così un esercito di leva, in un esercito di volontari professionisti.

Per il secondo punto, Mario modificò quella che era l'unità tattica di combattimento dell'esercito, passando dal manipolo, composto da circa 150 soldati, alla coorte, composta all'incirca da 450 uomini; Mario conferiva, in questo modo, maggiore solidità alle sue legioni in vista dello scontro con le schiere germaniche.

Cimbri e Teutoni

Subito dopo la guerra di Numidia, Roma doveva affrontare un'altra emergenza: i Cimbri e i Teutoni, popolazioni germaniche particolarmente aggressive che avevano iniziato un processo migratorio verso il sud dell'Europa. Tutti i tentativi da parte Romana di arrestare questo flusso migratorio avevano portato solo a grandi disfatte con eserciti imponenti, distrutti dalla furia germanica e dall'incompetenza dei loro comandanti.

Ora però Roma era convinta di aver nuovamente trovato un grande generale, l'unico che avrebbe potuto salvarla dalla minaccia germanica. Così, in barba alla costituzione, Mario nel 104 a.C. venne eletto nuovamente Console e sempre a lui venne assegnato il comando della guerra contro i germani.

Per l'intera durata della campagna, 5 anni, Mario venne eletto ininterrottamente Console della Repubblica in aperta violazione dei vincoli costituzionali.

La campagna si concluse, nell'anno 100 a.C., con la netta vittoria delle truppe Romane e con l'annientamento delle due terribili popolazioni germaniche dei Cimbri e dei Teutoni.

I Teutoni furono sconfitti presso Acquae Sextie (Aix En Provence); 32.000 soldati Romani furono in grado di annientare oltre 100.000 guerrieri germanici.

I Cimbri furono sconfitti presso i Campi Raudi, una località nei pressi di Ferrara (anche se alcune interpretazioni parlano di una località nei pressi di Vercelli). Fu un'altra strage e le fonti parlano di oltre 100.000 morti tra i guerrieri germanici. Questa vittoria venne ottenuta in collaborazione con l'altro console di Roma, Quinto Lutazio Catulo, un rappresentante dell'oligarchia senatoria.

Per evitare problemi Mario fu costretto a condividere il Trionfo con il suo collega, ma il popolo Romano riconobbe un solo vincitore, un solo eroe: Caio Mario, il primo uomo di Roma. La figura del generale venne accostata addirittura a quelle di Romolo, fondatore di Roma, e di Camillo, che aveva salvato Roma dall'invasione dei Galli di Brenno.

Saturnino e Glaucia

Intanto la situazione politica nell'Urbe era particolarmente agitata: due esponenti radicali, Lucio Apuleio Saturnino e Caio Servilio Glaucia, che avevano stretto un patto di alleanza segreta con lo stesso Mario, portavano avanti un programma di riforme particolarmente audace, provocando la reazione degli ottimati. Lo scontro tra le fazioni era particolarmente acceso sulle questioni agrarie: Saturnino e Glaucia proponevano delle leggi che prevedevano la distribuzione di terre in favore dei veterani di Mario.

Quando Glaucia si presentò al consolato, l'aristocrazia senatoria gli oppose un candidato, Caio Memmio, che godeva di grande prestigio tra il popolo Romano. Ma una mattina Caio Memmio venne trovato morto e la responsabilità dell'omicidio cadde subito su Glaucia. In città scoppiarono disordini e il Senato dichiarò lo stato d'emergenza; il console Caio Mario venne incaricato di reprimere il tentativo insurrezionale di Saturnino. A quel punto il generale di Arpino dimenticò la sua vecchia alleanza con Saturninò e guidò le sue truppe contro gli insorti. In poco tempo la rivolta fu domata, gli insorti, compreso Saturnino, arrestati e successivamente uccisi da alcuni giovani aristocratici.

Il voltafaccia di Mario lo rese inviso al popolo, che parteggiava per gli insorti. Offeso dalla reazione popolare, Caio Mario partì per un lungo viaggio in Asia.

Il bellum sociale

Dopo pochi anni Roma precipitò in un'altra crisi: la mancata concessione della cittadinanza Romana alle popolazioni italiche alleate, provocò una guerra fratricida che prese il nome di bellum sociale (socii in latino significa alleati). Le popolazioni dell'Italia centro-meridionale, tra le quali Marsi e Sanniti, si erano riunite in una confederazione che aveva assunto i connotati di un vero e proprio stato indipendente, con una capitale Corfinum, che provocatoriamente era stata ribattezzata Italia.

La guerra fu particolarmente violenta e provocò pesanti perdite in entrambi gli schieramenti: anche Caio Mario, ritornato in patria, dovette subire l'onta della sconfitta.

La guerra perse d'intensità quando il Senato di Roma (90 a.C.), su proposta del Console Lucio Giulio Cesare, decise di concedere la cittadinanza a tutti i popoli italici che avessero rinunciato alla guerra.

I Sanniti non accettarono di arrendersi e solo due anni più tardi vennero definitivamente sconfitti. A capo delle truppe vittoriose, stavolta c'era Lucio Cornelio Silla, che si candidava a sostituire l'ormai anziano Caio Mario nel ruolo di primo uomo a Roma.

La marcia su Roma

La rivalità tra i due era ormai evidente ed esplose in tutta la sua drammaticità, quando si trattò di scegliere l'uomo che avrebbe guidato la guerra contro Mitridate, Re del Ponto. Questo Re aveva coalizzato le città della Grecia in una rivolta antiromana che era costata la vita a 80.000 cittadini Romani.

Il comando venne concesso a Silla, anche grazie al sostegno degli ottimati, sempre pronti a schierarsi contro il generale di Arpino.

Ma i popolari erano pronti a reagire e quando Silla lasciò Roma per aggregarsi alle sue truppe, utilizzarono il Tribuno della Plebe Publio Sulpicio Rufo per invalidare il precedente provvedimento e per assegnare il comando a Caio Mario.

Silla non era disposto a subire passivamente e a capo delle sue legioni marciò su Roma. Arrivò in città senza incontrare grandi ostacoli e qui assunse il controllo del potere dichiarando nemici pubblici tutti i capi popolari tra i quali lo stesso Caio Mario.

Insieme al figlio, Mario il giovane, il generale riuscì a scappare recandosi in Africa. Le fonti parlano di un sicario gallo che messo alle costole di Mario, lo intercettò presso Minturno, dove il generale attendeva di imbarcarsi per l'Africa, ma non ebbe il coraggio di ucciderlo.

L'ultimo consolato

Quando Silla partì per l'Asia, lasciò in carica due nuovi consoli: Lucio Cornelio Cinna, rappresentante dei popolari e Ottavio, rappresentante degli ottimati. Lo scontro tra le fazioni riprese cruento come sempre. Cinna inizialmente fu costretto a fuggire, ma non era certo deciso ad arrendersi. Richiamò Mario e suo figlio e arruolò un esercito di disperati, soprattutto schiavi. 

Sembra che Mario si presentò in condizioni fisiche piuttosto precarie, mostrando cicatrici su tutto il corpo, e abbigliato con dei vestiti laceri. L'impressione di vedere così malridotto colui che era stato considerato un salvatore della patria, provocò un sentimento di favore nei suoi confronti che lo favorì nella spedizione verso l'Urbe.

Appoggiato dal figlio, da Cinna, dal suo fedele luogotenente Quinto Sertorio e da Gneo Papirio Carbone, eroe dalla guerra sociale, Caio Mario arrivò a Roma e in poco tempo riuscì a conquistarla, anche perché Ottavio si era dimostrato incapace di organizzare una difesa.

La vendetta dei popolari nei confronti degli ottimati fu spietata, Ottavio attese i suoi nemici restando seduto sul suo scranno di senatore, rassegnato a morire.

Le teste dei Senatori venivano appese nel Foro cittadino e i corpi dei cadaveri erano lasciate a marcire nelle strade.

Caio Mario, colui che era stato il salvatore di Roma, ora contribuiva alla sua distruzione.

Questo suo comportamento lascia pensare che la sua età e il suo stato fisico malandato, fossero alla base dell'accanimento e della crudeltà con cui perseguì tutti coloro che avevano appoggiato Silla.

La morte di Caio Mario

Del resto il grande generale era ormai alla fine dei suoi giorni.La morte giungerà nel gennaio dell'anno 86 a.C., poco dopo la sua ennesima elezione alla carica di console.

Caio Mario era stato Console di Roma per ben 7 volte, a compimento della profezia di una maga siriaca incontrata durante la guerra Giugurtina; moriva lasciando alla storia questa immagine ambigua, quella cioè di un grande eroe che prima di morire si trasformò in un carnefice.